L’intervista che A. Gnocchi ha rilasciato a G. Galeazzi (coautore della ‘lista di proscrizione’ bergogliana de La Stampa)

papa-francesco

 

Pubblichiamo quest’intervista per la solita puntuta verve che contraddistingue lo scrittore bergamasco. Essa è stata rilasciata a Giacomo Galeazzi, coautore con Andrea Tornielli e Massimo Introvigne dell’imbarazzante inchiesta sul “gombloddoh” antibergogliano, di cui abbiamo parlato qui, commentando qui e qui. Superfluo sottolineare il circiterismo con cui sono state liquidate su La Stampa tutte le fondate osservazioni relative a Francesco. [RS]

 

Quali sono a suo parere i punti di debolezza dell’attuale momento della Chiesa cattolica?

Con una breve formula, si potrebbe dire che la madre di tutte le debolezze sta nel fatto che questa Chiesa è perfettamente rappresentata da questo papa. Decenni di cedimenti dottrinali e morali l’hanno portata a compiacersi e a rispecchiarsi in un pontefice che trasmette il messaggio più gradito alle folle di tutti i tempi e di tutte le latitudini: non dovete fare nulla per migliorare. Questa Chiesa ha bandito la fatica di credere e di comportarsi di conseguenza e Bergoglio è venuto a chiudere il cerchio della resa al mondo. Se ci si mette all’uscita di una Messa e si pongono elementari domande di dottrina si scopre che ognuno ha una fede a propria immagine somiglianza, accomunata a quella degli altri dal rifiuto più o meno esplicito della divinità di Cristo.

In cosa ritiene più lacunosa l’impostazione del pontificato di Francesco?

Non voglio usare il termine lacunoso, perché dovrei riconoscere a questo pontificato una buona fede che non vedo. Non vedo errori, anche gravi, in un’azione comunque buona. Vedo un’azione comunque cattiva condotta con grande perizia. L’impostazione di questo pontificato è improntata alla programmatica resa al mondo, alla mondanizzazione della Chiesa. Di fatto è la negazione dell’uomo in ciò che ne costituisce la sua essenza di essere liturgico, creato per adorare e glorificare Dio.

In Cina Francesco sacrifica la difesa della libertà religiosa alle ragioni del dialogo con il governo di Pechino?

Quando si parla di libertà religiosa si intende, impropriamente, la possibilità per un cristiano di professare il proprio credo. Presa in questo senso, Francesco la sacrifica volentieri in Cina come in qualsiasi altro luogo. Anche questo è un tratto mondanizzante. Più osservo l’agire solo politico di questo papa e più vedo concretizzarsi l’accusa mossa da Dostoevskij a Roma nei “Fratelli Karamazov”, quella di essere una Chiesa che si è fata stato rinunciando alla sua vera missione.

Cosa accomuna le varie anime del dissenso a Francesco?

Solo un vago malessere che, però, nasce da ragioni molto diverse. Quando sento certi critici dire che il problema di Bergoglio sarebbe risolto con il ritorno di Ratzinger o con la corretta applicazione del Vaticano II, penso che ci si trovi già in una zona grigia dove il dissenso ha un fondamento sentimentale e non razionale. Sicuramente parole e gesti scandalosi suscitano reazioni sempre più diffuse, ma superficiali. Anche tra molti che riconoscono la vera radice del problema mi pare di vedere un dissenso che tende a istituzionalizzarsi, a diventare, se mi passa la definizione, opposizione di regime. Perché l’abilità di questo papa consiste nell’avere fondato il suo pontificato sulla gestione brutale del potere e, con il potere, una grossa parte di dissenso finisce sempre per trattare. Penso che Francesco, da questo punto di vista, possa dormire sonni tranquilli.

Ricorda un’altra fase storica di così accesa divisione all’interno del mondo cattolico?

Molti risalgono alla crisi ariana, ma penso che uno svilimento della fede così capillare ed entusiastico non si sia mai visto. La Chiesa è stata trasformata in una gioiosa macchina da apostasia su cui i fedeli fanno a gara per salire. La situazione attuale assomiglia alla crisi ariana nella negazione della divinità di Cristo. Prima parlavo anche della negazione dell’uomo come essere liturgico. Ecco, ritengo che una possibile medicina possa venire proprio dalla riaffermazione di questo elemento. Solo il recupero della vera liturgia ci potrà salvare. D’altra parte, Ario diffuse la sua eresia componendo inni religiosi e Sant’Ambrogio lo combatté componendo inni religiosi.

Quali sono le fragilità maggiori dell’attuale pontificato? Incertezza dottrinaria sulla comunione ai divorziati risposati, silenzio sul genocidio dei cristiani in terra d’Islam, spoil system in Curia?

Sono tutte queste insieme. Ma, ribadisco, invece che come fragilità, io le vedo come punti di forza di un disegno preciso di resa alle istanze del mondo. Se ne devo scegliere uno oltre alla negazione dell’uomo come essere liturgico, indico la questione dottrinale in cui viene fatto strame anche dell’ultimo barlume del concetto di verità. Siamo ormai alle comiche finali in cui non si parla più di conversione a Cristo, ma di conversione ecologica. Mi pare che non servano commenti.

 

Fonte

 

 

13 Commenti a "L’intervista che A. Gnocchi ha rilasciato a G. Galeazzi (coautore della ‘lista di proscrizione’ bergogliana de La Stampa)"

  1. #Alessio   21 ottobre 2016 at 1:03 am

    In pochissime parole, Bergoglio non è cattolico e non dimostra alcuna propensione verso chi lo è.
    Stesso dicasi per gli elementi che pone ai vertici dell’organizzazione ecclesiastica.
    Tutti costoro, iniziando da lui, in maniera più o meno dolosa e più o meno consapevole stanno aiutando la Massoneria a demolire quel che resta della Chiesa.
    Speriamo solo che la loro sfacciataggine possa aprire gli occhi a chi ancora oggi è confuso a questo riguardo.

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  2. #bbruno   21 ottobre 2016 at 10:27 am

    caro Alessio, Bergoglio non è cattolico, non è cristiano, non è credente in nulla se non nella sua tragicomica tracotanza: un vero figlio della Vedova, lugubre sotto la maschera ridanciana del suo ben pasciuto e goffo corpaccione. E c’è chi si abbandona tra le braccia di questo immondo e viscido Shelob insediatosi sul luogo santo….

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  3. #Diego   21 ottobre 2016 at 10:54 am

    Ecco un personaggio che sarà probabilmente graditissimo a Bergoglio:

    http://rorate-caeli.blogspot.com/2016/10/exclusive-marxist-revolutionary-new.html#more

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  4. #miri   21 ottobre 2016 at 11:08 am

    Mi è sparito il commento al momento dell’invio.

    >Lo sintetizzo :

    Andarsi a leggere il Motu Proprio “Catholicam Christi Ecclesiam” donata nel giorno di Befana del 1967 da Paolo VI con la quale istituiva il PontifIcio Consiglio della Giustizia e della Pace.

    Andarsi a leggere la nota dello stesso Pontif.Cons. dell’ottobre 2011 intitolata “per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale NELLA MPROSPETTIVA DI UNA AUTORITA’ PUBBLICA A COMPETENZA UNIVERSALE ”

    Tutto è stato programmato da roncalli e montini ( su suggerimento? di Chi?) ,e i successori hanno viaggiato su binario.

    Andarsi a leggere cosa ha fatto il detto consiglio il 16 e 17 dicembre 2015 a proposito di immigrazione da cui è scaturito il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale istituito col Motu Proprio ” Humanam Progressionem ”

    C’è tanto da leggere e informare gli utili idioti dei poveri fedeli. Ma questo nonn s’ha da fare.

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  5. #miri   21 ottobre 2016 at 2:23 pm

    quando sento dire ” l’impostazione di questo pontificato è improntata alla programmatica resa al mondo” non so se ridere o piangere.
    Da povera cristiana presa in giro per decenni, non accetto più di esserlo tanto più da gente che dovrebbe saperne più di me dell’imbroglio perpetrato col cv2.

    Da questo è uscito il mio commento precedente.

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    • #lister   21 ottobre 2016 at 7:21 pm

      “…non so se ridere o piangere.”
      No, miri, c’è solo da in******si.

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      • #Alessio   21 ottobre 2016 at 8:22 pm

        Fino ad un certo punto, perchè oltre si finisce solo a danneggiarsi il fegato per niente.

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  6. #Giona   23 ottobre 2016 at 3:26 pm

    1958, il papa fu COSTRETTO a dimettersi, rinunce invalide…

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    • #bbruno   23 ottobre 2016 at 7:08 pm

      ma vallo a dire,#Giona, agli irremovibili vedenti la sede piena, in forza di una elezione che si vuol far credere valida, relativamente al proclamato eletto, quando valida era stata, sì, ma relativamente a un altro eletto, quesllo sì autentico, costretto poi a togliersi di mezzo, ma non per questo per nulla invalidato!!! La successione petrina da allora si è interrotta, come la corrente elettrica quando si spezzano i cavi che la trasmettono…

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  7. #jb Mirabile-caruso   24 ottobre 2016 at 7:53 am

    A. Gnocchi: “…l’accusa mossa da Dostoevskij a Roma nei “Fratelli Karamazov”,
    …………………quella di essere una Chiesa che si è fatta Stato rinunciando alla
    …………………sua vera missione”………………

    Chissà se Dostoevskij – a dovere esprimere, oggi, la sua accusa a Roma – non si esprimerebbe, invece, in termini di una vile PROSTITUZIONE da parte di una vecchia baldracca.

    Per il sol fatto che a me avviene di percepire molto distintamente una forte dose di VILTÀ in Bergoglio: questo comunissimo don Abbondio dei nostri giorni che – incapace com’è di darsi il coraggio che non ha – preferisce magari di credere che il suo vile arrendersi al mondo equivalga invece ad una intelligente strategia di lotta.

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  8. #Albino   24 ottobre 2016 at 5:31 pm

    Quella di Bergoglio a me non sembra un vile arrendersi al mondo, bensì una strategia di distruzione della Chiesa portata avanti scientemente. Sta facendo esattamente quello per cui è stato messo lì.

    Quanto al fatto che il neoeletto papa Gregorio XVII fosse costretto a dimettersi sotto minaccia nel 1958, ho letto qualcosa al riguardo su Chiesa Viva, ma non sono mai riuscito a farmene un’ idea chiara. In altre parole, non ho sufficienti elementi per considerare il cardinale Siri come il legittimo successore di Pietro, per cui non so se ritenere la Chiesa vacante dal 1958 (come tendo a pensare), oppure se il Papa c’era, ma ci è stato nascosto per oltre 30 anni. Qualcuno potrebbe indirizzarmi su qualche link o testo dove se ne parla più estesamente? Vi ringrazio anticipatamente.
    Albino

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  9. #Albino   24 ottobre 2016 at 5:33 pm

    Mi correggo: intendevo dire “la Sede vacante dal 1958”.
    Albino

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