Sul sedevacantismo. Riflessioni e osservazioni di un cattolico non-sedevacantista

sede vacante

 

Anche l’articolo che qui vi proponiamo si inserisce a pieno titolo e con vivacità polemica nel diuturno dibattito su crisi della Chiesa e problema dell’Autorità, che da oltre quattro anni trova spazio e sviluppo su questo blog, con repliche, critiche, confutazioni e analisi. [RS]

 

di Isacco Tacconi

 

Nel caos e nello smarrimento del presente spicchio di storia in cui ci troviamo a srotolare il breve gomitolo della nostra esistenza, serpeggia fra alcuni cattolici la credenza, a volte più veemente ed altre semplicemente più ingenua, che da qualche decennio a questa parte la Cattedra di Pietro sia vuota, tecnicamente che la Sede del Successore di Pietro sia «vacante», da cui il termine “sedevacantismo”.

Con tale dottrina si ritiene, sbagliando, che qualora un Papa dovesse pronunciare formalmente una eresia cioè un errore contrario alla fede o alla morale cattoliche, cessi ipso facto di essere Papa. Tuttavia la dottrina tradizionale, unanime e ufficiale della Chiesa mai si è spinta ad affermare un’enormità simile giacché sarebbe smentita dalla stessa storia. Ora, la dottrina della «sedevacante» ritengo sia l’altra faccia della medaglia dell’anomia contemporanea in cui compare come da contraltare una tendenza di cui già ho trattato qui e che apparentemente le si vorrebbe antitetica, ossia il «filorientalismo» cioè il fascino per le chiese ortodosse scismatiche. Al termine di questa breve riflessione vedremo come in realtà queste due posizioni coincidano nelle loro istanze di fondo e come entrambe costituiscano due insidiose derive dottrinali.

Il sedevacantisimo generalmente giustifica la propria posizione ideologica negando ogni autenticità storica alle fonti che attestano la caduta di qualsivoglia Papa nell’errore dottrinale. Si nega, ad esempio, che Papa Liberio († 366) abbia sottoscritto il semiarianesimo, o che Papa Onorio I († 638) abbia approvato il monotelismo del patriarca Sergio, o che Giovanni XXII († 1334) abbia sostenuto una dottrina eretica sul destino delle anime dei giusti dopo il Purgatorio. Sfortunatamente per i sostenitori di un’infallibilità che potremmo definire «tuziorista», cioè rigida, di matrice giansenista e che, di fatto, considera il Papa quasi come «posseduto» dalla grazia, i fatti storici che riguardano questi (ed altri) Papi sono autentici. A ben pensarci i sostenitori dell’infallibilismo sedevacantista non differiscono granché da coloro che hanno fatto della «papolatria» contemporanea il “superdogma” del cristianesimo oggi vigente. Entrambi partono dal medesimo presupposto ma ne traggono conseguenze differenti. Gli uni affermando che il Sommo Pontefice non può assolutamente mai sbagliare e se mai dovesse sbagliarsi cesserebbe di essere tale, gli altri affermando che il Sommo Pontefice non può mai sbagliare punto, essendo disposti ad andare persino contro la ragione, la fede e l’evidenza.

Ma tornando alla veridicità storica dei documenti in nostro possesso bisogna accettare con oggettiva serenità quello che storici autorevoli hanno acclarato attraverso i loro studi. Ad esempio Manlio Simonetti (n. 1926), filologo e storico del cristianesimo, maggior esperto italiano in patristica, dichiara che non c’è alcun motivo per dubitare della genuinità delle quattro lettere inviate da Papa Liberio all’imperatore Costanzo, tanto più che il cedimento di Liberio è confermato anche da fonti come Sant’Atanasio in Apologia contra Arianos, Historia arianorum e San Girolamo in De viri illustribus[1]. Infatti, secondo la dottrina sedevacantista, autodefinitasi “infallibilista”, qualora un Papa dovesse sottoscrivere un’eresia cesserebbe subitaneamente di essere il Capo della Chiesa né, tantomeno, potrebbe essere fatto santo. Eppure questo non è un argomento né logico né teologico, semmai è vero esattamente il contrario. Se Papa Liberio è stato elevato all’onore degli altari nonostante il chiaro, manifesto e storicamente inconfutabile errore in cui cadde per umana debolezza, ciò significa che l’errore non provoca automaticamente il decadimento dalla Sede petrina come vorrebbe la dottrina sedevacantista, né il peccato di eresia priva della possibilità del pentimento. Papa Liberio, infatti, si pentì del suo errore e ancora in vita rinnegò la sua professione semiariana, per questo è stato, poi, canonizzato.

Il Papa, perciò, conserva la sua autorità e il suo mandato pur potendo cadere formalmente in eresia. Ora questo non significa che si debba obbedire al Papa anche in quest’ultimo caso ma, al contrario, come hanno sempre insegnato la dottrina e i santi, e la storia della Chiesa ce ne ha fornito una luminosa pluralità di esempi, è doveroso resistere all’errore e ad ogni tentativo di sovvertire la dottrina sacra e immutabile della Chiesa anche se a perpetrare questo abuso è la stessa suprema autorità ecclesiastica. Dottrina, quella cattolica, che non è un prodotto umano, che non è fatta da mano d’uomo ma scolpita indelebilmente dal dito di Dio, che è lo Spirito Santo come recita la Sequenza del Veni Creator.

Ma la veridicità storica delle testimonianze che ci sono pervenute circa la caduta in eresia dei pontefici di cui sopra, non è mai stata messa seriamente in discussione dalla Chiesa la quale, come disse Leone XIII, non ha paura della verità storica e non ha nulla da nascondere. Per approfondire le vicende storiche dei cosiddetti «Papi eretici» si consigliano gli ottimi studi riportati dal prof. Roberto De Mattei, storico eminente, nel suo settimanale online Corrispondenza Romana qui, qui e qui.

A proposito del caso di papa Liberio, Newman afferma: «Mi sembra assai sorprendente che si sia potuto credere che Liberio, promulgando la fede ariana, l’abbia promulgata ex cathedra. Egli non era padrone di se stesso quando ha sottoscritto la formula e non era stato lui a redigerla…Una decisione ex cathedra di un Papa presuppone che egli ne abbia espressamente preso l’iniziativa, che sia praticamente l’autore della redazione, che l’abbia promulgata davanti alla Curia con una solennità paragonabile a quella che ha luogo in un concilio ecumenico»[2].

Il Magistero Infallibile, infatti, dipende dall’intenzione del Pontefice e non si realizza a prescindere dalla sua volontà, né è automatica la sua applicazione a meno che ci sia, appunto, un’intenzione esplicita. Il munus dell’infallibilità perciò, richiede che il Papa voglia farne preciso ricorso per vincolare i fedeli cattolici ad una determinata dottrina, dunque non si può mai supporre implicita o sottointesa. E che sia questa la dottrina autentica della Chiesa lo stanno ad attestare autori illustri come San Paolo Apostolo, San Tommaso d’Aquino, San Roberto Bellarmino, John Henry Newman, beato Pio IX e, in tempi più recenti, Ildefonso Schuster osb, padre Roger Calmel op nonché lo stesso cardinale Ratzinger.

Ma per rendere ancor più flagrante ciò che sostengo vorrei citare il Catechismo di mons. Castegnaro il quale dedica una sezione piuttosto considerevole alla spiegazione di quali siano i limiti e la natura dell’infallibilità petrina secondo la sana e retta dottrina cattolica:

Altri interpretano esageratamente la infallibilità concessa da Dio alla Chiesa e al Papa, e credono che questo dogma attribuisca al Papa e ai membri della Chiesa l’infallibilità in tutto quello che dicono e in tutto quello che fanno. Falsissimo anche questo! La Chiesa non ha mai sognato d’insegnarci che la infallibilità si deva prendere in senso assoluto, e non ha mai preteso di dirci che il Pontefice stesso sia infallibile ogni volta che parla e di qualunque cosa egli parli.

No: come uomo privato anche il Papa è soggetto ad errori al pari di ogni altro uomo, e può sbagliare quando per es. parla di geografia, di astronomia, di storia, di tanti altri; perché queste materie non sono l’oggetto proprio dell’infallibilità pontificia. Dirò anzi di più: il Papa potrebbe errare anche quando parla, scrive, discute di cose appartenenti alla fede o alla morale, ma semplicemente come individuo privato, come filosofo o come teologo. Tant’è vero che sappiamo di qualche Papa, il quale condannò come Papa ciò che prima aveva difeso come privato teologo[3]. E questo perché il soggetto della infallibilità è esclusivamente la persona del Romano Pontefice come Dottore della Chiesa universale.

Ecco ciò che scrissero in proposito i Vescovi della Svizzera in una istruzione pastorale del giugno 1871, altamente approvata dal Sommo Pontefice Pio IX: «Il Papa non è infallibile, né come uomo, né come prete, né come vescovo, né come principe temporale, né come giudice, né come legislatore. Egli non è infallibile né impeccabile nella sua vita o nella sua condotta, nelle sue viste politiche, nelle sue relazioni coi principi e neppure nel governo della Chiesa…».

In che consiste quindi propriamente l’infallibilità della Chiesa e del Papa? Consiste in questo: che quando il Romano Pontefice sia da solo, sia unito coi Vescovi in” conciliò generale, parlando ex cathedra, cioè esercitando l’ufficio di Pastore e di Maestro di tutti i cristiani e usando della sua autorità apostolica, definisce per tutta la Chiesa una dottrina di fede o di morale, egli gode di una speciale e diretta assistenza dello Spirito Santo, che lo preserva da qualunque errore e lo rende infallibile.

  1. Notate tutte queste parole, perché tutte hanno un’importanza sostanziale. Perché il Papa goda del dono soprannaturale della infallibilità è necessario: 1° che egli parli e definisca ex cathedra, cioè come Pastore e Maestro universale di tutta la Chiesa, non come dottore privato; 2° che la dottrina da lui definita riguardi la fede e i costumi, cioè quello che si deve credere e quello che si deve operare per salvarsi, e non altre materie; 3° che la sua definizione riguardi tutto il popolo cristiano e non qualcuno in particolare; 4° che definendo qualche verità manifesti l’intenzione di comandare in modo assoluto l’ossequio della fede alla verità stessa; 5° finalmente che la sua sia una vera definizione, e non un dubbio, una opinione, un consiglio.
  2. Quindi è infallibile il Papa per es., quando insegna qualche scienza o quando a tavolino scrive qualche trattato di teologia? No. — E’ infallibile quando parla pubblicamente o predica sia pure ad un numero stragrande di pellegrini che sono andati a Roma a visitarlo? No. — E’ infallibile quando scrive ai fedeli di una Chiesa particolare, ad un Vescovo, ad un parroco, sia pure di materie religiose? No.E’ infallibile quando parla sul merito di uno scrittore [es. Scalfari n.d.r], lodandone l’ingegno, la dottrina; quando parla sul merito di un giornale, di un periodico; quando stringe un concordato con questo o con quel governo; quando giudica questioni locali che possono insorgere fra diocesi e diocesi, fra religiosi, fra sacerdoti, ecc.? No. — Il suo giudizio è sempre rispettabile, rispettabilissimo, e noi dobbiamo sempre accettarlo con profonda venerazione; ma non entra strettamente nel dominio della sua infallibilità.

Perchè un insegnamento del Papa o della Chiesa sia infallibile è necessario che rivesta tutte le condizioni che ho accennate. Toglietene anche una sola; non c’è più una vera definizione, non c’è più infallibilità. Riunitele invece tutte quante; allora solo vi è la vera definizione irreformabile, infallibile. Allora solamente l’affermazione pronunciata dal Papa non passa con lui; e dopo mille anni sarà vera come oggi, sarà sempre la stessa, e nessuna rivoluzione politica, nessuna catastrofe sociale, nessuna scoperta ed evoluzione scientifica la potranno giammai sostanzialmente cambiare[4].

In conclusione, il sedevacantismo e il filorientalismo sono come due sorellastre che vicendevolmente si odiano ma che, malgrado loro, sono figlie della stessa madre, ovvero l’anomia pneumo-spiritualista postconciliare. Entrambe queste due tendenze eversive sono caratterizzate da l’incapacità di fare sintesi, di seguire cioè l’analogia fidei e, soprattutto, è d’uopo dirlo, di praticare una profonda umiltà che instrada per la dura e aspra via dell’obbedienza che, si badi bene, non è la cieca sottomissione ad un’autorità arbitraria e dispotica ma l’osservanza della retta dottrina nel rispetto dell’autorità gerarchica divinamente istituita.

Alcuni sedevacantisti contemporanei, similmente agli scismatici del X secolo e ai veterocattolici del XIX secolo, sostiene che oggi non sia materialmente possibile pretendere alcun tipo di obbedienza, giacché la crisi in atto nella Chiesa sarebbe così profonda, generale e capillare da rendere impossibile pretendere dai fedeli l’osservanza di qualsiasi autorità religiosa. In questo modo ognuno si può ritenere svincolato da qualsiasi sudditanza, sancendo così quella stessa libertà di coscienza di cui il modernismo teologico e filosofico si è fatto il più valente banditore. Tuttavia la “sacralità” e inviolabilità della coscienza ecclesiastica a cui brindò il cardinal Newman e che San Massimo il Confessore difese contro le autorità monofisite, non corrisponde a quell’atteggiamento di zelo amaro, di emancipazione libertaria o di fanatica superbia che finisce per identificare il nemico nelle persone fisiche e non in quella radice profonda che cova come il Drago Smaug nel cuore di ogni uomo, cioè il «peccato».

D’altra parte, ci insegna il Catechismo, l’oggetto del giudizio a cui il Padre Eterno sottoporrà ognuno di noi non consisterà in una verifica degli errori dottrinali dei Pastori del nostro tempo, ma sarà un esame delle nostre singole azioni in ordine alla legge che Lui ha fissato. Chi può alzarsi nel consesso ecclesiale puntando il dito verso quell’uomo vestito di bianco dicendo “tu non sei il Papa”? Chi possiede l’autorità per negare l’autorità a colui che l’ha ricevuta legittimamente dal collegio cardinalizio? Da questo si vede come, in fondo, gli scismatici orientali di ieri e i sedevacantisti di oggi commettano lo stesso identico errore: la rivoluzione dal basso. Di fatto ciò che si viene ad inaugurare in nome di un ideale purismo dottrinale è la completa anarchia nella Chiesa che, come vediamo, provoca la frammentazione del gregge e ingenera la divisione anche fra coloro che vorrebbero seguire la Dottrina di Nostro Signore trasmessaci ininterrottamente dalla Chiesa. Non solo, l’anarchia e l’anomia di chi non vuole sottostare ad alcuna autorità, o si rifiuta di seguire se non il proprio giudizio personale non è altro che la vittoria di quella libertà di coscienza che Papa Gregorio XVI, molto acutamente, aveva definito un folle “deliramento”. Ed ecco come il nostro Nemico, il diavolo, riesce con un’abilità angelica e ineguagliabile agli uomini ad ingannare persino quei cattolici che sinceramente vorrebbero stare attaccati alla Sacra Tradizione, spingendoli a professare quello stesso «non serviam» con il quale è stata inaugurata la serie dei “liberi pensatori”.

Inoltre, bisogna aggiungere che l’assunzione di un atteggiamento ideologico marcatamente sedevacantista conduce, il più delle volte, ad una mera battaglia contro le “persone”, o meglio contro “queste” persone, dimenticando che l’unico vero nemico dei cristiani è il peccato e il Demonio suo primo autore. “Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Ef 6,11-12).

Si potrebbe addirittura affermare che noi cristiani cattolici, in un certo senso, non abbiamo nemici in terra e la nostra battaglia è totalmente spirituale e soprannaturale e, per questo, molto più dura, logorante, nascosta, ingloriosa e meno appariscente di quanto vorrebbe la superbia che ci spinge a primeggiare ed a puntare il dito contro il colpevole dei mali che oggi ci affliggono. Una tale sete di giustizia, in un certo senso corrisponde all’atteggiamento farisaico che vuole trovare ad ogni costo un «capro espiatorio» visibile e “concreto” a cui imputare la colpa. Ma dinanzi alla mentalità giustizialista di questo mondo Nostro Signore risponde: “Se non farete penitenza, perirete tutti allo stesso modo” (Lc 13,5).

Bisogna infine aggiungere che, una volta rotto l’argine del buon senso e scoperchiato il vaso di Pandora del sedevacantismo diventa quasi impossibile stabilire il presunto o eventuale punto di partenza in cui si vorrebbe essere cessata la presenza di un Papa “validamente eletto” sulla Cattedra di Pietro. Chi stabilisce infatti quale e perché sia l’ultimo Papa ad aver occupato legittimamente e validamente la sede petrina? C’è chi addirittura vorrebbe negare persino Pio XII come autentico Vicario di Cristo per le sue aperture e le sue innegabili debolezze durante gli ultimi anni del suo pontificato. E se volessimo trovare il marcio, l’errore, le debolezze e gli errori in cui i 266 Papi che si sono succeduti nella guida della navicella del beato Pietro sono incappati nel corso della storia della Chiesa avremmo di certo molto materiale per poter affermare, come volevano i veterocattolici, che il Papa non è mai infallibile. Ancora di più, se si volesse essere coerenti fino in fondo, assumendo tuttavia un atteggiamento più simile ai farisei o ai protestanti puritani che non a dei fedeli devoti, dovremmo addirittura dire che San Pietro stesso fosse venuto meno nell’esercizio dell’autorità papale giacché in occasione del noto “incidente di Antiochia” deviò dalla retta dottrina in materia di fede e di disciplina della Chiesa per paura dei cristiani giudei incorrendo nel biasimo di San Paolo “l’ultimo degli Apostoli”.

Ciò, in ultima istanza, significa forse acquiescenza al male? Significherebbe forse accettare ciecamente gli errori dottrinali che possano venire persino dai sacri pastori della Chiesa, e addirittura dal Sommo Pontefice qualora volesse insegnare senza per questo impegnare la sua infallibilità? Senz’altro no tanto per la prima che per la seconda domanda. Tant’è vero che San Tommaso nella quaestio 33 della secunda pars secundae partis insegna inequivocabilmente: “La correzione fraterna che è un atto di carità spetta a tutti nei riguardi di qualunque persona verso cui siamo tenuti ad avere la carità, quando in essa troviamo qualcosa da correggere. […] Quando ci fosse un pericolo per la fede, i sudditi sarebbero tenuti a rimproverare i loro prelati anche pubblicamente. Perciò S. Paolo, che pure era suddito di S. Pietro, per il pericolo di scandalo nella fede lo rimproverò pubblicamente. E S. Agostino [Glossa ord. su Gal 2, 14] commenta: “Pietro stesso diede l’esempio ai superiori di non sdegnare di essere corretti dai sudditi, quando capitasse loro di allontanarsi dalla giusta via”.

  1. Presumere di essere in modo assoluto migliore del proprio prelato è un atto di presuntuosa superbia, ma stimarsi migliore in qualcosa non è presunzione: poiché nessuno in questa vita è senza qualche difetto. E si deve anche notare che, quando un suddito ammonisce con carità il suo prelato, non per questo si stima superiore a lui, ma offre solo un aiuto a colui che, “quanto più si trova in alto, tanto più è in grave pericolo” come dice Agostino nella Regola . [Epist. 211]”[5].

 

 


[1] Cfr. M. SIMONETTI, La crisi ariana del IV secolo, Institutum Patristicum Augustinianum, Roma 1975, pp. 235-236.
[2] NEWMAN, Historical Sketches, cap. VII, p. 340.
[3] La storia ricorda che Giovanni XXII condanna come Papa quello che come scrittore privato egli aveva sostenuto intorno alla visione beatifica; e Gregorio XI nel suo testamento dichiaro di condannare e riprovare tutto quello che come persona privata avesse potuto difendere sia per inconsideratezza come per Inavvertenza; tutto quello (continua) che avessimo potuto dire di erroneo Intorno alla fede cattolica lo ritrattiamo, lo riproviamo e vogliamo lo si consideri come non detto».
[4] Mons. B. Castegnaro, Il Catechismo agli adulti, Vol. I – Il Simbolo degli apostoli, pp. 460 – 462
[5] S. Th., IIa-IIae, q. 33, a. 4.

 

 

67 Commenti a "Sul sedevacantismo. Riflessioni e osservazioni di un cattolico non-sedevacantista"

  1. #bbruno   29 settembre 2016 at 2:30 pm

    Giona, sono andato a leggere la pagina del link, credo quella sulla petizione a riguardo dell’ Amoris Laetitia di Bergoglio. Devo confessare come una colpa se a leggere tale petizoine mi sono divertito non poco?

    Eccoli puntuali in azione questi tradizionalisti del ‘riconoscimento critico”: c’ è un documento ufficiale del loro papa, ( e non una chiaccherata estemporanea al bar di santa Marta, ammesso e non concesso che un papa possa avere parole in libertà, o fuor dal senno uscite) e loro puntuali a tracciare le loro righe rosse un po’ dappertutto. Non c’è ancora un voto, ma il richiamo a correggersi o a chiarire i punti contrassegnati in rosso. Perchè nememno loro hanno in chiaro se quei punti sono “erronei dal punto di vista della fede”, “non conformi alla dottrina cattolica” , “scandalosi”, tali da dover essere sottoposti a “censura teologica” ( senza per carità con questo voler dare da intendere che loro vogliano “accusare di eresia” chi di quei punti ‘critici’ è chiamato a rispondere ), o semplicemente “ambigui”, tali da ingenerare “confusione nei cattolici” , “tra i pastori e i fedeli”, povere “anime”…

    Joseph Shaw, Caffarra, Burke: una cosa è certa, il vostro riconoscimento è certo, il vostro papismo, anche in questo caso, è a prova di bomba, ma la vostra resistenza è patetica. Un papa che sottoponete a censura è un papa che farà per voi: non è certo un papa per la Chiesa di Cristo, e a lui non rivolgo nessun appello. Né perchè si corregga, né perchè si chiarisca: un papa non insegna errori e un papa non deve chiarirsi: un papa è l’ultima istanza del chiarimento della verità: quando Roma parla, causa finita est….

    La vostra resistenza, ripeto, è semplicemente patetica. Riconoscete Bergoglio come papa, come prima avete riconosciuto come papi i suoi predecessori “in concilio”? Bene, allora obbeditegli! Dite ai fedeli che il Papa ha parlato. E che è ora di divertirsi, non siano perplessi! Lavita cambia e ancje la morale…Tanto che cosa sperate di ottenere? La gente dirà pur sempre: MA L’HA DETTO IL PAPA! E il papa è lui, non voi…O che credete che Bergoglio sia il Sommo Pontefice, e voi i Sommi sopra il Sommo???

    Raggiunto il massimo successo della massoneria: fare viaggiare l’errore e far credere che viaggi “sotto la bandiera delle Chiavi Apostoliche”! (Alta Vendita 1808).Questo tipo di contestazione cui prodest???

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  2. #lister   29 settembre 2016 at 7:38 pm

    In effetti, rivolgersi con una supplica, ad uno che dovrebbe essere incontrovertibilmente fedele all’insegnamento immutabile della Chiesa sul Matrimonio è veramente assurdo: diventa un paradosso che suscita ilarità.
    Io, dal mio canto, proprio perché sono convinto che quello sia un qualunque “nessuno”, ho aggiunto la mia firma -una goccia in più- nella speranza che voglia leggere la supplica e possa così… convertirsi.

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  3. #Giona   29 settembre 2016 at 8:35 pm

    Io lo ritengo un signor nessuno, un anti-papa, un anti-cristo ma va mandato via o almeno va dichiarato urbi et orbi che non è papa: a questo fine ho firmato. E’ scritto che non è rivolta al (pseudo) papa ma si tratta di serrare i ranghi sulla DICHIARAZIONE di CATTOLICITA’ . La supplica filiale era stata presentata in antecedenza. Non ho firmato quella.In questo caos qualcosa si deve fare, qui sono residenziali, quelli voluti dalla tesi, anche se neppure la tesi condivido…ma io non posso giudicare e qualcuno lo deve pur fare se si vuole risolvere la situazione: la frat. non si muove, anzi si allea con lo pseudo, la tesi vuole i residenziali e qua ci sono…. se qualcuno si muove è tutto grazia.

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  4. #bbruno   30 settembre 2016 at 4:49 pm

    No, l’ unica posizione giusta da assumere nei confronti di questo Sembra-Papa sarebbe quella di Elia, Patriarca della Chiesa Cattolica Bizantina di Leopoli, Ucraina.. Che ha lanciato il suo anatema o maledizione contro di lui e i suoi predecessori in Concilio,

    1.a cominciare da quel Giovanni 23, che in nome dell’ aggiornamento” o “conformazione al mondo”, ha “tradito il Vangelo ed espulso lo Spirito Santo dalla Chiesa” dando “pieni poteri ai teologi eretici nel concilio”, e dando poi con la sua enciclica Pacem in Terris riconoscimento ai diritti dell’uomo promossi dall’ ONU , contro i diritti di Dio, che la Chiesa deve promuovere ( a gloria di Dio e a protezione, vera, degli uomini )

    2.per passare a Paolo VI che ha promosso e approvato quei documenti conciliari eretici a cominciare dalla nostra Aetate, e da quello sul riconoscimento della Libertà Religiosa…

    3.e quindi finire con Bergoglio, detto papa francesco, per malversazione dell’ ufficio ecclesiastico seppure illegalmente occupato, allo scopo di violare, sempre sotto le apparenze del potere delle Chiavi Apostoliche, e dopo avere portato al punto estremo la distruzione e messa in ridicolo della fede cattolica da decenni intrapresa, ora anche le Leggi di Dio, su matrimonio, e corretta visione e uso della sessualità, sper divenire infine il promotore forsennato dell’islamizzazione globale, in primis in terra cristiana, “per mezzo dei cosiddetti migranti”, in ciò conformandosi con zelo indefesso , e parrebbe paranoico, ai voleri degli “Architetti del |Nuovo Ordine Mondiale” che hanno decretata la definitiva scomparsa del cristianesimo e della sua morale…

    Lancio di anatema che segue e si conforma al principio apostolico stabilito da san Paolo secondo il quale deve essere maledetto – appunto, anatemizzato – chiunque osi predicare un vangelo diverso da quello di Cristo, fosse anche l’ apostolo stesso o persino un Angelo, (Gal 1,8-9)

    . E allora che paura abbiamo, di prendere quest’ unica posizione, quella di essere tacciati di sedevacatismo? Saremmo in ottima compagnia: perchè a dichiarare vacante la sede di Pietro, in quanto maledetta, anatemizzata, sarebbe lo stesso San Paolo…. Sì, quello che viene sempre citato a sproposito, per avere resistito a Pietro… Qui abbiamo la piena sconfessione di ‘Pietro’, in quanto smascheramento del falso Pietro!

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  5. #Giona   1 ottobre 2016 at 10:20 am

    Concordo Bruno. Però mi dica chi lo fa? Noi lo facciamo ma a che serve? Importante per una retta coscienza di fronte a Cristo e quindi continuiamo a farlo. Ma siamo responsabili anche nella Chiesa: dov’è ora la Chiesa? Nella fraternità? Nell’IMBC? Nei motupropristi? e ancora… ci sono tante sette ognuna delle quali detiene la verità ma ciò è falso perché la Verità è solo UNA. Se veramente si amasse la verità si cercherebbe dov’è l a ragione e dove il torto. E’ scandaloso invece non amare la Chiesa al punto di rinchiudersi in propri steccati.

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    • #bbruno   1 ottobre 2016 at 5:58 pm

      Giona, la Chiesa è la dove si professa la fede cattolica, quella esplicitata nel Credo, e a questa ci si attiene. Si fosse anche in cinque a farlo, questi sarebbero la Chiesa: parola di Sant’Atanasio, il campione della fede cattolica contro gli Ariani, i quali, come diceva, seppure possedevano i templi, non avendo la fede, se anche frequentatori materiali dei luoghi di culto della Chiesa, non erano la Chiesa.

      Bergoglio, e con lui i papi del concilio o congrega vaticana, e chi li segue, NON sono la Chiesa. Per il sillogismo impostato sul principio paolino (Gal.1 )/: chi predica un vangelo diverso da quello dato da Cristo, è anatema, cioè maledetto. E i maledetti non fanno parte del regno di Dio

      Giona, ricordiamoci, a conforto, le parole di Cristo: “Nolite timere PUSILLUS grex, quia conplacuit Patri vestro dare vobis regnum” (L.12,329

      Rispondi
  6. #Maria   1 ottobre 2016 at 1:43 pm

    Giona
    – la Verità e’ solo Una -,e lei l’ha trovata! Ma come e’ stato bravo! Chissà quanto avrà cercato; non si sa come, e per quali stade, ma l’ha trovata: lei ama la Verità,tutti gli altri per niente visto che la loro trovata Verità non coincide con la sua.Questo che dice,non è altro che la semplice Verità. STOP,discorso chiuso.
    – dov’è ora la Chiesa? – Per caso l’ha persa di vista; eppure non è così piccolina da non vederla…..non si è poi così tanto rimpicciolita da contenere solo il papa,qualche cardinaluccio, e qual’un altro a loro servizio……

    È di corte vedute Giona; si apra, la vedo abbastanza chiuso.La Chiesa che lei cerca e’ grande, spaziosa, ci sta comodamente lei,il signor Bbruno e tantissimi altri.Non ci sono “steccati ” di separazione,a meno che non sia lei a volerli alzare.

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  7. #bbruno   1 ottobre 2016 at 7:59 pm

    chissà chi ha detto:

    “ Entrate per la porta stretta, poiché LARGA è la porta e spaziosa la via che mena alla PERDIZIONE, e MOLTI son quelli che entran per essa,STRETTA invece è la porta ed angusta la via che mena alla VITA, e POCHI son quelli che la trovano.” ?

    E ancora” MOLTI sono i chiamati e POCHI gli ELETTI” ?

    Chissà….Invece che temere e tremare – “attendete alla vostra salvezza con timore e tremore” (San Paolo ) oggi si va all’osteria e si ciancia da ubriachi ( o ubriache)…

    Rispondi
  8. #Maria   2 ottobre 2016 at 3:42 pm

    bbruno
    non è per caso che adattiamo la porta alle nostre misure……?Come,e con quale criterio, da parte sua ritiene meritevole lo sforzo oggettivo nel dire: sto facendo la volontà del Signore, invece di andare all’osteria a cianciare da ubriacho? Me lo dica lei! Cosa fa nel concreto; perché è di questo che si parla.I santi sono visibili al mondo, Dio rende loro testimonianza.
    Ma lei signor Bbuno che mi racconta;che misure ha la sua porta? Forse lo sa o forse no. Non tutte le porte sono strette alla stessa maniera.San Paolo ha potuto dire con ” timore e tremore attendete la salvezza “,non certo con la sfacciataggine di chi pensa insegnare ad altri, per certezza di qualche verità!!
    Questo il suo limite ma sarebbe anche il mio e quello di altri.

    Con timore e tremore parliamo di Verità perché caro Bbruno la porta e’ molto,ma molto stretta,e questa penso sia eguale a tutti……

    Rispondi
  9. #Giona   3 ottobre 2016 at 11:19 am

    Sig.ra Maria, affermare che uno ciancia all’osteria da ubriaco significa che radio spada è un’osteria, e Bruno, io e altri siamo ubriachi che cianciano. Noi in retta coscienza stiamo difendendo Nostra Santa Madre Chiesa dagli attacchi dei lupi come da coloro che affermano (lei?) che è lecito avere un lupo sul trono di Pietro. Lupo che è Pastore di una religione pagana, lupo che è tale ma in contemporanea è VICARIO di Dio, lupo che è tale ma che un giorno diventerà Pastore di Dio. Siamo cani che abbaiano al nemico. San Giovanni dice “se qualcuno non vi porta questa dottrina NEMMENO SALUTATELO”, San Paolo afferma ” se angeli o io stesso vi annunziassi un altro vangelo SIA ANATEMA”, San Giovanni ancora “chi annuncia un altro vangelo E’ un ANTICRISTO “. Non per divertimento ma perché ce ne sarà chiesto conto un giorno. Comunque prendo atto, anzi già preso, che è inutile dialogare con chi ama i lupi o li ritiene trasformabili in agnelli, o conviventi con Dio stesso. Ma è scritto che NULLA è comune a Dio e belial.

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  10. #miri   3 ottobre 2016 at 11:24 am

    devo fare un appunto a Maria : ha dimenticato di inserire gli strafalcioni di grammatica e ortografia. Sia più prudente.

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  11. #bbruno   3 ottobre 2016 at 12:26 pm

    “Accogliete gay e trans, è quello che farebbe Gesù oggi”.

    Parole di papa bergoglio, di oggi. Parole da inquadrare in quelle altre, dello stesso: “chi sono io per giudicare?”. Quindi accoglienza senza giudizio: vanno bene così!

    Ecco gli effetti delle sbronze all’osteria di Santa Marta.Per fortuna un minimo di lucidità l’ha conservata: ha detto che “Geasù ‘farebbe’ ”. ‘Farebbe’, un ‘ipotesi ‘, per fortuna non afferma una ‘certezza’…. E nella sua fantasia stabilisce lui l’apertua della “porta” e la larghezza della “via”…

    Se fosse lucido si ricorderebbe di quello che è stato scritto: “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (1 Cor. 6,9-10)…

    Dicono che l’effetto dell’ alcool sia quelo di bruciare il cervello e quindi la memoria: e costui il cervelo ce l’ha briuciato da un pezzo!

    Quindi , chi si vuol lasciare illudere, sappia che a illuderlo è un povero UBRIACO!! Poveri gay e trans! Ma si sa, gli amici non si tradiscono: che poi vadano all’inferno, sono affari loro, loro e di chi li vuole tal quali sono!

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  12. #Maria   3 ottobre 2016 at 2:15 pm

    Signora Miri
    che cos’altro potrebbe dire se non limitarsi al controllo dei strafalcioni di grammatica e ortografia? Se almeno tentasse un abbozzo, di un qualcosa inerente alle discussioni, sarebbe già molto: ma lei proprio niente! Come già detto: un mordi e fuggi…..ma dove corre,si fermi un po’ di più; anche la sua testimonianza e’ preziosa: non trova?

    Giona
    È stato il signor Bbruno,per com’è fantasioso a pensare che si vadi all’osteria a cinciare da ubriachi e ( ubriache ); io per rendere il tutto più diretto, l’ho applicato a lui come paragone: dove sta il problema. Mi dica cosa c’entra Radio Spada e perché poi lei ha voluto coinvolgerLa.Me lo dica! Ma,me lo deve dire .

    Giona a me non interessa per niente di quello che pensa, e che dice del papa: non mi tocca minimamente.Che lei lo veda o no ” lupo “,il problema e’ suo. Tanto lei, è il suddetto ” lupo” siete al mio vedere,due persone; due esseri umani,per i quali Gesù e’ morto per amore, e senza tanto pensarci su,se avesse valso la pena o no . Si, che e’ valsa: siete ad immagine e somiglianza di Dio Padre.

    Bbruno
    che le posso dire, mi sembra che lei viva la sua vita in maniera tristissima…..può darsi che sbagli.

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    • #bbruno   3 ottobre 2016 at 4:13 pm

      si dice ‘ vada’, non ‘vadi’ …

      La felicità degli ubriachi la lascio a lei e al suo Mentore, l’ Avventore ( e Titolare) dell’Osteria di santa Marta…

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  13. #Giona   3 ottobre 2016 at 2:16 pm

    Chiesa viva ott. corr. scrive che è in effetti ormai colpito da “senilità irreversibile con demenza” lanciando l’anatema al framassone antipapa Francesco,deposto per eresia,la cui elezione è nulla, senza effetto e valore secondo la CA Cum ex apostolatus officio di Paolo IV, la inter multiplices di Leone X, confermata da Pio V, oltre a Bellarmino e papa Innocenzo III “devi lasciare subito l’usurpato trono di Pietro”,zombie della massoneria sacerdote di satana pregiudicato e criminale eretico e promotore di eresie,correo morale… “come Lutero e Giuda Iscariota ti suiciderai nel marciume..” . Dichiarazione di un alto prelato. E il silenzio a questi anatemi di mesi ormai è indicativo di colpevolezza: sarebbe dovere DIMOSTRARE che sono accuse false se fossero false, evidentemente non lo sono come non lo furono ai precedenti , da roncalli a montini….Ratzinger bergoglio.

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  14. #Maria   3 ottobre 2016 at 7:19 pm

    Signor Giona
    ma pensa che non comprendi il suo credo di Tradizionalista? Ma anche quello Modernista,e tutti tutti gli altri non facenti parte al Cattolicesimo Romano, addirittura alle sette dentro al Cristanesimo,ai Buddisti ai….ai…..
    Ma noi Giona non dobbiamo per questo maledire quelli che non la pensano come noi. Il loro percorso e’ diverso per cultura,fede,tradizioni.Viviamo invece la nostra di fede; il Signore ci giudica per come siamo,nella volontà di fare il bene per come ci è dato da capire.La conversione non termina con la scelta iniziale fatta,ma con basi di fede e conoscenze già acquisite,nuovamente ci viene a chiedere inesorabilmente la nostra conversione……È strano ma è proprio così!

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  15. #giona   15 novembre 2016 at 9:35 am

    Signor Maria, senza offesa. La Chiesa vera è essenziale “non praevalebunt”.http://www.shepherdandsailor.com/
    Questa sembra essere la soluzione al dilemma attuale. Da verificare il tutto.

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