“Io non sono un genitore coraggioso”. Un’intervista sullo scandalo gender negli asili

gender diesel

 

Ho conosciuto ed incontrato un padre come tanti, eppure esemplare. Questo padre si chiama Amedeo Rossetti de Scander: il suo nome non vi dirà nulla, ma sappiate che è quel genitore che, a Trieste, ha fatto esplodere il caso del “Gioco del rispetto”, con tutta la presa di coscienza che ne è derivata. Ne ho parlato anche qui su Radio Spada e rimando al mio pezzo per approfondirne i contenuti[1]: si può dire che il “caso Trieste” sia stato – quantomeno per i genitori cattolici – lo spartiacque che ha svegliato le coscienze sul reale impatto del gender nelle scuole.

Finalmente le famiglie hanno preso atto che non si tratta di uno spauracchio ipotetico o di una costruzione omofoba, ma di un preciso disegno che, attraverso l’impulso delle associazioni LGBT per il tramite di professionisti orientati ed amministrazioni prone, è in grado di fare arrivare negli asili progetti “didattici” in cui, col pretesto di eliminare le discriminazione, i bambini devono arrivare a spogliarsi ed a toccare i genitali propri ed altrui, mentre i genitori sono tenuti all’oscuro per mezzo di formulazioni generiche dei programmi formativi e gli insegnanti tacciono o sono conniventi. Il rischio è che, ove questi esperimenti vengano proposti, i papà e le mamme sappiano queste cose solo a cose fatte.

Se però un genitore alza la testa, non avrà vita facile ma può farcela. Amedeo Rossetti, con semplicità e decisione, si è accorto di cosa stava capitando ed ha reso un grande servizio alle famiglie, ai bambini, e in ultima analisi al bene e alla Verità.

Nella sua storia troverete uno spaccato inquietante di silenzi, politici imbarazzati e dirigenti scolastici orientati, dichiarazioni false, domande eluse e piccoli stratagemmi per evitare di affrontare le questioni nel merito o di dare le sacrosante risposte cui noi genitori abbiamo diritto.

Sto esagerando? Fatevi un’idea. [Massimo Micaletti]

 

RS: Chi è Amedeo Rossetti de Scander? Si definirebbe un genitore speciale?

AR: Io non sono un genitore speciale, né, tantomeno, “un padre coraggioso”, come mi ha definito qualcuno. Io credo che certe cose uno le capisce quando si accorge di cos’è davvero la vita, di cosa può capitare davvero nella vita di tutti i giorni, quando non te l’aspetti, e quando lo capisci, non c’è bisogno di coraggio. Io faccio quel che fanno tutti i genitori: seguo mio figlio e difendo la mia famiglia.

L’ambiente di casa lo conosciamo, quel che è fuori non lo conosciamo ed è un dovere del genitore seguire il figlio anche fuori di casa e soprattutto a scuola: guardare cosa la scuola propone, cosa la scuola fa, come l’insegnante si pone non solo col proprio figlio ma anche cogli altri bambini. Certamente non sono un padre che lascia il figlio sulla soglia della scuola col solo pensiero che torni a casa contento: questo non mi basta.

 

RS: Raccontaci la tua esperienza.

AR: Siamo stati alla prima riunione della scuola materna comunale “I cuccioli”, di Trieste, nell’autunno 2014, in cui si presentavano i POF[2]: io mi ero stampato in rete quello che era stato diffuso sul sito della scuola, che era molto rassicurante. Quando poi a febbraio 2015, ad anno scolastico già iniziato con mio figlio che già frequentava, si è parlato del POF, mi sono accorto che era cambiato in corso dell’anno: io non sapevo, a dire il vero, che il POF va approvato ad anno scolastico iniziato, entro il 30 ottobre, quindi in rete c’era quello dell’anno precedente e non quello definitivo, che regolava l’anno scolastico frequentato dal mio bambino.

 

RS: C’erano differenze tra il POF dell’anno 2013/2014, che avevi trovato in rete, e quello nuovo, 2014/2015?

AR: Eccome. Nel nuovo POF c’erano una serie di parole, per dir così, “sensibili”, ogni termine era declinato al maschile/femminile e si parlava molto di disuguaglianze di genere e simili. A quel punto, in data 19 febbraio 2015 ho presentato in Segreteria la lettera sul consenso informato in materia di gender theory, che avevo reperito in rete, credo fosse quello dei Giuristi per la vita, chiedendo appunto di essere avvertito nel caso in cui si svolgessero lezioni su quel tema e di avere conoscenza degli orari, delle date e delle modalità di quelle lezioni, anche ovviamente di chi le avrebbe tenute. Per tutta risposta, quattro giorni dopo, il 23 febbraio 2015, nella bacheca dell’asilo era presente un avviso in cui si chiedeva il consenso per fare il Gioco del rispetto. A quel punto ho chiesto di vedere di cosa si trattasse.

Accanto all’avviso, su una mensola, c’era la scatola col kit del gioco e quando ho visto materiali e contenuti mi si sono rizzati i capelli in testa. Sono tornato più volte all’asilo a visionare il gioco perché non davano la copia da leggere a casa e si trattava di due libretti per circa sessanta pagine in tutto, e non mi consentivano neppure di farne copia[3]. Ne ho parlato con altri genitori, assieme ai quali ho letto alcuni passaggi: alcuni erano allarmati, molti erano indifferenti, pochissimi hanno voluto leggere le schede del gioco, i rappresentanti dei genitori erano inerti. Insomma, passavo per un guastafeste, per uno che non si sapeva cosa andasse cercando, un integralista, un puntiglioso.

 

RS: A quel punto, come ti sei mosso?

AR: La prima cosa che ho fatto è stata una denuncia pubblica attraverso i canali che avevo a disposizione. Ho preso carta e penna ed ho scritto un articolo sul settimanale diocesano “Vita Nuova” (vitanuovatrieste.it) ed in contemporanea è uscito anche su La Nuova Bussola Quotidiana[4]: era il 2 marzo 2015. Mi aspettavo a quel punto una reazione da parte degli altri genitori dell’asilo, ma non c’è stata neppure allora. C’è stata invece una grande polemica dopo i miei articoli, polemica che si è gettata immediatamente sul piano politico. Si è espressa subito la (allora) vicesindaco Fabiana Martini, che si definisce cattolica, la quale in un articolo di replica del 6 marzo 2015[5] difendeva il progetto richiamandosi peraltro alla Convenzione di Istanbul e ribadendo che le norme erano state tutte rispettate; al che io controreplicavo con un nuovo articolo uscito il 10 marzo 2015[6] che non c’era ancora l’approvazione del collegio docenti, come la stessa Martini aveva riconosciuto e che quindi si era fuori dalla legge, e smontavo pezzo per pezzo la replica della Martini.

 

RS: Ma la scuola, nel frattempo?

AR: La scuola si è mossa, a modo suo. Il giorno 11 marzo 2015 ebbe luogo riunione genitori della scuola ed era presente la Dott.ssa Gargiulo che aveva curato il progetto. Il clima era molto acceso e c’era una trentina di genitori, alcuni dei quali apertamente favorevoli al progetto, tutti schierati – chissà perché – in prima fila. Queste persone non volevano neppure farmi parlare anche quando io chiedevo loro se avessero letto il progetto e facevano continuo riferimento all’articolo di replica della Martini, ma ho avuto l’impressione che non conoscessero il “Gioco” nel merito.

Durante la riunione hanno chiarito che dei dodici contenuti del gioco ne avrebbero proposti solo due colla ragione che le schede relative agli altri dieci giochi non erano ancora pronte (sebbene nella scatola mostratami qualche giorni prima ci fossero schede e libretti di tutti i giochi): quindi hanno fatto solo il gioco del memory e della fiabetta di Red and Blue. Tutto il resto, ossia i “giochi” più discutibili, non lo avrebbero quindi  presentato in quella riunione, tacendo sui contenuti e sulle modalità. A quel punto, ho fatto venire fuori il discorso dell’esplorazione dei corpi e mi hanno fatto leggere la scheda relativa a quel gioco (“Se fossi te”), in cui i bambini devono scambiarsi i vestiti, spogliarsi, menzionare e toccare le parti genitali gli uni degli altri, coll’assistenza delle maestre. Mentre leggevo la scheda di quel gioco (ma come? Avevano detto che non era pronta![7]) venivo sistematicamente interrotto nei momenti più “delicati”, ma io non mi davo per vinto: ogni volta che mi interrompevano, io, ostinato, riprendevo a leggere dal capoverso precedente per non interrompere il filo logico del discorso e della lettura. Mi hanno interrotto ancora tre volte e per tre volte io ho ripreso.

Nel corso della riunione la curatrice del progetto ha affermato che se il problema della fase dell’esplorazione dei corpi era la formulazione del testo, lo avrebbero modificato.

Nel corso della riunione tutti i curatori ed il rappresentante del Comune hanno precisato che il progetto si sarebbe sviluppato in tre fasi: formazione insegnanti, coinvolgimento bambini, elaborazione dati. Dichiaravano che gli insegnanti era stati già formati nel dicembre 2014, smentendo così quanto dichiarato dal Vicesindaco Martini nell’articolo del 6 marzo: quindi, quando ancora il progetto non era stato approvato era in verità già partito nella sua prima fase!

Aggiungo infine che in quella riunione nessuno dei presenti poteva seguire qualcosa dei testi letti perché nessuna copia era stata distribuita ai genitori.

Faccio presente che a quell’assemblea avevo chiesto la presenza dei giornalisti ma mi è stata negata. L’unica autorità presente era un Consigliere comunale, che è andato via metà riunione datosi che l’orientamento degli organizzatori era chiaro.

 

RS: Cosa è accaduto dopo quella riunione?

AR: Il giorno dopo la riunione, siccome qualche altra famiglia si era aggregata a noi per far presente cosa stava accadendo nelle scuole materne comunali (va detto che io avevo distribuito il testo integrale del mio articolo all’ingresso dell’asilo), l’allora Sindaco tenne una conferenza stampa sulla vicenda, conferenza che all’epoca non ho potuto seguire ma ci sono video su YouTube[8]: sia sufficiente sapere – e lo potete constatare – che in quella sede l’allora Sindaco definisce “falsità vergognose di cui qualcuno sarà chiamato a rispondere nelle sedi competenti”, ma anche “insulti e minacce” le preoccupazioni dei genitori. Faccio presente che questi ultimi non furono neppure invitati mentre era presente l’equipe che aveva messo a punto il progetto. Nella stessa conferenza stampa, il Sindaco dava notizia che sarebbero state svolte solo due schede del “Gioco” perché, ancora una volta, le altre non sarebbero state pronte. Ovviamente, erano stati scelti e presentati i giochi meno “pericolosi”, ossia quelli presentati anche alla riunione dell’11 marzo: il memory e la favola di Red and Blue[9].

 

RS: Vittoria, quindi?

AR: Mica tanto. Nell’aprile 2015 ci viene consegnato un foglio col logo del Comune di Trieste in cui si chiede nuovamente l’autorizzazione a partecipare al “Gioco del rispetto”: il foglio era una vera chicca, perché non dava possibilità di scelta tra autorizzare o meno, c’era solo la scritta “autorizzo” con la firma. A questo punto il 27 aprile ho consegnato alla scuola ed all’area educazione del Comune di Trieste via raccomandata il modulo non firmato anzi sbarrato, chiedendo poi per raccomandata informazioni sulle iniziative alternative per i bambini che non avessero preso parte al “Gioco” e chiedendo anche informazioni su data ora e durata di tale attività. Il Comune non rispondeva nulla né la scuola dava alcun riscontro. Dopo qualche giorno, mio figlio resta assente un paio di giorni dall’asilo perché malato. Il 13 maggio mio figlio torna a scuola dopo la malattia e trovo un avviso datato giorno 8 maggio che avverte che il gioco sarebbe iniziato quella stessa mattina e che in alternativa era prevista la lettura di due libri: le date per il “Gioco” e le attività alternative, indicate nell’avviso, erano il 13 maggio ed il 20 maggio ma la mia raccomandata non aveva avuta alcuna risposta. Sicché io il 13 ho alle 11 ho ripreso mio figlio e non l’ho più riportato in quell’asilo e l’ho tenuto a casa fino al novembre 2015 colla ragione che finché il Comune non mi avesse detto quali fossero le attività didattiche che sarebbero state proposte io non avrei riportato mio figlio.

Il giorno prima dello svolgimento dell’ultima sessione del gioco del rispetto, dunque il 19 maggio, il Comune mi spedisce una raccomandata di risposta, che io ricevo il giorno 21 maggio, in cui mi avverte che il giorno 13 maggio ed il 20 (ossia ben prima della spedizione della stessa lettera e della sua ricezione) ci sarebbe stata una lezione e che sarebbero stati letti due libri, riproducendo l’avviso di cui sopra. Non chiarisce nulla di più.

 

RS: Hai tenuto il bambino a casa da scuola fino a fine anno scolastico ininterrottamente?

AR: Certo, perché se io non so cosa insegnano o propongono all’asilo di mio figlio io non ce lo porto. Non do nessuna delega in bianco a chicchessia.

L’11 giugno 2015 mi arriva una telefonata dall’Ufficio scolastico in cui mi diffidano a riportare il bambino avvertendomi che, in caso del perdurare dell’assenza ingiustificata, io avrei perso il diritto a portarlo all’asilo comunale. A quel punto replicavo via mail lamentando la carenza di informazione sui programmi didattici della scuola materna e che per il benessere psicofisico di mio figlio e nel primario interesse del bambino era fondamentale conoscere le attività che si sarebbero tenute all’asilo, attività sulle quali al momento non avevo ancora nessuna delucidazione. L’Ufficio scolastico comunale accettava questa giustificazione.

Il 30 settembre mi è stata rivolta quindi una nuova telefonata per sapere come intendessi regolarmi ed ho risposto a mezzo mail che, non essendo ancora approvato il POF 2015/2016, non avremmo mandato il bambino, sollecitando chiarimento sulle attività per il nuovo anno scolastico: non abbiamo ricevuto nessuna risposta.

A metà ottobre ricevo una convocazione per la riunione dei genitori prevista per fine mese, esattamente per il 21 ottobre (ricordiamo che entro il 30.10 deve essere approvato il POF). Nessuno dei genitori aveva copia del POF, ma ci hanno detto che se ne poteva ricevere una bozza via mail: la chiedo e arriva puntualmente il giorno dopo. I primi giorni di novembre esce la versione dieinitiva del POF approvato dal consiglio d’istituto.

Il 10 novembre ricevo dal Comune un’altra mail che segnala l’assenza del bambino e che fissa il 16 novembre come termine ultimo per riportare il bambino a scuola pena l’esclusione del bimbo dall’asilo. Io replico che, presa visone del POF, necessitavo di alcuni chiarimenti, sempre richiamando il benessere del bambino e chiedevo delucidazioni sui progetti cui si faceva riferimento nel POF approvato e varie altre informazioni, con specifico riferimento agli strumenti coi quali il Comune intendeva “superare pregiudizi e stereotipi”, cosa si intendesse per “pluralità delle culture familiariet similia. La risposta, di ben quattro facciate, è quantomeno elusiva: per “pluralità di culture familiari” ci si riferirebbe alle famiglie degli immigrati o alle “famiglie interculturali” o “famiglie miste” che costituiscono “conseguenza naturale delle trasformazioni in senso multiculturale che sta attraversando la società italiana”. A parte queste fumose ed inquietanti disquisizioni, non c’era neppure il nome di un progetto, né i suoi contenuti e modalità.

 

RS: Alla fine cosa avete deciso?

AR: Stanti così le cose, ossia nell’assoluta impossibilità di conoscere quali progetti sarebbero stati proposti a mio figlio, chi li avrebbe svolti e con quali modalità e quali attività alternative sarebbero state proposte, il bambino non è più tornato in quell’asilo né in nessun altro asilo del Comune di Trieste e siamo stati costretti ad iscriverlo in un asilo privato, con un notevole aumento dei costi per la nostra famiglia.

Nella successiva campagna elettorale per le comunali – comunali che la giunta uscente ha perduto! – il comitato dei genitori che si era nel frattempo creato ha chiesto ed ottenuto di mettere nel programma della coalizione poi vincente il ritiro del “Gioco del rispetto”: la nuova giunta è stata di parola ed il “Gioco del rispetto” è uscito definitivamente dagli asili comunali triestini (poi però è stato proposto in Toscana ed in Sicilia).

 

RS: Cosa ti senti di dire, in conclusione, su questa vicenda?

AR: Le cose da dire sarebbero moltissime e ci sto scrivendo su un libro. In poche righe posso però trarre qualche insegnamento per me e, credo, per tutte le famiglie che abbiano a cuore il bene dei propri figli.

Bisogna stare molto attenti e non dare nulla per scontato di ciò che accade ai nostri bambini, si deve vigilare sui piccoli dettagli perché da quelli si scoprono cose grosse. Fidatevi di voi stessi e non delegate a nessuno la difesa dei diritti dei vostri figli e state pronti ad impegnarvi a viso aperto. Io ho avuto un grande sostegno dai Giuristi per la Vita, da tutto lo staff, ma le battaglie vanno condotte in prima persona con determinazione e franchezza.

 

 


[1]              http://www.radiospada.org/2015/03/care-amiche-del-rispetto-cosi-so-bboni-tutti/
[2]              Piani di Offerta Formativa. Il Piano dell’offerta formativa è la carta d’identità della scuola: in esso vengono illustrate le linee distintive dell’istituto, l’ispirazione culturale-pedagogica che lo muove, la progettazione curricolare, extracurricolare, didattica ed organizzativa delle sue attività. E’ tramite i POF che le scuole, anche materne, introducono i programmi di lotta alle discriminazioni e quindi anche, in taluni casi, l’ideologia gender.
[3]              Io stesso quando ho dovuto comporre il mio pezzo, di cui alla nota 1, ho penato parecchio per poter visionare le schede perche lo studio di psicologia che le aveva elaborate non le rendeva disponibili on line, né erano disponibili presso la scuola interessata o il Comune di Trieste che pure l’aveva approvato, N.d.R.
[4]              http://www.lanuovabq.it/it/articoli-e-ai-bambini-si-impone-il-gioco-del-dottore-per-rispetto-11953.htm
[5]              http://www.vitanuovatrieste.it/la-risposta-della-vicesindaco-di-trieste/
[6]              http://www.vitanuovatrieste.it/ora-vi-spiego-perche-la-vicesindaco-dice-cose-inesatte/
[7]              Si osservi che lo stesso 11.3.2015 il quotidiano Il Giornale Il Giornale ha messo in rete tutte le schede del gioco, comprese quelle che a detta di chi presentava l’incontro non erano pronte. http://www.ilgiornale.it/news/politica/bimbi-travestiti-bambine-leggete-documento-choc-che-regola-1103904.html
[8]              https://www.youtube.com/watch?v=Lhr-jp3WuRw
[9]              Al che viene da chiedersi: ma se le schede davvero non erano pronte, su cosa si sono formati gli insegnanti nel dicembre 2014? N.d.R.

 

 

15 Commenti a "“Io non sono un genitore coraggioso”. Un’intervista sullo scandalo gender negli asili"

  1. #Alessio   21 novembre 2016 at 11:50 am

    AGGHIACCIANTE!

    Innanzitutto un commento sulla foto : quando la si guarda bisogna premunirsi di un secchio, perchè i conati di vomito possono arrivare tanto improvvisi quanto irrefrenabili.

    Quanto all’articolo, massima solidarietà a questo signore, anche se non mi capacito della sua pazienza. In presenza d’una simile oscena depravazione istituzionalizzata, la mossa corretta è l’immediato e definitivo ritiro del bambino da quel gabinetto di posto, con tanto di giusti insulti gridati sul muso a tutti e nel caso ceffoni al primo che prova ad alzare la cresta (non far parlare??? Interrompere??? Ma davvero?!?!?!).
    Dopo, una volta tolto il bambino in maniera adeguatamente plateale da quella lurida situazione, allora ben venga tutta la lodevole campagna d’informazione.

    I fautori di queste immonde perversioni per come possono vanno per le spicce : quel che vogliono è imporre la depravazione, imporre qualcosa che al di là d’ogni altra considerazione è contrario alla natura stessa in maniera più che palese. Ciò nonostante, loro vogliono imporre questo schifo in nome della loro presunta demo(no)crazia, che come ben sappiamo è a senso unico, e null’altro che un grimaldello contro la società naturale e la Civiltà Cristiana.
    Loro vanno per le spicce? Benissimo, si risponda ancora di più per le spicce.

    Dal Ber-goglione quali reazioni in merito? Ma nessuna! Lui non è mica un cattivo reazionario, non fà muri, lui! Non li fà tra nativi ed invasori, non li fà tra cristiani ed islamici, non li fà tra cattolici ed eretici, non li fà tra massoni e non massoni, non vorremo mica che li facesse tra sani e depravati?!

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  2. #bbruno   21 novembre 2016 at 5:29 pm

    Quale reazione, Alessio, dal Bergoglione? quella di avere esortato la Francesca Pardi, l’autrice dei libri per l’educazione gender nelle scuole di Venezia, “andare avanti” aggiungendovi a conforto la sua benedizione ‘apostolica’….Lo stesso Bergoglione che mentre dichiara orribile l’aborto, lo mette nella dispnibilità assolutoria di tutti i suoi (falsi) preti) , e ha appena fatto cardinale, Cupich, un nemico dei Pro-Life…Davvero un colossale IMBROGLIONE ….

    COMUNQUE, onore al quel grande genitore, e fortunato quel bimbo, che ha trovato nel padre suo il primo e rridicibile difensore dagli ORCHI (e ORCHESSE)…

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    • #Alessio   21 novembre 2016 at 8:40 pm

      Questa del Ber-goglione che esorta la diffusione di orridi manuali di depravazione mi mancava, ma non stento a crederlo, ormai è evidente da che parte stia.

      Quanto a quel bravo genitore, forse un pochino troppo paziente ma di certo molto bravo, si ritrovò in una situazione che non voglio neppure immaginare : con degli individui che sfruttando delle istituzioni marce da puzzare cercarono di pervertire suo figlio a forza. A volte mi domando se certe notizie siano reali o solo frutto d’un incubo osceno.
      Ma t’immagini che un qualche infame cerchi di far diventare tuo figlio come i due scherzi (di pessimo gusto) di natura della foto??? Inconcepibile, intollerabile!!!

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  3. #Carmelo   22 novembre 2016 at 9:03 am

    Ci sono dietro anche parecchi interessi. Da quando le scuole si sono aperte a iniziative esterne, irrefrenabili e continuamente turbative dello studio, cooperative, psicologi e gruppi vari ottengono ‘miniappalti’ per girare fra le classi. E’ loro interesse proporre continuamente iniziative e farle approvare, perché ne ricevono in cambio soldi e visibilità. Bisogna rompere le scatole come ha fatto questo padre per tenerli fuori dai piedi.

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    • #Alessio   22 novembre 2016 at 12:31 pm

      Ricordandosi molto bene che non può e non deve esistere nè dialogo nè rispetto nè alcun mezzo termine con chi cerca di rendere la depravazione obbligatoria.

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  4. #Cupo   22 novembre 2016 at 8:20 pm

    Questa roba fa schifo, ma pensate anche al fatto che in ogni classe incombe ormai un teleschermo che trasmette … spot abusivi del gioco di azzardo. Come è successo nella scuola di mio figlio: le mie proteste messe a tacere

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    • #Alessio   22 novembre 2016 at 9:41 pm

      Non esiste però il minimo paragone possibile tra il gioco d’azzardo e la depravazione.

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  5. #motherbrave   27 novembre 2016 at 7:52 pm

    Il sig. Rossetti ha preso, fotografato e stampato l’intero contenuto dei libretti che erano in visione di tutti i genitori presso la scuola. Ha fatto volantinaggio seminando il panico tra i genitori, dicendo che si sarebbe insegnata la pornografia ai bambini. Arrivato il giorno della riunione con genitori e insegnanti, il sig. Rossetti ha letto il capitolo in cui secondo lui era previsto “il gioco del dottore”. E non è vero che è stato interrotto. Anzi: è stato invitato a leggere per INTERO tutto il capitolo. Al termine della lettura, i genitori hanno espressamente manifestato tutto il loro disappunto per il procurato allarme, giudicato ingiustificato da tutti, visto che era chiaro dalla lettura che nessun bambino sarebbe stato invitato a toccarsi nelle parti intime. Al termine della riunione e nonostante la minuziosa campagna del sig. Rossetti, il 95% dei genitori ha aderito al progetto. Possibile che nessuno abbia capito? Tutti disattenti? Nessuno che ci tenga ai propri figli? O forse il sig. Rossetti continua a speculare, questa volta sì, sulla pelle dei nostri figli?
    Un consiglio comunque: prima di pubblicare il suo nuovo libro, lo faccia leggere a un bravo avvocato, perché scrivere che nel Gioco del rispetto “i bambini devono scambiarsi i vestiti, spogliarsi, menzionare e toccare le parti genitali gli uni degli altri, coll’assistenza delle maestre.” è diffamazione.

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    • #Alessio   28 novembre 2016 at 10:06 am

      Quindi quest’articolo racconterebbe frottole?

      Rispondi
    • #Diego   28 novembre 2016 at 12:55 pm

      Non otterrai nulla con le tue ridicole minacce!
      Il “gioco del rispetto” (così come descritto dal Signor Rossetti) non sarà insegnato ai bambini, che ti piaccia o no!
      Ammesso MA NON CONCESSO che il Signor Rossetti abbia esagerato, è già osceno costringere i bambini a vestirsi da bambine e le bambine a vestirsi da bambini: ciò non verrà permesso da parecchi genitori, in barba a ciò che vogliono le varie associazioni LGBT.
      Il 95? Mi aspettavo peggio, con i tempi che corrono, comunque non è il numero che decide chi ha ragione.

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      • #Alessio   28 novembre 2016 at 2:02 pm

        Ah, ma era una minaccia??? Manco me n’ero accorto!
        Ovviamente concordo al 100% con te, e mi sento anche di sottolineare che un bambino che si fà convincere a vestirsi da femmina vale poco anche come bambino.
        Che io possa ricordarmi, quando avevo 6 anni non mi avrebbero fatto vestire da femmina manco a frustate, nè i miei genitori avrebbero mai lasciato correre un simile demenziale quanto criminale tentativo.

        Rispondi
    • #Diego   28 novembre 2016 at 5:48 pm

      Niente gioco del rispetto, “motherbrave”, neppure in versione soft, per il 5% dei bambini (hai visto che l’intervento di quel genitore coraggioso è servito o vuoi forse dire che Amedeo Rossetti racconta frottole? Credo proprio che non sia lui a rischiare una denuncia per diffamazione, e in fatti non hai avuto neppure il coraggio di metterci il nome e il cognome!)!
      Per quel che riguarda la versione completa del gioco credo proprio, FINO A PROVA CONTRARIA (che non puoi darmi altrimenti cade tutto il castello delle tue frasi) che il 100% dei bambini non lo farà!
      Ti va bene? Ottimo!
      Non ti va bene? Peggio per te!

      Rispondi
  6. #giona   28 novembre 2016 at 10:18 am

    In democrazia 29 persone su 30 vogliono una scenetta con due biancaneve abbracciate, o due principi azzurri idem (come si son visti in giro), e questo deve andare bene a tutti? NO. Anzi. La sponsorizzazione dell’omosessualità è stata sdoganata e lo si sa tutti indipendentemente dal caso in esame. Però non è lecito a quel uno , SOLO, stare zitto. Anche se è PERSECUZIONE in faccia alla libera opinione! Per lui è persecuzione, garantito.

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    • #Alessio   28 novembre 2016 at 2:06 pm

      Certe “persecuzioni” fanno proprio ridere, ci vuole un attimo per trasformare gli aspiranti persecutori in viscidi vermetti che corrono a piagnuccolare dai giudici cercando aiuto e protezione.
      Per perseguitare, un minimo di spessore è richiesto e ‘sti qua non hanno neppure quello.

      Rispondi
  7. #Massimo Micaletti   30 novembre 2016 at 5:15 am

    Signora motherbrave, Le consiglio di leggere la scheda relativa al gioco “Se fossi te” per comprendere che Amedeo Rossetti aveva più che ragione. Se poi la conosce già, può ben rendersi conto di quanto questo padre abbia realmente da temere.

    Colla sua iniziativa, Rossetti ha destato le coscienze su un’operazione molto pericolosa oltre che discutibile anche sul piano pedagogico: se per lei ciò significa generare il panico, ciò conferma una volta di più la validità di quel che Rossetti ha fatto.

    Rossetti ha rotto un giocattolo che era stato ben confezionato e quel che più conta la risposta delle istituzioni dinanzi ad una precisa richiesta di presa di coscienza è stata pressoché nulla: tanto cio è vero che, dinanzi al silenzio del Comune sui progetti menzionati nel POF, non ha potuto far altro che togliere il figlio dall’asilo comunale e sostenere i costi di un asilo privato. Ora mi spieghi se questo è lecito in un paese che vorrebbe dirsi civile.

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