McInerny e gli scrittori cattolici

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«Letteratura è tutto ciò che merita di essere riletto»
(C. S. Lewis, Experiment in Criticism)

Che l’universo letterario cattolico anglosassone non nasca e finisca con Chesterton e Tolkien, in Italia sono ancora in pochi a saperlo. Ancora meno sono quelli che non cascano nella rete delle fruste (ed errate) riduzioni interpretative in salsa neocons. Come se Chesterton e Tolkien fossero vittime degli stessi fantasmi del liberal-capitalismo di cui è preda un’ingenua fetta del nostro paese, come se loro non avessero capito che il vero nemico dell’Occidente è, in realtà, l’Occidente stesso, con i suoi cedimenti, le lusinghe del politicamente corretto e l’appello a valori senza reale sostanza. Basterebbe ricordare il noto aforisma chestertoniano in cui Wall Street è definita più pericolosa di qualsiasi piovra sovietica per far crollare il castello di carte delle mistificazioni odierne.
Il saggio di Ralph McInerny, Some Catholic Writers, si pone come duplice obiettivo quello di introdurre al pubblico dei lettori alcuni dei più eminenti scrittori cattolici inglesi e americani dell’ultimo secolo (meno significativa la compagine francese) e, al contempo, di offrire un taglio interpretativo del tutto personale, certo legato a criteri di oggettività, ma mosso anche dal gusto e dalle opinioni dell’autore.
McInerny, docente di filosofia alla University of Notre Dame, negli Stati Uniti, non è del tutto sconosciuto in Italia. Alcuni suoi testi, caratterizzati da una prudente opposizione in senso “tradizionalista” alle riforme del Concilio Vaticano II, sono stati tradotti nella penisola, riscuotendo un buon successo tra i più vivaci polemisti in campo teologico.
Some Catholic Writers, seppur occupandosi di letteratura, percorre una medesima strada conducendo chi legge in un viaggio attraverso una galleria di trenta ritratti, flash biografici di poche pagine, presentati con acume, con la preoccupazione primaria di catturare il cuore della poetica di ognuno di essi. R. H. Benson, Evelyn Waugh, Graham Greene, Hilaire Belloc, Maurice Baring, Anthony Burgess, Flannery O’Connor, Thomas Merton e Frederick Rolfe “Baron Corvo” sono solo alcuni dei nomi che compaiono nel libro, uomini la cui narrativa venne più o meno influenzata dall’appartenenza alla Chiesa di Roma e le cui parole furono uno dei pochi scudi levati contro il laicismo moderno.
Anche se McInerny rilegge un po’ troppo spesso le vicende biografiche degli scrittori in chiave conservatrice – con sperticati elogi a Maritain e Wojtyla, tanto per intenderci – ha perlomeno il merito di regalare una sguardo mai banale che, soprattutto nel caso italiano, va a contrastare alcuni consolidati luoghi comuni (come quelli citati a inizio articolo).
Il testo, attualmente disponibile solo in lingua inglese, è inoltre una grande opportunità per fare la conoscenza di autori ignoti di cui varrebbe la pena recuperare i lavori, se non altro, perché nei loro libri – all’opposto dell’attuale tendenza – l’uomo, con le sue aspirazioni e i suoi limiti, non è mai censurato.

Luca Fumagalli

Il libro: Ralph MaInerny, Some Catholic Writers, South Bend, St. Augustines Press, 2007, pp.154, 23 dollari.