Il divino castigo: la Chiesa, i Santi, l’omelia di un Vescovo

terremoto

 

di Cristiano Lugli

 

Quando si parla di “castigo divino” si incappa inevitabilmente nelle diverse concezioni di esso, oggi specialmente sembra quasi un volersi tirare la patata bollente della responsabilità addosso, l’un con l’altro. Lo scienziato dice al cattolico che il castigo divino è una folle concezione medievalista, obsoleta e priva di fondamenti oggettivi; il tradizionalista dice che è tutta colpa dei modernisti, mentre il modernista sostiene che è dovuto all’inquinamento poiché Dio è Buono e Misericordioso, e mai permetterebbe che le persone soffrissero o patissero, foss’anche a causa dei loro aberranti ed ignobili peccati.
Non voglio tediare il lettore più del dovuto, giacché in questo sito si può trovare ottimo materiale – anche molto recente – circa l’assetto e la comprensione della punizione che Dio può infliggere all’uomo. Rimando in particolare all’ottimo articolo recentemente scritto dal Prof. Tacconi (http://www.radiospada.org/2016/11/lettera-da-un-cattolico-terremotato/) il quale ha peraltro vissuto sulla pelle sua e dei suoi cari la tragedia del terremoto, sentendo il freddo della Morte avvicinarsi sotto le vestigia di quel tremendo frastuono che scuoteva la terra nel cuore della notte.

 

La brevità della mia personale riflessione si vuole invece soffermare su un aspetto che poco o niente è preso in considerazione, specie da chi – ed è un calo di stile in cui inciampiamo più o meno tutti – perde tempo ad imputare colpe o responsabilità agli altri.
Il recente caso di padre Cavalcoli di cui si è già parlato ha riproposto il problema in tutta la sua immensa portata, allorché la sensibilità deve essere certamente maggiore in quanto tante persone sono coinvolte in questa immane tragedia, molte delle quali nemmeno responsabili volontariamente di eventuali colpe verso Dio (si pensi ai bambini piccoli).

 

Tuttavia va detto che negare il castigo divino è folle, perché sarebbe un voler falsificare principalmente la Sacra Scrittura, la Dottrina della Chiesa e il bimillenario insegnamento dei Santi.
Vi è anche quella componente che, in questi giorni, ammette che possa esistere sì la punizione, ma che Dio non possa imputarla agli innocenti ma solo ai volontari peccatori, a coloro insomma che hanno voluto e si sono guadagnati la colpevolezza. A questo riguardo risponde però sublimemente San Tommaso, il quale asserisce che “La pena, o castigo, può essere considerata sotto due aspetti. Primo, sotto l’aspetto di punizione. E come tale, la pena è dovuta solo al peccato: perché con essa viene ristabilita l’uguaglianza della giustizia, nel senso che colui il quale peccando aveva troppo assecondato la propria volontà, viene a subire cose contrarie al proprio volere. Perciò, siccome ogni peccato è volontario, compreso quello originale, secondo le spiegazioni date, è evidente che nessuno viene punito in questo senso, se non per atti compiuti volontariamente.
Secondo, una pena può essere considerata come medicina, non solo per guarire dai peccati già commessi, ma per preservare dai peccati futuri, e per spingere al bene. E sotto quest’aspetto uno può essere castigato anche senza colpa: però non senza una causa. – Si deve però notare che una medicina non priva mai di un bene maggiore, per procurarne uno minore: un medico, p. es., non accecherà mai un occhio per sanare un calcagno; tuttavia egli potrà infliggere un danno in cose secondarie per soccorrere quelle principali. E poiché i beni spirituali sono i beni supremi, mentre quelli temporali sono tanto piccoli; talora uno viene castigato nei beni temporali senza alcuna colpa, ed è così che Dio infligge molte penalità della vita presente come prove e umiliazioni: nessuno invece viene mai punito nei beni spirituali, sia nel tempo presente che nella vita futura, senza sua colpa; poiché codeste punizioni non sono medicinali, ma accompagnano la dannazione dell’anima. [1]

 

È proprio per questo motivo che la stessa ignoranza non viene giustificata, ma viene nello stesso modo punita, sempre secondo quanto insegna l’Angelico: “L’ignoranza causa involontarietà. Ma talora la vendetta raggiunge anche chi è nell’ignoranza. Infatti i bambini dei Sodomiti, sebbene fossero nell’ignoranza invincibile, perirono insieme ai loro genitori, come si legge nella Scrittura. Parimenti per il peccato di Datan e di Abiron furono ingoiati anche i loro piccoli. Anzi, per il peccato degli Amaleciti, Dio comandò di uccidere persino gli animali bruti privi di ragione. Perciò la vendetta talora va esercitata anche contro le colpe involontarie”. [2]

 

In questo tempo avverso è sopraggiunto al cumulo dei deplorevoli peccati dei singoli quello pubblico delle nazioni, dei gravi scandali e delle grandi apostasie propalate da tanti membri della Chiesa, certamente a ragione del modernismo, innegabile responsabile di tutti questi enormi danni, che porta la terra a scuotersi ma ancor peggio distrugge le anime di tanti esseri umani, prima o poi esseri eterni nel fuoco o nel gaudio.
Vista l’ostentazione pubblica ed evidente da parte di tante nazioni, di tanti governanti che propagano leggi che vanno contro Dio, accettano la sodomia e finanche la “legalizzano”, si può star certi che l’ira del Padre Eterno venga attirata proprio per la Sua Misericordia unita alla Giustizia,  senza pretendere poi che vi sia la selezione dei giusti o dei non giusti. La stessa Vergine Maria, a Fatima, parlava di milioni di anime che sarebbero cadute all’Inferno durante la guerra: non veniva fatta distinzione alcuna fra ebrei o tedeschi, francesi o inglesi, buoni o non buoni, e questo dovrebbero far quanto meno riflettere.

 

Ancora prima lo ricordò Papa Benedetto XV, nell’intercorrere della Prima Guerra Mondiale, sentenziando che “le private sventure sono meritati castighi, o almeno esercizio di virtù per gli individui, e che i pubblici flagelli sono espiazione delle colpe onde le pubbliche autorità e le nazioni si sono allontanate da Dio, poiché Dio, che governa il mondo nel tempo e nell’eternità, premia e punisce gli uomini, sia individualmente, sia nelle comunità, secondo le loro responsabilità”.

 

Sulle stesse orme si situa San Giovanni Bosco – ma si potrebbero citare tanti altri Santi – a cui tramite una profezia avvenuta nel corso del Concilio Vaticano I fu rivelato dal Signore che la guerra, la peste e la fame sarebbero stati i flagelli scelti per percuotere la superbia e la malizia degli uomini: “Voi, o sacerdoti, perché non correte a piangere tra il vestibolo e l’altare, invocando la sospensione dei flagelli? Perché non prendete lo scudo della fede e non andate sopra i tetti, nelle case, nelle vie, nelle piazze, in ogni luogo anche inaccessibile, a portare il seme della mia parola? Ignorate che questa è la terribile spada a due tagli che abbatte i miei nemici e che rompe le ire di Dio e degli uomini?”.

 

Penso non occorra andare oltre per i motivi già anzidetti, ma è tuttavia importante ricordare ad ognuno di noi, con sincera introspezione, che i peccati dei singoli uomini di cui tutti siamo latori non cessano di portare il loro danno e il loro peso su quel già martoriato Corpo, su quella pesante Croce che riporta Cristo alla morte ad ogni nostra ribellione a Dio.
Occorre senz’altro riparare le colpe pubbliche. Occorre combattere il Nemico con le armi che abbiamo, osteggiando il modernismo e ciò che ne deriva, ma senza mai dimenticare la nostra battaglia più grande, a cui siamo particolarmente chiamati: la lotta contro noi stessi.

 

Proprio ieri la Provvidenza ha voluto che ascoltassi un vecchio disco in cui è contenuta un’omelia di un grande Vescovo come Mons. Lefebvre, un discorso abbastanza datato e pronunciato appunto più di trent’anni orsono nel Priorato di Montalenghe. Non me lo sono andato a cercare, eppure è capitato perfettamente all’ascolto delle mie orecchie, le quali hanno poi portato alla mente – vista l’attualità del tema – la volontà di condividere queste parole, non così facili da reperire evidentemente, a causa del loro formato audio. Con un po’ di pazienza mi sono messo a trascriverle, sperando di poter aver fatto cosa gradita e utile, oltre che a me, a tante persone interrogatesi su quanto successo in centro Italia, distanziando la presunzione di voler affiliare a qualsivoglia preciso evento una punizione, dal momento che non possiamo determinare noi, in quanto uomini, la precisa sorte di un preciso caso. Ciò che possiamo affermare è l’assoluta possibilità della punizione, fra l’altro oggi più che mai meritata. Non ci resta che guardare con attenzione e umiltà ai segni dei tempi, domandandoci cosa possiamo fare invero noi, per la nostra santificazione e per alleviare l’ira divina.

 

Montalenghe, 28 agosto 1983 – Mons. Marcel Lefebvre  

 

“Questo temporale fa pensare anche a quelli che sono avvenuti in Francia, in Germania, in Svizzera, temporali che mai abbiamo visto. Anche il nostro Priorato a Monaco, in Germania, è stato rovinato: dei chicchi di grandine grossi come uova di gallina o di colomba hanno rovinato e distrutto tutte le tegole, tutti i vetri e le finestre. Una cosa tremenda! E tutta la città di Monaco è stata rovinata così, anche l’aeroporto dove le ali di quattro aeroplani sono state perforate a causa di questi chicchi di grandine. 
Non potrebbe essere l’inizio di un castigo di Dio? Non lo so, io non sono un profeta ma ci si può domandare questo davanti a tanti, tanti peccati che sono commessi oggi, forse commessi più oggi che nel tempo che ha preceduto il Diluvio. È sufficiente pensare a tutti questi poveri innocenti che sono uccisi ogni giorno, tanti tanti innocenti; il Matrimonio: divorzi, concubinati, contraccezione – la rovina del Matrimonio; nella gioventù: la droga, questa droga che rovina il corpo, lo spirito e l’anima di questa povera gente. E poi anche tutti questi sacrilegi nelle chiese, dove si manca di rispetto al Corpo di Nostro Signore, al Santissimo Sacramento, ovvero il dono meraviglioso di Dio, Dio stesso con noi. 
Allora questo fa pensare anche al Vangelo di oggi, dove è detto che un bel giorno Dio domanderà a tutti di noi, a tutti gli uomini, di rendere conto: che cosa abbiamo fatto con il nostro corpo, cosa abbiamo fatto con la nostra anima, che cosa abbiamo fatto con tutti i beni che Dio ci ha dato nella nostra vita.
Noi dobbiamo pensare al conto che dovremo rendere a Dio al termine della nostra vita, e pure in tutta la vita terrena, cosa che devono fare tutti i buoni cristiani. In più tutti noi dobbiamo pregare per tutti questi uomini che anche dopo gli evidenti segni del castigo di Dio hanno gli occhi chiusi, non vedono niente e continuano nella stessa via fatta di peccati, peccati, e ancora peccati. Come può fare Dio? Manda i sacerdoti e i sacerdoti si sposano; manda i religiosi e i religiosi abbandonano la vita religiosa; manda la Beata Vergine Maria, Sua Santissima Madre a Fatima, a Lourdes ma nessuno la ascolta. Alcuni parlano del messaggio di Fatima ma cambiano forse vita? Riprendono il loro dovere secondo i precetti di Dio? E allora forse è normale che vengano i castighi di Dio!
Noi dobbiamo pregare ogni giorno per domandare a Dio di dare a questa gente la Grazia di aprire gli occhi, ritornando alla vita cristiana – alla vera vita cristiana – con l’aiuto del Santo Sacrificio della Messa, della Santissima Comunione, dei Santi Sacramenti. Con questo aiuto si potrà ritornare alla vita cristiana secondo la volontà di Dio: noi siamo nelle mani di Dio, sempre, tutti i giorni fino alla fine della nostra vita. Perché allora fare delle cose che vanno contro la volontà di Dio? Verrà il giorno! Dio è paziente ma verrà il giorno, il Giorno ultimo, quando vi sarà il Giudizio, quando si farà il bilancio delle nostre opere, e per questo dobbiamo molto, molto pregare e fare sacrifici, sopportando le difficoltà della nostra vita per tutte queste anime, e anche per la nostra santificazione.
Domandiamo quindi alla SS. Madre di Dio di aiutarci, ascoltiamo le sue parole a Lourdes, a Fatima, a La Salette: “pregare e fare penitenza, pregare e fare penitenza”. Preghiamo dunque, e facciamo penitenza e così saremo nel buon cammino verso la Vita Eterna.”

 

 


[1] S. Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, q. 108, a. 2.
[2]  Ivi, IIª-IIae q. 108 a. 4 ad 3.

 

 

 

22 Commenti a "Il divino castigo: la Chiesa, i Santi, l’omelia di un Vescovo"

  1. #Alessio   6 novembre 2016 at 1:59 pm

    Finchè si tratta di una forte grandinata è una cosa, ma che Dio infligga pene pesanti quali la morte o la rovina anche ad un vasto numero d’innocenti (o fosse anche solo uno) in riparazione a colpe alle quali sono del tutto estranei e magari anche contrari, mi pare un vero assurdo.
    Vorrebbe dire, in sostanza, che Dio sparerebbe nel mucchio e in questo non vedo traccia di giustizia, pertanto non lo ritengo possibile.
    Se tra chi ha perso la casa nel terremoto ci fosse qualche ottimo cattolico che in poche parole la pensa come noi, come sarebbe possibile dire che sia giusto che abbia perso la casa per le porcate della Cirinnà o perchè quell’altro figuro è andato in Svezia?
    Tralaltro, non mi pare che nell’apostasia generale il centro Italia sia uno dei luoghi più perniciosi e quindi più da colpire… allora durante i comizi della Clinton che durano da mesi cosa dovrebbe succedere?
    Io sono un grande ammiratore del Medioevo, pur tuttavia non si deve cadere nell’estremo opposto a quello dei modernisti, ossia dichiarare che tutto quello che si diceva in quella mirabile epoca fosse per forza tutto giusto.
    Con questo non voglio dire che non credo nelle punizioni divine, ma non credo a tragedie distribuite a casaccio, anche su chi s’indigna per le offese a Dio che sarebbero alla base della punizione stessa.

    Quanto alle guerre, mondiali o no, non sono una punizione divina ma un atto umano volontario, e chi va all’Inferno morendo in guerra ci sarebbe andato anche se fosse deceduto cadendo dalle scale.

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    • #jeannedarc   6 novembre 2016 at 2:18 pm

      1. i castighi divini non sono dottrina medievale, ma eterna (addirittura Roncalli li citava ancora nei suoi discorsi);
      2. a motivo del peccato originale, anche chi non ha colpe attuali merita punizione;
      3. poiché non sono pene unicamente retributive ma anche medicinali, possono colpire anche i non diretti responsabili del male;
      4. il giusto può soffrire per salvare anime (la sofferenza vicaria di cui sopra).

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      • #Alessio   6 novembre 2016 at 2:22 pm

        1- Ma in quale misura?
        2- Per il peccato originale avremmo già la morte come punizione, mi pare. Cos’altro?
        3- In quale misura? E in che modo sarebbero medicinali per un innocente?
        4- La sofferenza vicaria ha senso se chi la prova se la sceglie (es. i Santi), ma non ha senso che un giusto debba soffrire per un empio in maniera imposta.

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        • #jeannedarc   6 novembre 2016 at 2:37 pm

          morte, malattia etc sono uno degli effetti del peccato originale, ma non sono gli unici: ricordiamo infatti che senza Battesimo non ci salveremmo, pur in assenza di peccati attuali (che è poi il motivo per cui i bimbi mai nati non sono “angioletti in cielo”).
          sulla misura con cui Dio misura nessuno di noi può fare speculazioni fondate: chiedi troppo.
          della portata medicinale del castigo è già stato scritto: evita che vengano commessi altri peccati, e questo vale sia per il colpevole sia per l’innocente.
          la sofferenza vicaria non è certo sempre scelta: moltissimi Santi e non Santi si sono trovati invischiati in situazioni penose che non avevano minimamente contribuito a scegliere (infermità, familiari scellerati etc)

        • #Alessio   6 novembre 2016 at 3:23 pm

          1- Riguardo ai castighi divini, mi riferivo a punizioni circa i peccati attuali, non relativamente al peccato originale. E continuo a non credere che Dio infierirebbe gravemente contro innocenti per colpe di altri. Sarebbe un’elementare ingiustizia.

          2- Quanto all’origine delle malattie, non farei speculazioni teologiche. Non penso che facendo una capatina in un reparto oncologico, magari anche infantile, si vedano tante persone patire così a causa del peccato originale.

          3- Il medicinale è per il malato, non per il sano, e deve intervenire sulla malattia. Se per limitare le abitudini alimentari dannose per i denti cavassero due molari sani a te, non lo definirei “intervento medicinale”.

          4- La sofferenza che tu dici è quella riferita ai casi della vita, e può benissimo essere che una persona degna s’ammali o abbia familiari pessimi. Ma che Dio scelga arbitrariamente di colpire un innocente in favore di un colpevole che invece non viene toccato, non sta proprio in piedi. Una cosa è un Santo che sceglie di farsi carico dei peccati altrui, altra cosa è colpire un innocente che vuole vivere la sua vita in pace e che dell’empio sostanzialmente (e giustamente) se ne frega.
          Sarebbe come dire che stanotte venissero ad arrestarti e ti dessero trent’anni per via del fatto che c’è una clinica dove si praticano aborti… se c’è chi può morire schiacciato dal crollo di una casa per la Cirinnà perchè tu non potresti allora farti trent’anni per gli aborti?

  2. #Alessio   6 novembre 2016 at 2:19 pm

    Inoltre che i beni spirituali siano superiori a quelli temporali è certo, ma non è vero che quelli temporali siano “tanto piccoli”.
    Di vita terrena ne abbiamo una sola e senza beni temporali non possiamo viverla bene, quindi anche l’importanza di tali beni è immensa.

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  3. #Maria   6 novembre 2016 at 4:07 pm

    Alessio
    sarebbe assurda una giustizia divina per come te la definisci?

    Sarebbe invece cosa giusta che qualcuno sparasse su delle povere creature innocenti, per quanto non sappiamo niente di loro, scappate dalla guerra o dalla povertà più nera,prima ancora mettere piedi a terra, e se fosse anche il caso di anticiparle prima ancora maturassero qualche idea pretenziosa…….?

    Non dimentichiamoci mai di ringraziare il Signore per ciò che ogni giorno ci da. Non è detto però sia scontato, che quello che ci dona, diventi esclusivamente di nostra proprietà.
    Forse, chissà, avrà pensato che a noi asterrebbe un po’ di meno…

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    • #Alessio   6 novembre 2016 at 7:43 pm

      Senti, pretuncolo immigrazionista, filoislamico e modernista, che (probabilmente) ti fingi a sprazzi l’ignorante ortolana di provincia!
      Io non solo sbatterei indietro con ogni mezzo la feccia che vuole invaderci, ma farei un bel pacco con tutti voialtri e vi manderei al volo a raggiungerli nei loro buchi.
      Se cerchi qualcuno al quale propinare i tuoi polpettoni suicidi filo-Kalergi abbai sotto l’albero sbagliato, a parte il fatto che non hanno niente a che vedere con l’argomento del quale si dibatteva.

      Pensa piuttosto a quel rinnegato del tuo burattinaio, complice del NWO massonico e di tutti i guai che sta attraversando la Cristianità. Pensa a quello e vergognati, invece di farfugliare a vanvera.

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  4. #luca antonio   7 novembre 2016 at 6:51 pm

    Luca 19:
    Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo:
    42 «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi.
    43 Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte;
    44 abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata».

    Non c’erano forse bambini innocenti in Gerusalemme all’epoca? Gesù fa una semplice, terribile, previsione: non avendo riconosciuto Me, avendoMi ripudiato vi siete esposti alla punizione che vi preannuncio. Gesù è forse vendicativo? Fa l’offeso? Ovviamente no, ma dice semplicemente: ero venuto per salvarvi dal potere di satana ma non avendoMi riconosciuto vi siete esposti al suo potere che vuole la morte del corpo e la distruzione delle anime. Inoltre, nella perdita di una persona cara, proprio perché suscita in noi pietà e amore, è contenuto, per le anime non indurite, il seme di una riconsiderazione della propria vita e di una riflessione sul suo significato e senso che fa da ammonimento per il nostro futuro e la conseguente, possibile, salvezza della nostra anima. Sarebbe bastato a tutti i protagonisti di questa canea mediatica, porporati in testa, rileggere questo passo, e gli altri analoghi di Gesù sulla sorte di Gerusalemme, per risparmiarsi tante vane parole, ma ragionando questi ormai su un piano puramente mondano non riescono che a balbettare insipienze.

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    • #Alessio   8 novembre 2016 at 1:25 am

      Nella perdita di una persona cara sei liberissimo di vederci tutti i “semi” che vuoi, da parte mia ci vedo solo una terribile tragedia ; e non accetterei mai il concetto che questa tragedia potesse essere dovuta a colpe altrui, con le quali nè io nè il caro defunto abbiamo nulla a che vedere.

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  5. #bbruno   7 novembre 2016 at 9:41 pm

    Giustissima osservazione quella di dire che peccando noi ci esponiamo al potere di colui che vuole la nostra morte, di colui che è detto l’omicida per sua natura. Già Sant’Agostino diceva che il demonio smania per distruggere, là dove essa è ancora sottomessa alla prova, la creazone di Dio, e quindi in primo luogo il frutto più alto di quest’ opera: la creatura umana.
    San Giustino rivolgendosi all’imperatore gli diceva che eliminare i cristiani voleva dire togliere all’impero le fondamenta stessa della sua ragion d’essere, perché nel giusto rapporto col divino, quindi in Cristo, sta la garanzia,anche, della prosperità e successo terreno …Più pecchiamo più diamo spazio all’opera del Distruttore…
    Certo, Dio permette, erchjè i colpi che subiamo, ci richiamino a Lui. “Dio non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva.”

    Solo col restringere lo spazio del peccato, riduciamo il potere di Satana, che è morte.

    Sappiamo infatti che « Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo » (1 Gv 3,8).

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    • #Alessio   8 novembre 2016 at 1:31 am

      Caro Bruno,

      non so tu, ma io non sono disposto a fare da vittima sacrificale perchè “il peccatore si converta e viva”, a parte il fatto che continuerebbe a peccare con me morto e te pure.
      Tu moriresti perchè la Bonino si ravvedesse? Da parte mia può andare all’Inferno lei e tutto il suo lercio partito in questo momento, e per salvarli non sacrificherei manco un cane se l’avessi.
      Se devo sacrificarmi, scelgo io per chi, il concetto di una sorta d’imposizione casuale in questo senso è del tutto inaccettabile

      Se qualcuno non è d’accordo, come ho già detto, cerco volontari per espiare i miei prossimi peccati.

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      • #lister   8 novembre 2016 at 10:56 am

        “Se devo sacrificarmi, scelgo io per chi”

        Non si può che essere d’accordo, Alessio.

        Rispondi
        • #Alessio   8 novembre 2016 at 3:00 pm

          Grazie dell’appoggio! Comunque, vedendo che aria tira, ho una mezza idea di mettere su un bel comitato di gente che si accolli tutti i miei peccati. Faciamogliela un po’ più pesante ed aggiungiamo anche i tuoi, tanto per loro va tutto bene.

      • #bbruno   8 novembre 2016 at 2:20 pm

        Caro Alessio, il mio commento qui sopra riguardava altro, cioè gli spazi che i nostri peccati danno al diavolo, che se ne serve per distruggerci o colpirci..
        Comunque per stare alla tua domanda , io non ho mai pensato di volere morire per il ravvedimemnto della Bonino (o del Bergoglio, che è peggio), che sarebbe da eroi, ed eroe non mi sento, ma dico che se parte delle mie sofferenze e preghiere servisse per il loro ravvedimento, ne sarei contento, perché anch’io, sull’esempio del Padre nostro che è nei Cieli, non devo volere la morte dei nemici di Dio e nostri, ma che si convertano ed abbiano la Vita. Ma attenzione, che ‘si convertano’; cioè, nel caso qui, che rinneghino e condannino tutta la loro opera passata, e si espongano alla furia dei vecchi nemici rinnegati, il “lercio partito” per la Bonino, e la Cricca marran-massonica per il Bergoglio, che subito s’andrebbe a rinchiudere in una grotta a fare aspra penitenza (altro che accensione della luce ‘petrina’ per lui, fino ad ora solo ‘potenziale’…).

        Pensi che non ne deriverebbe un gran bene??? Un partito lercio sconfessato da una sua mammana, e la falsa chiesa privata della sua testa ( e…. e… i famosi migranti senza più il loro ‘Sponsor Maximus` e noi forse graziati del castigo dell’ invasione da parte delle ‘pessimae gentes’, vero flagello di Dio, di cui parla Ezechiele…).

        Rispondi
        • #Alessio   8 novembre 2016 at 7:50 pm

          Caro Bruno,

          perdonami se te lo dico, ma morire per quei due cancheri che abbiamo nominato più che da eroi mi sembrerebbe da fessi, ed inoltre non vorrei che nè tu nè qualche altro cattolico soffrisse per loro. Ho un concetto d’eroismo più classico, o se vuoi più militare.
          Resto dell’idea che il sistema migliore quando si hanno dei nemici, potendo, sia quello di eliminarli e non autoeliminarsi sperando di giovar loro (cosa che comunque non avviene, e se avviene è estremamente raro).
          Per la prima opzione sarei sempre disponibile, per la seconda non lo sarei mai.

  6. #Maria   8 novembre 2016 at 11:53 am

    Alessio Lister
    ancora una volta,devo ribadire, che voi state facendo i conti senza l’oste.
    Siete sicuri che i vostri peccati commessi,anche se pentiti,non siano andati, ad ingrossare l’enorme fiumana di quelli che voi per primi condannate?

    Vi siete dimenticati,come esempio, del sassolino da noi lanciato nel lago? Pensate sia possibile farlo ritornare in mano nostra?
    I nostri peccati, che si voglia o no,vanno ad influenzare realta’, situazioni , e coscienze,fossero anche dal lato opposto del pianeta.

    Bravi furbetti! Per nostra Grazia c’è ” qualcuno” che sa metterci in riga, visto che,fosse per noi, con questo sistema di logica umana,sarebbero ben pochi quelli idonei a varcare le soglie del paradiso.
    Credevate proprio che pentitovi di qualche peccatuccio avreste avuto possibilita’ di scansare il purgatorio dirigendovi dritti senza problemi, magari con un veloce ascensore al cospetto del Padre?
    Mah! Proprio non vi comprendo.

    Rispondi
    • #Alessio   8 novembre 2016 at 2:57 pm

      Io condanno, per fare alcuni esempi, gli abortisti, gli spacciatori, gli usurai, i difensori dei depravati nonchè i depravati stessi, i pornografi, i traditori immigrazionisti, i rinnegati modernisti.
      Quindi no, non vado ad ingrossare le loro fila.

      Invece di pensare a noi, pensa a quello svergognato del tuo burattinaio, pensa l’enormità dei peccati che si stanno ammonticchiando sulla sua animaccia… pensa a quello e a quelli come te che ancora gli sbavano dietro, caro il mio pretucchio!

      Rispondi
    • #Alessio   8 novembre 2016 at 3:03 pm

      Un esempietto di peccato al volo : http://www.radiospada.org/2016/11/foto-tutti-insieme-appassionatamente-bergogliopannella/
      Tradimento nei confronti di Dio, pare proprio. Da parte del tuo burattinaio.

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  7. #Crociato   8 novembre 2016 at 3:20 pm

    Se fosse vero che sussiste un nesso tra terremoto e unioni gay, il sisma avrebbe dovuto radere al suolo il Vaticano: in esso, infatti, è presente da tempo una potente lobby gay e in Santa Marta risiede colui che non perde occasione per elogiare i gay.

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  8. #Paola Datodi   8 novembre 2016 at 6:35 pm

    Del resto anche la struttura di peccato complessiva, l’atmosfera corrotta rende ancora più grave l’impatto con la catastrofe: dobbiamo vedere che siamo deboli, fragili, mentre la nostra presunzione non vorrebbe accettare questo…Ieri, / novembre, data d’inizio della vicenda dei Promessi Sposi: non è detto da nessuna parte che la peste fosse venuta perché c’erano i sorprusi dei vari Don Rodrigo, oltretutto c’erano state anche fame e guerra con qualche responsabilità degli uomini,no?ma certo queste catastrofi costringono a fare i conti, a svelare il proprio vero volto senza infingimenti e compromessi.E l’atteggiamento arrogante o irresponsabile le rende ancora più pesanti. Chiaro che le parole che illuminano sono quelle di P.Cristoforo e di P.Felice(capitolo XXXVI,”Diamo un pensiero…” si rilegga!) non quelle di Don Abbondio per il quale la peste è stata una scopa e ce ne vorrebbe una ogni generazione!

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    • #Alessio   8 novembre 2016 at 7:55 pm

      Infatti la peste fu causata da un virus ben preciso, non dai soprusi dei vari Don Rodrigo. Se all’epoca avessero avuto i medicinali odierni l’epidemia sarebbe stata domata, con soprusi o meno.

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