La grazia santificante ha al suo seguito le grazie dello Spirito Santo, grazie di somma efficacia soprannaturale

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Riproduciamo per i nostri lettori il Capo IX del Libro III del volume del teologo e mistico tedesco M. J. Scheeben intitolato “LE MERAVIGLIE DELLA GRAZIA DIVINA”. Il testo è stato tradotto e pubblicato in Italia nel 1943 per i tipi della SEI. Sottolineature e grassettature nostre [RS]

1. In seguito al già detto anche la grazia santificante è in certo senso attiva, mentre essa, non solo rende l’anima capace di azioni soprannaturali, ma la sollecita a compierle. Per la trasformazione permanente dell’anima – alla quale essa infonde una costante idoneità alla vita virtuosa soprannaturale ed un continuo incitamento ad essa – la grazia santificante ha un’efficacia più grande e duratura delle cosiddette grazie attive, le quali non sono che incitamenti e passeggere scintille di vita. Non deve però credersi che sia la stessa grazia santificante che richiama l’attività soprannaturale (1). Essa non dà che la: capacità (2) per essa; essa non è che il fondamento o il fine di quell’influsso e di quegli impulsi per mezzo dei quali lo Spirito Santo risveglia o guida l’attività soprannaturale della libera volontà. Questi influssi si chiamano, nel loro stesso senso, operativi, perché essi consistono in illustrazioni ed incitamenti interni percepibili, mentre la grazia santificante stessa non è percepibile, ma solo si fa notare con questi moti collegati con essa.

2. Ma se noi tanto parliamo delle magnificenze e della forza della grazia santificante, non dobbiamo però dimenticare o mettere in disparte le cosiddette grazie attive di Dio. Senza di queste la grazia santificante non sarebbe sufficiente per farci condurre al fine voluto da Dio la vita soprannaturale che essa ha fondato in noi. Senza dubbio è pure la grazia santificante quella da cui sempre dipende e sta attaccata la nostra salute. Essa è il principio vitale dell’atto soprannaturale, cioè essa dà all’anima la vita spirituale e le infonde la sua attività soprannaturale, precisamente come l’anima al corpo. Dio può, senza dubbio, dare gl’incitamenti operativi della grazia anche a chi non è in stato di grazia santificante, e non vi è in realtà alcuno che, benché assai lontano da Dio, non provi cento e mille volte questi impulsi. Ma anche in questo, Dio ha sempre in vista la grazia santificante, poiché Egli dà al peccatore queste grazie passeggere solo con l’intenzione di condurlo allo stato di grazia, e al giusto per confermarvelo. Del resto queste grazie attive sono indispensabili anche a coloro che trovansi in stato di grazia; senza di esse niuno può compiere opere alcuna che conduca alla beatitudine eterna (1) né acquistare avanti a Dio meriti valevoli per l’eternità (2), neppure colui, ripetiamo, che è stato fatto partecipe dello stato di grazia (3).

3. Qui vogliamo mostrare principalmente, da un lato come sia necessaria la grazia attiva, e dall’altro come questa sia intimamente legata alla grazia santificante. In qual modo quella sia di preparazione a questa lo spiegheremo nel quinto libro.

4. Dunque, anche quando ci troviamo in stato di grazia, abbiamo continua necessità di uno speciale aiuto dello Spirito Santo per ogni singola opera soprannaturale buona e meritoria (1). Nelle virtù soprannaturali e nei doni dello Spirito Santo noi abbiamo la forza e l’impulso per compiere tali atti, come nella salute corporale, nelle forze e nei membri del corpo abbiamo la possibilità di compiere i nostri doveri terreni. Ma come queste facoltà del corpo devono esser mosse dal nostro libero arbitrio per metterle in attività, così anche lo Spirito Santo deve risvegliare e mettere in moto con un particolare influsso le latenti forze dell’anima che trovansi nella grazia santificante affinché esse si manifestano realmente attive.

5. Già per mettere in attività le sue forze naturali l’anima. ha bisogno di un influsso esteriore che le svegli dal loro sonno e le spinga all’azione. Il compendio di questi influssi che accompagnano l’aiuto della divina onnipotenza e del divino amore viene chiamato l’assistenza naturale e generale di Dio (2).
Ma poiché una forza soprannaturale non può essere risvegliata da una cosa naturale, né messa in moto con semplici aiuti naturali, e d’altra parte le forze soprannaturali sono tanto meno nostre e tanto meno in nostro potere di quelle naturali, così lo stesso Spirito Santo che ce le ha donate dove influire in di esse in modo da farle svolgere e sviluppare; e tale influsso dello Spirito Santo si chiama grazia attiva. Anche la pianta, malgrado la sua intima forza vitale, ha bisogno di materia nutritiva, di luce, di calore. Di più, tanto il clima che l’atmosfera devono essere adatti alla sua natura. Più la pianta è nobile, e più pura deve essere l’atmosfera, più mite il clima, per procurarle quel succo necessario e la conveniente quantità di luce e di calore. Allo stesso modo il germe della vita soprannaturale nell’anima non può svilupparsi se non sotto l’influsso di un’atmosfera soprannaturale; un’atmosfera che lo imbeva di rugiada e di pioggia celestiale, ed un sole che lo irradi di luce divina e lo riconforti con un calore celeste. Questo germe non può germogliare senza l’influsso costante di Dio, nel quale abbiamo l’essere, la vita ed il moto. Poiché, come nell’ordine naturale Dio non ha creato in alcun modo la natura di una cosa insieme alle sue forze, rilasciando poi che questa seguisse leggi sue proprie – essendo Egli stesso, sempre, in tutto ed in ciascuna cosa il primo motore come l’ultimo regolatore – così è nell’ordine soprannaturale. Lo stesso Spirito Santo deve risvegliare col proprio fiato il germe delle virtù soprannaturali, imbeverle della propria luce, penetrarle del suo calore. Solo in tal modo potranno far sviluppare una vita divina.

6. Di più noi dobbiamo, per mezzo di azioni virtuose da noi compiute in stato di grazia, ascendere sempre più in alto, cioè ad un grado più alto di grazia. Ma questo, malgrado la forza della grazia di cui già siamo in possesso, non siamo capaci di farlo da noi soli, poiché niuno può divenire più di quello che è senza l’aiuto di uno a lui superiore. Perciò lo Spirito Santo deve di nuovo porgerci la mano per spingerci in alto, e deve sollecitarci a fare ogni sforzo per raggiungere un grado più elevato di grazia, sostenendoci in questo nostro volo con la sua assistenza. A questo fine non sono sufficienti i sette doni dello Spirito Santo. Poiché sebbene essi ci spingano alle azioni soprannaturali più delle virtù infuse, pure anch’essi sono qualità inattive dell’anima nostra le quali esigono pure il particolare influsso dello Spirito Santo per divenire attive. Esse sono la vela con la quale la barchetta dell’anima nostra deve raggiungere il porto del cielo, ma questa vela dev’essere gonfiata e sospinta dal soffio potente dello Spirito Santo. Per essa l’anima nostra diviene uno strumento docile e malleabile del divino Paraclito. Ma ogni strumento dev’essere realmente usato e messo in moto dall’artista per metter fuori la sua virtù, e ciò avviene per la grazia attiva.

7. Finalmente questa grazia attiva è necessaria anche ai giustificati, non solo per ogni opera buona soprannaturale, ma in modo particolare quando una tentazione viene a metterli in pericolo di peccare. Poiché se Dio non veglia costantemente sopra i suoi e non accorre ad ogni istante in loro aiuto, non appena si affaccia un pericolo non è da credersi che essi possano evitare il peccato nel quale minacciano di precipitarli ad ogni istante tante occasioni e pericoli e la stessa loro fragilità (1).

8. In breve la grazia attiva è per la vita soprannaturale che abbiamo in noi per mezzo della grazia santificante precisamente ciò che è per la vita corporale la luce e il nutrimento, e per le sue debolezze e malattie le medicine.

9. Senza contare affatto lo stato miserabile in cui ci ha gettato il peccato, il già detto ci mostra chiaramente la nostra dipendenza da Dio, dipendenza così assoluta che, anche dopo che Egli ci ha elevato sopra la nostra natura, deve ad ogni istante venire in nostro soccorso se non vuole veder distrutto addirittura questo nostro essere così fragile e caduco, ciò che Dio non vuol fare, sia in vista del suo onore, come del nostro bene. Se noi fossimo in condizione di mantenerci nel già ricevuto stato di grazia senza ulteriori aiuti, dove troverebbesi un uomo che non cadesse in una falsa fiducia e compiacenza di se stesso, avviandosi in tal modo a perdizione? Ma gli uomini dipendono talmente dalle mille necessità della vita e sono in preda a mille pericoli che non hanno bisogno di tanti ammonimenti per non fidarsi troppo di se stessi e per non scordarsi di Dio. L’esperienza ci mostra sempre la realtà delle cose! Lo stesso vale nel campo spirituale dove i pericoli sono ancora più grandi; e irreparabile sarebbe la nostra rovina se Dio ci avesse lasciato del tutto liberi di contare sulle nostre proprie forze.

10. D’altra parte però, le verità che ora abbiamo meditato devono infonderci non poco conforto. Poiché la grazia santificante ci fa sempre degni dell’aiuto operoso, cioè della grazia attiva dello Spirito Santo fino a tanto che noi la manteniamo, vale a dire purché noi perseveriamo nello stato di giustificazione. La grazia santificante ci fa dunque figli di Dio. Come tali noi meritiamo che il Padre nostro curi e conservi la nostra vita celestiale per le operazioni del suo Santo Spirito, che Egli ci rinforzi, c’illumini e ci accompagni in tutte le nostre vie, e che non ci abbandoni fino a tanto che noi stessi non ci allontaniamo da Lui.  Per la grazia diveniamo inoltre membri vivi di Cristo. “Cristo”, dice il Concilio di Trento (1), “come il corpo nelle membra, come la vite nei tralci, fa scorrere senza posa nelle sue creature la sua forza; una forza che precede sempre le loro buone opere, le accompagna, le segue avanti di compierle e dopo compiute, e dà loro quel valore senza del quale esse non sarebbero in alcun modo gradite a Dio e meritevoli in se stesse”. L’assistenza soprannaturale dello Spirito Santo ci è dunque, per la grazia, parimenti naturale perché noi per la stessa grazia santificante abbiamo rivestito una natura più elevata e celeste. È come se ci venisse messo in mano un bastone che nessuno potesse toglierci se noi stessi non lo gettassimo via. Questo Santo Spirito ci circonda senza posa come la luce del sole che circonda il nostro occhio e che mai ci vien tolta eccetto nel caso che noi stessi chiudiamo gli occhi o ci togliamo da quella luce. Egli picchia continuamente al nostro cuore per sollecitarci al bene, esso ci parla per far penetrare in noi la sua verità, c’invita verso tutto ciò che vi è di buono, e ci tiene lontani dal peccato; ci rinforza nell’ora del pericolo e ci sostiene anche quando vacilliamo e siamo presso a cadere. È vero anche per noi ciò che Mosè cantava d’Israele: “Dio gli fece da guida, l’ammaestrò, lo custodì come la pupilla dell’occhio suo. Come l’aquila che addestra al volo i suoi piccoli e vola sopra di essi, il Signore stese le sue ali, ci sollevò a Lui e ci portò sulle sue spalle” (Dt 32, 10-11).

11. O quanto siamo felici nello stato di grazia! Come il bene ci resta facile! Come siamo sicuri contro i pericoli del peccato e le tentazioni dell’inferno! Ben possiamo esclamare con l’Apostolo: “Se Dio è con noi, chi è contro di noi? Chi può separarci dall’amore di Cristo?” (Rm 8, 31. 35). Con quale sicurezza possiamo camminare nelle vie di Dio senza timore d’inciampare col piede in qualche sasso! Con quale facilità possiamo correre la via della perfezione e ascendere alle sue più eccelse vette!

12. Ma quale è la nostra infelicità quando per il peccato siamo decaduti dallo stato della grazia di Dio! Allora la necessità dell’assistenza dello Spirito Santo è senza confronto più grande, ma noi in tal caso possiamo ben poco pretenderla, o per meglio dire non possiamo pretenderla affatto. Ma anche allora Dio non ci abbandona del tutto. Finché restiamo qui sulla terra Egli non ci respinge senza speranza, né cessa di cercare la nostra salvezza, poiché Egli nella sua infinita misericordia non vuole la morte del peccatore ma vuole invece che si converta e viva. Noi però siamo affatto indegni di tale soccorso; non abbiamo proprio niente per meritarcelo, ma abbiamo invece molto, per non dire tutto, per rendercene indegni e per opporre resistenza a tanta benignità. Senza la grazia santificante non abbiamo in noi che le pretese e i diritti della nostra propria natura umana. Come potrebbe questa darci il minimo diritto all’assistenza soprannaturale dello Spirito Santo che è un libero dono di Dio? Essa non può darcene affatto come non può darci alcun diritto alla figliolanza di Dio (1). Per la nostra natura noi non siamo che servi di Dio. All’opposto i doni dello Spirito Santo vengono di per sé stessi solo a coloro che per lo stesso Santo Spirito sono divenuti figli di Dio e partecipi alla natura divina. Ora per il peccato, oltre alla mancanza di dignità che trovasi nella nostra natura, vi si aggiunge una vera e propria indegnità (2). Poiché per il peccato noi demeritiamo per propria colpa tutti i tesori di dignità e di forza che la grazia ci avesse accordato. Per il peccato noi discacciamo con crudele violenza lo stesso Spirito Santo che con tanta benignità e tanto volentieri dimora nell’anima nostra. Per il peccato noi devastiamo la nostra natura di maniera sì desolante che, non solo essa non può esser più uno strumento della grazia, ma diviene il più grande impedimento alla grazia stessa.

13. Dev’essere quindi addirittura spaventoso lo stato dell’anima nostra quando per il peccato l’abbiamo staccata dalla sorgente di acqua viva – dalla grazia – anche se la misericordia di Dio lascia ancora alcune gocce di quell’acqua nell’anima nostra; quando abbiamo chiuso la casa del nostro cuore al sole divino, quando ancora, come per miracolo, vi trovano accesso alcuni deboli raggi. La rugiada celeste non cade più sopra un terreno fecondo di germi nei quali ferve la vita; i raggi del sole della grazia cadono piuttosto sopra un terreno paludoso che più è riscaldato dal sole e più emana il suo fetore pestifero. Lo Spirito Santo non trova più in quel cuore uno strumento che Egli possa muovere ed usare a suo talento. La conseguenza non potrà essere che disastrosa per l’anima; sarà quella di scostarsi ognora più dal bene, d’immergersi sempre più profondamente nel peccato, fino al punto da divenire quasi inaccessibile al soccorso celeste (3).

14. Perché quando lo Spirito Santo ha ritirato da te la sua assistenza e ti ha lasciato a te stesso, come farai, o cristiano, a tenerti su quel terreno scosceso su cui sei capitato, come potrai resistere l’impeto del vorticoso torrente che ti ha investito, come potrai evitare o spezzare le catene con le quali l’inferno ti trascina nell’abisso, se questo ti avvince ogni giorno con nuove catene! Anche se lo Spirito Santo ti assiste ancora un poco – se tu non ne approfitti per ritornare nello stato di grazia – ti rendi sempre più indegno di questo aiuto ed esso non servirà che ad aumentare la tua responsabilità. Che sarebbe di te se lo Spirito Santo per tuo castigo si ritirasse affatto da te lasciandoti a te stesso? Che puoi mai aspettarti da te stesso se di tuo non hai altro che debolezza e miseria? Come potrai combattere da solo, non tanto contro le tue passioni e concupiscenze, ma contro tutte le potenze dell’inferno? E non dice forse l’Apostolo: “Non è la nostra lotta col sangue e con la carne, ma contro i Principati e le Podestà, contro i dominatori del mondo delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell’aria?” (Ef 6, 12). Un nemico tanto terribile e soprannaturale richiede una forza immensa e soprannaturale e questa non puoi ripromettertela se non riacquisti la grazia.

15. Ritorna dunque al più presto tra le braccia del tuo Dio, ricopriti con le sue ali e nasconditi nel profondo del suo padiglione dove tu sarai sicuro da tutti i tuoi nemici. E affinché tu in avvenire non sii di nuovo e forse eternamente preda del peccato, approfitta con somma diligenza, nello stato di grazia, dei doni e degli aiuti che ti offre lo Spirito Santo. Pensa che tutti quelli che per un peccato mortale perdono la grazia, cadono in tale abisso solo perché hanno trascurato, o forse anche disprezzato, quella preziosa assistenza che loro era offerta con tanta liberalità. Dio mai permette che alcuno cada in un peccato mortale se prima non gli ha prodigato il suo potente aiuto; e non abbandona se non quelli che da se stessi, volontariamente, hanno voluto essergli infedeli (2).

16. Ma purtroppo, la nostra sventura sta nel fatto che mentre noi siamo in stato di grazia, soffochiamo le ispirazioni dello Spirito Santo con la nostra leggerezza ed ingratitudine; non ascoltiamo i suoi consigli, ci rivoltiamo contro il suo pungolo, facciamo opposizione ai suoi santi impulsi e non ci diamo alcuna pena per seguire le sue illustrazioni e per non lasciar passare invano alcuna grazia. Per questa ingratitudine ci rendiamo indegni di ricevere nuove grazie, specialmente quelle grazie grandi e straordinarie che ci sono necessarie al momento di particolare pericolo. E come può Dio sopportare che noi trattiamo con sì poca stima e con tanta trascuratezza quel che Lui ci dona con tanto amore e con tanta liberalità? Come può sopportare che noi trattiamo la sua grazia santificante che gli è costata il Sangue del suo Unigenito Figlio e tutte le altre sue grazie – delle quali una sola è di valore infinito – con tanta leggerezza e in esse calpestiamo il preziosissimo Sangue? Ci avverrà di esser trattati come le vergini stolte le quali quando ne avevano il tempo non vollero comprare l’olio per mantenere le loro lampade, ma nell’ora in cui ne ebbero bisogno, non poterono più comprarne, e furono quindi escluse dalle nozze dello sposo. Affinché non avvenga anche a noi questa tremenda disgrazia, non siamo sordi alle ispirazioni dello Spirito Santo; non chiudiamo gli occhi ai suoi lumi, non ci giochiamo il suo valido aiuto, e allora sperimenteremo noi stessi come la grazia, non solo rinforzi le debolezze della nostra natura e risani le sue malattie, ma ci renda ancora capaci a compiere ogni sorta di bene ed acquistare meriti per il cielo. Essa farà sì che la nostra cooperazione alla grazia, nel servizio di Dio, cooperazione che al principio ci resta pesante e difficile, si convertirà ben presto in una tale sorgente di pace e di gioia da farci stimare beati fin da questa terra, e da escludere in noi ogni desiderio di alcuna cosa terrena.