Adveniat Regnum Tuum. A quarant’anni dalla Messa di Lille.

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Omelia di mons. Marcel Lefebvre del 29 agosto 1976, pronunciata nella ormai storica S. Messa di Lille (FR).

 

Miei cari amici, miei cari confratelli, miei cari fratelli,

Prima di rivolgervi alcune parole di esortazione, vorrei dissipare dei malintesi, e prima di tutto su questa stessa riunione.

Voi potete vedere, dalla semplicità di questa cerimonia, che non abbiamo affatto preparato una cerimonia che avrebbe riunito una folla come quella che si trova in questa sala. Avevamo pensato che avremmo celebrato la Santa Messa del 29 agosto, come si era convenuto, in mezzo a qualche centinaio di fedeli della regione di Lille, come io faccio frequentemente in Francia, in Europa e anche in America, senza storia. Ed ecco che tutt’a un tratto questa data del 29 agosto è divenuta, per la stampa, per la radio, per la televisione, come una specie di manifestazione che somiglierebbe – dicono – ad una sfida. Ebbene, no! Questa manifestazione non è una sfida. Questa manifestazione siete voi che l’avete desiderata, cari fedeli, cari fratelli, che siete venuti qui da lontano. Perché? Per manifestare la vostra Fede cattolica. Per manifestare il vostro desiderio di pregare e di santificarvi come hanno fatto i nostri padri nella Fede, come hanno fatto generazioni e generazioni prima di noi.

Ecco qual è l’oggetto vero di questa cerimonia, nel corso della quale noi desideriamo pregare di cuore e adorare Nostro Signore Gesù Cristo, che scenderà tra pochi istanti su questo altare e che rinnoverà il Sacrificio della Croce di cui noi abbiamo tanto bisogno.

Vorrei dissipare anche un altro malinteso e, sono desolato, ma sono obbligato a dirlo: non sono io che mi sono definito capo dei tradizionalisti. Voi sapete chi l’ha fatto, poco tempo fa, in circostanze del tutto solenni e memorabili a Roma. Si è detto che Mons. Lefebvre era il capo dei tradizionalisti. Io non voglio essere affatto il capo dei tradizionalisti, e non lo sono. Perché? Perché sono anch’io un semplice cattolico, certo sacerdote, certo vescovo, ma che si trova nelle stesse condizioni nelle quali vi trovate voi e che ha le stesse reazioni davanti alla distruzione della Chiesa, davanti alla distruzione della nostra Fede, davanti alle rovine che s’accumulano sotto i nostri occhi.
Avendo avuto le stesse reazioni, ho pensato che fosse mio dovere formare dei sacerdoti, formare dei veri sacerdoti di cui la Chiesa ha bisogno. Questi sacerdoti, io li ho formati in una Fraternità San Pio X che è stata riconosciuta dalla Chiesa, e non ho fatto che quello che tutti i vescovi hanno fatto per secoli e secoli. Io non ho fatto altro che quello che ho fatto nei miei trent’anni di vita sacerdotale e che mi ha valso di essere vescovo, Delegato apostolico in Africa, membro della Commissione centrale preconciliare, Assistente al Soglio Pontificio. Chi potrebbe desiderare di più come prova che Roma considerava il mio lavoro come profittevole per la Chiesa e per il bene delle anime?
Ed ecco che allorché realizzo un’opera del tutto simile a quella che ho realizzato per trent’anni, ad un tratto vengo sospeso a divinis e forse presto scomunicato, separato dalla Chiesa, rinnegato, che so! E’ possibile? Anche quello che ho fatto per trent’anni era suscettibile di una sospensione a divinis? Penso invece che se in quei tempi io avessi formato dei seminaristi come li si forma oggi nei nuovi seminarii, allora sì che sarei stato scomunicato; se in quei tempi avessi insegnato il catechismo come lo si insegna oggi, allora mi avrebbero chiamato eretico. E se avessi celebrato la Santa Messa come la si celebra oggi, mi avrebbero sospettato di eresia e mi avrebbero posto fuori dalla Chiesa. E allora non capisco più. Qualcosa è proprio cambiata nella Chiesa ed è a questo che voglio arrivare.

Dobbiamo giustamente riandare alle ragioni che ci hanno fatto assumere questa attitudine. Oh! Attitudine estremamente grave, lo riconosco. Opporsi alle autorità più alte della Chiesa, essere sospesoa divinis, per un vescovo è una cosa grave, una cosa molto penosa. Come si può sostenere una cosa cosi, se non con delle ragioni eccessivamente gravi? Eh, sì! Le ragioni della nostra attitudine e della vostra attitudine, sono ragioni gravi: si tratta della difesa della nostra Fede. La difesa della nostra Fede! Ma allora, le autorità che si trovano a Roma metterebbero in pericolo la nostra Fede? Io non giudico queste autorità, io non voglio giudicarle come persone. Vorrei giudicarle, se posso dirlo, come il Sant’Uffizio giudicava un tempo un libro, e lo metteva all’Indice. Roma studiava il libro, non aveva bisogno di conoscere la persona che l’aveva scritto. Le era sufficiente studiare ciò che aveva davanti nelle dichiarazioni che erano scritte. E se queste dichiarazioni erano contrarie alla dottrina della Chiesa, il libro veniva condannato e messo all’Indice, senza che fosse necessario interpellare la persona.
Certo, al Concilio, certi vescovi si sono ribellati contro questa procedura, dicendo: “E’ inammissibile che si metta all’Indice un libro quando non si è neanche ascoltato colui che l’ha scritto”. Ma non c’è il bisogno di vedere chi ha scritto il libro, se si ha in mano un testo assolutamente contrario alla dottrina della Chiesa. E’ il libro che è condannato, perché le parole che contiene sono contrarie alla dottrina cattolica, e non la persona che l’ha scritto.

E’ dunque in questo modo che noi dobbiamo giudicare le cose. Dobbiamo giudicarle dai fatti. Come ha detto molto bene Nostro Signore Gesù Cristo nel Vangelo che leggeremo tra poco e proprio a proposito, questi lupi che sono ammantati di pelle di pecora: «Dai loro frutti li riconoscerete». Ebbene! I frutti sono davanti a noi, sono evidenti, sono chiari. Questi frutti che vengono dal secondo concilio del Vaticano e dalle riforme postconciliari, sono dei frutti amari, dei frutti che distruggono la Chiesa.
E quando mi si dice: “non tocchi il Concilio, parli delle riforme postconciliari”, io rispondo che quelli che hanno fatto le riforme – e non sono io che ho fatto queste riforme – dicono loro stessi: “Le facciamo in nome del Concilio, abbiamo fatto la riforma del catechismo in nome del Concilio”. E questi sono le autorità della Chiesa. Sono loro che di conseguenza interpretano legittimamente il Concilio.

Ora, cos’è accaduto in questo Concilio? Possiamo saperlo facilmente leggendo i libri di coloro che sono stati proprio gli strumenti di questo cambiamento nella Chiesa, che si è prodotto sotto i vostri occhi. Leggete, per esempio: L’ecumenismo visto da un massone, di Marsaudon. Leggete il libro del senatore del [dipartimento] Doubs, il Signor Prélot: Il Cattolicesimo liberale, scritto nel 1969. Esso vi dirà che è il Concilio che è all’origine di questo cambiamento. Lui, cattolico liberale, lo dice nelle prime pagine del suo libro: “Abbiamo lottato per un secolo e mezzo per far prevalere le nostre opinioni all’interno della Chiesa, e non ci siamo riusciti. Infine è venuto il Vaticano II e noi abbiamo trionfato. Ormai, le tesi e i principii del cattolicesimo liberale sono definitivamente e ufficialmente accettati dalla Santa Chiesa”.
Pensate forse che questa non sia una testimonianza? Non sono io che dico questo. Ma lui lo dice trionfante, noi lo diciamo piangendo.

Cos’hanno infatti voluto i cattolici liberali per un secolo e mezzo? Sposare la Chiesa con la Rivoluzione, sposare la Chiesa con la sovversione, sposare la Chiesa con le forze distruttrici della società e di tutte le società: la società familiare, civile, religiosa. E questo matrimonio della Chiesa è scritto nel Concilio.
Prendete lo schema Gaudium et Spes, e vi troverete: “Bisogna sposare i princípii della Chiesa con le concezioni dell’uomo moderno”. E che vuol dire questo? Questo vuol dire sposare la Chiesa, la Chiesa cattolica, la Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, con i princípii che sono contrarii a questa Chiesa, che la minano, che sono stati sempre contro la Chiesa.
Ed è esattamente questo matrimonio che è stato tentato nel Concilio da degli uomini di Chiesa, e non dalla Chiesa, poiché giammai la Chiesa potrebbe ammettere una cosa così. Proprio da un secolo e mezzo, tutti i Sommi Pontefici hanno condannato questo cattolicesimo liberale, hanno rifiutato questo matrimonio con le idee della Rivoluzione, con le idee di coloro che hanno adorato la “Dea Ragione”. I Papi non hanno mai potuto accettare una cosa simile. E durante questa rivoluzione, dei sacerdoti sono saliti al patibolo, dei religiosi sono stati perseguitati e anche assassinati. Vi ricordate i pontoni di Nantes, su cui furono ammassati tutti i sacerdoti fedeli e furono fatti affondare al largo? Ecco cosa ha fatto la Rivoluzione! Ebbene! E io ve lo dico, miei carissimi fedeli, quello che ha fatto la Rivoluzione è niente a confronto di ciò che ha fatto il concilio Vaticano II! Niente! E sarebbe stato meglio che i trenta, i quaranta, i cinquantamila preti che hanno abbandonato la loro talare, che hanno abbandonato il loro giuramento fatto davanti a Dio, fossero stati martirizzati, fossero saliti al patibolo… almeno avrebbero salvato la loro anima; mentre adesso rischiano di perderla.

Mi si dice che tra questi poveri preti, molti sono già divorziati, molti hanno fatto domanda di nullità del matrimonio, a Roma. Cosa significano queste cose?
E quanti religiosi – venti mila negli Stati Uniti – hanno abbandonato la loro congregazione religiosa e i loro giuramenti, che avevano fatto in maniera perpetua, hanno rotto il legame che avevano con Nostro Signore Gesù Cristo, per correre a sposarsi! Sarebbe stato meglio che anche loro fossero saliti al patibolo, almeno avrebbero testimoniato la loro Fede!

In definitiva, la Rivoluzione francese, quando faceva dei martiri, praticava l’adagio dei primi secoli: «Sanguis martyrum, semen christianorum», il sangue dei martiri è semenza dei cristiani. E lo sanno bene quelli che perseguitano i cristiani, ed hanno paura di fare dei martiri. E non si vuole più fare dei martiri! Questo è stato il culmine della vittoria del demonio: distruggere la Chiesa con l’obbedienza. Distruggere la Chiesa con l’obbedienza. E noi vediamo che la si distrugge tutti i giorni sotto i nostri occhi: i seminarii vuoti, questo bel seminario di Lille che era pieno di seminaristi, dove sono questi seminaristi? E cosa sono ancora questi seminaristi? Sanno cosa vuol dire essere sacerdoti? Sanno cosa faranno quando saranno sacerdoti?
Ah! E questo proprio perché questa unione voluta dai cattolici liberali fra la Chiesa e la Rivoluzione è un’unione adultera! E da questa unione adultera non possono venire che dei bastardi. E chi sono questi bastardi? Sono i riti. Il rito della nuova messa è un rito bastardo. I sacramenti sono dei sacramenti bastardi. Noi non sappiamo più se sono dei sacramenti che danno la grazia o se non la danno più. Noi non sappiamo più se questa messa ci dà il Corpo e il Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo o se non ce lo dà. I preti che escono dai seminarii, essi stessi non sanno più chi sono. E il cardinale di Cincinnati, a Roma, diceva perché non ci sono più vocazioni: perché la Chiesa non sa più cos’è un sacerdote. E allora, come potrebbe essa formare dei sacerdoti se non sa più cos’è un sacerdote?
I preti che escono dai seminarii sono dei preti bastardi. Essi non sanno più chi sono. Essi non sanno che sono fatti per salire all’altare, per offrire il Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo, per dare Gesù Cristo alle anime e chiamare le anime a Gesù Cristo. Ecco cos’è un sacerdote, e i nostri giovani che sono qui lo capiscono bene. Tutta la loro vita sarà consacrata a questo, ad amare, ad adorare, a servire Nostro Signore Gesù Cristo nella Santa Eucarestia, perché ci credono, alla presenza di Nostro Signore nella Santa Eucarestia!

Questa unione adultera della Chiesa e della Rivoluzione si concretizza col dialogo. Se la Chiesa ha da dialogare è per convertire. Nostro Signore ha detto: «Andate, istruite tutte le nazioni, convertitele». Ma non ha detto: “dialogate con esse per non convertirle, per cercare di mettervi sul loro stesso piano”. L’errore e la verità non sono compatibili. Se si ha della carità per gli altri – e come ha appena ricordato il Vangelo, colui che ha la carità è colui che serve gli altri – se si ha della carità per gli altri, si deve dare loro Nostro Signore, si deve dare loro la ricchezza che si ha, non conversare con loro, dialogare con loro su un piede di parità. La verità e l’errore non sono su un piede di parità. Sarebbe come mettere Dio e il diavolo sullo stesso piano, poiché è il diavolo il padre della menzogna, il padre dell’errore.

Di conseguenza, noi dobbiamo essere dei missionarii. Noi dobbiamo predicare il Vangelo, convertire le anime a Gesù Cristo, e non dialogare con esse cercando di apprendere i loro princípii. Ed è questa volontà di dialogo con i protestanti che ci ha valso questa messa bastarda e questi riti bastardi. I protestanti ci hanno detto “non vogliamo la vostra messa perché comporta delle cose incompatibili con la nostra fede protestante, quindi cambiate questa messa e noi potremo pregare con voi, potremo fare con voi delle intercomunioni, potremo ricevere i vostri sacramenti, voi potrete venire nelle nostre chiese e noi andare nelle vostre, e tutto sarà finito e avremo l’unità”.
Sì, avremo l’unità, ma nella confusione, nella bastardaggine. Noi non vogliamo questo. Mai la Chiesa l’ha voluto. Noi amiamo i protestanti, noi vorremmo convertirli, ma non è amarli, il far credere loro che hanno la stessa religione della religione cattolica.

E lo stesso accade con i massoni. Oggi si vuole dialogare con i massoni, non solo dialogare con loro, ma permettere ai cattolici di far parte della Massoneria. Ed è ancora un dialogo abominevole. Noi sappiamo perfettamente che le persone che dirigono la Massoneria, almeno i responsabili, sono necessariamente contro Nostro Signore Gesù Cristo. E queste messe nere che fanno, queste messe abominevoli, sacrileghe, orribili che fanno. Sono delle parodie della Messa di Nostro Signore! Ed essi vogliono delle ostie consacrate per fare queste messe nere! Essi sanno che Nostro Signore è nell’Eucarestia, perché il diavolo lo sa che Nostro Signore è nell’Eucarestia! Essi non vogliono delle ostie che vengono da messe di cui non sanno se c’è il Corpo di Nostro Signore o no.
Allora, dialogare con gente che vuole la morte di Nostro Signore per la seconda volta, nella persona dei suoi membri, nella persona della Chiesa? Noi non possiamo ammettere questo dialogo! Noi sappiamo che cosa ha comportato il dialogo col diavolo, il primo dialogo di Eva col diavolo. Non si dialoga col diavolo. Si predica a tutti quelli che sono sotto l’influenza del diavolo, affinché si convertano e vengano a Nostro Signore Gesù Cristo.

Non si dialoga con i comunisti. Si dialoga con le persone. Ma non si dialoga con l’errore. Noi sappiamo che cosa accadrebbe se gli eserciti raggruppati dietro la cortina di ferro la passassero, se un giorno, dopo le numerose sedute del soviet supremo, si arrivasse ad una maggioranza perché questi eserciti piombino sui nostri paesi in cinque giorni…

Miei cari fratelli, non siate turbati. Lasciamo coloro che non comprendono le cose come noi, ma chiediamo al buon Dio di darci la luce.

Ma precisamente, perché noi siamo fortemente risoluti a non accettare questa unione adultera della Chiesa con la Rivoluzione? Perché noi affermiamo la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. Perché Pietro è stato fatto Pietro? Ricordatevi del Vangelo. Pietro è diventato Pietro perché ha professato la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. E anche tutti gli Apostoli hanno professato questa Fede pubblicamente, dopo la Pentecoste, e sono stati perseguitati immediatamente. I capi dei sacerdoti hanno detto loro: “Non parlate più di questo nome, non vogliamo più sentire questo nome: Nostro Signore Gesù Cristo”. E gli Apostoli hanno risposto: «Non possumus, non possiamo non parlare di Nostro Signore Gesù Cristo, del nostro Re».
Ma voi mi direte: E’ possibile? Lei sembra accusare Roma di non credere nella divinità di Nostro Signore Gesù Cristo!
Il liberalismo ha due facce: afferma la verità, che esso pretende sia la tesi, e poi nella realtà, nella pratica, nell’ipotesi, com’esso dice, agisce come i nemici della Chiesa. Di modo che si è sempre nell’incoerenza.

Ma che vuol dire la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo? Che Nostro Signore è la sola persona al mondo, il solo essere umano al mondo che ha potuto dire: «Io sono Dio». E per il fatto stesso che ha potuto dire: «Io sono Dio», Egli è stato il solo Salvatore dell’umanità, Egli è stato il solo Sacerdote dell’umanità, Egli è stato il solo Re dell’umanità. Per la Sua natura, e non per privilegio, né per titolo, per la Sua natura, perché è il Figlio di Dio!

Ora, adesso cosa dicono? Non vi è salvezza solo in Gesù Cristo. Vi è salvezza al di fuori di Nostro Signore Gesù Cristo. Non vi è sacerdozio solo in Nostro Signore Gesù Cristo. Tutti i fedeli sono sacerdoti, tutti sono sacerdoti, mentre invece bisogna partecipare sacramentalmente al sacerdozio di Nostro Signore Gesù Cristo per poter offrire il Santo Sacrificio della Messa.

E infine, terzo errore. Non si vuole più il Regno sociale di Nostro Signore Gesù Cristo, col pretesto che non è più possibile. E questo, io l’ho sentito dalla bocca del Nunzio di Berna, l’ho sentito dalla bocca dell’inviato del Vaticano, il Padre Dhanis, antico rettore dell’Università gregoriana, che è venuto a chiedermi a nome della Santa Sede di non fare le ordinazioni del 29 giugno. Egli era a Flavigny, il 27 giugno, mentre io predicavo il ritiro ai seminaristi. E mi ha detto: “Perché sei contro il Concilio?” E io gli ho risposto: «E’ possibile accettare il Concilio quando in nome del Concilio voi dite che bisogna distruggere tutti gli Stati cattolici, che non servono più Stati cattolici, dunque Stati su cui regna Nostro Signore Gesù Cristo? Questo non è più possibile!».
Ma una cosa è che questo non sia più possibile, altra cosa è che noi si prenda questo come principio e di conseguenza non si ricerchi più questo Regno di Nostro Signore Gesù Cristo.
Che diciamo allora tutti i giorni nel Padre Nostro: «Venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua Volontà, così in terra come in Cielo»? Che cos’è questo Regno? Proprio adesso voi avete cantato nel «Gloria»: «Tu solus Dominus, Tu solus Altissimus, Jesu Christe. – Tu solo il Signore, Tu solo l’Altissimo, Gesù Cristo». Ecco, noi lo cantiamo, e una volta usciti diciamo poi: «No, non serve più che Nostro Signore Gesù Cristo regni su di noi»? Ma allora viviamo nell’illogismo, siamo cattolici o no? Siamo cristiani o no?

Non vi sarà pace su questa terra se non nel Regno di Nostro Signore Gesù Cristo. Gli Stati dibattono ogni giorno; nei giornali vi sono pagine e pagine, alla televisione, alla radio, e anche adesso con il cambio del Primo Ministro. Che faremo per raddrizzare la situazione economica? Che faremo per il ritorno del denaro? Che faremo perché le industrie prosperino? Tutti i giornali del mondo intero ne sono pieni.
Ebbene! Anche dal punto di vista economico, bisogna che Nostro Signore Gesù Cristo regni. Perché il Regno di Nostro Signore Gesù Cristo è giustamente il regno di quei princípii d’amore che sono i comandamenti di Dio e che mettono equilibrio nella società, che fanno regnare la giustizia e la pace nella società. Ed è solo nell’ordine, nella giustizia e nella pace nella società che l’economia può reggere, che l’economia può rifiorire. Lo si vede bene. Prendete il caso della Repubblica Argentina. In quale stato si trovava solo due o tre mesi fa? Una anarchia completa, i briganti che uccidevano a destra e a manca, le industrie completamente rovinate, i proprietarii delle fabbriche rinchiusi e presi in ostaggio, una rivoluzione inverosimile. In un paese tuttavia così bello, così equilibrato, così simpatico come la Repubblica Argentina. Una Repubblica che potrebbe essere di una prosperità incredibile, con delle ricchezze straordinarie. Viene un governo d’ordine, che ha dei princípii, che ha un’autorità, che mette un po’ d’ordine negli affari, che impedisce ai briganti di uccidere gli altri, ed ecco che l’economia si riprende, che gli operai hanno del lavoro e che possono rientrare a casa sapendo che non saranno malmenati da qualcuno che li vorrebbe fare scioperare quand’essi non lo vogliono.

E’ il Regno di Nostro Signore Gesù Cristo che vogliamo, e professiamo la nostra Fede dicendo che Nostro Signore Gesù Cristo è Dio. Ed è per questo che noi vogliamo anche la Messa detta di San Pio V: perché questa Messa è la proclamazione della regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. La nuova messa è una specie di messa ibrida, che non è più gerarchica, che è democratica, in cui l’assemblea occupa più posto del prete, e quindi non è più una Messa vera che afferma la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. Perché, come è divenuto Re nostro Signore? Egli ha affermato la Sua regalità con la Croce. «Regnavit a ligno Deus», Gesù Cristo ha regnato col legno della Croce. Perché ha vinto il peccato, ha vinto il demonio, ha vinto la morte con la Sua Croce! Sono quindi queste tre magnifiche vittorie di Nostro Signore Gesù Cristo. Si dirà che si tratta di trionfalismo. Ebbene! Sì! Certo, noi vogliamo proprio il trionfalismo di Nostro Signore Gesù Cristo. E’ per questo che i nostri antenati hanno costruito queste magnifiche cattedrali. Perché hanno speso tanto denaro, queste persone che erano molto più povere di noi? Perché hanno speso tanto tempo per costruire queste magnifiche cattedrali che sono ammirate ancora oggi, perfino da coloro che non ci credono? Perché? Per l’altare! Per Nostro Signore Gesù Cristo. Per marcare il trionfo della Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. Ebbene! Sì! Noi nella nostra Messa vogliamo professare il trionfo della Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. Ed è per questo che ci inginocchiamo, che amiamo inginocchiarci davanti alla Santa Eucarestia. Se avessimo tempo, se non volessimo trattenervi troppo, avremmo girato in mezzo a voi con il Santissimo Sacramento, perché poteste manifestare a Nostro Signore Gesù Cristo, alla Sua Santa Eucarestia, che voi l’adorate: «Signore, Tu sei il nostro Dio! Oh! Gesù Cristo, noi Ti adoriamo! Noi sappiamo che è da Te che siamo nati, che è da Te che siamo diventati cristiani, che è da Te che siamo stati riscattati, che sei Tu che ci giudicherai nell’ora della nostra morte. Che sei Tu che ci donerai la gloria del Cielo se l’avremo meritata».
Poiché Nostro Signore Gesù Cristo è presente nella Santa Eucarestia come Lo era nella Croce.

Ecco cosa dobbiamo fare, ecco cosa dobbiamo chiedere.
Noi non siamo contro alcuno. Noi non siamo dei commandos. Noi non vogliamo male ad alcuno. Noi vogliamo solo che ci si lasci professare la nostra Fede in Nostro Signore Gesù Cristo. E’ a causa di questo che ci si caccia dalle nostre chiese, che si cacciano quei poveri sacerdoti che celebrano la Messa tradizionale con la quale si sono santificati tutti i nostri santi: Santa Giovanna d’Arco, il Santo Curato d’Ars, Santa Teresa del Bambino Gesù. Ed ecco che dei sacerdoti vengono cacciati, crudelmente, brutalmente, dalle loro parrocchie perché celebrano questa Messa che ha santificato dei santi per secoli! Questo è assurdo! Direi quasi che è roba da pazzi. E noi ci chiediamo se stiamo sognando! Non è possibile che questa Messa sia divenuta una specie di orrore per i nostri vescovi, per quelli che dovrebbero conservare la nostra Fede.
Ebbene! Noi conserveremo la Messa di San Pio V! Perché? Perché la Messa di San Pio V rappresenta la nostra Fede, essa è un bastione per la nostra Fede e noi abbiamo bisogno di questo bastione per la nostra Fede.

Allora, ci si dirà che noi ne facciamo una questione di latino e di talare. Evidentemente, è facile screditare in questo modo coloro con i quali non si è d’accordo. Certo, il latino ha la sua importanza, e quand’ero in Africa era magnifico vedere tutte quelle folle africane che avevano lingue diverse – c’erano talvolta cinque, sei tribù diverse che non si capivano – assistere alla Messa nelle nostre chiese, cantando gli stessi canti in latino con un fervore straordinario. Andate a vedere adesso: essi bisticciano nelle chiese perché si dice la messa in una lingua che non è la loro e chiedono che vi sia una messa nella loro lingua. E’ la confusione totale! Mentre un tempo c’era una perfetta unità. E’ un esempio. Senza dubbio, l’avrete notato, noi abbiamo letto in francese l’Epistola e il Vangelo, non vi vediamo assolutamente alcun inconveniente, e non vedremmo alcun inconveniente anche se ci fosse qualche preghiera in comune in francese. Ma ci sembra che comunque il corpo della Messa, l’essenziale della Messa che va dall’Offertorio alla Comunione del sacerdote, debba rimanere in un’unica lingua, affinché tutti gli uomini di tutte le nazioni possano assistere insieme alla Messa e sentirsi uniti in questa unità della Fede, in questa unità della preghiera.

Così noi chiediamo veramente, rivolgiamo un appello ai vescovi e rivolgiamo un appello a Roma, perché vogliamo prendere in considerazione il desiderio che abbiamo di pregare come i nostri antenati, il desiderio che abbiamo di conservare la Fede cattolica, il desiderio che abbiamo di adorare Nostro Signore Gesù Cristo e di volere il Suo Regno. E’ questo che ho scritto al Santo Padre nella mia ultima lettera – e credo proprio che sia l’ultima, perché non penso che il Santo Padre vorrà ancora mandarmi altre lettere – gli ho scritto: “Santissimo Padre, ridateci il diritto pubblico della Chiesa, e cioè il Regno di Nostro Signore Gesù Cristo; ridateci la vera Bibbia e non una bibbia ecumenica, ma la vera Bibbia che un tempo era la Vulgata e che è stata tante e tante volte consacrata dai concilii e dai papi; ridateci la vera Messa, la Messa gerarchica, la Messa dogmatica che difende la nostra Fede e che è stata quella di tanti e tanti secoli e che ha santificato tanti cattolici; infine, ridateci il nostro catechismo che segue il modello del Concilio di Trento, poiché senza un catechismo preciso, che sarà domani dei nostri figli? Che ne sarà delle generazioni future? Esse non conosceranno più la Fede cattolica, e noi lo constatiamo già adesso.”

Ecco! Non ho avuto alcuna risposta, se non la sospensione a divinis! Ed è per questo che io non considero queste punizioni come punizioni valide, sia canonicamente, sia teologicamente. Io penso, in tutta sincerità, in tutta pace, in tutta serenità, che non posso contribuire, con queste sospensioni, con queste punizioni con cui sono colpito, con la chiusura dei miei seminarii, col rifiuto di fare delle ordinazioni, alla distruzione della Chiesa  cattolica. Io considero che nell’ora della mia morte, quando Nostro Signore mi chiederà: “Che ne hai fatto della tua grazia episcopale e sacerdotale?” io non abbia a sentire dalla bocca del Signore: “Tu hai contribuito con gli altri a distruggere la Chiesa”.

Miei carissimi amici, termino dicendovi: “Che dovete fare?”
Oh! Io lo so bene, molti gruppi mi chiedono: “Monsignore, dateci dei sacerdoti, dateci dei veri sacerdoti, è di questo che abbiamo bisogno. Noi abbiamo il posto per loro, costruiremo una piccola cappella ed essi staranno là con noi, istruiranno i nostri figli secondo il vero catechismo, secondo la vera Fede. Noi vogliamo conservare la vera Fede, come hanno fatto i Giapponesi per tre secoli, quando non avevano più sacerdoti. Dateci dei sacerdoti!”
Ebbene! Miei cari fratelli, io farò tutto il possibile per prepararveli e posso dire che è la mia grande consolazione sentire in questi seminarii una Fede profonda, da veri sacerdoti. Essi hanno capito cos’è Nostro Signore Gesù Cristo. Essi hanno capito cos’è il Santo Sacrificio della Messa, i sacramenti. Essi hanno una Fede profondamente radicata nel loro cuore. Essi sono – se posso dirlo – meglio di quello che potevamo essere cinquant’anni fa nei nostri seminarii, perché essi vivono, giustamente, in una situazione difficile. Molti di loro peraltro, hanno fatto degli studii universitarii. E ci si rinfaccia che non sarebbero adatti, non saprebbero parlare alle generazioni moderne. Ma allora, dei giovani che hanno fatto tre, quattro, cinque anni d’Università, non conoscerebbero la loro generazione? Perché sono venuti allora a Ecône per diventare sacerdoti? Proprio per rivolgersi alla loro generazione. Essi la conoscono bene, meglio di noi, meglio di tutti quelli che ci criticano. E quindi saranno capaci di parlare il linguaggio necessario per convertire le anime. Ed è per questo – e sono molto felice di dirlo – che quest’anno avremo ancora 25 nuove reclute nel seminario di Ecône, malgrado le difficoltà, e ne avremo dieci nuove nel nostro seminario degli Stati Uniti, a Armada, e quattro nuove nel nostro seminario di lingua tedesca, nella Svizzera tedesca.

Come vedete, malgrado le difficoltà che ci vengono fatte, i giovani comprendono molto bene che noi formiamo dei veri sacerdoti cattolici. Ed è per questo che noi non siamo nello scisma: noi siamo i continuatori della Chiesa cattolica. Sono quelli che s’inventano le novità ad essere nello scisma. Noi continuiamo la Tradizione, ed è per questo che dobbiamo avere fiducia, che non dobbiamo disperare perfino davanti alla situazione attuale.
Noi dobbiamo mantenere, mantenere la nostra Fede, mantenere i nostri sacramenti, poggiati su venti secoli di Tradizione, poggiati su venti secoli di santità della Chiesa, di Fede della Chiesa. Non dobbiamo temere.
Certi giornalisti, qualche volta mi hanno chiesto: “Monsignore, si sente isolato?”. “Nient’affatto, nient’affatto, non mi sento isolato, io sono in compagnia di venti secoli di Chiesa e di tutti i santi del Cielo”. Perché? Perché essi hanno pregato come noi, perché si sono santificati, come cerchiamo di fare noi, con gli stessi mezzi.
Allora, sono convinto che essi gioiscono per questa assemblea di oggi; e dicono: “Ecco almeno dei cattolici che pregano, che pregano veramente, che hanno veramente nel cuore questo desiderio di preghiera, questo desiderio di onorare Nostro Signore Gesù Cristo.”
I santi del Cielo gioiscono. Non dobbiamo essere sconfortati, ma preghiamo, preghiamo e santifichiamoci.

Ed ora vorrei darvi un consiglio. Bisogna che si dica di noi di quei cattolici che siamo; io non amo il termine cattolici tradizionalisti, perché non vedo cosa possa essere un cattolico che non sia tradizionalista, dato che la Chiesa è una Tradizione; e d’altronde che sarebbero degli uomini che non fossero nella Tradizione? Non potrebbero vivere: noi abbiamo ricevuto la vita dai nostri genitori, abbiamo ricevuto l’educazione da quelli che c’erano prima di noi, noi siamo una tradizione. Il buon Dio ha voluto così. Il buon Dio ha voluto che delle tradizioni passassero da generazione a generazione, sia per le cose umane sia per le cose divine. Di conseguenza, non essere tradizionali, non essere tradizionalisti significa la distruzione di noi stessi: è un suicidio; ed è perché siamo cattolici che continuiamo a rimanere cattolici; vi dicevo che non devono esserci divisioni tra noi. Proprio perché siamo cattolici, noi siamo nell’unità della Chiesa, l’unità della Chiesa che è nella Fede.

Allora ci si dice: “dovete essere col Papa, il Papa è il segno di Fede nella Chiesa”. Sì, nella misura in cui il Papa manifesta il suo stato di successore di Pietro, nella misura in cui egli si fa eco della Fede di sempre, nella misura in cui egli trasmette il tesoro che deve trasmettere. Perché, ancora una volta, chi è il Papa, se non colui che ci dà i tesori della Tradizione e il tesoro del Deposito della Fede e la vita soprannaturale per mezzo dei sacramenti e del Sacrificio della Messa? Il vescovo non è altro, il sacerdote non è altro che colui che trasmette la verità, che trasmette la vita che non gli appartiene. L’Epistola lo ha appena detto: la verità non ci appartiene. Essa non appartiene né al Papa né a me. Egli è il servitore della verità, come anch’io debbo essere il servitore della verità. Se accadesse che il Papa non fosse più il servitore della verità, non sarebbe più Papa. Io non dico che egli non lo sia più – beninteso – non fatemi dire quello che non ho detto -, ma se accadesse che fosse vero, noi non potremmo seguire qualcuno che ci condurrebbe nell’errore. E’ evidente.

Ci si dice: “Voi giudicate il Papa”. Ma dov’è il criterio della verità? Mons. Benelli mi ha rinfacciato: “Non è lei che la fa verità”. Certo, non sono io che faccio la verità, ma neanche il Papa. La Verità è Nostro Signore Gesù Cristo, e quindi, per sapere dov’è la verità, dobbiamo ricondurci a quello che ci ha insegnato Nostro Signore Gesù Cristo, a quello che ci hanno insegnato i Padri della Chiesa e tutta la Chiesa.
Non sono io che giudico il Papa, è la Tradizione.

Anche un bambino di cinque anni può rispondere al suo vescovo. Se il suo vescovo gli arrivasse a dire: “Nostro Signore non è presente nella Santa Eucarestia. Sono io che sono il testimone della verità che ti dico che Nostro Signore non è presente nella Santa Eucarestia”. Ebbene! Questo bambino, che malgrado i suoi cinque anni ha il suo catechismo, gli risponde: “Ma il mio catechismo dice il contrario”. Chi ha ragione? Il vescovo o il catechismo? Evidentemente il catechismo, che rappresenta la Fede di sempre e che è semplice, è infantile come ragionamento.
Ma noi ci troviamo nella stessa situazione. Se oggi ci si dice che si può fare l’intercomunione con i protestanti, che non c’è più differenza fra noi e i protestanti, Ebbene! Questo non è vero! Vi è una differenza immensa.
Ecco perché siamo veramente stupefatti quando pensiamo che si è fatta impartire la benedizione all’arcivescovo di Canterbury, che non è prete, perché le ordinazioni anglicane non sono valide – come ha dichiarato papa Leone XIII ufficialmente e definitivamente -, e che è eretico come lo sono tutti gli anglicani – mi dispiace, non amo neanche questo termine, ma è questa la realtà, ed io l’impiego non per insultare, perché non chiedo che la sua conversione -; quando si pensa quindi che questi è un eretico e che gli si chiede di benedire col Santo Padre la folla dei cardinali e dei vescovi presenti nella chiesa di San Paolo! E’ una cosa assolutamente inconcepibile!

Concludo ringraziandovi d’essere venuti numerosi, ringraziandovi anche di continuare a fare di questa cerimonia, una cerimonia profondamente pia, profondamente cattolica.
Pregeremo dunque insieme, chiedendo al buon Dio di darci i mezzi per risolvere le nostre difficoltà. Sarebbe così semplice che ogni vescovo, nella sua diocesi, mettesse a nostra disposizione, a disposizione dei cattolici fedeli, una chiesa, dicendo loro: «Ecco questa chiesa è vostra». Quando si pensa che il vescovo di Lille ha donato una chiesa ai musulmani, io non vedo perché non vi sarebbe una chiesa per i cattolici della Tradizione. E in definitiva, la questione sarebbe risolta. Ed è questo che chiederò al Santo Padre se vorrà ricevermi: «Lasciateci fare, Santissimo Padre, l’esperienza della Tradizione. In mezzo a tutte le esperienze che si fanno attualmente, che vi sia almeno l’esperienza di ciò che è stato fatto per venti secoli!»

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia.

+ Marcel Lefebvre

 

Fonte

 

 

41 Commenti a "Adveniat Regnum Tuum. A quarant’anni dalla Messa di Lille."

  1. #bbruno   8 settembre 2016 at 1:50 pm

    “…dovete essere col Papa, il Papa è il segno di Fede nella Chiesa”. Sì, nella misura in cui il Papa manifesta il suo stato di successore di Pietro, nella misura in cui egli si fa eco della Fede di sempre, nella misura in cui egli trasmette il tesoro che deve trasmettere.

    caro Mons. Lefebvre, io un papa a “misura” condizionata non lo conosco… ( non so se mi è consentita questa semplice osservazione….)

    Rispondi
  2. #Salvo   8 settembre 2016 at 5:16 pm

    Testo magistrale, encomiabile, che sembra ispirato dall’Alto.
    Complimenti a monsignor Lefebvre per la sua audacia.

    Rispondi
    • #Exsurge Domine   8 settembre 2016 at 9:54 pm

      Ma certo, monsignore era sicuramente noto per la sua audacia, come no… lo si chieda ad esempio agli autori del Breve Esame critico del Novus Ordo Missae!

      Rispondi
      • #Salvo   9 settembre 2016 at 8:38 am

        Sì, certo, non intendevo sminuire l’opposizione dei cardinali Bacci e Ottaviani. La quale, credo e spero, rimarrà nella storia della Chiesa (e della neochiesa post conciliare).

        Rispondi
        • #Exsurge Domine   9 settembre 2016 at 1:33 pm

          Gli autori del Breve Esame Critico non sono Bacci e Ottaviani bensì l’allora Padre Michel Guérard des Lauriers e Cristina Campo, nom de plume di Vittoria Guerrini. I cardinali Ottaviani e Bacci lo hanno solo presentato, monsignore Lefebvre invece, dopo aver manifestanto entusiasmo ed approvazione, promettendo il proprio sostegno al documento insieme a quello di altri, mi pare di ricordare fossero 600, Vescovi, non pose manco la propria firma! Il nostro audace cordileone temeva che la sua Fraternità, ancora agli albori, potesse pagarne lo scotto!

      • #Salvo   10 settembre 2016 at 10:08 pm

        Exsurge Domine, ammetto che non sapevo ciò.
        Approfitto della sua preparazione per chiederle una cosa: cosa ci azzecca una donna in tale testo ?

        Rispondi
  3. #miri   8 settembre 2016 at 9:33 pm

    dove si vuole arrivare pubblicando una omelia di Mons.Lefebvre, dopotutto del ’76?

    Monsignore è morto da venticinque anni.

    siamo seri! e guardiamo la realtà di oggi.

    Rispondi
    • #bbruno   8 settembre 2016 at 10:34 pm

      …e prima del 1976 abbiamo la promulgazione di Nostra Aetate e di Dignitatis Humane (1965) e l’ingresso nella liturgia della Nuova Messa (1969): se mons. Lefebvre aspettava la conclusione del Concilio per capire che cosa stava succedendo, perché aspettare il 1976 per fare questa omelia, dopo avervi partecipato di persona, e quindi a contatto diretto con quanto vi stava avvenendo, e ben conscio dei documenti che ne venivano partoriti, quei due ricordati, p.e, uno dei quali – Dignitatis Humane – addirittura recante la sua firma, e dopo avere subito l’ imposizione della nuova messa nel 1969?

      Rispondi
    • #jeannedarc   9 settembre 2016 at 8:35 am

      immagino che Lei la Domenica a Messa legga cose scritte l’altro ieri, nel messalino. e che nei documentari della RAI si parli della colazione che lei ha fatto oggi.

      Rispondi
      • #bbruno   9 settembre 2016 at 11:16 am

        sarebbe stato meglio che mi avesse dato una risposta a smentita di quanto detto, ma argomentata, e se convincente, ne avrei preso atto ben volentieri. Ma quando in mancanza di argomenti si ricorre a battute…

        Ma andiamo oltre la polemica, e torniamo al punto. Mi sono sbagliato a constatare, da parte del Monsignore, una deplorevole inerzia critica nei riguardi dell’ andamento del Concilio; in concreto, nei confronti di quei due documenti citati, e posso aggiungervi Lumen Gentium ( per non citarli tutti ) in ragione della loro devastazione della dottrina cattolica, e spesso cristiana tout-court???

        Mi dica questo, e se ho travisate le cose, le sarò grato per avermele mostrate nella giusta posizione.

        Rispondi
  4. #Isidoro   9 settembre 2016 at 11:31 am

    Per contestare questa omelia, ai cui principi aderirono tutti i “miti” del sedevacantismo attuale e di allora, bisogna proprio non aver capito niente di niente. Non che la cosa mi stupisca particolarmente, intendiamoci.

    Rispondi
  5. #bbruno   9 settembre 2016 at 12:23 pm

    grazie della gentile risposta, ma non me ne stupisco particolarmente, intendiamoci. Stia al punto, io non ho contesto l’omelia: ho chiesto solo se monsignore ha contestato i documenti del concilio prima del 1976! Punto. Grazie e stia calmo!

    Rispondi
  6. #bbruno   9 settembre 2016 at 5:19 pm

    per stare al tema e senza abbassarsi a livelli di discussione patetici, tipo ‘tu non capisci niente io capisco sì…’, anzi per stare all’omelia in questione, non c’ erano abbastanza motivi dal ’58 al 1976 (questo il succo della mia domanda) per capire cosa stava avvenendo a Roma, che il “servizio della verità” era totalmente calpestato dagli occupanti il Luogo Santo, che in tal modo dimostravano di NON essere i veri titolari della SEDE DI PIETRO, come giustamente da conclusione logica riconosciuta dalla stessa omelia: “se accadesse che “ tal cosa “fosse vera, noi non potremmo seguire qualcuno che ci condurrebbe nell’errore”? Ma no, qui si dice che non si deve arrivare a tanto – che “non si deve fare dire” al monsignore “quello che lui non ha detto”, cioè che quei papi hanno disatteso di proposito e nella maniera più solenne il loro dovere di servitori della verità- ma che si stava semplicemente ragionando su un’ ipotesi di scuola!!!

    Come se poi la cosa fosse finita là: è continuata, e continua tuttora – si vede! – se si è continuato e si continua ad oggi a riconoscere questi pastori come papi, titolari della sede di Pietro, solo passibili di ‘disattenzione’ quando scadono dal loro servizio di servitori della verità – e questo a giudizio nostro, divenuti noi giudici del giudice!

    Rispondi
    • #Isidoro   9 settembre 2016 at 5:53 pm

      Non tutti capiscono subito cosa accade nel proprio periodo storico, tanto che moltissimi hanno più volte cambiato posizione e la cambiano ancora oggi. Il “tu non capisci niente, io sì” è tipico di chi crede di avere la verità assoluta su quanto stiamo vivendo, contestare l’opera di mons. Lefebvre implica una percezione particolarmente falsata (o in malafede) degli avvenimenti e probabilmente di tutta la crisi nella Chiesa.

      Rispondi
      • #bbruno   9 settembre 2016 at 8:58 pm

        1) allora diciamolo subito che c’è stato un ritardo, ma non ci credo, visto che la posizione del Monsignore è sempre stata quella del ‘resisti ma riconosci’ . Resistere al Papa non è cattolico: al Papa si obbedisce . ( Non parliamo poi del suo successore…)

        2) “il tu non capisci, io sì” riprendeva le parole del commento qui sopra delle ore 11:31, dette appunto da chi crede di avere la verità assoluta… Chi si limita ad osservare incongruenze come quella del 5 come risultato del 2 + 2, non PRETENDE certo di avere in tasca la verità, si piega all’ evidenza…
        3) Io non credo nella crisi della CHIESA, io continuo a credere nell’ Una SANTA Apostolica Romana, e non ne ho quindi alcuna percezione falsata ( o in malafede). Quella che vedo a Roma ora – da 60 anni in qua – non è la Chiesa di Cristo fondata su Pietro, ma l’ Empia Prostituta seduta sul Trono innalzato sul Luogo Santo dagli astutissimi nemici della Chiesa- per usare le parole testuali di PAPA Leone XIII…

        Rispondi
      • #Exsurge Domine   9 settembre 2016 at 9:13 pm

        Contestare l’opera di mons. Lefebvre anzitutto è lecito(è solo una sua personalissima e opinabilissima opinione che si è in mala fede a farlo!) e in secondo luogo le accuse più serie che fino ad ora gli sono state mosse sono oggettivamente fondate. Smettiamola col farlo passare da vittima e/o santino intoccabile: è infatti pacifico che i suoi più seri critici non abbiano deciso di contestarlo per antipatia o beghe da cortile!

        Rispondi
        • #Isidoro   11 settembre 2016 at 6:22 am

          A quanto so io, a criticarlo è esclusivamente un piccolo gruppetto che segue un parere teologico in francese, che hanno letto e studiato sì e no 10 fedeli. Il francese teologico dei cahiers non è per tutti, n’est pas?

        • #Exsurge Domine   12 settembre 2016 at 1:20 am

          Non serve leggere i quaderni su cui si trova esposta la cosiddetta Tesi di Cassiciacum. Basta rifiutare l’idea eretica che il papa possa essere tale e al contempo distruggere il Depositum Fidei o le altre grandi assurdità con le quali convive la FSSPX.

        • #Isidoro   12 settembre 2016 at 9:48 am

          Beh no, se le divergenze sono dottrinali basta con questa storia della logica del rifiuto. Bisogna studiare e capire dove si trovano i presunti errori della FSSPX, cosa che, lei me lo conferma, avranno fatto forse in 10.
          Avendo un genitore di madrelingua francese io li ho letti e non mi sembrano molto in linea con alcune interpretazioni, molto più vicine al totalismo. Don Curzio Nitoglia ha proposto diversi studi interessanti al riguardo.

  7. #bbruno   9 settembre 2016 at 5:37 pm

    cioè ” prima del ’76, a partire dal ’58″…

    Rispondi
  8. #Catholicus   9 settembre 2016 at 10:32 pm

    Mi spiace contraddirla, caro Isidoro, ma anch’io sono fermamente convinto che tutto il male (ufficiale e imposto) della Chiesa sia partito con Roncalli il 26 ott 1958, e non certo nel ’76 o dopo, pur ammirando molto gli scritti del Monsignore. Quindi non credo che l’amico Bruno sbagli con la sua tesi, né che voglia mancare di rispetto al Fondatore della Fraternità (ognuno di noi ha il suo stile, anche Bergoglio non va tanto per il sottile); è un dato di fatto che Léfèbvre e Siri (quest’ultimo minacciato e costretto a rinunciare all’elezione pontificia, forse addirittura per ben due volte) non fecero tutto quello che si sarebbe dovuto fare, non si siano opposti duramente ed apertamente a Roncalli e Montini, anatemizzando il loro operato ed il loro infausto CV II, e ribadendo la dottrina bimillenaria di santa Romana Chiesa.

    Rispondi
    • #bbruno   10 settembre 2016 at 11:44 am

      grazie, Catholicus, della comprensione cattolica…

      Rispondi
    • #Isidoro   10 settembre 2016 at 6:43 pm

      Non si dispiaccia a contraddirmi, non sono mica infallibile e stiamo discutendo!
      Ma le chiedo: non è forse vero che ai tempi di Pio XI c’erano gli Amici Israel che sostenevano l’eresia dei fratelli maggiori ribadita da GP2?
      San Pio X si è inventato di sana pianta il modernismo nella Pascendi? Ha descritto così bene l’eresia modernista inventandosela di sana pianta o, magari, serpeggiava nell’aria qualcosa di talmente grande da arrivare fin dentro le mura leonine?

      Ritengo eccessivamente semplicistica la visione per cui il CV2 sia stato un reale spartiacque, mentre sul fatto che sia stato la formalizzazione di quei gravi errori non ci piove.

      Lefebvre e Siri sono quelli che fecero di più, se la Provvidenza ha suscitato loro in questo modo ci sarà un disegno divino. Certamente chi sostiene il sedevacantismo dovrebbe chiedersi se ha senso criticare questi due pastori mentre loro al tempo erano tutti nella Fraternità e sostenevano con forza quelle posizioni che ora sono la loro ossessione e spesso da superiori, non da semplici sacerdoti. E si sono fatti dare la successione più rocambolesca della storia ecclesiastica da un vescovo vagante. Con quali frutti?

      Rispondi
  9. #lister   10 settembre 2016 at 9:38 am

    Già… scomunica vera o falsa che sia, tanto valeva opporsi con tutte le forze a quell’orribile empietà del Conciliabolo e proclamare uno Scisma. Fin dagli esordi.
    Ma uno “se il coraggio non ce l’ha, mica se lo può dare” (don Abbondio docet).

    Comunque sia la FSSPX è una spina nel didietro della non-chiesa e, come dicevo in altro post, “In un mondo di ciechi, beato chi c’ha ‘n occhio”

    Rispondi
    • #bbruno   10 settembre 2016 at 11:43 am

      no, caro lister, non proclamare uno scisma, ma proclamare scismatica eretica e non più cristiana la NovaChiesa! Che cosa ha più di cristiano chi riconosce la bontà e bellezza di tutte le religioni?

      Rispondi
      • #lister   10 settembre 2016 at 3:58 pm

        Bah, credo che sia la stessa cosa.
        Io me ne vado da quella sporcizia perché io sono il “pulito” e, chi lo comprende, mi seguirà.

        Rispondi
  10. #miri   10 settembre 2016 at 11:06 am

    @ Lister,

    Ma quale spina…..!La non-chiesa ha continuato a fare gli affaracci sua e ancora continuerà a farlo finchè la FSSPX le riconoscerà una qualunque autorità .

    Rispondi
    • #lister   10 settembre 2016 at 4:22 pm

      Logico che continui a fare “l’affaracci sua”: certo è che le provoca un bel fastidio.
      Se non altro, continuando a chiedere una revisione del conciliabolo rimanendo sulle proprie posizioni ed a celebrar Messa col Rito “straordinario”, che Straordinario è in quanto “maggiore del comune”, “grandissimo”, “eccezionale”.
      Ma anche il Priorato di Albano si fa i suoi affari:

      Sabato 24 e domenica 25 settembre 2016,
      il Priorato San Pio X di Albano Laziale promuove il Convegno:

      SEGNI DEI TEMPI E TEMPI DI DIO

      Il soldato di Cristo nel tempo dell’apostasia

      con la partecipazione di don Pierpaolo Petrucci, don Mauro Tranquillo & dei professori e dottori Turco, Vignelli, Pennetta, Nerozzi, Pavone, Viglione, Viola, Marletta, Brambilla, Gnerre, Fiore.

      Rispondi
    • #Nicolò   11 settembre 2016 at 1:39 pm

      E chi proclama la Chiesa postconciliare o Bergoglio eretici e scismatici. Voi? Un pugno di laici sedevacantisti?

      Un po’ di sano realismo a volte non guasta oltre che la prudenza e l’affidarsi alla Dottrina Cattolica di sempre senza tranciare giudizi su questioni sulle quali anche da parte di telogi ci sono solo “tesi”, ipotesi, opinioni.

      Monsignor Lefebvre non mancò di prudenza e la Fraternità oggi fa lo stesso. Giudica i frutti, gli atti concreti, senza prendere decisioni o fare affermazioni affrettate come molti altri fanno.
      Tutti constatiamo l’eresia dilagante da dopo il CVII che ora ha raggiunto il suo culmine con Bergoglio.
      Questo significa che tutti nell’attuale Chiesa Cattolica sono eretici? Mi pare un’esagerazione. Forse che molti cattolici mediorientali sono eretici? Da quelle parti, vuoi anche per le differenze di rito, di tradizionalismo non ne hanno mai sentito parlare. Però a parte alcuni che chiacchierano di dialogo con l’Islam ci sono tanti tradizionalisti o meglio veri cattolici, “de facto” al di là del Papa presente in uno specifico periodo.

      Bergoglio è validamente papa o è un impostore? Solo Nostro Signore conosce la Verità che forse un giorno verremo a sapere.
      Varie visioni approvate dalla Chiesa ci parlano di un periodo in cui si arriverà ad uno scisma e all’eresia più completa e la Verità sarà custodita da un “piccolo gregge”.

      Possiamo constatare la situazione attuale, il disastro in corso e i danni del pontificato di Bergoglio e alzare la nostra voce contro l’eresia dilagante e pregare.

      Tuttavia nessuno di noi ha l’autorità per dichiararlo non papa o antipapa o impostore e questo non è un giudizio ma solo un fatto. Come si sa, “contra factum non est argumentum”.

      Rispondi
      • #bbruno   11 settembre 2016 at 4:15 pm

        caro Nicolò, tu dice che solo N.S. sa se Bergoglio è papa o un impostore (Bergoglio , come Ratzinger come Woitila come Montini come Roncalli…). Allora io non so che cosa devo credere, non capisco quello che credo, tutto mi va bene, ed ogni contraddizione all’interno dell’insegnamento che viene dato, vale solo come variazione sul tema…Ma qui mancherebbe anche il tema, non potendosi conoscere il tema, ma rimarrebbero solo le variazioni, che a un certo punto, essendo variazioni sul nulla, diventano un puro esercizio sul nulla: che prospettiva!

        Rispondi
      • #Catholicus   11 settembre 2016 at 4:43 pm

        Amico caro, ma Roncalli e Montini avevano l’autorità per occupare abusivamente il soglio petrino ? sono stati aiutati della massoneria ebraica, è noto a tutti (a chi non si rifiuta di leggere notizie avvalorate da fatti certi) e la loro elezione è più che sospetta. Anche l’eresia manifesta è un fatto, caro Nicolò, e contro ad essa non vale nessun arrampicamento sugli specchi, nessuna difesa ideologica ad oltranza, nessun partito preso. la sua ieda vale quanto quella di chi non riconosce nessuna autorità religiosa ai papi da Roncalli in poi, e questo non vuol dire essere contro NSGC, anzi vuol dire amarlo sopra ogni imposizione autoritaria di falsi pastori dittatori edimbroglioni (o anche semplicemente utopisti irriducibili, come tutti i sinistrorsi).

        Rispondi
        • #Nicolò   12 settembre 2016 at 11:10 am

          Il punto non è se Roncalli o Montini avessero o meno l’autorità per occupare il soglio petrino e sappiamo bene che furono aiutati dalla massoneria ebraica. Di fatto gli “insegnamenti” dei “papi” da Roncalli in poi non li teniamo proprio in considerazione, ci rendiamo conto che contrastano con la Parola di Nostro Signore Gesù Cristo e ciò che la Chiesa ha sempre insegnato.

          Mettersi nei panni di Monsignor Lefebvre, Sua Eminenza il Cardinal Ottaviani e altri, nel clima degli anni ’60-’70 e dire come avrebbero dovuto agire mi pare quantomeno fantascientifico, considerando anche che non si sapeva dove si sarebbe andati a finire. Lo sappiamo noi adesso.

          In conclusione mentre stiamo qui a raccontarcela, chi dichiara Bergoglio non papa? Io? Lei? Don Anthony Cekada? L’IMBC? Don Floriano?

          Non è per nulla semplice, alla fine si ritorna al punto di prima, c’è stato il cataclisma vaticansecondista, vero e proprio scandalo per i cattolici e fonte di dissidii anche tra i cattolici integrali. Il gregge è disperso.
          Si possono solo proporre interpretazioni, “tesi”, ipotesi anche degne di rispetto senza però pensare di imporle.

        • #Ale   12 settembre 2016 at 1:20 pm

          Monsignor Lefebvre avrebbe potuto agire diversamente ma il passato è passato e come tale non ci appartiene più. Possiamo solo affidarlo alla misericordia del Signore. Io non mi vergogno ad ammettere di condividere la cosiddetta tesi di Cassiciacum(che bbruno mi pare aborrisca) ma il punto è essenzialmente un altro e la Tesi è solo una delle risposte che si è tentato di dare al problema principale: può il Vicario di Cristo, negare e tradire il Mandato di Colui che dovrebbe rappresentare dinanzi agli uomini, insegnando e favorendo costantemente e pervicacemente l’errore e l’eresia direttamente dalla Cattedra della Verità instituita e garantita da Dio in persona, il Quale ha solennemente promesso di pregare per Pietro affinché la sua Fede non venisse MAI meno e fosse così in grado di confermare i suoi fratelli? Un cattolico, anche per non rischiare la pazzia, risponderebbe, a questa che è solo una domanda retorica, un NO secco, punto! Il che porta a dedurre che non vi sia un Papa e la Sede sia purtroppo straordinariamente vacante. Solo in seguito si può iniziare a considerare le più varie ipotesi e tesi, le quali non essendo dogmi possono essere condivise fino a prova contraria. Il problema perciò non sono i tentativi, legittimi peraltro, di risolvere il dilemma che abbiamo davanti agli occhi, bensì l’ostinato rifiuto di accogliere la fondamentale e logica premessa della evidente, oltre ogni ragionevole dubbio, vacanza della Sede Apostolica. Questo Monsignor Lefebvre non lo ha fatto e per giustificare questa sua personale, e solo umanamente comprensibilissima decisione, ha iniziato a dire ed insegnare una cosa ma anche il suo esatto contrario. Prendiamo ad esempio, tra le tante cose, la disputa sui nuovi “sacramenti” e sui nuovi “sacerdoti” definiti da Lefebvre “bastardi”, che non producono la Grazia , in quanto sterili ma, qualche anno dopo, pur essendo stati apparentemente assolti dalla precedenti accuse, continuano ad essere ricusati dai membri della cosiddetta Fraternità mentre sarebbero allo stesso tempo tranquillamente frequentabili da chiunque altro. Lo sanno tutti che Monsignore considerava i “sacramenti” conciliari perlomeno certamente dubbi( e già per questo da rigettare tassativamente) ma pure quasi certamente invalidi! Stiamo parlando di un Vescovo, dagli indubbi meriti, ma che ha fatto anche dell’ambiguità e della confusione la cifra della sua resistenza! Se dunque da una parte sia può essere critici e tolleranti nei riguardi di una semplice Tesi(un po’ meno dell’utilizzo che se ne fa), dall’altro si deve essere categorici nel rifiuto e nella condanna di vere e proprie eresie infamanti Nostro Signore, il Papato e la Chiesa!

          Ps: ricordavo di aver un avatar verde, come mai da qualche tempo me lo ritrovo viola? Uso sempre lo stesso indirizzo mail, tranne le volte in cui sbaglio nel digitarlo.

        • #Isidoro   12 settembre 2016 at 3:21 pm

          E’ dovuto al fatto che utilizzi diversi nick, tra cui Exsurge Domine. Utilizzane uno solo cortesemente ed esprimi le tue idee ordinatamente e senza insulti, come hai fatto in questo post.

  11. #Isidoro   10 settembre 2016 at 6:28 pm

    Alcuni riuscirebbero a dare la colpa alla FSSPX anche se domani piove, che tristezza.

    Rispondi
  12. #bbruno   11 settembre 2016 at 3:48 pm

    Oh, certo, la tristezza è grande al pensiero di quello che potremmo avere avuto in un vescovo della Chiesa Cattolica che si fosse erto a difesa della Chiesa e della sua dottrina ! Che avesse resistito in faccia al falso Pietro, come Paolo resistette in faccia al vero Pietro, con la differenza che qui si era ancora in fase di elaborazione di sentenza, mentre nel caso del falso Pietro si era chiaramente di fronte al ribaltamento di sentenze già emesse da tutti i Pietro della storia e da Cristo stesso e dagli Apostoli tutti!….Pensate, un vescovo, che di fronte alla dichiarazione del dio-come-ognuno-lo-pensa (Nostra Aetate), avesse opposto la sacralità intoccabile del primo comandamento: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”, cioò il Dio di Gesù Cristo; che alla fanfara della libertà religiosa per tutti ( Dignitatis Humanae) avesse opposto il tuono del Dio Geloso che non tollera idolatria alcuna, e quindi servizi in libertà; che alla proposizione di una messa ecumenica accettabile da tutti ‘fratelli’, avesse dichiarato incondizionatamente la fedeltà alla messa di san PioV, senza bisogno di permessi o di chissà quali ‘motu’…

    Certo, quel vescovo poteva esser chiunque, ma nessuno si è trovato. Poteva essere il card. Ottaviani, poteva essere il card. Siri, poteva essere…. ma quanti erano i vescovi allora che potevano esser ‘questo’ vescovo, testimonianza vivente di fedeltà alla Chiesa che veniva abbandonata per amore della Prostituta Conciliare! Qui ci si appunta in particolare modo sul Mons. Lefebvre, perché per le sue lucide analisi, il più vicino ad assumere quella posizione di resistente radicale. Invece purtroppo no, la prudenza o altro, gli hanno suggerito una via intermedia, quella della resistenza nel riconoscimento, o viceversa, che non ha portato a nulla…. se non ad ulteriori divisioni nel campo dei cattolici…

    Rispondi
    • #Catholicus   11 settembre 2016 at 10:40 pm

      Perfetta analisi, Bruno, sei riuscito a esprimere quello che qualsiasi consacrato avrebbe dovuto dire o fare all’epoca del tradimento papale di NSGC, ma evidentemente la paura o l’accecamento spirituale sono stati più forti dell’amore per la Verità (cioè per Cristo). Eppure le tue considerazioni sono profonde ma anche semplici, ovvie per un cattolico formatosi col Catechismo di San Pio X, come lo eravamo tutti, negli anno ’50: allora perché nessun vescovo, cardinale, sacerdote si è opposto ? Una forza preternaturale, diabolica li ha bloccati ? il misterium iniquitatis è esploso nel 1958 ? sembra proprio di sì.

      Rispondi
    • #bbruno   12 settembre 2016 at 8:42 pm

      devo correggere quanto segue :

      “Che avesse resistito in faccia al falso Pietro …sentenze già emesse da tutti i Pietro della storia e da Cristo stesso e dagli Apostoli tutti! “,

      in:

      “Che avesse resistito in faccia al falso Pietro, come Paolo resistette in faccia al vero Pietro, con la differenza che in quel caso non si era di fronte ad errore di dottrina da parte di Pietro, ma solo a un comportamento, in quella circostanza, gravido di conseguenze dottrinali pericolose, e qui invece, nel caso del creduto-Pietro (dei creduti-Pietro conciliari), di fronte al ribaltamento in blocco di tutta la dottrina cattolica”…

      Grazie.

      Rispondi
  13. #Maria   11 settembre 2016 at 4:37 pm

    Nicolò
    come detto in altre occasione, vivere la nostra santità oggi: per il momento che stiamo vivendo .Non ci è dato da saperne il perché di tante cose a noi incomprensibili….ma noi, cristiani non si dovrebbe averne difficoltà nel comprenderlo se con umiltà ci affidiamo alla Sua Parola. Ma non è per niente così.
    Quanti versioni e punti di vista diversi.
    Incominciare a ” far silenzio ” permette alla Grazia di entrare e fare ” luce” dove noi spesso vediamo tenebre.

    Rispondi
  14. #miri   11 settembre 2016 at 10:21 pm

    di silenzio ne è stato fatto anche troppo, cara signora maria !

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  15. #Maria   12 settembre 2016 at 12:01 am

    Miri
    E allora continui a parlare,fintanto che non le vengono idee più concrete.

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