Il triregno di Pio XIII

14958320_340235736351369_336897117_n

di Luca Fumagalli

Pio XIII tiene in mano un pargoletto. La Madonna ha soddisfatto le sue preghiere. L’amica Esther è finalmente rimasta incinta dopo anni di inutili tentativi. I genitori hanno chiamo il bambino Pio, in segno di riconoscimento, e il Papa, godendo della loro felicità, non può esimersi da un ironico apprezzamento: «Un nome da uccello, volerà alto».

Le ultime due puntate della serie The Young Pope sono interamente costruite su un sapiente gioco di contrasti in cui tensione e distensione si alternano a un ritmo frenetico. Il culmine lo si raggiunge nel finale del sesto episodio che porta a conclusione gli sviluppi drammatici dei minuti precedenti. Lo spettatore è come stordito, trascinato dal genio registico di Sorrentino che lo maltratta, lo sballotta da una parte all’altra, costringendolo sempre e comunque a mutare il proprio punto di vista. Il tutto è supportato da una fotografia di primo livello e da una colonna sonora che si integra perfettamente con l’azione (la vestizione del Papa è, a tal proposito, una vera chicca).

Questa volta l’attenzione si concentra sulla strategia politica di Pio XIII, abbracciando un arco di tempo di circa nove mesi. Con l’arrivo del triregno dall’America, Lenny Belardo ha ormai tutto ciò che gli serve per poter passare all’azione. Fatto il suo ingresso trionfale nelle Cappella Sistina sopra un’imponente sedia gestatoria, tutto è pronto per «dare il via a una rivoluzione» all’insegna dell’intransigenza.

In due delle scene migliori Pio XIII maltratta con l’arguzia di un Alessandro VI il povero capo del governo italiano – si parla anche dell’ipotesi di ridisegnare i confini del Vaticano – e denigra un gruppo di cenciosi francescani che minacciano lo scisma.

Eppure, nel medesimo tempo, fungono da contrappunto momenti luminosi come la “conversione” di Voiello, che decide di abbandonare ogni velleità ricattatoria dopo aver origliato le commoventi parole del papa, o la bellissima passeggiata notturna di Lenny a del cardinale Andrew Dussolier. I due, amici sin dai tempi dell’orfanotrofio, girano senza meta per le strade di Roma in tuta da ginnastica. Né mancano flash-back del Papa, ossessionato dal desiderio di ritrovare i genitori hippy che l’hanno abbandonato da piccolo.

È ormai chiaro come The Young Pope stia cercando di scardinare i canoni delle serie televisive tradizionali, proponendo qualcosa di nuovo che assomiglia più a un film a episodi, a un viaggio che mette a nudo l’anima attraverso le contraddizioni dell’umano, muovendosi tra miseria e grandezza, tra peccato e grazia, tra diabolico e divino.

Difficile prevedere l’esito della strana storia di Pio XIII. Una cosa, però, è certa: non sarà qualcosa che lascerà indifferente lo spettatore.

4 Commenti a "Il triregno di Pio XIII"

  1. #Simone Petrus Basileus   6 novembre 2016 at 6:20 am

    Meraviglioserrima recensione….come al solito del resto. Grazie! W PIO XIII

    Rispondi
  2. #francesco   6 novembre 2016 at 8:00 am

    Bravo Sorrentino. E’ sorprendente come riesca a fare dell’arte cinematografica cio’ che a Michelangelo riusciva con lo scultura o a Caravaggio con l’architettura. Non spetta a me dare suggerimenti a un grande artista, ma credo si possa intuire che il nome del giovane papa, Lenny Belardo, ricalchi il nome del noto giornalista Benny Lai e della sua visione della chiesa.

    Rispondi
    • #lister   6 novembre 2016 at 10:12 am

      Caravaggio Architettoooo???

      Rispondi
      • #francesco   6 novembre 2016 at 3:33 pm

        Bernini, sorry

        Rispondi

Rispondi