Come Dio stesso stimi la grazia

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Riproduciamo per i nostri lettori il Capo XIV del Libro I del volume del teologo e mistico tedesco M. J. Scheeben intitolato “LE MERAVIGLIE DELLA GRAZIA DIVINA”. Il testo è stato tradotto e pubblicato in Italia nel 1943 per i tipi della SEI. Sottolineature e grassettature nostre [RS]

1. Da ciò che hai udito finora tu puoi, o cristiano, farti un’idea abbastanza chiara come la grazia che racchiude in sé tanti privilegi debba essere infinitamente preziosa. Pure non abbiamo ancor dotto ciò che in sua lode vi è di più eccellente. Poiché noi veniamo a comprendere il valore infinito della grazia solo dalla preziosità infinita del prezzo che Dio stesso ha sborsato per essa. Se vogliamo imparare ad apprezzare la grazia nel suo vero valore dobbiamo allora cercare di capire quale stima ne faccia Dio. Pesiamo perciò il valore della grazia con la bilancia di Dio, bilancia che è al disopra di ogni inganno.

2. Non appena noi ci accingiamo a servirci di questa misura, dobbiamo confessare che non vi è, a dir vero, alcuna misura per la grazia, perché ciò che è infinito non è suscettibile di alcuna misura ed è al di là di ogni calcolo. Difatti qui vien meno ogni umano intelletto e cade a terra tutta la nostra capacità di computare peso e misura. E cosa potrebbe fare ancora quel Dio infinito nella sua incommensurabile sapienza, onnipotenza e bontà – e come in realtà ha fatto – per procurarci la grazia? Cosa potrebbe dare di più per essa di quello che ha già dato? Egli non ha risparmiato neppure il suo Figlio Unigenito, né il suo sangue, né la sua propria vita, che pur era di una preziosità inestimabile!

3. E quale ne sarà la conseguenza? A meno che non si tratti di gente prodiga o irriflessiva, nessuno sborserà per una cosa di poco valore una somma considerevole e affatto inadeguata all’oggetto da acquistarsi. Nessuno avrà certo l’ardire di rivolgere a Dio un tale rimprovero. Egli però non ha avuto nessuna difficoltà a dare la vita del proprio Figlio per acquistare a noi, con questa, la vita della grazia. Eppure la vita del Figlio di Dio, per L’infinita dignità della sua divina Persona, è una vita divina. Se dunque non vogliamo accusare Dio di essere stato prodigo, oppure – e qui la lingua stenta a pronunziare la parola – che Egli ha agito inconsideratamente, dobbiamo allora riconoscere che la vita della grazia, per la quale fu sacrificata quella vita divina, deve avere nella sua essenza un valore simile a quella, tanto che essa costituisca per se stessa un’altra vita divina. E così è in realtà. Né il cielo e la terra, né tutta la loro magnificenza, non le moltitudini innumerevoli di esseri viventi che riempiono i loro spazi sconfinati non avevano tanto valore da essere ricomprati da una sola goccia di sangue del Figlio di Dio. Dando dunque il Verbo Divino la propria vita per noi, ci volle mostrare di quanto valore era ai suoi occhi la vita dei figli di Dio, o, in altri termini, come la grazia, con la quale Egli vuole adornare la nostra abbia pure un valore infinito come il Sangue divino del suo santissimo Corpo. E questo concetto esprime l’intera verità. Poiché se la vita corporale di Cristo è di una dignità infinita perché appartiene ad una Persona divina, così la vita della grazia avrà un valore infinito perché noi per essa veniamo a partecipare alla natura divina.

4. Un tradimento obbrobrioso venne a derubare l’uomo di quella grazia che Dio nel suo infinito amore gli aveva originariamente accordata. Ora Dio volle concedergliela di nuovo con eguale, anzi con amore ancora più grande. A questo fine offrì tutto ciò che poteva mai concedere e ideare la sua infinita sapienza. Egli formò un disegno che per la sua inaudita novità fece stupire le schiere celesti. Egli stesso volle farsi uomo per ridonare agli uomini la dignità di suoi figli e per ricondurli al seno paterno del Padre celeste. Mira dunque il Figlio di Dio che abbandona il trono di suo Padre per andare in traccia del suo servo smarrito, fino nel più remoto angolo del suo regno, e per lasciarsi rinchiudere in grembo ad una natura umana dentro ad una povera capanna di Nazaret! Vedi come Egli, passando attraverso le schiere angeliche, viene ad abbassarsi fino a tale abisso, e osserva con quale fervore prende sopra di sé tutte le fatiche e le pene dell’umana natura! Non si crederebbe forse che per un prezzo così alto e inaudito Egli non avesse voluto acquistare per sé salute, vita, felicità, magnificenza? Egli al contrario non ebbe altra mira che di riconquistare la grazia così poco apprezzata dal mondo, e non credette pagarla troppo cara ad un prezzo così elevato, a costo di tanti sacrifici. Egli però non la ricomprò per sé, ma per noi. Ma anche dato che alcuno acquisti un qualche bene per un suo simile, anche a costo di sacrifizio, è certo però che egli non vorrà già pagarlo più del necessario. Se dunque tanto ha dovuto sborsare il Figlio di Dio per l’acquisto della grazia a nostro vantaggio, non vi è dubbio che essa debba essere un bene di una elevatezza e preziosità indescrivibile.

5. Se dunque l’Unigenito Figlio di Dio, il quale per la sua onniscienza giudica ogni cosa secondo il suo giusto valore, ha voluto ricomprarci la grazia a così caro prezzo, quale non deve essere la nostra vergogna al vedere con quale facilità noi ci adattiamo a farne a meno dopo che l’abbiamo perduta, senza darci alcun pensiero di trovarla! Ogni istante da noi trascorso senza la grazia dovrebbe farci orrore come lo stesso inferno. E come è possibile lo stare giorni, settimane e mesi in stato di peccato, e dormire, mangiare, giocare e darsi bel tempo come se niente fosse? Il grande Iddio si abbassa e annichila per ridonarci la grazia perduta, e noi, a cui deve pervenire questo bene, di cui troppo abbiamo bisogno, noi miseri mortali, senza lealtà, facciamo di tutto per distruggerla con peccati e delitti, poiché noi per la sola ombra di un vano onore o per il prurito di un miserabile piacere ci lasciamo sedurre al male!

6. E non solo Gesù Cristo scese dal cielo in terra: Egli volle soffrire e lavorare nella sua umanità per trentatré anni, per meritarci il tesoro della grazia. Essendo Egli il vero Figlio di Dio anche nella sua umanità, ogni sua azione aveva perciò un merito divino, infinito (1). Per tal ragione Egli avrebbe potuto soddisfare ai nostri peccati con una sola goccia del suo prezioso Sangue, e, con un atto di amore verso il suo Padre celeste, o con una sola azione compiuta a gloria di Lui, ci avrebbe potuto di nuovo meritare la grazia (2). Per farci meglio comprendere quale valore inestimabile possegga la grazia, Egli volle invece mostrarci che anche un Dio umanato non può mai fare e soffrire abbastanza per essa. Perciò Egli tutto ha sofferto quanto nessun uomo potrà mai soffrire, di modo che i suoi dolori, non solo furono infiniti per valore, ma per il loro numero e intensità sorpassarono di gran lunga tutti dolori umani (3). Egli volle digiunare per quaranta giorni per saziare noi col pane della grazia; volle essere scarnificato nel suo corpo coi flagelli per rivestirci della veste della grazia; lasciò coronare la sua adorabile testa di acute spine per adornare la nostra con la corona della sua grazia; lasciò che le sue mani ed i suoi piedi venissero trapassati da chiodi crudeli, versò tutto il suo Sangue preziosissimo per versare nell’anima nostra l’acqua divina della grazia; e volle finalmente dare la sua stessa vita sopra un obbrobrioso legno di croce, per sollevare noi sul trono della grazia e per riempirci di vita divina.

7. Che te ne pare, o cristiano? Poteva essere cosa piccola e di poca importanza quella per la quale il Figlio di Dio ha tanto faticato per conquistarla? Tu presti fede con tanta facilità agli uomini che ti promettono libertà, abbondanza e benessere e che si danno a credere apportatori di felicità per tutto il mondo. Ma quando però si tratta di acquistare questi beni promessi a costo di sacrifizio proprio, la cosa cambia aspetto, e quei millantatori del bene pubblico si ritirano in men che non si dice. Di qui puoi arguire di che tempra è il loro amore e l’interesse che essi mostrano a tuo riguardo, e quale stima essi abbiano per quegli stessi beni che ad altri promettono. Perché dunque non vuoi credere al tuo Salvatore che ha voluto sacrificarsi per te a questo punto? Anche se Egli ti dicesse che per meritarti la grazia tu dovessi soffrire tutto quello che Lui ha sofferto, dovresti credere che la grazia merita un tal prezzo, poiché Dio è l’eterna verità. E con quanta più ragione devi ora crederlo, dopo che lo stesso Figlio di Dio non ha creduto eccessivi i suoi dolori – di merito infinito – per ottenerti la grazia! E se credi questo, ti si renderà evidente come tutte quelle piccole pene che devi soffrire per aderire alla grazia non sono niente a confronto del suo valore infinito. Anche se tu avessi da soffrire tutto ciò che ha sofferto il Divin Redentore tu non potresti mai meritarti il minimo grado di grazia. Ringrazia perciò di tutto cuore il tuo Salvatore che ha voluto soffrire per te, e sforzati di rassomigliarlo il più che ti è possibile nei suoi dolori per mostrargli che tu pure hai imparato ad apprezzare l’immenso valore della grazia.

8. È senza dubbio un gran bene quello per il quale il Figlio di Dio non ha stimato troppo caro il dare la vita. Eppure anche con questa non credette Cristo di aver pagato interamente la grazia. Egli andò ancora più oltre e stabilì, per l’espansione ed il consolidamento della grazia tra gli uomini, un sacramento ed un sacrifizio che altro non contengono che il suo Corpo ed il suo Sangue, cioè il prezzo della nostra redenzione. Per Lui era troppo poco l’esser nato ed il morire una sola volta, ed il lasciarsi parimente un’unica volta chiudere nel sepolcro. Egli volle nascere di nuovo ad ogni ora del giorno nelle mani dei suoi sacerdoti, migliaia e milioni di volte in tutto il mondo; volle rinnovato continuamente il sacrifizio della croce sugli altari della sua Chiesa e trovare un numero infinito di volte il suo sepolcro nel cuore dei fedeli. Ed oh, quale oltraggio deve Egli sopportare in questo Sacramento quando vien costretto a discendere nelle mani impure di un infelice sacerdote dimentico del suo Dio, o quando trovasi rinchiuso in un tabernacolo abbandonato e negletto, o quando è ricevuto da un cuore ripieno delle immondezze del peccato! E quanta indifferenza, quanta freddezza non deve soffrire anche da parte nostra, da noi che non muoviamo un passo per assistere ai divini misteri e così assicurarci la grazia! E anche se vi assistiamo, è con tanta tiepidezza od irriflessione da sembrare che quell’augusto sacrifizio non abbia per noi alcun significato! Ed a quale scopo il Figlio di Dio compie ogni giorno questo miracolo di discendere dal cielo in terra? Ciò che ve lo spinge è lo zelo ardentissimo, infinito, di donare a noi la grazia, e la speranza che la vista di quel sacrifizio perenne ci apra finalmente gli occhi a conoscere ed apprezzare la preziosità infinita della grazia medesima.

9. Anche se la grazia in se stessa non fosse tanto preziosa da meritare di essere acquistata ad un prezzo così inaudito, dovrebbe essere d’infinito valore ai nostri occhi il prezzo sborsato da essa con tanto amore. Noi apprezziamo di più un bene che abbiamo conseguito in grande fatica e molti sacrifici, anzi il prezzo che ci è costato non fa che raddoppiare ai nostri occhi il valore di quel bene stesso. Quando David sul campo di battaglia ebbe sete ed i suoi soldati corsero a procurargli un poco d’acqua – a costo di tanto loro pericolo – David giudicò che quella bevanda, – senza valore per se stessa – diveniva preziosa per il sacrifizio che era costata ai soldati, tanto che non osò berla egli stesso, e l’offrì al Signore suo Dio (2Sam 23, 14-17). Eppure i suoi soldati non avevano dato la vita, ma l’avevano semplicemente messa in pericolo. Quanto più dunque il sacrificio che è costato a Cristo la grazia deve rendercela preziosa!

10. La grazia è invero infinitamente preziosa quanto il prezzo che è costata, cioè il sangue e la vita di Cristo. Chi la disprezza non disprezza solo i tesori eterni ed infiniti che in essa stanno racchiusi, ma il prezzo stesso che Cristo ha sborsato per conquistarla. S. Eusebio di Emesa (1) si esprime a questo riguardo in modo assai profondo: «Io mi sento qualcosa di grande perché sono opera di Dio; mi sento però incomparabilmente più grande per essere stato ricomprato ad un prezzo così elevato e sovrabbondante da sembrare ch’io valga quanto lo stesso Dio». Ed in altro luogo lo stesso Santo (2) osserva giustamente: «Sulla stadera della Croce non fu posto già dell’oro e nemmeno un angelo, ma lo stesso Autore della salute, affinché l’uomo potesse calcolare la infinita dignità e grandezza dal prezzo sborsato per il riscatto».

11. Ogni volta dunque che tu, o uomo, cambi la grazia col peccato, tu giuochi la vita, il sangue e la morte del Signore tuo Dio. Tutti i sudori che Gesù ha voluto spargere per tanti anni, li calpesti in un solo istante, e getti nell’abisso del peccato quell’eredità che Egli ti aveva acquistato con tante fatiche

12. Quale spaventosa diversità tra il breve istante in cui tu, uomo miserabile, decidi della tua eterna salute, e la lunga vita e l’aspra lotta sostenuta dal tuo Dio per redimerti! Con una sola parola Egli ha creato la luce che forma la delizia del mondo intero e con la stessa facilità ha dato l’esistenza alle stelle, alle piante e agli animali. Agli stessi angeli dette l’esistenza in un batter d’occhio, all’uomo con un semplice soffio della sua bocca. I suoi più grandi miracoli quando era sulla terra li operò camminando da un luogo all’altro, con una parola, con un cenno, con un tocco della sua mano, con la sola sua volontà. Con le tre parole che pronunziò sulla tomba di Lazzaro avrebbe potuto far risorgere tutti i morti. Solo per ridonarti la grazia, o cristiano, Iddio Onnipotente ha dovuto intraprendere un’opera che gli è costata per tanti anni fatiche inaudite, e per essa ha dovuto finalmente sacrificare anche la vita. E tutto fece con incredibile gioia, sapendo bene quanto la grazia meritasse queste dure prove (3). E a te non sembra che valga la pena il faticare un poco per a tua conversione! Tu credi con una breve confessione di avere del tutto soddisfatto ed espiato i tuoi peccati, e di aver fatto abbastanza per cambiare e migliorare la tua vita con un buon proposito e con qualche desiderio. Tu sospiri e ti lamenti, e sei tentato di perderti di coraggio e lasciar cadere le braccia in atto di estremo sconforto, se l’opera della tua conversione ed il progresso nel bene richiede il suo tempo e le sue lotte!

13. Oh, non sia più così, o cristiano che mi ascolti! Considera quanto sei costato al tuo Dio, rifletti al prezzo della tua redenzione, ed allora ti accosterai con profonda contrizione e con un santo fervore al Sacramento della Penitenza, formerai un saldo proposito di migliorare la tua vita, conserverai con gran cura la grazia riacquistata. Nessuna difficoltà potrà arrestarti, né alcuna tempesta ti abbatterà nel progresso dell’opera da te incominciata del tuo perfezionamento, e seguiterai il tuo cammino con fedeltà e perseveranza. E per farti animo per via andrai di continuo ripetendo con l’Apostolo: «O non sapete voi che non siete di voi stessi? Siete stati ricomprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio e portatelo nel vostro corpo» (1Cor 6, 20).

14. Se noi contempliamo la grazia sotto questo aspetto non ci resterà difficile di tutto fare, di tutto sacrificare per conservarla e per farla crescere in noi. Anche questo possiamo impararlo da Dio stesso. Egli tiene la grazia in tale stima che piuttosto che permettere la perdita della grazia preferirebbe che piombassero sugli uomini tutti i mali, che il mondo intero andasse a soqquadro, essendo la perdita della grazia il massimo di tutti i mali. Vedi come paesi e nazioni, per l’innanzi fiorenti, sono in breve tempo divenuti deserti in seguito a guerre terribili e ad epidemie spaventose; osserva come tante famiglie sono colpite da rovesci di fortuna e perdono i beni e l’onore; guarda i mali che colpiscono anche i singoli individui, le persecuzioni con le quali i peccatori tribolano i giusti e che spesso li fanno apparentemente trionfare su di loro. E perché tutto questo? Dio permette tutti questi mali per incitare gli uomini a non porre le loro delizie nei beni della terra, ma a cercare invece la loro felicità e la loro salute nella grazia. Dio sopporta anche il biasimo che la cecità e l’impazienza umana osa lanciare contro la Provvidenza poiché ai suoi occhi l’ingiuria al suo onore è nulla in confronto al valore della sua grazia, la quale Egli vuol rendere accessibile agli uomini con la predica di penitenza che Egli loro per mezzo delle prove e dei flagelli. Se Dio sacrificò per essi il suo Unigenito Figlio, perché non distruggerebbe Egli più volentieri le opere più meravigliose della sua onnipotenza, anzi, non lascerebbe soffrire l’intera creazione, piuttosto che il genere umano dovesse andare privo della sua grazia?

15. Impariamo dunque da un tale insegnamento ad apprezzare la grazia nel suo vero valore. Ne vada pure il nostro onore e la nostra riputazione, purché la grazia non ci venga a mancare; ci rapiscano pure le nostre ricchezze, ci tolgano i genitori; i figli, gli amici, la nostra salute, la nostra vita, vada anche in distruzione il cielo e la terra, purché a noi resti la grazia! Ben a ragione il Salvatore c’insegna a tutto vendere per essa e darlo ai poveri, a strappare i vincoli umani a noi più cari, a disprezzare e sacrificare la nostra vita stessa, avendoci Egli preceduto col suo esempio luminoso. Chi ha acquistato quella perla ha in essa il prezzo sovrabbondante per acquistarsi il possesso del cielo e di Dio stesso; perché con la grazia tutto possiede!

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