[INTERVISTA] Che cos’è la Compagnia della Buona Morte? Risponde il prof. Isacco Tacconi

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di Fabrizio Saracino

 

Professor Tacconi, che cos’è la Compagnia della Buona Morte?

La Compagnia della Buona Morte che abbiamo voluto fondare quest’anno nasce anzitutto come una lega di preghiera in suffragio dei defunti e per la conversione dei peccatori morenti. In secondo luogo vuole essere una forma di apostolato laicale sul modello delle antiche Confraternite della Buona Morte, più propriamente dette «della Morte e dell’Orazione», o anche «della Misericordia». Queste Confraternite, oltre ovviamente alla preghiera, si occupavano dell’assistenza e della cura dei moribondi e del recupero dei cadaveri abbandonati, i cosiddetti “morti di campagna”, sobbarcandosi gli oneri per dare loro una sepoltura cristiana. Ma in realtà bisogna dire che le Confraternite della Buona Morte svolgevano una molteplicità di opere di carità che andavano dall’accompagnamento spirituale dei condannati a morte al sostentamento delle donne povere ecc.

 

Lo stato di necessità in cui versa la Chiesa oggi ha contribuito alla sua ideazione?

Indubbiamente il vuoto che la desertificazione dottrinale e liturgica ha prodotto intorno a noi è stato un motivo molto forte che ci ha spinto a riflettere su cosa noi semplici laici possiamo fare oggi per Dio e la sua Chiesa. È bene precisare infatti che l’idea della Compagnia è nata, per così dire, “in famiglia”. Già da tempo io e mia moglie ci siamo seriamente interrogati sull’abbandono di tante anime che negli ospedali muoiono senza i conforti cristiani, o senza una reale preparazione ad affrontare la morte in spirito di penitenza e di conversione. In più la completa scomparsa di questi “corpi intermedi”, quali erano le confraternite di laici, ha privato la Chiesa di quel sano impegno caritativo dei laici nei confronti dei fratelli nella fede che un tempo animava la vita quotidiana dei cattolici. Per questo abbiamo deciso di ricominciare dal focolare domestico a poco a poco, in semplicità e in umiltà, dai fondamentali della fede: preghiera e penitenza.

 

Come mai la vostra, o meglio la “nostra”, Compagnia è consacrata proprio a San Giuseppe, San Benedetto e San Michele?

Beh, lo spazio di un’intervista non mi permette di sviluppare i fondamenti storici e teologici che legano questi Santi in modo particolare alla morte e alla salvezza delle anime. Dirò semplicemente che la Tradizione ha riconosciuto in San Giuseppe il Patrono principale della Buona Morte a causa del privilegio unico che avuto di morire fra le braccia dell’Immacolata Vergine Maria e del Figlio di Dio, Salvatore e Redentore. San Michele Arcangelo, ci insegna la Dottrina, è il «Praepositus Paradisii» cioè “Il Custode del Paradiso”, ed è colui che peserà i meriti e le colpe delle anime nel loro giudizio particolare. Inoltre è invocato anche come patrono e consolatore delle anime purganti. Per quanto riguarda San Benedetto, invece, il suo legame con la Buona Morte è stabilito sia dai fatti miracolosi della sua vita narrati da San Gregorio Magno, sia dalle rivelazioni ricevute da Santa Gertrude direttamente dal Santo Patriarca Nursino. In più, per l’efficacia della sua medaglia contro il Demonio è invocato anche Patrono degli esorcisti. Ma per avere più dettagli in merito consiglio di consultare il nostro sito nella sezione relativa http://bonaemortis.wixsite.com/compagniabuonamorte/i-nostri-santi-patroni

 

Chi ne può far parte? E quali impegni comporta?

Chiunque sia cattolico anche solo battezzato, maschio o femmina. L’unico impegno richiesto ai confratelli associati è di recitare tre giaculatorie al mattino e alla sera.

 

Oltre a Roma siete presenti in altri luoghi, in Italia o all’estero?

In effetti i nostri confratelli sono sparpagliati in diverse parti d’Italia fra Liguria, Toscana, Veneto, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Abbruzzo. Un nutrito gruppo risiede a Terni, un altro a Reggio Emilia e ultimamente, su richiesta esplicita di un gruppo di fedeli brasiliani, abbiamo aperto una circoscrizione nell’Amministrazione Apostolica di Campos. Tra i nostri confratelli militano anche alcuni religiosi e sacerdoti.

 

Concretamente quali attività svolgete?

Abbiamo dato alla stampa una nuova edizione bilingue (latino/italiano) del tradizionale Ufficio dei Defunti secondo le norme della costituzione apostolica “Divino Afflatu” (1911) di San Pio X. Stiamo avviando la produzione di corone del Rosario «memento mori». Abbiamo svolto già alcuni incontri/conferenze di formazione e presentazione della Compagnia, e a Dio piacendo nell’anno venturo organizzeremo un pellegrinaggio in onore di San Benedetto presso il Monastero benedettino di Norcia che, come saprete, è stato duramente colpito dal terremoto del 24 agosto scorso. Ad ogni modo si possono trovare tutte le informazione e gli aggiornamenti alle nostre iniziative sul nostro sito web http://www.compagniabuonamorte.it

 

In una società “liquida” come quella attuale parlare della “buona morte” può servire anche a rimarcare nella vita le cose realmente fondamentali?

Più che di società “liquida”, secondo la nota definizione di Zygmunt Bauman, parlerei di “dis-società” preferendo l’analisi critica di Marcel De Corte. Quella oggi esistente infatti non ha più neanche le caratteristiche per definirsi «societas», cioè la collaborazione delle parti in un tutto organico, gerarchicamente ripartito e armonioso. Quella odierna è una massa disarticolata e caotica di individui atomizzati e confusi, dirottati di volta in volta dal pensiero unico liberal-massonico e, per questo, anticattolico.

In questo scenario umano privo di ogni certezza e di ogni verità immutabile anche la più elementare, sono convinto che una sola realtà resta ancora ad infrangere il sogno/incubo dell’«oltreuomo» nicciano: la morte. Un problema di cui né la scienza, né l’eugenetica, né la politica, né lo spensierato edonismo potranno mai venire a capo. Lo dimostra lo smarrimento e la disperazione dell’opinione pubblica di fronte alla tragedia del recente terremoto. Si, dico che non esiste un affare così importante come quello della Morte e del destino eterno delle anime e che urge di essere riportato al centro della meditazione di tutti.

A questo proposito vorrei citare qui le parole al contempo gravi e consolanti di padre Cassiano Folsom osb dopo l’esperienza del terremoto che ha colpito il Centro Italia, parole che condivido in pieno e che esprimono anche l’atteggiamento spirituale di fondo della nostra Compagnia: “Ci sono due simboli che possiamo trarre da questa storia e che ci invitano a fare riflessioni importanti. Innanzitutto, la Basilica di San Benedetto e l’altare del santo sono gravemente danneggiati. La cultura cattolica della civiltà occidentale sta crollando. Ce l’abbiamo davanti agli occhi. Il secondo simbolo è l’assembramento di persone attorno alla statua di San Benedetto in piazza, unite nella preghiera. Questo è l’unico modo di ricostruire”.

 

Che cosa direbbe oggi ad un lettore curioso ma non convinto per convincerlo a far parte della vostra Compagnia della Buona Morte posta sotto il patrocino dei Santi Giuseppe, Michele e Benedetto?

Direi semplicemente quello che la Chiesa ha sempre insegnato per ricondurre l’uomo a guardare se stesso e la propria esistenza con realismo, cioè con verità: “ricordati o uomo che polvere sei e in polvere ritornerai”. Ma aggiungerei anche una delle raccomandazioni che San Benedetto premette alla sua Regola: “E se vogliamo arrivare alla vita eterna, sfuggendo alle pene dell’inferno, finché c’è tempo e siamo in questo corpo e abbiamo la possibilità di compiere tutte queste buone azioni, dobbiamo correre e operare adesso quanto ci sarà utile per l’eternità”.

 

 

 

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