Perché Putin ha (quasi) già vinto anche le presidenziali francesi 2017

Putin e Fillon
Putin e Fillon

di A. Giacobazzi

Una nota volante, in quanto domenicale. Perché Putin ha quasi già vinto anche le presidenziali francesi 2017?

Innanzitutto va sottolineato il “quasi”: nulla in politica è scontato e se il determinismo è un peccato altrove, lo è doppiamente in politica.

In buona sostanza: i due candidati in corsa per l’Eliseo al momento più forti sono, a vario titolo, amici di Mosca.

Lo è per ragioni ovvie Marine Le Pen, ma lo è – per questioni più complesse – anche François Fillon, neovincitore delle primarie “repubblicane” (“centrodestra”).

Anais Ginori, con una buona sintesi diffusa attraverso LaRepubblica.it ne ha tracciato un ritratto:

L’elezione di Fillon all’Eliseo provocherebbe un altro choc: sul posizionamento della Francia in politica estera. È dichiaratamente filo-russo, amico di Vladimir Putin da quando erano entrambi premier, vuole che vengano tolte le sanzioni economiche varate contro Mosca dopo l’annessione della Crimea. “Per arginare la progressione dell’Isis in Siria, Putin ha dato prova di un pragmatismo freddo ma efficace” diceva in un articolo Fillon qualche mese fa. “Putin ha salvato il regime alawita da un crollo probabile dandogli i mezzi di riconquistare i suoi territori”. Dopo la vittoria di Trump, Fillon ha commentato: “Non temo un’alleanza Trump-Putin: me la auguro”

Non meno interessante è lo spaccato proposto da Bernard Guetta su Internazionale.it:

Risalente all’epoca in cui erano entrambi primi ministri dei rispettivi paesi, esiste un legame molto stretto, quasi amichevole, tra Putin e Fillon, tanto che in un’occasione Fillon aveva pubblicamente accolto Putin con un “Caro Vladimir”. Questo non significa che i due siano d’accordo su tutto, ma esiste tra loro una stima reciproca e si ritrovano nel conservatorismo, nell’ostilità nei confronti dell’evoluzione dei costumi in occidente, nell’importanza attribuita alla religione […] e nella visione comune a proposito della crisi siriana.
Al netto di sfumature non trascurabili ma nemmeno fondamentali, Putin e Fillon sono convinti che sia necessario sostenere Bashar al Assad, che considerano come un baluardo contro la minaccia islamista e un difensore dei cristiani d’oriente con cui la Russia ha sempre mantenuto rapporti privilegiati e a cui Fillon si sente molto vicino.

Insomma, chi paradossalmente può rischiare di restare all’angolo è proprio Marine Le Pen. Stretta in un recinto limitato da un “centrodestra globale” sempre più filorusso e trumpista (categorie che a volte si sovrappongono). Chi avrà la meglio nella competizione francese? E in quella mondiale? Quale modello di “destra” tenderà a prevalere? Presto per dirlo. Ciò che oggi appare probabile è che, anche in caso di sconfitta lepenista, la Francia si troverà governata da persone con visioni geopolitiche divergenti rispetto a quelle di Hollande e dello stesso Sarkozy.

Fillon non è certamente il “nuovo” ma un usato su cui Mosca punta, forse per tenere, anche rispetto alla Francia, un profilo più istituzionale e meno barricadero, in linea con il futuro trumpismo (meno) di lotta e (più) di governo.

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