4 aspetti della postmodernità che hanno davvero stufato

keep-calm-and-grow-up-27

 

di Ilaria Pisa

 

[Avvertenza: articolo dichiaratamente ironico, sconsigliato ai delicati e ai seriosi.]

  1. L’introspezione ossessiva.
    Un tempo aveva la dignità teologico-morale di “scrupolo”, oggi l’introspezione ossessiva è divenuta elemento di costume, cifra stilistica del nullafacente senz’arte né parte, che deve giustificare tale status con un’accanita vita interiore alla Fabio Volo. In tale categoria rientra l’adolescente in cerca di social-fortuna, tra un pensoso selfie su Instagram (rigorosamente con filtro malinconico e didascalia ermetica) e un tumblr intasato di pensieri sconnessi e contraddittorii tranne che in un unico aspetto (l’autoassoluzione con correlativa demonizzazione della “gente cattiva”). Siamo stati tutti adolescenti e abbiamo auspicato la fine di quell’età grigia, senza pretese di vestirla di un’aura intellettuale farlocca a cui nessuno avrebbe creduto. Non siete Umberto Eco, dei vostri viaggi mentali non frega nulla a nessuno: lasciate perdere il vostro ombelico e alzatevi dal divano.
  2. L’incapacità di accettare la malattia.
    A parte gli ovvii, scandalosi casi di malasanità, la medicina oggi è dominata dal terrore del tribunale. Che un’operazione possa avere esito infausto, o che una cura possa rivelarsi inefficace contro un morbo più aggressivo del previsto, non è contemplato, eppure rientra – PURTROPPO – nella natura umana decaduta dopo il peccato originale. Malattia e morte sono connaturate all’uomo post-Eden, non gli piombano addosso come qualcosa di estrinseco, e morire non è necessariamente colpa di qualcuno.
  3. Il sesso.
    La sessualità ha valore soltanto se affrontata “tomisticamente”, ossia collocata nell’unica REALTA’, il matrimonio cattolico, che le conferisce senso, dal momento che il dono di sé e l’amore non esistono fuori dal “per sempre”. Ogni altra possibile estrinsecazione della sessualità non ha attinenza con la realtà tomisticamente affrontata e accettata, ma è mero delirio idealistico di auto- o etero-rappresentazione. L’immoralità contra sextum è il trionfo della fantasia e dell’illusione, droghe legalizzate che oggi ammazzano più delle illegali.
  4. Il sentimentalismo. Vera peste moderna e postmoderna, segna il trionfo del sentire “di pancia” prima ancora che “col cuore” (lasciamo perdere intelletto e volontà, non pervenuti). Diciamocelo, non è altro che il modo presentabile di vestire un fascio di istinti cui consapevolmente si consegnano le chiavi del proprio libero arbitrio. Rende svenevoli le donne e svirilizzati gli uomini, e insopportabili tutti: chi si fiderebbe di un individuo schiavo di umori mutevoli e influenzabili da cibo, meteo, ormoni? Sovente, poi, i sentimentali sono bloccati – a motivo della loro condizione – in un’eterna, irresoluta alternanza tra impulsività e inazione, dalla quale elargiscono perle di saggezza moleste e non richieste [ricadendo quindi nel punto 1: “l’introspezione ossessiva”].

 

Postmoderni di tutto il mondo, unitevi e guarite. Grazie.

 

 

Rispondi