Il pregiudizio pro-Clinton dei mass media americani

donald_trump_caricature_by_donkeyhotey

 

Riportiamo ampi stralci di un articolo sui candidati alle presidenziali americane, interessante soprattutto per i dati in esso riportati. [RS]

 

Sinora, 160 quotidiani si sono dichiarati per l’ex Segretario di Stato, solo tre per il tycoon. In alcuni casi i giornali non sostenevano un democratico da anni. Giornalisti, opinionisti, producer televisivi e radiofonici, hanno contribuito a questa campagna con 396mila dollari e il 96 per cento della somma totale è finita nelle casse di Clinton. Infine le “bravate” del repubblicaano risultano, per questo circo mediatico, enormemente più interessanti che le mail su Benghasi o le opinioni su Wall Street.

 

[…] “C’è un ovvio pregiudizio da parte dei media”, ha spiegato Mike Pence, il candidato vice presidente. Secondo Rudy Giuliani, “tra l’80 e l’85 per cento della stampa è contro Trump”. E Newt Gingrich ha spiegato che la stampa fa di tutto “per sopprimere le cattive notizie su Hillary e massimizzare quelle relative a Trump”.

In altre parole, si chiedono i repubblicani: che fine hanno fatto le notizie sulle 33mila mail cancellate dal server privato di Hillary Clinton quand’era Segretario di stato? Che tipo di copertura viene data alle mail hackerate dei democratici e diffuse da Wikileaks? Perché nessuno parla di quello che Clinton ha detto durante i suoi pagatissimi discorsi davanti alla gente di Wall Street? Cose come: “Grazie alla ricchezza mia e di mio marito, sono lontana dalle difficoltà della classe media”. Ancora: perché nessuno paragona le posizioni pubbliche della candidata – tasse più alte per i ricchi, regolamentazioni più dure per Wall Street – con quello che Clinton diceva in privato davanti ai boss di Wall Street: “Quelli che conoscono meglio la vostra industria, sono quelli che ci lavorano”. In altre parole: favoritismi, pregiudizi, aperta manipolazione da parte dei media starebbero falsando la campagna a un punto tale che Trump ha annunciato di non sapere se “riconoscerà l’esito elettorale”.

In realtà, Trump e (alcuni) dei suoi si spingono anche più in là. Ci sarebbero brogli ai seggi, ci sarebbe un sistema seriamente manipolato dai democratici. “Volete farmi credere che le elezioni a Philadelphia e Chicago siano regolari?” si è chiesto Giuliani, il più polemico di tutti, suggerendo che l’8 novembre i democratici porteranno in pullman a Philadelphia migliaia di persone per votare in vece dei morti.
Va detto che, finora, tutte queste asserzioni non sono state sostenute da alcuna prova – anche perché in molti Stati i seggi non sono pronti e l’early voting si svolge soprattutto per posta. Tutti gli studi concordano poi su una cosa: i brogli elettorali sono, negli Stati Uniti, un fenomeno praticamente inesistente. Diverso è invece il caso del presunto “pregiudizio liberal” dei media. È infatti vero che quest’anno tutta la grande stampa, e buona parte di quella locale, hanno assunto una posizione di aperto sostegno a Clinton rispetto a Trump.
Vediamo per esempio gli endorsement, gli appoggi pubblici che tradizionalmente giornali e riviste offrono alla vigilia di un’elezione. Sinora, 160 quotidiani si sono dichiarati per Clinton. Solo tre per Trump.
Tra gli endorsement più significativi, per la candidata, c’è stato quello del Dallas Morning News, che non sosteneva un democratico da Franklyn Delano Roosevelt nel 1944; quello del Cincinnati Enquirer, la cui ultima scelta di un democratico risale a Woodrow Wilson nel 1916; e quello dell’Arizona Republic, che in 126 anni di storia non aveva mai fatto dichiarazione di voto per un progressista. Prevedibile che il liberal New York Times irrobustisse l’endorsement a Clinton con un pezzo dal titolo: “Perché Donald Trump non dovrebbe essere presidente”. Molto meno prevedibile che USA Today, che in 34 anni di storia non ha mai preso posizione, abbia invece questa volta pubblicato un pezzo chiedendo ai suoi lettori di “non votare per Donald Trump”.

Parlando di numeri, sono poi interessanti quelli pubblicati dal “Center for Public Integrity” (CPI). Lo scorso 17 ottobre il CPI ha fatto uscire un rapporto in cui mostra che giornalisti, opinionisti, producer televisivi e radiofonici, hanno contribuito a questa campagna con 396mila dollari. Ebbene, il 96 per cento della somma totale è finita nelle casse di Hillary Clinton.
Veniamo ad altri numeri, quelli riportati dal “Shorenstein Center”: sulla base di un’analisi di decine di media USA il centro di Harvard ha concluso che Trump ha ottenuto almeno un 75 per cento di copertura stampa negativa, contro il 56 per cento di Clinton. Ci sono poi episodi che hanno letteralmente incendiato siti e profili social dei conservatori USA. Lo scorso maggio una giornalista di NBC, Kristen Welker, è stata beccata mentre informava Jen Palmieri, la portavoce di Hillary Clinton, delle domande che le avrebbe fatto… […] Altro fatto, tra i tanti, che ha alimentato le teorie del complotto è la cena cui alcuni giornalisti – di ABC, CBS, CNN, MSNBC e NBC – hanno partecipato alla vigilia dell’annuncio della candidatura di Clinton a casa di Joel Benenson, il suo stratega in capo. “Si trattava di quei giornalisti che, presumibilmente, avrebbero poi coperto il day by day della campagna”, informa Breitbart.com, una delle bibbie online dei conservatori.

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In conclusione, i media americani hanno preso decisamente posizione a favore di Hillary Clinton? La risposta è sì. Difficilmente, nella storia recente delle presidenziali, la stampa USA è parsa più compatta nell’appoggio a un candidato. Questa conclusione dovrebbe però portare a una seconda domanda. Il pregiudizio proClinton dei media può essere attribuito a forme ampie e diffuse di collusione con la campagna democratica? E qui la risposta pare ancora una volta univoca. No. A parte episodi del tutto circoscritti, non ci sono prove di alcun disegno concertato tra la campagna Clinton e settori più o meno larghi della stampa USA. Per spiegare la preferenza che i media USA assegnano a Clinton, ci si può rivolgere altrove. Per esempio a un dato: gran parte della stampa nazionale si concentra a New York e a Washington, e gran parte di quella locale nelle città grandi e piccole. I giornalisti, in altre parole, appartengono a quel tessuto di borghesia urbana con titolo di studio superiore che rappresenta il cuore dell’elettorato democratico. La cosa può tradursi in una scarsa capacità di raccontare le idee e le pulsioni del popolo di Trump. Può diventare pregiudizio che impedisce di valutare le ragioni della forza di Trump. Ma, in sé, non è motivo per accreditare la tesi della collusione o della “cooperazione” tra Clinton e i giornalisti.

C’è poi un altro elemento importante. Quello di cui oggi Trump si lamenta è quello di cui, sino a qualche mese fa, si è servito. Senza un’organizzazione sul campo, senza particolari finanziamenti, Trump ha sbaragliato gli altri repubblicani alle primarie grazie a una copertura di stampa che ha esaltato le sue provocazioni, rilanciato l’immagine di “uomo del destino”, lasciato da parte ogni verifica dei programmi in nome del “personaggio Trump”. Il 78 per cento della copertura dedicata da CNN alle primarie repubblicane ha riguardato Trump. Il tycoon nel 2015 ha ottenuto 23 volte il tempo TV ottenuto da Bernie Sanders. Tra maggio e dicembre 2015 Fox News ha mandato in onda più di 24 ore di interviste a Trump. La cosa non ha eguali nella storia dell’informazione americana, se si pensa che nel 2015 le news della sera di ABC, CBS e NBC hanno dedicato a Trump 327 minuti, contro i 157 guadagnati da Barack Obama per la sua rielezione nel 2012.
Questa macchina, la macchina di un’informazione che privilegia il personaggio sui programmi, che corre dietro allo scandalo e tralascia approfondimenti e spiegazioni, continua a girare ancora oggi. Solo che la “novità” del politico Trump si è dissolta; il candidato continua ad alimentare la sua corsa con una serie di bordate, accuse, colpi di scena, teorie complottistiche, dettagli personali, bravate sessuali che alimentano il circo mediatico; e le “bravate” di Trump risultano, per questo circo mediatico, enormemente più interessanti che le mail su Benghasi o le opinioni di Clinton su Wall Street. Mai come quest’anno, dunque, la stampa USA si è schierata con un candidato; anzi, con una candidata. Mai come quest’anno, però, l’altro candidato è stato il prodotto e il riflesso di questa stessa stampa.

 

 

Fonte

 

 

14 Commenti a "Il pregiudizio pro-Clinton dei mass media americani"

  1. #lister   24 ottobre 2016 at 6:00 pm

    “i media americani hanno preso decisamente posizione a favore di Hillary Clinton? La risposta è sì.”

    E mica solo loro:
    Veronica Ciccone (non voglio bestemmiare scrivendo il suo nome “d’arte”) ha promesso sesso orale a chi voterà per Killary: questo è il “Sogno americano”…

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    • #Alessio   24 ottobre 2016 at 7:33 pm

      La feccia della quale parla l’articolo dev’essere la versione americana della marmaglia radical-chic nostrana di “Repubblica”. Speriamo che nel prossimo attentato ci vadano di mezzo loro.

      Quanto al resto, se quell’avanzo di bordello vuole mantenere la promessa dovrà armarsi di tanta buona volontà, il compito dichiarato è presumibilmente superiore ai suoi sforzi abituali (per quanto di certo molto generosi).

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  2. #Albino   25 ottobre 2016 at 11:23 am

    Purtroppo quello che l’americano medio fatica a comprendere è che queste elezioni, in ultima analisi, decideranno per la guerra o per la pace.
    Se vincerà la Clinton (cosa molto probabile) la terza guerra mondiale scoppierà entro un anno (lo ha promesso ripetutamente).
    Dovesse vincere Trump, c’è una possibilità di evitarla (anche se non scontata), perchè lui sembra più orientato a cercare un accordo con Putin (infatti non mancano mai di rinfacciarglielo).
    Ma questo sembra proprio non importare all’ America profonda (e al resto del mondo liberal-chic). Per loro sono molto più pericolose le accuse (quanto vere?) di molestie sessuali e di sessismo ad opera di Trump.
    Che Dio ci perdoni e ci protegga da questo “tourbillon” infernale in cui ci stanno per trascinare gli Stati Uniti e i loro alleati (Renzi compreso).
    Albino

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    • #Alessio   25 ottobre 2016 at 1:45 pm

      La promessa della “terza guerra mondiale” ha lo stesso peso morale e pratico della promessa di cui sopra.

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      • #Albino   26 ottobre 2016 at 11:09 am

        Già, con la differenza che mentre quella della Ciccone è solo una trovata spot (assolutamente degna della statura morale del personaggio, peraltro), la Clinton avrà invece tutti i mezzi e gli appoggi politici e finanziari per mantenere la sua.
        Albino

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        • #Alessio   26 ottobre 2016 at 2:58 pm

          Ah sì? E chi sarebbe il nemico, la Russia, con magari la Cina come alleato?
          E come penserebbe di farla, questa Terza Guerra Mondiale, con un popolo che non è più disposto a tollerare la morte di un migliaio di suoi ragazzi e che dovrebbe mettere in conto milioni di feretri per niente?
          Andando sul pratico, come si svolgerebbe?
          Con lancio di bombe atomiche sulla Russia, impestando quindi anche parte dell’Europa dell’Est? E poi le atomiche le hanno anche i Russi!
          Con bombardamenti sulla Russia? Aviazione e contraerea ce l’hanno anche loro!
          Attaccando da terra, quando l’ultima volta che l’hanno fatto è stato ai tempi del Vietnam e sono tornati indietro con la coda tra le gambe?

          Tutta la capacità bellica che stanno dimostrando gli Americani da parecchi anni è il buttare bombe da lontano su Paesucci di quart’ordine, e poi mandare avanti dei galoppini locali.
          Se il presunto nemico è la Russia con magari qualche alleato, la vedo dura.

          E’ meglio che la bidella cambi promessa, e si unisca all’altra svergognata per darle una mano nel suo dichiarato intento… in due se la cavano prima, e Bill non fà storie visto che lui stesso è del ramo.

        • #Alessio   26 ottobre 2016 at 3:02 pm

          Se dopo aver contribuito allo sforzo della sua tifosa, la bidella vuole dare sfogo ai suoi bollori da menopausa, che faccia pure : https://www.youtube.com/watch?v=-Iu0pvZP-dM

  3. #Albino   27 ottobre 2016 at 10:32 am

    Alessio, lei è mitico!!! ^_^

    Spero anch’io che gli Americani ricevano la batosta che da troppo tempo si meritano, perchè, come lei ha appena spiegato, la loro arroganza è inversamente proporzionale alla loro capacità di condurre guerre (soprattutto totali come quella che si prospetta).

    Quello che mi preoccupa è che coloro che sono al comando di quella satanica nazione paiono non interessarsi affatto che tutte le loro mosse di politica estera rischiano di portarci al disastro nucleare. A me sembra che sia proprio quello che vogliono. Del destino del proprio popolo a questi non gliene importa nulla. L’ importante è fare i voleri del “superiore incognito”, cioè di colui che vive in quel posto (per dirla alla Tex Willer) dove “l’aria è molto più calda, fumosa, fortemente impregnata di zolfo”.

    Ciò detto, spero che lei abbia ragione, e che le minacce sempre più esplicite che rivolgono alla Russia siano solo il digrignare i denti di un “colosso” che sa benissimo di avere i piedi d’argilla ed è pienamente conscio che, qualsiasi escalation bellica, ne provocherebbe inevitabilmente il crollo politico e militare.

    Cordialmente,

    Albino

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    • #Alessio   27 ottobre 2016 at 1:38 pm

      Grazie caro Albino!

      In effetti, è parecchio ormai che gli USA sembrano un ragazzone prepotente che ci tiene a fare lo spaccone nel suo quartiere, ma che nonostante la sua mole ed il suo atteggiamento ha paura di beccarsi anche solo un paio di cazzotti e quindi se la prende solo con chi sa di avere gioco facile, altrimenti mantiene una rispettosa distanza… perchè per lui fare il duro è bello soprattutto se è gratis!

      Quanto all’idea d’un disastro nucleare, che non comporta valore militare ma solo pazzia suicida ed inclinazioni terroristiche, non sarebbe davvero utile a nessuno, visto che di pianeta per vivere abbiamo solo questo. Le inclinazioni terroristiche le hanno già dimostrate ad Hiroshima, ma le bombe di oggi sono molto, molto più potenti, e francamente dubito (e spero) che siano animati dalla pazzia suicida necessaria a considerarne l’uso.
      Quanto a Tex Willer, voterebbe di certo per lo zio Donald.

      Cordialmente!

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  4. #lister   27 ottobre 2016 at 5:54 pm

    Bellissimo il video di quella Parata, Alessio.
    Una parata che assume anche le tinte di una diffida ad astenersi da strane minacce.
    Peccato che lì, ogni tanto, si scorga quel tristo simbolo di fabbri-e-contadini-uniti-nella-lotta, nonché di un’ideologia responsabile della morte di 100.000.000 (centomilioni!) di morti.

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    • #Alessio   27 ottobre 2016 at 9:24 pm

      Lo so, Lister, quel simbolo fà schifo anche a me, ma lo mettono solo per ragioni storiche.
      C’era un altro video dove un generale si faceva il segno della croce, sono stao in dubbio se caricare quello o questo.

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  5. #lister   30 ottobre 2016 at 12:02 pm

    “Quanto a Tex Willer, voterebbe di certo per lo zio Donald.”

    Ne sono convinto, Alessio!
    Detto da un collezionista di romanzi (altro che fumetti!) di Tex Willer. 🙂

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    • #Alessio   30 ottobre 2016 at 7:16 pm

      E’ un vero piacere vedere come amministra la giustizia, vero? Quei romanzi dovrebbero essere resi obbligatori nelle accademie di polizia, altro che tutte le pagliacciate sull’uso della forza col contagocce.

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  6. #Cara Libertà   10 novembre 2016 at 10:43 pm

    Strano ma vero, si danno spiegazioni credibili delle motivazioni che spingono i giornalisti e non si cenna a fatto alle proprietà “finanziarie” dei giornali, delle televisioni, delle produzioni cinematografiche e Domine Iddio sa quanto d’altro! Stupisce il silenzio sulla Cintura della Ruggine o Rust Belt di questi figli di papà tanto preoccupati delle sorti politiche del loro paese, quanto non lo sono di quelle economiche e ancor meno di quelle dei disoccupati! Stupisce!!! Gli stormi di storni sui cieli di Roma fanno mostra di cosa sia la gregarietà o se si vuole l’obbedienza spontanea e non imposta … con metodi evidenti!!! Quanti stormi di giornalisti liberi di adeguarsi al branco … sono al lavoro negli USA!
    Suvvia vien da lungi la volontà diamantina di giungere al NWO o a dire: miseria, terrore e costrizioni d’ogni genere per gli ultimi! Però guai terribili solo a parlarne o mancare qualche ordine e distinguersi dal gruppo degli ossequiosi belanti!!! Quale profonda distanza e cinica indifferenza tra questi rampolli con tanto di laurea e la gente che vede svanire quel pane che fino a ieri aveva sudato pur di buona lena!!! Grande sei, oAmerica, che mostri al mondo i gravi pericoli che ci sovrastano immanenti. Fatima docet!!! Libertà o cara

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