[SPECIALE MADRE TERESA] Breve storia della “induizzazione” della Chiesa

MadreTeresa

 

Traduzione, con adattamenti, a cura della redazione; il testo è stato accorciato rispetto all’originale, perciò la numerazione delle note è discontinua. Fonti a fondo pagina [RS]

 

Fu un giorno di trionfo per il paganesimo e il card. Simon Lourdusamy [scomparso nel 2014, Ndr] raggiunse lo zenit nel suo percorso di “induizzazione” della Chiesa Cattolica. Era il 19 ottobre 2003 e di fronte ad un’audience televisiva mondiale di milioni di persone, Madre Teresa veniva “beatificata” durante una messa pontificia “induizzata” in piazza San Pietro. I semi di questo falso culto risalgono ben al 1969 e furono piantata dalla Conferenza Episcopale indiana e dal Presidente della sua commissione per la Liturgia, l’Arcivescovo Lourdusamy di Bangalore. La sovversione è stata denunciata nel libro di Victor Kulanday, “The Paganization of the Church in India”.1

In poche parole, in nome dell’inculturazione (ma con grande malizia), Lourdusamy incorporò nel Sacrificio della Messa 12 gesti e ritualità indù, ottenendo –  col pretesto di adattarsi alla modalità propria degli Indiani di esprimere il proprio culto e la propria riverenza verso Dio – in soli dieci giorni l’approvazione del Vaticano. Già nel 1963 la Sacrosanctum Concilium (n. 37-40) aveva approvato le liturgie inculturate, ma la Messa Tridentina era a prova di “paganizzazione”, mercé la lingua latina, baluardo – secondo le parole di Pio XII – contro la corruzione della retta dottrina.2  L’inculturazione si basa invece sull’adozione di un linguaggio proprio di una certa cultura. Così, il 3 aprile 1969 Paolo VI, incurante delle precedenti condanne magisteriali della Messa “vernacolare”3, promulgò il Novus Ordo. Dodici giorni più tardi, l’Arciv. Lourdusamy celebrò personalmente la “Messa” induizzata, completa di mantra e di rituali idolatrci, a “beneficio” di molti curiali vaticani (Annibale Bugnini incluso). Fu poi Bugnini, segretario del Consilium, ad approvare illegalmente i “dodici punti” di cui sopra, il 25 aprile. Il Consilium, organo consultivo, non aveva infatti il potere di approvare simili riforme, potere che invece spettava alla Congregazione dei Riti. 4

Una teologia dell’inculturazione

L’induizzazione si espanse rapidamente coinvolgendo tutti gli aspetti della Chiesa indiana: la sua teologia, la sua spiritualità, la sua morale. Kulanday nella sua opera descrive l’indottrinamento praticato su preti, laici e religiosi ad opera di Lourdusamy e del suo confratello Amalorpadavass […], nonché dei loro discepoli. Insegnarono che Cristo, benché nascosto, era già presente nell’Induismo. 6

Victor Kulanday e la moglie Daisy fondarono un giornale e il Congresso dei laici indiani per difendere la fede e denunciare la paganizzazione, proseguendo la loro azione per quasi vent’anni. Una petizione firmata da più di settemila cattolici fu ignorata dalla Conferenza Episcopale, così una delegazione del Congresso – corredata di documentazione sulla natura pagana dei “dodici punti”, sull’illegalità della loro approvazione, e addirittura sull’esodo di molti cattolici disgustati verso l’apostasia e il pentecostalismo (!) – si recò a Roma presso Giovanni Paolo II, nel 1984, per chiedere di fermare la degenerazione. Ma Roma non fece nulla, nonostante l’importanza del personaggio pubblico di Kulanday, che più volte aveva rappresentato la S. Sede in appuntamenti internazionali. 7

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Come risposta, si può dire, Giovanni Paolo II creò Lourdusamy cardinale (1985) e lo nominò Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali. Ma Kulanday conservava la fiducia che il novello cardinale e i suoi alleati non avrebbero potuto ingannare Roma per sempre. 8 Ad ogni modo, l’induizzazione e il sincretismo riscuotevano crescente consenso, grazie anche alla Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia, fondata nel 1970 da Paolo VI e sostenuta da Giovanni Paolo II. Lourdusamy stesso notò che le pubblicazioni degli atti dei numerosi seminari tenuti dalla Federazione ebbero considerevole influenza sul pensiero delle altre Conferenze episcopali (non asiatiche). L’obiettivo dichiarato della Federazione è infatti l’inculturazione, e – sullo sfondo – la formazione di chiese nazionali indipendenti da Roma. La teologia dell’inculturazione ivi sviluppata è radicata nell’eresia della salvezza universale: afferma che per realizzare l’inculturazione si debbano adottare i riti dei culti indigeni, eufemisticamente “le espressioni popolari di fede e di pietà”, perché i “semi del Vangelo vi sono stati piantati prima dell’evangelizzazione”. Se la Chiesa deve essere “segno” (non mezzo? NdA) di salvezza, dev’essere locale, perché comunicherà l’amore salvifico di Dio solo quando cesserà di essere strutturata, governata e rappresentata in modi e con simboli “stranieri”. 9

La carriera successiva di Lourdusamy in molteplici congregazioni e corpi curiali gli consentì di diffondere ulteriormente le proprie idee. Al Sinodo dei Vescovi asiatici, di fronte al Papa egli affermò che l’inculturazione doveva partire “dalle radici e non dai rami”, che la Chiesa in Asia doveva ascoltare quello che lo Spirito Santo diceva attraverso “fedi diverse dal Cristianesimo, dove i semi della Parola giacciono nascosti”. La Chiesa asiatica doveva, insomma, “permettere a Cristo di rinascere e di rivelare il Suo Volto asiatico”… 10

Il nostro uomo in Vaticano

Ma perché i riti pagani, incorporati nella Messa, siano accettati da tutta la Chiesa, è richiesto un “imprimatur” papale, e per ottenerlo è opportuno avere “un uomo in Vaticano”: e gli induizzatori lo trovarono nell’Arciv. Piero Marini, Cerimoniere pontificio dal 1987 [al 2007, NdR]. Fu segretario personale di Bugnini e suo pupillo, e questo già apparve una buona credenziale. 11 Pare addirittura che Bugnini abbia reclutato Marini da un seminario di provincia, per fargli proseguire gli studi all’Istituto Liturgico S. Anselmo a Roma. Subito dopo l’ordinazione (1965), Marini entrò in Curia e fu attivamente coinvolto nell’implementazione della rivoluzione liturgica vaticansecondista. 12

E’ Marini il responsabile delle Messe pontificie “creative”; non sembra accorgersi che la Messa è il Santo Sacrificio del Calvario, la vede piuttosto come una celebrazione pianificata per ottenere determinati obiettivi, come una recitazione su un palcoscenico, come uno “spettacolo”. 13 I mass media hanno purtoppo proposto le Messe di Marini ad una platea amplissima, che nessun altro liturgista al mondo ha avuto, e questo gli ha dato un potere enorme per plasmare l’idea generale di che cosa sia il culto cattolico. 14 Del resto Giovanni Paolo II sembrò apprezzare Marini, consacrandolo Vescovo nel 1998 e Arciverscovo nel 2003.

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Marini ovviamente apprezza l’inculturazione e ne ringrazia il Concilio e i viaggi del Papa. Secondo lui, le danze indigene esprimono il carattere universale delle liturgie pontificie e auspica pertanto un’introduzione della danza “liturgica” all’interno della Messa. 15 La Sacra Congregazione per il Culto, però, aveva sancito – prefetto Bugnini! – nel 1975 che la danza non era mai stata parte essenziale della liturgia cattolica romana, e se Chiese locali le avevano introdotte si era trattato di occasioni particolari, in cui la danza esprimeva giubilo e devozione, sempre però al di fuori delle “azioni liturgiche”. 16 Concludeva affermando che portare la danza nella liturgia avrebbe comportato una radicale desacralizzazione e introdotto un’atmosfera profana. 17 Ma diverse Messe pontificie hanno previsto la danza, con ciò conferendo un implicito imprimatur alla suddetta profanità, liquidata col pretesto della “espressione di gioia” propria di una certa cultura o di una certa religione. 18

Prove generali

Le prove generali per la beatificazione di Madre Teresa si sono svolte nel novembre 1999, alla Messa papale a Nuova Delhi: persino i quotidiani laici riportarono che l’evento fu ricco di simbolismi indù (non indiani! NdA) e previde alcuni rituali tradizionali. Con approvazione pontificia, podio, altare, decori, vesti, liturgia e discorsi rimandavano a Diwali, il “festival delle luci” indù che allora ricorreva. 19 Furono tracciati paralleli tra la Luce del mondo che è Cristo e queste luci pagane, legate a Lakshmi, dea della ricchezza. 20 Oltre alla ricchezza materiale, questa (falsa) divinità porta anche la luce e la ricchezza spirituale dell’illuminazione, della conoscenza e della coscienza interiore. Gli indù adorano questa forma di conoscenza come il “dio interiore”, il “dio supremo”, la più alta forma di ricchezza. 21 E così, anche la Messa papale iniziò con l’accensione di una lampada ad olio. Superfluo dire che accostare Cristo ad un’idolatria in cui i libri contabili sono oggetto di culto e le mucche sono adorate come reincarnazioni di Lakshmi 23 è blasfemo e aderisce all’eresia panteistica condannata dal Beato Pio IX. 24 Ma secondo Marini, la festa di Diwali servirebbe a ringraziare Dio (quale??) per le sue benedizioni. 25 Durante il Canone, al momento della Dossologia, alcune donne (suore?) svolsero un rituale arati, con incenso, petali di fiori, un braciere di canfora (simbolo del ciclo purificatore di reincarnazioni) e il suono di una campana, che doveva produrre il suono “om”, il “nome universale di dio”28, parola legata in realtà a Krishna (e al suo background di sesso e magia nera) e già vietata nel 1980 dal precedente prefetto della Congregazione per le Chiese orientali in quanto inequivocabilmente legata ai culti indù. 29

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Questi riti li rivedemmo alla Messa di beatificazione per Madre Teresa, dove il card. Lourdusamy concelebrava con Giovanni Paolo II. La nonchalance dei commentatori televisivi, anestetizzati di fronte alle novità liturgiche, tranquillizzò i telespettatori inducendoli ad accettare la paganizzazione dei riti dietro lo schermo di un “simpatico” approccio inculturante. 30 […] Vi fu una processione di “doni” (non si sa bene destinati a chi), come fiori, lampade di terracotta, lampade di vetro, di fronte ad una grande icona a forma di cuore, contenente un’ampolla di sangue della “beata”. Agli occhi di un indù sarebbe apparso, non senza ragione, che si rendesse culto a Madre Teresa o al suo sangue, considerat anche la tendenza di alcuni indù a considerarla una dea, magari accostabile a Kali, che rappresenta la “compassione”. 33

Nella parte più solenne della Messa – il Canone – il fedele contempla Gesù crocifisso e le preghiere della Messa tridentina sono recitate dal sacerdote in silenzio, a commemorare le terribili ore di Passione nelle quali Cristo agonizzò sopportando in silenzio le ingiurie e le blasfemie dei Giudei. In Delhi, dovette sopportare anche un blasfemo rituale indù “travestito” da atto liturgico, durante il quale, mentre le Sacre Specie venivano esposte, un gruppo di donne teneva un rituale arati con vassoi coperti di petali di fiori, bracieri o incenso, canti Tamil, applausi e grida di gioia. 36 Il rituale arati è tipico dei templi indù: il fedele che lo compie diventa divino e sfugge al ciclo di reincarnazioni. 37 38 39

Un missionario del XIX secolo, l’abbé Dubois, che trascorse trent’anni nel sud dell’India, scrisse un notissimo libro: Hindu Manners, Customs and Ceremonies. Come S. Tommaso Apostolo e Francesco Saverio, l’abbé Dubois non trovò alcun seme del Verbo nascosto nell’induismo, anzi, trovò che gli indù superassero ogni altra religione per la depravazione di cui erano impregnati molti dei loro riti, musica inclusa. 40 E’ molto dettagliato anche nel riferire che cosa un arati sia: un rito tipicamente idolatrico, fatto per placare l’ira divina e scacciare il malocchio. I piatti con fiori e luci “assorbono” il potere divino, diventando idoli essi stessi. 42 43

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Fratellanza universale

[…] Il triplo arati costituisce l’ultimo dei 12 punti citati più sopra 46. E’ pertanto fuorviante affermare che l’arati sia un tipico modo indiano di rendere culto, perché gli indiani cattolici non l’hanno mai fatto, né aratipuja. Queste cerimonie furono loro imposte nel ’69. Così, oggi, tutto il mondo crede che abbiano sempre fatto parte della liturgia.
Può una simile cerimonia sincretistica costituire una valida beatificazione? Ogni idolatria è un culto reso a Satana. Cristo è morto in Croce per redimere l’umanità anche dalla dannazione dovuta per un simile abominio, e sia a Delhi sia a Roma è stato costretto ad assistere ancora una volta all’adorazione della luce della conoscenza, con l’uomo che autoafferma la propria divinità. Un culto a Lucifero, mescolato nel mezzo di una Messa pontificia.

[…] Nel 1988, Kulanday metteva in guardia dalla “follia” paganizzatrice, che avrebbe condotto ad un XXI secolo dominato da un Cristianesimo ibrido e agonizzante, senza un intervento rapido e deciso da parte della S. Sede 50. Non visse abbastanza per vedere l’abominio di una Messa papale induizzata, un autentico “imprimatur” in quanto, secondo le parole stesse di Monsignor Marini, la liturgia condotta dal Papa ha sempre costituito un punto di riferimento per l’intera Chiesa.51

L’obiettivo del sincretismo è la fratellanza universale del luciferino, massonico Nuovo Ordine Mondiale. E non a caso, una delle intenzioni espresse nella “preghiera dei fedeli” della Messa di beatificazione era: “Signore, favorisci una fratellanza universale, la promozione delle culture, il dialogo interreligioso. Per questo noi ti preghiamo”.

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1. 2° ed., San Thome, Madras, 1988.
2. Mediator Dei, 1947, no. 62.
3. Pio VI, Auctorem Fidei, 1794, in Denziger n. 1566. Cfr. anche n. 1533 e 956.
4. Kulanday, pp. 16-21, 23, 37-38, 66.
[…]
6. Kulanday, passim.
7. Ibid., pp. 156-73.
8. Ibid., p. 237.
9. Father Stephen Bevans, SVD, “Twenty-Five Years of Inculturation in Asia: The Federation of Asian Bishops’ Conferences, 1970-1995,” FABC Paper n. 78, Part II, ucanews.com, 22 novembre 2003.
10. “Speeches in the Synod Hall,” 21 aprile 1998, zenit.org.
11. John L. Allen, Jr., “The Papal Liturgist,” nationalcatholicreporter.org, 20 June 2003.
12. Crista Kramer von Reisswitz, “The Perfectionist,” aprile 1998, p. 54.
13. La Civiltà Cattolica, citata da Sandro Magister, “Nuove liturgie. A monsignor Marini non piace la tv,” www. chiesa.espressonline.it, 29 novembre 2003.
14. Allen, ibid.
15. Ibid.; “Pope’s Chief Liturgist Defends Use of Dance in Papal Masses,” catholicnews.com, 16 October 2003.
16. When was there dancing in churches? It would seem these first three sentences were inserted to be used in the future by inculturators.
17. Notitiae, giugno-luglio 1975, p. 202.
18. Cf. Allen, ibid.
19. “Pope Defends Conversions in India,” (BBC), uga.edu/bahai/News, 7 novembre 1999; Pamela Constable, “Pope’s India Visit Ends on Note of Unity” (Washington Post), ibid., 8 novembre 1999.
20. Smeeta Mishra Pandey & Sunetra Choudhury, “ Pope Prays for Peace as Piety Takes Centrestage,” indianexpress.com, 7 novembre 1999; “Indian Elements in Holy Mass,” tribuneindia.com, 2 novembre 1999; Constable, ibid.; Piero Marini, “Pastoral Visit of His Holiness Pope John Paul II to New Delhi,” search.vatican.va, 5 novembre 1999.
21. “All About Hindu Rituals,” saranam.com, 15 novembre 2003; “Deepavali,” hinduism.co.za, 22 novembre 2003.
23. “About Diwali,” diwali.indiangiftsportal.com; “History of Diwali,” indiaexpress.com; Sakshi, “Diwali — A Festival of Lights,” issuesmag.com; “Diwali,” www.3kumc.edu.
24. Syllabus, 1864, n. 1.
25. Marini, ibid.
28. “Hindu Symbols,” hindutrac.org.au, 14 novembre 2003; “All About Hindu Rituals.”
29. Abbé J. A. Dubois, Hindu Manners, Customs and Ceremonies, 3d ed., (Oxford: Oxford University Press, 1906), pp. 533, 616-17; Kulanday, pp. 68-72.
30. Pascendi, 1907, n. 49.
33. Paul McKenna, “Mother Teresa was an Ecumenical Catalyst,” The Catholic Register (Toronto), 8 dicembre 1997, p. 5; “News of Women,” The Globe and Mail (Toronto), 18 agosto 1997, p. A26.
36. “Pope Beatifies Mother Teresa in Front of 300,000,” 19 ottobre 2003.
37. “Kamat’s Potpourri,” kamat.org, e “Arati,” anekant.org, 14 novembre 2003.
38. “Hindu Symbols.”
39. “All About Hindu Rituals.”
40. Dubois, pp. 288, 589.
42. Ibid., p. 149; Kulanday, pp. 32-33, 35-36, 164. Gli indù adorano tutto ciò che è utile o dannoso, sia esso concreto o astratto, vivente o inanimato: cf. Dubois, p. 548.
43. Dubois, pp. 148-49, 584-88; Walker, p. 609; “Arati,” gurjari.net, 14 novembre 2003.
46. Ibid., p. 23.
50. Ibid., p. 143.
51. Allen, ibid.

 

Fonti: sspxasia.com e Catholic Family News, 2004

 

 

 

20 Commenti a "[SPECIALE MADRE TERESA] Breve storia della “induizzazione” della Chiesa"

  1. #bbruno   30 agosto 2016 at 10:47 pm

    il rito adeguato per una ‘santa’ bastarda (= incrocio di correnti religiose)!

  2. #Luigi   31 agosto 2016 at 10:44 pm

    Per la redazione:
    Scusate ma non è possibile permettere che si scrivano commenti simili a quelli di bbruno. .Mi vergogno per voi e non citerò mai più questo sito come fonte .

  3. #Luigi   31 agosto 2016 at 10:45 pm

    Moderatore dei commenti : dove sei ?

    • #jeannedarc   1 settembre 2016 at 10:24 am

      certi commenti, frutto della passionalità polemica (pur doverosa) non rientrano però nel nostro stile comunicativo. quindi chi scrive, se viene pubblicato, se ne assume la responsabilità.

      • #Ale   1 settembre 2016 at 10:51 am

        Non voglio in nessun modo giustificare l’utilizzo da parte chiunque di termini offensivi e calunniosi. In questo caso ritengo tuttavia di dover difendere l’amico bbruno da attacchi pretestuosi e vigliacchi come questi. L’aggettivo “bastardo” ha in “ibrido” uno dei propri sinonimi, e la “santa” ha professato oggettivamente una religione ibrida come tiene a sottolineare tra parentesi il sig. bbruno. Infatti anche un termine dal potenziale valore dispregiativo e offensivo assai forte possiede un’etimologia che ne giustifica o ne rende addirittura particolarmente adatto l’utilizzo proprio in contesti simili a questo, per esprimere un concetto quale è con tutta evidenza quello inteso dal sig. bbruno. Perciò il sig. bbruno in questo caso può solo prendersi l’augusta responsabilità di aver detto il vero senza infingimenti di sorta. E’ davvero singolare che certe anime belle temano più il vocabolario italiano dell’eresia che invece può precludere ad un’anima la Salvezza eterna!

        • #Ale   1 settembre 2016 at 10:56 am

          Intendevo rispondere sotto il commento di Luigi non sotto quello di Jeannedarc.

        • #bbruno   1 settembre 2016 at 12:40 pm

          grazie Ale, ma anche Luigi avrebbe potuto capire: il senso di quel termine era esplicitato nel tra parentesi…Si leggano, a conferma, nell’ultimo Speciale dedicato a questa ‘santa’, le otto imbarazzanti affermazioni da lei fatte, e qualcuno con un minimo di intelligenza cristiana provi a a non riconoscerle come effetto di quel generale ‘imbastardimento’, pardon, ‘ibridamento’ , che caratterizza la neo chiesa romana e i suoi fedeli ….

    • #bbruno   1 settembre 2016 at 12:45 pm

      lei ha gioco facile ad appellarsi alla redazione, per tacitare le voci ‘insolenti’. Ma a chi dobbiamo fare appello noi per tutte le insolenze alla fede cattolica che provengono a gettito continuo dai sedenti sul “trono dell’empietà stabilito nel luogo santo stesso”, e loro correlati???? Madre Teresa Santa?!? Sì, della Chiesa Rovesciata… e quindi santa a rovescio…Faccia lei, e libero lei di tenersi i suoi santi… (non per niente in questa Chiesa a Rovescio i demoni della vera Chiesa i ieri sono divenuti SANTI:: vedi Lutero, definito ora UOMO DI DIO !!!!…)

      • #Isidoro   1 settembre 2016 at 1:05 pm

        Vi si contestano i modi e insistenza, non quello che dite. Quanto ci vuole a capirlo?

        • #Ale   1 settembre 2016 at 1:34 pm

          e le presunte allusioni, e le percepite intenzioni, e i contenuti, e i vocaboli e le sfumature…. Mi sbaglierò ma a me sembra(e immagino di avere ancora il diritto di pensare) che lei sia intollerante alla realtà, soprattutto a quella che non le piace! E solo una mia impressione poi, ripeto, posso quasi certamente sbagliarmi e lei ha il diritto di pensare le stesse cose sul mio conto. Buona giornata!

        • #bbruno   1 settembre 2016 at 1:49 pm

          no, qui si è contestata la sostanza di quello che si dice, non i modi e le insistenze ( queste ci sono quando le occasioni si ripetono: nessuna ripetizione e nessuna insistenza ). E poi perché colpire (giustamente) la ‘ ‘santa con questi ‘speciali’, e poi ritirare la mano, invocando moderazione???

  4. #Ale   1 settembre 2016 at 3:44 am

    Ma è Ratzinger o il mago Otelma il soggetto ritratto nella terza foto di fianco a Marini? Pensandoci, l’avrei visto benissimo “monsignor” Marini nelle vesti di cerimoniere del “divino” Marco Amleto Belelli, primo teurgo, gran sacerdote della chiesa di sa il cacchio etc….

  5. #bbruno   1 settembre 2016 at 12:47 pm

    il mago Otelma è solo un povero imitatore…

  6. #bbruno   1 settembre 2016 at 5:36 pm

    …e poi devo dire che non ho nulla contro i ‘bastardi’ in sé: uno degli uomini che ammiro di più era un bastardo, figlio illegittimo di Carlo V, l’uomo, poco più che VENTENNE, scelto da San Pio V a capo della Flotta Cristiana che a LEPANTO sbaragliò li turchi: GIOVANNI D’AUSTRIA. Si sa, c’ è bastardo e bastardo…. Solo i bastardi in senso morale o religioso sono insopportabili

  7. #lister   1 settembre 2016 at 7:17 pm

    Come già espresso nei commenti ai precedenti post di jeannedarc, insisto col dire che la colpa di tutto questo -tanto più dopo la Sua morte- non è di questa Santa ma del putrido Conciliabolo ordito dalla massoneria per annullare le religioni ed imporre la loro.
    Madre Teresa si è comportata come una Santa in Terra senza secondi fini: ha vissuto da ultima tra gli ultimi, regalando a questi un attimo di gioia nella loro miserrima vita, un attimo di pace nel loro cuore, straziato da una vita immonda.
    Santa in Terra, dicevo: se Santa in Cielo, lo saprà solo Iddio.

  8. #bbruno   2 settembre 2016 at 1:04 pm

    qui non si tratta, caro lister, di proporre il battesimo in punto di morte, ma di proporlo,come mezzo di salvezza unitamente alla conversione, ad ogni punto della vita. E qui io non ho inteso tanto attaccare la persona di madre Teresa-solo Dio è giudice- quanto la strumentalizzazione che se ne è fatta per sponsorizzare le “putride” idee conciliari. Oggettivamente madre Teresa è diventata una icona della nuova ‘santità’, un testimonial della neo-Chiesa massonica – fraternità senza Cristo e senza il Padre: e tutto questo, essendo sbagliato, non aiuta certo le anime a salvarsi. Dell’uomo ci si deve preoccupare nella sua interezza di anima e corpo: egli non è confinato al solo destino terreno.

    Mi viene in mente qui San Paolo: “se anche tu donassi tutte le tue ricchezze ai poveri, se anche tu ti buttassi nel fuoco per l’amore dei tuoi fratelli, se non avessi la Carità a nulla servirebbe”.Ricordiamo che ‘Caritas’ è Dio: “Deus caritas est”, cioè il Dio di Gesù Cristo, non quello di ‘Maometto’, di Budda (che non esiste), di Shiva…e quant’ altri..C’è una sola religione da amare rispettare, quella fondata in Gesù Signore, l’unico nome dato in cileo e sulla terra per la salvezza dell’uomo…

    • #lister   2 settembre 2016 at 6:25 pm

      Caro bbruno, ti voglio bene
      ma devo informarti (?) che Santa Madre Teresa ha sempre operato nel nome di Gesù, altro che “fraternità senza Cristo e senza il Padre”!
      Santa Madre Teresa profuse Carità per tutta la Sua vita, come richiede S.Paolo.

      A me viene in mente Matteo (25):
      – “Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il premio preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ero malato e mi avete visitato.
      – “Signore, quando ti abbiamo visto ammalato e siamo venuti a visitarti?
      – “In verità vi dico: Ogni volta che avete fatto questo a uno di questi più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25).

      Ogni volta che la Santa ha pulito, lavato, curato le piaghe purulente e verminose di poveri reietti lebbrosi, ecco, Lei lo ha fatto come se stesse lavando, curando -amandole- come fossero le Piaghe di Gesù.
      Lei non era una Missionaria, Lei non voleva, non poteva, non doveva convincere né, tanto meno, costringere al Battesimo quei derelitti che non avevano neanche la convinzione di essere vivi.
      Poi, scusa, ma che c’entra la chiesa massonica con l’Opera Santa di Madre Teresa?

      • #bbruno   3 settembre 2016 at 5:12 pm

        Caro Lister, non per il gusto di polemizzare, ma per chiare meglio un punto per me di fondamentale importanza, che, confesso, mi ha indotto a fare lunga riflessione, e lunga ricerca…

        “…fraternità senza il Cristo e senza il Padre” lo riferivo alla chiesa massonica… ma chissà perché ‘questa’ chiesa ha trovato in questa donna una così appropriata efficacissima testimonial… Bisogna chiederselo…

        Citando poi san Matteo 25, non bisogna dimenticarsi di chiedere chi sono “questi più piccoli” (citazione imperfetta, vedi sotto ). Nello stesso Matteo, cap.10, versetto 41, si legge: ” chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, PERCHÉ È MIO DISCEPOLO, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

        Qui è il punto: se l’interpetazione di Matteo 25 fosse nel senso generalmete dato (come qui espresso) allora che senso avrebbe tutto il discorso della necessità della Fede – “credi tu questo? / “Chi crede in me anche se morto vivrà”…- e del battesimo e della predicazione, fatto nel Vangelo??? Non sarà che in questo giudizio finale, veniamo richiesti, e giudicati, proprio sulla fede, se abbiamo riconosciuto Lui nei più piccoli dei suoi ‘”discepoli”, se abbiamo cioè professato in tal modo la Fede in Lui??? Io solo in tal modo riesco a contestualizzare e armonizzare Matteo 25, con tutto il Vangelo e con tutta la Scrittura.

        Cristo Signore non credo che sia è venuto a fondare una cooperativa sociale, una Onlus, di mutua assistenza corporale… In La Bibbia di Ricciotti ho trovato conforto a questa mia interpretazione, dove a commento del vers. 4O dice: “Dunque il degno seguace di Gesù Cristo scorge in tutti i suoi “CONFRATELLI” – diverso da un generico ‘fratelli’ – Gesù Cristo stesso.

        Da precisare poi che la citazione giusta del versetto 40– importante citare in modo giusto, vero? – è: “ In verità vi dico, tutte le volte che avete fatto qualche cosa a uno di questi minimi tra i miei FRATELLI, l’avete fatto a me”. Altrove nel Vangelo, sia in Mt che in Mc, si legge, a chiarimento di chi sono questi ‘ miei fratelli”: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?…». Poi stendendo la mano verso i suoi DISCEPOLI disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei FRATELLI; perché chiunque FA LA VOLONTÀ DEL PADRE MIO che è nei cieli, questi è per me FRATELLO SORELLA E MADRE»….

        Io nel musulmano nel buddista nell’ induista e nello stregone vodoo non vedo il discepolo di Cristo., e quindi … Piuttosto in costoro vedrei persone cui annunciare Cristo e la sua salvezza, e così, conquistandoli a Cristo, reendermele ‘fratelli’. Mi pare che questa idea fosse anche nel discorso di san Francesco al Sultano, come ricordato recentemente in altro commento…Ed è l’idea dell’ evangelizzazione, ma se questo viene disorezzata chiamandola proselitismo, allora, a ugnuno la sua strada, ead ognuno i suoi santi…Io domenica non sarò certo in Piazza S. Pietro, per carità…

  9. #Dan   2 settembre 2016 at 1:56 pm

    Madre Teresa non ha fatto altro che seguire e applicare la dottrina eretica del conciliabolo Vaticano II (molto probabilmente, lo ha fatto in buona fede). Si è fidata degli insegnamenti conciliari e post-conciliari di quelli che ai suoi occhi (e a quelli della maggior parte dei cattolici) apparivano (e continuano ad apparire) come Papi legittimi.

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