Fertility Day: la sterile campagna del ministro Lorenzin

 

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il 9 ottobre 2013 nella sala stampa di palazzo Chigi durante una conferenza stampa dei ministri del Pdl. ANSA/ GUIDO MONTANI

di Bellarminus

L’iniziativa lanciata in queste ore dal ministro della salute Beatrice Lorenzin ha già suscitato un certo clamore mediatico e si presume porterà con sé non poche polemiche. Ci riferiamo infatti al Fertility Day, l’ennesima campagna governativa renziana in salsa social, che si pone come obiettivo quello di combattere la crisi demografica che affligge l’Italia ormai da decenni. Basta andare sul sito del ministero per rendersi conto della portata che il Fertility Day pretendebbe di avere: “rieducare” il popolo italiano a non adagiarsi nell’edonismo per consegnare alla società nuovi figli[1]. La prole quindi è un bene della collettività da salvaguardare per non veder morire il Paese.

Ad una prima analisi si tratta di una idea tutto sommato condivisibile e nobile nei fini, ma riteniamo che essa sarà destinata ad una fine ingloriosa a causa di numerosi ed eterogenei fattori.

Innanzitutto, il Fertility Day non può essere appoggiato, così come esso si propone, dal mondo cattolico, in quanto manca di ogni riferimento al matrimonio sacramentale, quale unico ed esclusivo luogo deputato da Cristo per la nascita e educazione della prole. Infatti gli spot del governo sono rivolti genericamente alle donne senza ulteriori specificazioni a riguardo del loro status. Sappiamo invece come la Chiesa ha sempre condannato forme di filiazione che non trovano nel matrimonio sacramentale la propria origine. Inoltre, volendo guardare oltre, il Fertility Day potrebbe anche riguardare le coppie omosessuali (perché no?), le quali oggi, anche grazie alla legge Cirinnà, potrebbero rivolgersi a qualche struttura ospedaliera estera (per il momento), ricorrendo alla pratica dell’utero in affito al fine di garantire loro la genitorialità, mercificando il corpo femminile. Per assurdo, anche questa ultima opzione sarebbe in linea con le direttive tracciate dal ministero.

Un altro fattore di intrinseca debolezza del Fertility Day è dato dall’assuefazione del pensiero italiano all’ideologia liberal-nichilista ormai imperante ad ogni latitudine. Le reazioni più isteriche sono infatti da rinvenire proprio in quel mondo femminile che la campagna governativa vorrebbe sensibilizzare, nonché dai soliti “intellettuali” graditi al mainstream. In particolare, sembrano riemergere gli stessi spot scanditi mortiferamente durante le lotte femministe degli anni sessanta e settanta. Si sostiene in particolare che la procrezione è un fatto meramente privato, secondo un lessico tanto caro al partito radicale e ripreso su fb da Roberto Saviano. Invogliare le donne a generare sarebbe, secondo costoro, una imposizione inaccettabile, ribadita inoltre dalla “sacralità” disumana della legge sull’aborto.

Su un versante affine i movimenti più marcatamente di sinistra vedono questa iniziativa come un ritorno al fascismo (sic) che pure aveva fatto tanto per combattere il calo demografico, riuscendo a far crescere la popolazione italiana[2].

Altri puntano invece il dito, invece, sulla mancanza di politiche familiari efficaci, dal momento che la precarietà del lavoro e la tassazione iniqua impedirebbero, in sostanza, alle famiglie di fare figli. Questo discorso coglie sicuramente un aspetto del problema: nessuno mette in dubbio che la crisi economica sia un fattore importante di denatalità, ma dall’altro lato vi sono anche alcune coppie che, pur avendo la possibilità di dare alla luce figli, preferiscono gelosamente mantenere quel po’ di benessere accumulato in anni di sacrifici.

Queste considerazioni non possono lasciare indifferente il cattolico e devono, anzi, spronarlo a riflettere sul fatto che Dio, quale fonte inesauribile di amore, ha comandato gli uomini di amarsi gli uni con gli altri e di moltiplicarsi[3]. La fecondità dell’amore cristiano incardinato nel matrimonio sacramentale deve quindi essere l’obiettivo da perseguire, secondo una prospettiva tendente al Bene sovrannaturale. Ovviamente nulla di tutto ciò è minimante contemplato dal Fertility Day. Sappiamo infatti che ogni battaglia umana, senza l’aiuto di Dio, è destinata miseramente a fallire, seppur animata da buone intenzioni.

Alla luce di quanto fin qui detto, il Fertility Day, ancorché nato con le migliori intenzioni, non può conseguire l’obietittivo auspicato. Inoltre appare necessario sottolineare come la posizione di Jorge Mario Bergoglio espressosi qualche tempo fa sul punto («le famiglie cristiane non facciano figli come conigli…») sia ai limiti dell’imbarazzo, mentre in queste ore si è preoccupato di scagliarsi (per l’ennesima volta) contro i cambiamenti climatici[4]. Questioni di prorità dunque.

Una parola di speranza ce la consegna però il Magistero della Chiesa: i cattolici, diceva papa Leone XIII, sono fatti per combattere e dunque siamo chiamati in questa epoca assai drammatica a restare saldi nella Fede e a diffondere l’unica vera forma di fecondità gradita a Dio, il comandamento dell’Amore cristiano.

 

 

 

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[1] http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_2_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=eventi&p=daeventi&id=431

[2] http://www.internazionale.it/opinione/ida-dominijanni/2016/09/01/pubblicita-regresso-fertility-day

[3] Genesi, 19, 30-38.

[4]http://www.repubblica.it/vaticano/2016/09/01/news/il_papa_distruggere_il_pianeta_e_un_peccato_che_va_confessato_ed_espiato_-147000069/

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