C’è un “Day” per tutto… tranne che per l’imbecillità

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di Cristiano Lugli
C’era una volta il Vaffa-Day, che ha smesso di essere così tanto in auge da quando il comico di politica si è messo a fare il politico con grande comicità. 
Dopodiché, fra i grandi “Day”, si è arrivati al Family-Day, dove i rimpasti catto-sincrecumenici hanno spadroneggiato da Piazza San Giovanni in Roma fino ad arrivare allo scorso Circo Massimo, dove i satelliti di Kiko Arguello e del Gandolfini hanno pensato a tappare le falle numeriche che si sarebbero altrimenti rischiate, nonostante la numerosa folla di persone in buona fede che ha creduto in qualcosa che non si sa nemmeno più se esista, né come si chiami né se si ripeta. E anche questo “Day” ce lo siamo lasciati alle spalle, mentre da dietro le quinte si rompevano le linee guida che dirigevano il neo-comitato “Difendiamo i nostri figli”, da cui scaturì la costola del Popolo della Famiglia, anche detto “suicidio-politico Adinolfi-Amato”. Anche di questo non si sa più cosa resti, e nell’aria c’è un’evidente puzza di vecchio e novello calderone democristiano, su cui si faranno prove di dialogo il 10 settembre a Firenze durante un convegno di cui già parlammo poco tempo fa in questa sede.
Non c’è due senza tre, dicono, e oggi tutti gli occhi sono puntati sul terzo “Day” di cui ora tratteremo. 
Una brevissima premessa è necessaria per rendere noto che non avevo mai preso sul serio l’ipotesi di un “Fertility-Day” prima di una serata organizzata nel reggiano dove sono intervenuti sul tema della famiglia Ilaria Pisa, Roberto Dal Bosco ed Elisabetta Frezza. Anche in quell’occasione in cui se ne accennò, continuavo a vederlo come qualcosa di scherzoso, se pur un certo tremore nauseabondo cominciava a stimolarmi preoccupazione.
Sono passati circa cinque mesi da quel convegno, e non è più da nascondere infatti che la campagna pro-natalità della ministra Lorenzina Beatrice sia più che mai reale, suscitando grande scalpore nelle ultime ore, specialmente per le immagini che hanno accompagnato l’invito posto agli italiani a sperimentare “la bellezza della maternità e della paternità“.
La vergogna di massa è calata improvvisamente sul Partito Democratico dopo la pioggia di insulti piovuta sulla Ministra della salute, la quale ora cerca di ritrattare parlando di giornata di prevenzione e d’istruzione. Tuttavia l’imprudenza di quest’ultima è costata la faccia a tutto il Governo, nonostante le retromarce di Renzi e le note intimidatorie del senatore di minoranza PD, Federico Fornaro, il quale auspica “che, senza indugi, la ministra Lorenzin annulli il Fertility-Day in programma per il 22 settembre e la relativa campagna di comunicazione”.
A proposito del F-Day si è espresso anche Focus, dichiarando che di stratta di una “giornata nazionale di informazione e formazione sulla fertilità rivolta a richiamare l’attenzione sul tema dei giovani, delle famiglie, dei medici, delle scuole, delle istituzioni locali, delle farmacie e delle società scientifiche.”
Sempre Focus ripropone uno stralcio di intervista rilasciata dalla Lorenzin, la quale si augura “che tutte queste azioni possano avviare processi in grado di aumentare l’attenzione e la cura della fertilità (…) favorendo così un aumento della natalità nel nostro paese.”
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Se volessimo dircela tutta potremmo parlare di una ministra pacata a parole e frizzantissima  con la scelta delle immagini pro-campagna fertilità. In alcune di esse ritroviamo infatti una donna con una clessidra in mano – intenta a far comprendere che il tempo è quasi scaduto – e con lo slogan “La bellezza non ha età. La fertilità sì“, e altri ancora che risparmiamo per non tediare troppo il lettore con perle di limitatezza mentale, visto che ancora ne hanno da venire. Già, perché se da una parte abbiamo le trovate macabre della ministra che viene a dare lezioni di maternità dopo aver dato alla luce due gemelli concepiti ( o di ovodonazioni si tratta? )   – casualmente – durante un volo di stato proprio a Washington, dall’altra, quando si toccano questi nervi scoperti, escono fuori tutti i criccomani radical-chic del caso fra i quali spicca ad esempio Saverio Tommasi con pillole di saggezza in formato ebetismo-compresso.
Non è mancato nemmeno intervento dell’ormai immancabile tuttologo, un tempo esperto di mafie, ora guru del mondo banalistico a cui basta saper dire ciò che si vuol sentir dire. Proprio lui, l’ominide che si gratta ripetutamente la testa quando parla, evidentemente per sensibilizzare l’azione dello spazio mononeuronico, non ha saputo tacere:
Il Fertility-Day è un insulto a tutti – tweetta il nostro – a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro. E il 22 mi rovinerà pure il compleanno.” 
Ci dispiace davvero che il compleanno di Saviano venga rovinato dall’empia e medievale iniziativa della Lorenzin; per l’anno prossimo si potrebbe pensare di inventare un nuovo “Day” per festeggiare, ma magari daremo qualche suggerimento in seguito.
Fino ad ora abbiamo scherzato, fin troppo. Urge trarre qualche conclusione da tutte queste polemiche fondate esclusivamente sul nulla, e che come solito, venendo da menti abituate a vivere la quotidianità in un modo ostinatamente contraddittorio, non portano a nessuna ragionata somma. 
Il Fertility-Day è un’assoluta pagliacciata, una trovata veramente disgustosa costata pure 200.000 €. Lo è non per le insulse repliche e polemiche montate dai sinistroidi del caso, troppo intrisi di liberalismo e di relativismo pratico che li porta ad osteggiare qualsiasi cosa assomigli ad una “svalorizzazione” della donna, alla donna come ramo da cui fuoriescono virgulti d’olivo ( che orrore! ). La visione di costoro è prettamente materiale, esula da tutto ciò che è spirito, anima, da tutto ciò che è sovrannaturale perché sta sopra alla semplice natura da loro percepita ( fra l’altro oramai in modo persino perverso ); i semplici presupposti per cui si dovrebbero fare figli, per i Saviano di turno, sarebbero legati alla sicurezza economica, lavorativa, ad un’ottica di sviluppo del benessere confusa e semplicisticamente materialista. Eccerto, quando si nega la Divina Provvidenza, il Matrimonio quale unico stato lecito per procreare,  ecco che gli unici termini di ragionamento sono legati a ciò che è terra e solo terra. 
I motivi per cui questa campagna è ridicola sono invece palesi ad ogni persona ragionante, a cui è convenuto mantenere una parte di cervello dotato di razionalità. Lo sono ancora di più per i cattolici veri, che vedono in queste cose la meschina mano del Demonio, travestito da agnello per mangiare le altre pecore con le fauci del lupo.
Non vi è niente di cattolico in quanto proposto dalla Lorenzin, niente che richiami alla vita per un fine provvidenziale, conforme alla sequela di Cristo: la natalità deve essere innanzitutto intesa come assoluto dono di Dio all’interno di un Matrimonio cattolico. Una volta che questo dono è dato gratuitamente esso deve essere indirizzato verso il fine ultimo, ovvero riempire il mondo di futuri cittadini del Cielo, sostando qui, in questo tempo temporaneo, per contribuire all’instaurazione del Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. Esagerato parlare in questi termini? No, assolutamente. Questo sta alla base di tutto e non ci sono altre e soprattutto mezze verità.
Purtroppo però, una larga parte di presunti cattolici che rivestono imperterriti le file del democristianismo della peggiore specie, si è sentita persino in dovere di difendere la Lorenzin, criticando le polemiche degli osteggiatori.  Non in modo distaccato e critico verso ambedue le parti in causa, entrambe figlie del caos odierno per cui il Male regna con le più svariate facce della medesima medaglia, ma riservando all’iniziativa della ministra i meriti di averci provato. “Iniziative simili costituiscono almeno un pallido punto di partenza“, dice un fedelissimo Ncd democristiano… e ancora potremmo citarne altri.
La natalità in calo non ricopre il problema principale della nostra civiltà amorfa di valori e priva di spina dorsale; peraltro la stessa denatalità è richiamata come male imminente dopo che si è approvata una “legge” sodomitica – con il consenso di tutti – che regge le sue basi sulla sterilità del presente e del futuro per ovvie ragioni. Se la natalità, secondo i nostri politici, servisse solo per rialzare il Paese dalla crisi, allora ci starebbe bene essere sempre meno.
Anche nel caso in cui il dato dovesse crescere ma non crescesse per giuste cause che esulano da tutte queste ottenebranti scemenze, il risultato sarebbe vano.
È la famiglia cattolica l’unica speranza della nostra moderna civiltà, è la prosperità voluta e donata per essere ridonata così come è a Dio solo. Il desiderio di creare uomini forti e casti in corpo ed anima; donne levatrici in grado di crescere saldamente ed amorevolmente i propri figliuoli per intensificare il loro desiderio di Paradiso, giorno dopo giorno. Chi ha l’occasione vada, sabato e domenica, punti gli occhi o i binocoli verso Bevagna fino ad arrivare ad Assisi, dove si terrà il pellegrinaggio annuale della FSSPX dedicato alla famiglie. Guardi cos’è la famiglia cattolica, cos’è stata per secoli e cosa è rimasto. Lì stanno le basi, quello è il seme su cui ricostruire dalle fondamenta una casa di cui restano ormai solo macerie, perché fondata sulla sabbia e non sulla roccia.
Non saranno le scientifiche e fredde proposte della Lorenzin a rinvigorire il nostro Paese, anche perché queste come dicevamo danno tutto ( compresi preservativi ),  fuorché un esempio cattolico, visti i tanti suggerimenti di fecondazione assistita che vengono dati anche per chi non può avere figli, o è troppo in età avanzata, per ammissione della stessa ministra in seguito alle polemiche:
“(…) Affrontiamo il tema della salute riproduttiva, si fa prevenzione e si propongono percorsi terapeutici per chi ne ha bisogno. Il 22 facciamo il Fertility-Day e parleremo di sesso sicuro, di malattie e anche di come fare se non si riesce ad avere figli.”
State pur certi che il tema contraccettivo non mancherà, e nemmeno i metodi roccelliani tanto cari ai catto-ruiniani della Legge 40. Gira che ti rigira si casca sempre lì.
Sarebbe bello, dicevamo, organizzare un nuovo “Day” per l’anno prossimo, magari proprio il 22 settembre: #imbecillityday. Siamo certi che quello convoglierebbe nello stesso posto un gran numero di persone, senza nemmeno il disturbo della campagna pubblicitaria.