“The Young Pope”: impressioni a caldo su Pio XIII

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di Luca Fumagalli

Al termine della visione dei primi due episodi della nuova mini-serie “The Young Pope”, targata Paolo Sorrentino e in onda ogni venerdì su Sky Atlantic, lo spettatore è colto dalla strana sensazione di essere reduce da un viaggio al centro del cuore umano, dove le contraddizioni convivono nella più serena accettazione.

Chi si aspettava di assistere a qualcosa di paragonabile ad Habemus Papam di Moretti è rimasto deluso. Sorrentino è distante dalla fastidiosa orizzontalità morettiana, quella tendenza perniciosa per cui tutto è riportato sempre e comunque al mero livello umano. Il suo “realismo magico” di marca felliniana, in cui ogni cosa è segno di un mistero che la trascende, ben si adatta a trattare un tema, come quello del Papa e della Chiesa, che per sua natura non può essere volgarmente ridotto al solo aspetto materiale. Il risultato è convincente anche quando il regista napoletano è costretto dalla serialità a non allontanarsi troppo dagli stilemi del genere.

C’è qualcosa di affascinante e di inquietante nel carisma di Lenny Belardo (Jude Law), giovane cardinale americano eletto Sommo Pontefice con il nome di Pio XIII. Uomo del mistero, che non ama essere fotografato, abbandonato dai genitori quando era ancora un bambino, è una creatura che fa della sua debolezza, del non avere un passato, la sua arma più potente. Il suo unico peccato, stando a quello che dichiara al confessore, è che la sua coscienza non lo accusa di niente. Freddo, cinico e disincantato, ogni gesto è sapientemente ponderato, meditato affinché ottenga il massimo effetto con il minimo sforzo.

Le sue scelte imprevedibili – che culminano con il terribile discorso in Piazza San Pietro, pieno di odio per l’umanità e di sbraitanti inviti a occuparsi solo di Dio («Senza Dio si diventa morti») – sembrano orientate a dare nuovo lustro alla Chiesa, ristabilendo un potere del tutto simile a quello rivendicato da Gregorio VII o Bonifacio VIII. In tal senso la decisione di ripristinare l’uso della Tiara è emblematico, così come la battuta per cui «Roma è una frazione della Città del Vaticano» suona più come un programma politico. Per raggiungere l’obiettivo ogni cosa è lecita, compreso violare il segreto confessionale, allontanare da incarichi di prestigio un cardinale solo perché omosessuale o nominare segretario particolare una donna, suor Mary (Diane Keaton), che ha allevato il piccolo Lenny come una madre.

Eppure, in tutto questo, c’è un fondo di autentica umanità che è ineludibile. Esempio ne sono la lettera del bambino americano che il Pontefice piega con cura e porta con sé – utilizzandola anche come “falsariga” per il suo discorso d’esordio – o lo strano potere con cui sembra in grado di addomesticare anche gli animali più selvaggi (come il canguro che adesso corre libero per i giardini vaticani).

A rendere ancora più pepata la trama, intorno a Pio XIII non mancano intrighi e antagonisti. Oltre al cardinal Spencer, che si è visto soffiare il soglio petrino dal suo protetto, nell’ombra si muove anche Voiello (un brillante Silvio Orlando), il potentissimo e chiacchierato segretario di stato, volgarmente attaccato al potere, eppure capace di misericordiosa tenerezza verso i più deboli.

A caldo, quando mancano ancora otto puntate al termine della serie, è impossibile, naturalmente, dare un giudizio definitivo. Come si è detto, e come ricorda lo stesso Pontefice all’inizio del primo episodio, The Young Pope, al pari di ogni uomo, è un grumo di spunti contraddittori, in cui convivono intuizioni interessanti e caricature un po’ troppo spigolose. Difficile intuire poi a cosa miri veramente Pio XIII, se tutto quello che fa, compreso ciò che sembra sulle prime ruvido o viscido, non sia invece finalizzato a un bene superiore (lo stesso Belardo, del resto, ha un passato immacolato, senza vizi o lati oscuri).

Sorrentino, almeno per il momento, riesce a smarcarsi dall’opposizione tradizionalismo-progressismo, ponendo lo scontro di idee su un piano superiore, quando si parla delle tormentate coscienze dei protagonisti, e inferiore, quando la politica vaticana si riduce a prebende e scelte di merchandising. Se Pio XIII, nel suo virulento appello a Dio pare allontanarsi da un certo umanitarismo ecclesiastico attuale, allo stesso tempo, però, la sua impassibile lucidità lo rende detestabile, quasi disturbante.

Tra tutti i papi immaginati dalla letteratura, dal cinema o dal teatro, Belardo assomiglia molto, soprattutto per questi ultimi aspetti, a Lando II, protagonista dell’oscuro The Translation of Father Torturo di Brendan Connel, un uomo senza difetti, attraente e fisicamente prestante, ma disposto a tutto per diventare Sommo Pontefice (l’accanito tabagismo, invece, accomuna Pio XIII all’Adriano VII di Frederick Rolfe “Baron Corvo”).

Dopo i primi due episodi, The Young Pope conserva il fascino di un intreccio ancora tutto da sciogliere e, non c’è da dubitarne, le sorprese non si faranno attendere.

 

5 Commenti a "“The Young Pope”: impressioni a caldo su Pio XIII"

  1. #lister   23 ottobre 2016 at 6:08 pm

    Magari si affacciasse alla Loggia un Papa che, con in testa la Tiara, dicesse: “Occupatevi solo di Dio” perché “Senza Dio si diventa morti”!!
    …e mettesse al rogo tutti i “preti” che, anche lontanamente, puzzino di modernismo.

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    • #Alessio   23 ottobre 2016 at 7:46 pm

      … e che incitasse i cattolici a combattere con ogni mezzo possibile l’invasione afroislamica e chi la permette.

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    • #Storico   30 ottobre 2016 at 10:32 pm

      ” chi non crede nella vita dopo la morte, é morto anche in questa!” (citazione)

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  2. #Catholicus   24 ottobre 2016 at 9:24 pm

    Siamo ormai in vista del 58° anniversario della presa de potere supremo della chiesa Cattolica da parte dei modernisti, con l’insediamento di Angelo Roncalli al timone della barca di Pietro, alla guida di santa Romana Chiesa. Quest’anno tale ricorrenza è particolarmente significativa, poiché i numero di anni trascorsi dalla conquista del potere da parte dei rivoluzionari modernisti coincide con l’anno del secolo scorso in cui avvenne il colpo di stato (se così possiamo definirlo), il 1958.
    L’elezione di Roncalli avvenne il 28 ottobre, ma ben più importante risulta la data del 26 ottobre, poiché in quel giorno ci fu la famosa fumata bianca, seguita a distanza di mezz’ora da una seconda fumata, stavolta nera. Ebbene, in quella mezz’ora, dalle 18 alle 18.30 circa, ci fu una tremenda lotta attorno alla stufa, nella cappella Sistina (come riferiscono fonti dell’FBI americana). Un vero e proprio abbordaggio di pirati, o un assalto alla diligenza, che rimise in gioco l’elezione del pontefice, dopo che Siri era già stato eletto ed aveva anche scelto il nome da assumere, Gregorio XVII (egli stesso, poco prima di morire, confessò in un’intervista che in quel conclave erano successe cose tremende, ma che non poteva parlare perché era legato dal segreto). La notizia dell’avvenuta elezione e della scelta del nome era però già arrivata ai giornali ed alle televisioni, ed aveva fato rapidamente il giro del mondo, e tutti erano attaccati alla radio e alla TV in attesa dell’apparizione di Siri al balcone. Ma i minuti passavano ed il nervosismo aumentava; quando poi ci fu la fumata nera lo sconcerto assalì coloro che attendevano l’uscita del nuovo papa, dato che tutti, come il sottoscritto, avevano visto chiaramente la prima fumata, indubitabilmente bianca. Si racconta che Roncalli, pochi istanti prima di morire, abbia gridato “mio Dio, cosa ho fatto!”, aggiungendo poi “fermate il Concilio !”. Se la notizia rispondesse al vero sarebbe un’ulteriore conferma dell’avvenuta usurpazione del soglio petrino quella sera del 26 ottobre di 58 anni fa.
    Giuseppe Siri fu costretto a rinunciare a causa di minacce di morte a sé ed alla sua famiglia, oltre alla prospettiva di un possibile scisma attuato dai modernisti, ed all’eventualità di grandi persecuzioni dei cristiani nei paesi comunisti (c’è chi parla addirittura della minaccia di far esplodere una bomba “sporca”, cioè atomica, all’interno del Vaticano, ma forse questa è solo fantapolitica vaticana).
    In occasione di questo importante anniversario, la sera di venerdì prossimo 26 ottobre, sarebbe importante e significativo realizzare una catena di recita del Santo Rosario, dalle 18 alle 18.30, per impetrare dalla Vergine Maria, Debellatrice di tutte le eresie e Regina delle Vittorie, la restaurazione della Chiesa Cattolica, ora occupata dai modernisti. Su taluni siti cattolici (inutile aggiungere “tradizionalisti”) si trova una bella immagine della statua piangente della Madonna di La Salette, seduta, con il capo tra le mani, con la didascalia “Our Lady of La Salette, restore the Holy Church” (Nostra Signora di La Salette, restaura la Santa Chiesa).

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    • #Catholicus   25 ottobre 2016 at 7:54 pm

      Mi scuso per l’errore del giorno dell’anniversario della presa del potere d parte dei modernisti; infatti il 26 ottobre è domani, mercoledì, e non venerdì prossimo. Purtroppo l’avanzare dell’età comporta qualche cedimento della memoria, ma l’importante è che la fede resti salda, ancorata su solida roccia, ovvero sul magistero dei papi, dei santi e dei martiri preconciliari e preroncalliani, poiché quella,e solo quella, è la vera Chiesa Cattolica, Una, Santa, e Apostolica. Cosa importa poi se Bergoglio dà dell’ipocrita e del “rigido” nelle sue omelie mattutine a S. Marta a coloro che la pensano in questo modo ( cfr quella del 24 corrente). La Chiesa non è “cosa sua”, bensì “cosa nostra”, di tutti noi credenti e praticanti, e se lui non è più maestro di fede cattolica ne cerco un altro e tanti saluti. Il papa non può disporre della fede, del depositum fidei, obbligando i fedeli a rifiutarlo, a accogliere il suo presunto “soffio dello Spirito” che rinnega 2000 anni di civiltà cattolica. a questo modo di fare io oppongo il mio più deciso e definitivo NO, mai !

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