Con la partecipazione alla natura divina scende in noi, per mezzo della grazia, la più alta perfezione

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Riproduciamo per i nostri lettori il Capo VII del Libro I del volume del teologo e mistico tedesco M. J. Scheeben intitolato “LE MERAVIGLIE DELLA GRAZIA DIVINA”. Il testo è stato tradotto e pubblicato in Italia nel 1943 per i tipi della SEI. Sottolineature e grassettature nostre [RS]

1. «Io voglio essere simile all’Altissimo», gridò Lucifero (Is 14, 14) contemplando la bellezza e i doni meravigliosi di cui era stato arricchito da Dio. Questa intenzione era giusta in sé stessa, era anzi un dovere. Ma nel senso preteso da Lucifero e pronunziata dalla sua bocca era una bestemmia, volendo egli arrivare a a quell’altezza, indipendentemente da Dio.
Anche per ognuno di noi è dovere il pensare così: «Voglio divenire simile a Dio». Però dobbiamo volerlo per mezzo della grazia e della più intima unione a Lui. Non possiamo rendere a Dio lode più degna del riconoscere noi umilmente che Egli stesso, per la sua grazia, vuol farci simili a Lui nella sua altissima perfezione, e non possiamo ringraziarlo in miglior modo che cooperando con la sua grazia, meglio che possiamo, per avvicinarci il più che ci sarà possibile alla di Lui santità. Lo stesso Salvatore ci dice: «Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste» (Mt 5, 48).
2. Considera dunque, anima cristiana che sei chiamata a questa intimità con Dio, i tesori della sua bellezza. Ammira la sua natura infinita, che tutto contiene di ciò che di più bello e magnifico possa immaginarsi. Stupisci dinanzi alla sua divina maestà dalla quale si spandono come da un sole tanti raggi luminosi quante sono le bellezze e le perfezioni che scorgiamo in noi, intorno a noi e sopra di noi. Guarda come questo potente architetto ha costruito in un batter d’occhio questo nostro mondo così grande e così variato. Ma Egli non si è per niente esaurito con tale opera; Egli avrebbe potuto creare con la stessa facilità mille altri mondi. Vedi, anima mia, come Egli, senza alcuna fatica, ha chiamato all’esistenza innumerabili corpi celesti dei quali molte migliaia sono più grandi della terra, e li ha posti sotto leggi meravigliose. Vedi, come senza muoversi, Egli tutto regola e muove. Vedi, come divide le varie cause ed ordina gli elementi, come Egli palesa le proprietà, le forze, i tesori dei metalli, delle sorgenti, delle piante e degli animali, agli uomini di scienza ed agli Angeli assistenti al suo soglio.
E quando, compresa dalla incommensurabile pienezza delle sue ricchezze e perfezioni chescorgi in Dio ti prostri stupita innanzi a Lui come un povero vermicciuolo si annichila davanti allo splendore del sole: allora, o anima, puoi stupirti di te stessa, poiché tutte queste cose, o mille altre delle quali ora non hai nemmeno la minima idea, sono tue, poiché tu appartieni a Dio ed Egli appartiene a te, e tutto ciò che è suo è tuo in eterno!
3. Ogni natura creata possiede un grado diverso di perfezione e niuna di esse contiene tutto ciò che trovasi nelle altre. L’elefante ha la forza del leone, ma non ne ha la sveltezza; il leone ha la forza dell’elefante, ma non la sua grandezza. Gli animali hanno al disopra delle piante la sensibilità, ma non posseggono la loro esuberante bellezza di fiori variopinti. L’uomo per la sua anima ragionevole trovasi infinitamente al disopra di tutti gli animali, eppure questi posseggono molte qualità corporali che mancano agli uomini.
Dio invece nella sua semplice essenza riunisce in sé tutte le prerogative delle creature (1) ed ognuna di esse la possiede nel massimo grado di pienezza e purità, come il sole nel suo semplice lume possiede la molteplice magnificenza dei sette colori dell’arcobaleno. Poiché le diverse nature delle creature sono come i raggi multicolori in cui si risolve un raggio di sole.
L’uomo è già per natura creato ad immagine di Dio, per cui l’essenza dell’anima nostra, come di quella dell’angelo, è molto più perfetta di quella degli esseri irragionevoli. Le nostre proprietà naturali non sono però che raggi singoli e interrotti del sole divino, poiché essi, per quanto possano esser belli, non contengono però in sé le prerogative di altre nature.
Nella grazia, invece, la luce della stessa natura divina nella quale sono riuniti tutti i raggi della santità, cade in maniera assai più perfetta nell’anima nostra. È vero che anche la grazia ha i suoi gradi e le sue varietà e che niuno dei santi è uguale all’altro, ma gli eletti si distinguono tra loro, come un angelo dall’altro, come una stella dall’altra stella, in splendore e bellezza (1Cor 15, 41). Pure il minimo grado di grazia partecipa all’anima un’immagine di Dio così elevata che tutte le perfezioni naturali delle creature riunite insieme sono da esso sorpassate in grado infinito.
4. Se tu, o cristiano, sei povero di doti naturali, non hai per questo da invidiare alcuno. E se anche sei ricco di beni di fortuna, forte, dotto, stimato da tutti, ma ti manca la grazia, stai pur certo che il più povero dei tuoi fratelli può essere, per mezzo di essa, infinitamente più giusto e felice di te, egli possiede un tesoro meraviglioso, la vera riproduzione dell’immagine di Dio, un capolavoro che non ha confronto né in cielo, né in terra. Egli ha nel suo cuore, per la grazia, una tale pienezza di sapienza, di bellezza e di virtù che tutte insieme le creature non possono stargli a paragone; esso alberga nel suo cuore il regno più bello e magnifico che possa mai esistere, il regno di Dio; del quale disse il Salvatore: «Il regno di Dio è dentro di voi» (Lc 17, 21).
5. Ma tu dirai: io niente vedo di tutte queste bellezze; e che mi giova possedere un tesoro quando non posso godermelo?
È vero, tu non vedi le tue dovizie, ma pure esse trovansi dentro di te. Se hai un diamante non ancora ripulito e lavorato non puoi farti un’idea di quanto esso sia splendido e di prezzo; eppure esso racchiude già in se stesso, nella sua rozza apparenza, il suo intero valore. Se tu hai in mano un granello di seme di un grande albero non potresti immaginare l’albero maestoso e magnifico che ivi si cela. Così è della sublime e divina perfezione che si trova in te, partecipata dalla grazia; ma essa trovasi ancora velata e nascosta. «Noi siamo ora figliuoli, dice S. Giovanni (1Gv 3, 1-3), ma non è
ancora manifesto quello che noi saremo quando vedremo Dio come Egli è».
Finché tu non contemplerai Dio faccia a faccia non potrai vedere nemmeno l’immagine della sua divina natura come trovasi nell’anima tua. La grazia è appunto l’aurora del sole divino; aspetta che il sole stesso sorga sull’orizzonte, che esso spieghi in te tutto il suo splendore, che l’intensità del suo calore ti penetri e ti trasformi, e allora sarai rapito fuori di te per la tua bellezza, e tanto più lo sarai quanto più a lungo essa ti è restata celata. Fino a quel giorno beato ti fa mestieri lavare con le tue lacrime quel prezioso diamante ed arruotarlo con i tuoi sacrifici. Resterai meravigliato a rimirarne lo sfolgorante splendore, allorché sorgerà l’eterno Sole. Per ora, come insegna l’Apostolo, fa d’uopo che tu proceda nella fede e non nella visione, nella fede all’immutabile parola di Dio.
Poiché «per la fede», ci dice S. Pietro (1Pt 1, 4-5) «saremo riserbati per una beatitudine che ci sarà manifestata nell’ultimo tempo, con l’apparizione del Signore», e per Lui noi abbiamo «la viva
speranza di una incorruttibile, purissima, inalterata eredità che ci sta preparata in cielo».
6. Nella grazia tu hai la tessera della tua futura trasfigurazione. Perciò l’Apostolo chiama lo Spirito Santo un pegno od una cauzione che noi portiamo nel cuore (2Cor 1, 22; Ef 1, 14) mentre Dio ha infuso il suo spirito nel nostro cuore e con questo la sua grazia. Egli ci è restato mallevadore che è sua volontà di condurci alla gloria eterna. Se noi conserviamo fedelmente questo pegno preliminare, questo ci sarà commutato nell’eternità con la pienezza della trasfigurazione (3). La gloria della beatitudine eterna non è che il pieno sviluppo di quella che è stata deposta per la grazia nell’anima nostra. Essa sta in rapporto alla grazia come il giorno all’aurora. L’ammalato che si è lagnato tutta la notte, insonne e in preda alle sofferenze più acute, si sente come rivivere quando scorge i primi albori del giorno che spunta. Il chiarore è ancora assai debole, ma per il povero infermo è pegno sicuro del giorno che si avanza e che gli apporterà alquanto sollievo.
Nello stesso spirito tu devi, o cristiano, contemplare la grazia divina. Tu sei naturalmente ben lontano dal possedere le divine perfezioni che essa ti vuole partecipare in una beatitudine affatto indisturbata. Tutto ciò che provi in te stesso riguardo alla grazia divina è come il dolce crepuscolo di una nuova luce a grande distanza. Ma consolati e resta fedele alla grazia. Come è certo che dall’aurora scaturirà il pieno meriggio, così è certissimo che dal debole lume della grazia si svilupperà il sole della beatitudine, se tu persevererai sino alla fine, pieno di speranza e di fiducia.
Anche se tu ancora languisci nella schiavitù della carne, se ti senti oppresso da dolori e da colpe, se spesso sei costretto a lagnarti di essere ancora tanto dissimile a Dio, sospira allora con l’Apostolo la
libertà e la beatitudine dei figli di Dio, nel cielo, là dove tu raggiungerai la pienezza della perfezione, cioè quella rassomiglianza alla quale ti deve portare la tua fedele cooperazione alla grazia. In tal modo le tue più accese brame saranno appagate.
Custodisci perciò il tuo prezioso tesoro, e cerca ogni giorno più di crescere nella divina grazia e farne buon uso.