Che cosa pensa Israele dei candidati alle presidenziali USA?

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Stralciamo da un articolo reperito online (fonte in fondo) queste informazioni, piuttosto utili per avere un quadro geopolitico più chiaro delle possibili influenze statunitensi in area mediterranea. [RS]

 

Se vince la Clinton, il governo israeliano pensa che sostanzialmente ci sarà una continuità rispetto ad Obama: una continuità che darebbe comunque ad Israele delle assicurazioni formali sulla sua sicurezza ma che comporterebbe il mantenimento delle attuali relazioni all’insegna della freddezza e della disillusione reciproca, a causa dello stallo nei negoziati di pace con i Palestinesi, della continua creazione di colonie, ma anche delle ingerenze del Primo ministro Netanyahu negli affari interni americani in occasione della rielezione di Obama, mai dimenticata da parte Usa.

La posizione di Trump, invece, suscita animate discussioni ed è fonte di divisioni tra Laburisti e sostenitori del Likud, ma è anche accolta dalla Destra israeliana come una nuova ventata di ossigeno e una possibilità di rifondazione dell’alleanza tra i due Paesi, improntata a una convergenza di vedute su dossier internazionali importanti come il terrorismo di matrice islamica, l’ISIS, il rapporto con l’Arabia Saudita e la necessità di respingere i migranti – messicani per Trump e eritrei e sudanesi per Netanyahu – a dispetto delle convenzioni internazionali.

 Trump, che nel suo breve ma già abbondantemente discusso passato politico ha accettato finanziamenti e sostegno perfino dal leader del Ku Klux Klan, noto antisemita e negazionista, David Duke, ma che contraddittoriamente – com’è nella natura del personaggio – vanta anche una figlia, Ivanka, convertita all’ebraismo a seguito del matrimonio con un ebreo americano, si presenta come un acceso difensore di Israele ed è apertamente sostenuto da Netanyahu e dalla sua cerchia, che lo considerano il candidato che può salvare l’America e il carattere liberale che l’ha fatta fiorire finora da ondate migratorie massicce, soprattutto di origine musulmana, che potrebbero comprometterne il tessuto sociale.

Infine, la sfida Trump-Clinton versus Israele è anche e soprattuttouna sfida interna, in cui influenti magnati ebreo-americani si affrontano direttamente schierati su fronti opposti per difendere due visioni di Israele, ma anche del contributo ebraico alla società americana: il primo, Sheldon Adelson, magnate dei casinò di Las Vegas e influente sostenitore di Trump, si dice portatore di una visione liberale degli Stati Uniti in cui, però, l’immigrazione deve essere drasticamente fermata, e di una politica estera che veda gli Stati Uniti schierati nettamente in campo con Israele. Il secondo, Haim Sabban, si presenta piuttosto come un liberale della East Coast, produttore di programmi televisivi e di intrattenimento, tradizionalmente vicino ai Democratici e finanziatore di importanti think tank e centri studi sul Medio Oriente, anche lui fieramente difensore di Israele ma anche cautamente aperto alla necessità di scendere ad un accordo con i Palestinesi e, in generale, e a posizioni realistiche in politica estera che lo associano alla Clinton.

Mentre l’Istituto di Democrazia israeliana riferisce che un 43% degli israeliani preferisce ancora la Clinton per la sua conclamata esperienza sul Medio Oriente contro un 34% apertamente a favore di Trump, la sfida tra i due candidati si giocherà soprattutto per vincere il voto di quei 300.000 ebrei americani che silenziosamente si sono trasferiti in Israele negli ultimi anni pur conservando la loro cittadinanza Usa, tra cui si trovano ben 60.000 coloni. Non è un caso che sia Trump che la Clinton abbiano aperto uffici elettorali distaccati in questo Paese per accaparrarsi il consenso di elettori ebrei americani che, più che per il loro effettivo peso demografico, pesano a livello simbolico su queste elezioni.

 

Fonte: ilfattoquotidiano.it 

 

 

12 Commenti a "Che cosa pensa Israele dei candidati alle presidenziali USA?"

  1. #Rosa   8 novembre 2016 at 3:02 pm

    In USA TUTTA la intellighenzia ebrea, ecc. sparuti casi, non main stream media, è ferocemente anti Trump, che vedono come un Hitler redivivo. Tutte le politiche a cui Trump sostiene di essere avverso, a cominciare dall’immigrazionismo, sono di pura origine e marca ebrea americana.

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  2. #Alessio   8 novembre 2016 at 3:07 pm

    Se Netanyahu respinge eritrei e sudanesi fa benissimo, ebreo sì ebreo no, soprattutto se nel farlo può anche avere il gusto di violare delle convenzioni internazionali.

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  3. #Gaspare   8 novembre 2016 at 4:41 pm

    staremo a vedere,intanto Trump spezza la linea di collegamento che risale al new deal di roosvelt,e dopo aver denunciato brogli nell’establishment può darsi che ci sia una nuova e sincera apertura verso una Pace internazionale,dove gli equilibri Usa Russia non vengono danneggiati,ma si complementino per risolvere i tanti guai terrestri,il che dovrebbe rimettere Israele al suo posto,quello di non infastidire e di pagare le tasse,e magari di restituire la Federal Reserve al popolo americano

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    • #Alessio   8 novembre 2016 at 7:59 pm

      Se il popolo americano ha perso la Federal Reserve che incolpi anche sè stesso, come gli Europei incolpino sè stessi per aver perduto la sovranità economica.
      I prestatori di denaro fanno il loro sporco gioco, ma se non ci fossero i cretini che li assecondano durerebbero poco.

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      • #Cara Libertà   9 novembre 2016 at 7:51 am

        Le decisioni che contano si prendono nelle segrete stanze all’oscuro del volgo, vedasi Federal Reserve privatizzata da Wilson su ordine dei suoi “pupari”. Della Bce e dei suoi “pupari” meglio tacere!

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        • #Alessio   10 novembre 2016 at 1:09 am

          Verissimo, ma una volta che tali decisioni vengono rese note se i cittadini non solo non fanno un accidente di niente, ma continuano a scodinzolare dietro a chi fà costantemente il loro male, allora vuol dire che se lo meritano.
          “Mal voluto non è mai troppo”.

    • #Gaspare   9 novembre 2016 at 8:48 pm

      Ah se Eva non fosse stata disattenta Adamo non sarebbe stato coinvolto e noi avremmo conosciuto il Salvatore in altre circostanze,il fatto è che certe cose inevitabilmente si ripetono nel tempo e possiamo farci poco a proposito,comunque il Salvatore l’abbiamo conosciuto e questo è il rimedio

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  4. #Maria   10 novembre 2016 at 3:14 pm

    Gaspare
    ” il Salvatore l’abbiamo conosciuto e questo e’ il rimedio”

    Adesso incominciamo a sapere dove sta di casa il Principe del Male, molto bravo nel camuffarsi. La sua strategia cambiata: non vive più nell’ombra ,ma alla luce sfolgorante del “giorno “, tanto da impedirci di vederlo…….e noi,ancora, a cercare di stanarlo dove non c’e….

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  5. #Maria   12 novembre 2016 at 11:21 am

    Gaspare
    no assolutamente.Ho preso la sua frase per dire altro.

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    • #Gaspare   12 novembre 2016 at 2:03 pm

      Grazie

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