Maria si presenta al Tempio e così pure alle nostre anime

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di Cristiano Lugli

 

Mentre il mondo continua a compiere il suo isterico corso, noncurante di quanto Cristo ieri ci diceva nel Vangelo parlando della distruzione di Gerusalemme e del Tempio, indicandoci però pure i tempi ultimi di cui l’uomo moderno non riesce a comprendere la portata pur trovandocisi assolutamente in mezzo, la Liturgia odierna ci offre un insignissimo mezzo per meditare e comprendere come sfuggire a “l’abominio della desolazione”, che certo non sappiamo quando avverrà di preciso, ma sappiamo e presumiamo avrà da venire presto. Una scappatoia non certo di tipo materiale, quanto invece spirituale, coltivata nel profondo della nostra anima ed offertaci da quella splendida e perfetta Creatura quale la Beata Vergine Maria.
La stessa Liturgia Romana pare quasi in “imbarazzo”, poiché si rende conto dell’enorme episodio che ricorre quest’oggi, ossia la Presentazione di Maria Santissima al Tempio, ma non riesce ad offrire numerosi spunti biblici proprio perché di fatto non ve ne sono. La Sacra Scrittura infatti nulla ci dice a proposito di questo episodio, pur essendo esso autorevolmente fondato sull’antica tradizione cristiana, celebrata già in Oriente nel VI sec. ed inserita nel XIV sec. anche in Occidente.
L’Antifona dei II Vespri oggi ricorrente riassume l’emblema di questo episodio importantissimo in queste parole: Beáta Dei Genitrix, María Virgo perpétua, templum Dómini, sacrárium Spiritus Sancti, sola sine exémplo placuísti Dómino nostro Jesu Christo, allelúia”.Ella è appunto “Tempio del Signore”, il “Tabernaculum Altissimi” che si pone come eco solenne – attraverso la Sua Natività, il Suo Santo Nome, e la Sua Presentazione – al medesimo ciclo cristologico verso cui ci  avviciniamo sempre più.
La Chiesa ci pone dunque innanzi ad un evento grandioso, tanto piccolo e nascosto quanto spiritualmente edificante se si pensa a quanto, già dalla più  tenera fanciullezza, la vita di Colei che ebbe da divenire la Madre di Dio fosse perfetta. Ella decide fin da subito di abbandonare il mondo, ancor più di abbandonare madre e padre, sante creature, per ritirarsi nell’oscurità del Tempio che rappresenta Dio, ovvero la vita unita con Lui e che si inLuia attraverso di Lui; un episodio che ci parla di fuga dalle chele della mondanità, di distacco integrale del ciò che vi è fuori per porre e spendere tutto in Dio e per Dio, attraverso la massima consacrazione verginale che Maria fa di se stessa, come più alto dono conseguentemente ricambiato con lo stesso parto virginale. Nessuna offerta così pura, nessuna così totale e certa come la Sua sarebbe mai più avvenuta, ed è questo il mistero sopraggrande e degno senz’altro dell’Onnipotenza di Colui che ordina tutte le cose secondo imperfezione alcuna.

È il richiamo udito dalle orecchie del suo cuore che la spingono ad un passo così puro, la Divina Sapienza che a Lei parla ed in Lei si incarna: “Audi, fília, et vide et inclína aurem tuam; et oblivíscere pópulum tuum et domum patris tui”.

Al Divin richiamo infatuato la Madonna accondiscende in modo pronto e netto, ed è forse questo l’esempio che dovremmo cogliere in tutta la sua capienza, così come parrebbe essere il monito principale di tutti i sacerdoti o consacrati che siano, riposti in modo del tutto speciale sotto il Manto di Maria in quanto riflessi della Sua consacrazione verginale nel mondo.Questi “chiamati” non dovrebbero forse separarsi anch’essi dal mondo, lasciando persone care, distaccandosi dai propri concittadini, dai luoghi in cui sono cresciuti e in cui hanno maturato l’Amore per Dio? E seppur non sarà a tutti i costi una separazione di tipo concreto – o se vogliamo materiale – essa per poter essere autentica dovrà essere voluta e praticata dall’anima, e quindi con slancio spirituale.
Oh, quanto sarebbe gioioso sapere che tante anime consacrate a Dio abbiano a mente di staccare il proprio cuore dalle cose del mondo, isolandosi, per rendere culto a quel passo in cui Nostro Signore dice: “Essi non sono del mondo.

Questi moniti non possono però essere scaricati solo sui consacrati, ma devono piuttosto essere esami critici per tutti noi, spesso molli ed immersi nelle massime di colui che sta là fuori, il quale ci invita, con animo di tentatore, ad ingerire costantemente, lasciandoci privi di coraggio, di quel coraggio necessario per vivere a trecentosessanta gradi il detto “vivere nel mondo senza essere del mondo”.
Neppure gli ambienti più rigorosi sono esenti da questi pericolo, e per più rigorosi si potrebbe certamente intendere gli ambienti monastici (o ciò che essi furono) in cui, fra il silenzio dei chiostri, riecheggia comunque il ruggito del mondo pronto a sguainare i propri artigli sotto una forma consona all’inganno da proporre all’asceta.
D’altronde in ogni uomo dovrebbe coesistere una parte che si ispiri al monaco in senso assoluto poiché appunto il Nemico si insinua ovunque, ed in ogni stato di vita e luogo invade i cuori e le anime non totalmente distaccate dal mondo.

Maria Santissima pone il Suo sublime esempio, insegnando che il modo migliore per supplire ad una separazione totale – che comunque crea vuoto e travaglio interiore – è l’offerta e la consacrazione totale, donandosi, come Lei ha fatto, totalmente a Dio, senza riserve né mezze misure, senza un tempo determinato dalla scarsa volontà.
La pienezza dell’offerta mariana umilia la nostra miseria umana priva di sferzo, poiché giammai, nemmeno per un solo istante, la Madre di Dio pensò di venir meno a quanto già fece da fanciulla. Si badi bene: non è che non venne meno alla sua totale servitù all’Altissimo dopo aver espresso il Suo umile e devoto “Fiat“, ma già dalla Sua Presentazione al Tempio non mutò mai più di una virgola quell’impegno che si prese in fanciullezza.
A questo proposto si esprime magistralmente il Padre Gabriele di S.M.M.:

“Circostanze oltremodo difficili e penose riempirono la vita della Madonna: il dubbio di Giuseppe sull’origine della Sua maternità, il viaggio a Betleem in condizioni tanto delicate e disagiate, la squallida povertà in cui vede nascere il Suo Bambino, la fuga in Egitto, la vita stentata di Nazaret, le ostilità e le malignità dei farisei verso Gesù, il tradimento di Giuda, l’ingratitudine di un popolo tanto beneficato ed amato, la condanna a morte del Figlio, il viaggio al Calvario, la crocifissione in mezzo agli insulti della plebaglia. Invano scruteremmo il cuore di Maria per scorgervi un solo moto di risentimento, di protesta, invano cercheremmo di cogliere dalle Sue labbra una sola parola di lamento; Maria si è data totalmente a Dio e lascia che Dio eserciti su di Lei tutti i Suoi diritti di Sovrano, di Signore, di Padrone; non ha nulla da obiettare, né si meraviglia che la Sua immolazione debba giungere a tanto: non si è forse offerta senza riserve? Ed ora che la Sua offerta viene consumata non fa che ripetere: ‘Fiat? Ecce ancilla Domini!’ ”

Poniamoci dunque a rispetto di questo modello perfetto, per meditare su quanto il nostro cuore di cattolici, predisposto per qualche ora al giorno ad una preghiera frettolosa e spesso distratta, sia poi proteso a rientrare – o meglio ad uscire – nella forza centrifuga delle vanità del mondo.
Pigri alla sottomissione e all’obbedienza, la vita scorre spesso senza accettazione delle contrarietà, senza amore per la mortificazione, ossia l’inesorabile Via maestra dei Santi che sull’esempio di Gesù e con la sequela di Maria Santissima hanno percorso per tutta la vita terrena. Niente sagacia nel difendere i propri diritti futili, niente amor proprio vige nei Santi di Dio, poiché Essi sapevano e sanno che l’unico vero diritto per un’anima dedita a servire Dio è quello presentato della Vergine Maria entrante nel Tempio: lasciare che sia Dio a consumare tutti i nostri sensi e tutti i nostri elementi per renderci a Lui come strumenti in grado di adoperarsi per la Sua maggior Gloria.

Dove sono io deve essere anche il mio servo“. E ancora dice Cristo nel Santo Vangelo “Ti prego, Padre, come io e te siamo uno, anch’essi divengano uno con noi.
Questa è l’entrata di Maria al Tempio, ancor più di un’unione con Dio, cioè la facoltà di divenire una cosa sola con Lui. Riempiendo una botte di acqua quest’ultima si unisce alla botte, ma differenziandosi e non unendosi.
O diletta di Dio, amabilissima fanciulla di Dio – grida soavemente sant’Alfonso – potessi oggi io offrire a Voi i primi anni della mia vita per dedicarmi tutto al Vostro servizio, Santa e dolcissima Signora mia, così come Voi vi presentaste al Tempio e tutta vi consacraste alla Gloria ed all’Amore del Vostro Dio!”
Ci aiuti Maria Santissima a far sì che, sul Suo modello, la nostra anima sia in grado di divenire “una” e non “unita”, poiché dove è l’anima, là è Dio.

 

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