Quando il proselitismo non è una solenne sciocchezza: la Cattedrale di Pristina, Kosovo.

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Augurandoci di far cosa gradita ai nostri lettori, inauguriamo con quest’articolo una rubrica su architettura ecclesiastica e dintorni, a cura dell’architetto Livio Sterlicchio. [RS]

di Livio Sterlicchio

L’Europa delle Cattedrali sta per divenire l’Europa delle Moschee: negli ultimi anni si è assistito alla vendita di Chiese Cristiane ai musulmani perché ne facessero Moschee e si sono verificate conversioni di cristiani all’islamismo in gran numero. In più ti senti dire che “il proselitismo è una solenne sciocchezza” e rimani angosciato.  

Eppure c’è “un’isola felice” in Europa, in cui il proselitismo è fiorente, dove molti musulmani si convertono al Cattolicesimo e molti altri sono in procinto di farlo: il Kosovo.

La Cattedrale monumentale di Pristina, pur se non finita ma in fase di ultimazione, si riempie sempre di fedeli: è il risultato della grande lungimiranza e della dedizione al proselitismo profusa dalla Diocesi del Kosovo, per portare a Cristo il maggior numero di anime.

 

Un po’ di Storia

 

Nascita e fine del Cristianesimo in Kosovo

Il Kosovo, attualmente, è uno Stato indipendente di religione Musulmana, ma anticamente, quando era Dardania, regione dell’Illiria e Provincia Romana, la popolazione era, fondamentalmente, di religione Cristiana.

Sappiamo, infatti, che S. Paolo si recò in quelle terre per portare la Parola di Gesù e convertire i pagani:

 “Così, da Gerusalemme e lungo tutto l’Illiricum, ho praticato a fondo il mio dovere di diffondere la Buona Novella” (Rom. 15,19).

E’ documentato che, all’Epoca dell’Imperatore Adriano (117-138) “sub Licinio Praeside”, furono martirizzati Floris e Lauris, due Dardani che testimoniavano Cristo in Ulpiana, Capitale della Dardania (1). Ad Ulpiana, a pochi chilometri da Pristina, si possono apprezzare i resti archeologici di una Basilica Paleocristiana del IV Secolo, voluta dall’Imperatore Giustiniano.

Nel VI Secolo si verificò la migrazione verso sud-est degli Slavi, tra cui i Serbi che, sovrapponendosi alle popolazioni esistenti degli Illiri, dei Daci e dei Traci, abbracciarono, anch’essi, il Cristianesimo.

Dal 1054, con lo Scisma d’Oriente, il Culto Ortodosso provocò una forte riduzione dell’entità Cristiana Latina in Dardania.

Nel 1389 l’esercito Turco-Ottomano, che aveva  invaso i Balcani, fu fermato alla Piana dei Merli (2)  dall’Esercito Cristiano. Dopo una storica, cruenta Battaglia, l’esercito cristiano fu sconfitto ed i Turchi poterono dilagare lungo tutte quelle terre, conquistandole e dominandole, fino al Mare Adriatico.

I Cristiani, con a capo Giorgio -Skanderbeg- Castriota, eroe Albanese, riorganizzarono un esercito e tentarono più volte, anche con risultati positivi, di ricacciare indietro i Turchi. Alla morte del loro Condottiero però, i Cristiani, demoralizzati, abbandonarono ogni velleità di rivalsa ed i Turchi poterono imporre per secoli il loro dominio in quei territori.

 

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Il nuovo governo introdusse, oltre che nuove leggi, anche la propria Religione, l’Islam, favorendone la conversione in tutti i modi e determinando, così, la fine del Cristianesimo.

  • (1) Gjini Gasper, The Shkup-Prizren Diocese through centuries.
  • (2) Kosovo Polje in Serbo: da qui il nuovo nome di quella Regione

 

La nuova Religione

I Cristiani, in particolare i Cattolici, che non vollero riconoscere questa nuova Religione e rifiutarono di convertirsi all’Islam, emigrarono nell’Italia meridionale ed insulare portando con sé -e mantenendolo tuttora nelle loro enclave- il rito Cattolico Arbereshe, di estrazione bizantina. Altri continuarono a professare la loro Fede in Patria, costretti ad osservare clandestinamente le Tradizioni ed i Riti cristiani.

Più tardi, dal 1878, fu nuovamente dominio Serbo e così il Culto Ortodosso e, in minima parte, il Culto Cattolico, furono affiancati a quello Islamico, ormai presente in forte maggioranza: nel 1886 in Albania, infatti, su 2.000.000 di abitanti, ne erano rimasti cattolici circa 250.000. Si verificarono, comunque, nel tempo, riconversioni al Cattolicesimo dei cristiani che avevano abbracciato la religione islamica (1).

Nel 1914, scoppiò una guerra tra l’Austria-Ungheria e la Serbia, cui si unirono Russia, Francia e Gran Bretagna e che, poi, dilagò nella Prima Guerra Mondiale. Alla fine di quella, nacque il Regno di Jugoslavia e, con la fine della Seconda Guerra Mondiale, la Serbia diventò una delle sei Repubbliche Socialiste Federate di Jugoslavia.

Il Kosovo venne ridotto ad una provincia autonoma della Repubblica Socialista di Serbia e le Religioni furono, tiepidamente, tollerate.

  • (1) Shan Zefi, Islamization of Albanians through centuries

 

La Rinascita: ricominciare dalla fine

Nel 1996, in seguito al disfacimento della Repubblica Federale di Jugoslavia, anche il Kosovo, dopo Slovenia, Croazia, Bosnia e Macedonia, entrò in conflitto con la Serbia.

Un sanguinoso susseguirsi di battaglie, corroborate più tardi dall’intervento della NATO, portò al ritiro delle truppe Jugoslave con l’esodo della quasi totalità dei Serbi dal Kosovo e, conseguentemente, la riduzione ai minimi termini dell’entità Ortodossa in quella Regione: rimanevano i Musulmani al 97%, i Cattolici al 2%, gli Ortodossi all’1%.

Nel 2003, a Pristina, Capitale della neonata Repubblica del Kosovo, il Cancelliere Vescovile Don Shan Zefi riuscì a convincere Mons. Mark Shopi Vescovo di Prizren, sede della Diocesi Kosovara, che era giunto il momento di una rinascita del Culto Cattolico in Kosovo. Serviva un segnale forte: era necessario edificare una nuova, grande Cattedrale, dedicata a Madre Teresa, con la finalità di convertire il maggior numero di musulmani kosovari al Cattolicesimo.

Il Presidente Ibrahim Rugova, pur musulmano, sposò lui per primo tale intento e, esortato anche da Blerim Svirca suo consigliere che, con tutta la sua famiglia, era devoto a Madre Teresa, concesse alla Diocesi il terreno su cui edificare quella Cattedrale.

Di concerto con l’Architetto Livio Sterlicchio, cui fu affidata la progettazione, fu scelto lo Stile Romanico, volendo riferirsi allo Stile del Basso Medioevo, l’Epoca antecedente la fatale data del 1389, quando si verificò la fine, o quasi, del Cattolicesimo in Kosovo.

Si voleva, così, ricominciare dalla fine.

Dopo qualche distinguo imposto dall’Amministrazione Comunale a causa di rimostranze che alcune personalità musulmane avevano sollevato dopo la morte del Presidente Rugova, finalmente, nel 2008 fu concessa la Licenza a costruire la nuova, monumentale Cattedrale Cattolica: sarebbe stata intitolata a Madre Teresa, la piccola, grande Suora Albanese morta qualche anno prima e beatificata di lì a poco.

Nel frattempo era scomparso anche il Vescovo Shopi e, quindi, se ne è preso carico il nuovo Vescovo Dode Gjergji, fortemente deciso a portare a termine i desiderata del suo Predecessore né si è fermato di fronte alle mille difficoltà economiche, rilevate anche dal suo Economo Don Kastriott Idrizi, derivate dalla necessaria raccolta di fondi ottenuti solamente grazie alle donazioni dei fedeli Albanesi e dei devoti a Santa Madre Teresa nel Mondo.

Lo Stile Romanico

Dopo il crollo dell’Impero Romano, la società civile, la cosiddetta Borghesia, diventa parte integrante della rinascita sociale ed economica e contribuisce alla ridistribuzione della ricchezza grazie ad una rinnovata coscienza ed allo sviluppo del commercio.

Il commercio si espande sempre più e, agli scambi commerciali, si sovrappongono quelli culturali. La possibilità di mettere a frutto le proprie capacità manuali ed intellettive, ormai non più vincolate dagli obblighi feudali, porta a migliorare sempre più la qualità di Arti e mestieri.

L’Architettura Romanica è lo stile del costruire proprio dell’Arte Romanica: essa fa riferimento all’Architettura Romana di cui sono utilizzati elementi strutturali -quali archi, colonne, volte- e decorativi -quali fregi, cornici, modanature- ed il Maestro Costruttore che si dedica alla costruzione di Chiese, riesce a produrre esempi architettonici che arrivano al “bello” attraverso un’accurata ricerca dell’equilibrio nella forma, grazie all’utilizzo di quegli elementi, e toccano la perfezione dell’insieme confrontandosi con un’armonia di numeri e simboli che fanno riferimento alle Sacre Scritture, considerandoli degni di un valore Sacro, Divino.

 

Il Progetto: forma, numeri, simboli

La cattedrale di Pristina è la più grande dei Balcani: lunga 77,40 metri dall’Abside al Portico, larga 42,30 metri al Transetto, alta 32,50 metri al Timpano della Navata centrale. Sono previsti due Campanili alti 63 metri con base quadrata di 7,20 metri per lato.

La forma

E’ il Vangelo che suggerisce la forma classica utilizzata nello Stile Romanico:

“Rispose loro Gesù: Distruggete questo Tempio ed io, in tre giorni, lo farò risorgere. Gli chiesero allora i Giudei: Questo Tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu, in tre giorni, lo farai risorgere? Ma Egli parlava del suo corpo” (Giov. 2, 19-21).

E Onorio d’Autun, teologo del XIII secolo, conferma quel Passo, stabilendo che:

  • l’Abside rappresenta la Testa del Cristo
  • la Navata, il Corpo
  • il Transetto, le Braccia
  • l’Altare Maggiore, posto al loro incrocio, il Cuore.

Così, nel progettare la Cattedrale di Pristina, si è mantenuto questo schema: Navata centrale affiancata da due navate laterali, con Transetto ed Abside.

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All’esterno è previsto un Portico posto sul fronte e due Campanili posti all’incrocio delle Navate laterali col Transetto (1). Le coperture sono “a capanna” per il Portico e le Navate ed “a falde inclinate” -a quota più bassa- per le Tribune che sono sovrapposte alle navate laterali. I bracci del Transetto sono coperti “a padiglione” mentre, all’interno, presenta delle cupole terminali che si congiungono a quella centrale, sull’Altare Maggiore, per mezzo di una volta a botte. L’Abside ed i vani ai lati del Presbiterio sono coperti “a cupola”.

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La Navata centrale è separata da quelle laterali per mezzo di due file di 6 pilastri, a scandire 7 arcate, a tutto sesto, per lato. I pilastri sono compositi: al nucleo centrale, a sezione quadrata, sono addossate delle semicolonne, una per lato, sormontate da capitelli decorate con foglie e volute che ricordano lo Stile Corinzio.

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Sulle prime 3 semicolonne poggiano gli archi che separano le Navate e gli archi traversi delle navate laterali disegnando, con gli archi addossati alla parete, 7 volte a crociera su cui insistono le Tribune che affacciano sulla Navata centrale tra una fila di colonnine su cui poggiano degli archetti a tutto sesto; la quarta semicolonna monta fino al soffitto della Navata centrale, attraversando il cleristorio perforato dalle finestre ad arco a tutto sesto che danno luce all’intera Navata.

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Il soffitto previsto, a mascherare le capriate in legno della copertura, è piano, in legno cassettonato con disegni geometrici e finito in oro ed azzurro.

Un balcone, destinato al Coro, collega le due Tribune fungendo da protezione al Portale d’ingresso. In alto, è posizionato il finestrone circolare, in corrispondenza del grande Rosone che campeggia all’esterno.

Grandi finestrature ad arco a tutto sesto danno luce a tutto il Piedicroce attraverso le navate laterali e sono decorate con vetriate policrome che raccontano la Storia ed i Personaggi religiosi illustri del Kosovo. Anche l’Abside è illuminata da grandi finestrature con arco a tutto sesto con vetriate policrome.

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Dopo l’Arco Trionfale, all’incrocio col Transetto, si accede al Cuore della Cattedrale ove trova posto l’Altare Maggiore: il Cuore del Cristo (2).

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Quattro grandi piloni sorreggono la cupola emisferica centrale; alle estremità del Transetto vi sono le Cappelle laterali sovrastate da mezza cupola emisferica. La Cappella di sinistra viene utilizzata come Battistero: considerata, infatti, la grande quantità di conversioni operate e, conseguentemente, di Battesimi cui assiste un gran numero di fedeli e/o parenti catecumeni, si è reso necessario uno spazio più ampio rispetto a quello previsto in progetto che prendeva posto al lato del Presbiterio.

Oltre il Transetto è l’Abside, coperto con mezza cupola emisferica separata da quella centrale per mezzo di un volta a botte. Il pavimento dell’Abside è sopraelevato rispetto al resto della Chiesa: qui trova posto il Presbiterio e la Cattedra del Vescovo (3).

La pavimentazione è in marmo con un elaborato disegno geometrico bicromatico che, dal Portico esterno, conduce all’Altare Maggiore.

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Anche le facciate esterne sono rivestite in Travertino bicromatico a fasce orizzontali. Particolari decorativi, rosone, cornici, fregi, mensole e la zoccolatura di base sono di Coreno bianco.

 

  • Al momento è stato costruito un solo campanile. Il secondo, in attesa di fondi necessari, è stato realizzato a metà
  • Il progetto prevedeva un Altare, ma il Liturgista, seguendo le indicazioni del CVII, ha ritenuto opportuno ripensare l’Altare come una Tavola della Cena di Emmaus e l’Artista che l’ha realizzata, lo scultore Edoardo Ferrari, ha rappresentato tale avvenimento raffigurando due Apostoli accanto all’antico tavolo tipico kosovaro basso, la sofra, dove si consumava il pasto stando seduti in terra.
  • Il progetto prevedeva, nel vano dell’Abside, una doppia scalea semicircolare che conduceva alla Cripta sottostante ed al vano in cui avrebbero dovuto essere sistemate le Tombe dei Vescovi, ma tutto questo è stato eliminato.

I numeri

 

Sulla Bibbia si legge:

“Tu, o Dio, hai disposto ogni cosa con misura, calcolo e peso” (Sapienza, cap. 11)

e Pitagora conferma che “Tutto è disposto secondo il numero”. E, nel Medioevo, i Maestri Costruttori cominciano a sperimentare l’importanza dei numeri elevandoli ad un livello superiore alla realtà oggettiva.

“Divina”, infatti, viene definita la Proporzione calcolata col Numero Aureo 1,618 detto anche Sezione Aurea (1), utilizzato fin dall’antichità nello Studio delle tre Belle Arti. Ad esempio, in Architettura, il prospetto del Partenone è inscritto in un Rettangolo Aureo (2); in Scultura, per una figura umana perfetta, la distanza dell’ombelico da terra deve essere la Sezione Aurea dell’altezza totale del soggetto;in Pittura, Leonardo raffigurò La Gioconda secondo un rapporto aureo nella disposizione del viso oltre che dal collo fino alle mani.

Il numero 3 è il Numero perfetto che serve ad esprimere la Sacralità: 3 sono i componenti della Sacra Famiglia e Dante utilizza il 3 per la sua Commedia, poi definita “Divina”: 3 sono le Cantiche ed ognuna di esse è divisa in 33 Canti (più un proemio nell’Inferno) scanditi in terzine…

Il 5 è il numero della Grazia, del Dono concesso da Dio all’uomo: 5 sono le ferite del Cristo; 5 sono le dita degli arti, 5 i lati del pentagono stellato in cui Pitagora rilevò tutta una serie di Sezioni Auree…

Il 7 esprime l’equilibrio perfetto: in 7 giorni si compie il ciclo lunare, 7 sono i Sacramenti, 7 le note con cui Pierluigi da Palestrina ha “scritto” la Musica…

In fase progettuale, allora, si è proceduto tenendo presenti i mezzi, le teorie e gli intenti dei maestri costruttori del ‘300 e, nello studio della facciata e della pianta, ci si è basati sui numeri 3, 5, 7 anche associati alla Decade, generatrice di tutti i numeri, e sul Numero Aureo 1,618. In più, nelle dimensioni di massima, è stato utilizzato il doppio cubito, 90 cm circa (3).

Così, la larghezza della facciata misura 30 (3×10) doppi cubiti (=m.27) che, divisa per 5, determina la misura delle navate laterali: 6 dc (3+3); la parte restante è la misura della navata centrale: 18 dc (5×3+3).

I campanili sono alti 70 dc (7×10) ed il lato della base quadrata misura 8 doppi cubiti (5+3). Il diametro del cerchio che sovrasta il Portale misura 3,7 dc; l’altezza del Portico, al Timpano, misura 21 dc (7×3) ed il diametro del Rosone misura 5,7 dc.

L’altezza della facciata, compresi i 7 gradini previsti in progetto, misura, al colmo del timpano della navata centrale, 35 (7×5) dc (=m 31,5). In totale, la Cattedrale è lunga 86 (3x3x3x3+5) dc (=m 77,40), e larga 47 (7×5+7+5) dc (=m 42,30). La distanza tra le colonne laterali del Portico, e la loro altezza, disegnano un Rettangolo Aureo; anche i Portali e le finestrature dei primi tre ordini dei campanili sono rettangoli aurei; l’altezza delle navate laterali è la Sezione Aurea dell’altezza della navata centrale, all’imposta delle coperture. L’inclinazione delle coperture è di 35°. Sono rettangoli aurei anche le singole lastre di pietra della zoccolatura di base. Le porte dei campanili, coi loro timpani, sono inscritti in un pentagono regolare il cui lato misura 5 doppi cubiti.

  • (1) La Sezione Aurea x  di un segmento  è il medio proporzionale tra l’intero  a  e la parte rimanente  ba:x=x:b da cui  il Numero Aureo =1,618
  • (2) E’ il rettangolo le cui dimensioni sono l’una, la sezione aurea dell’altra
  • (3) Il cubito Attico, adottato dai Romani, misurava esattamente mm.444

 

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I Simboli

Sin dalle origini, l’uomo ha rappresentato con un segno, un simbolo, ciò che non riusciva a rappresentare con soluzioni empiriche. E’ un linguaggio utilizzato per esprimere i concetti astratti e che, talvolta, quando connessi alla Religione, risultavano molto complessi.

E tutta la geometria dell’Architettura Sacra Romanica è rigorosamente simbolica.

 

Il Rettangolo.

L’aula della Chiesa, il Piedicroce, è un rettangolo, che è un prolungamento del quadrato, simbolo del Cosmo, della Materia organizzata, del Creato. Secondo Aristotele, la Materia prevedeva l’esistenza di quattro elementi: aria, acqua, terra, fuoco.

Il cerchio

Il cerchio (o il semicerchio) è il simbolo del Cielo e la cupola che, volumetricamente, è una semisfera, raffigura la volta celeste.

Il Portale che solitamente è un rettangolo sovrastato da un semicerchio, rappresenta la sintesi-antitesi tra Sacro e profano: il Rettangolo è la Materia, il profano, il semicerchio è il Sacro.

Il Rosone che campeggia in alto, sulla facciata, rappresenta il sole e quindi il Cristo: “Il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza” (Apoc. 1,16).

Il triangolo

Il triangolo rappresenta la SS. Trinità e triangolare è il Sagrato. Il disegno sul pavimento evidenzia, ai suoi vertici, il cristogramma IHS.

.-La croce

Al culmine dei due campanili e del timpano del Portico, è posizionata la Croce, simbolo del Cristianesimo.

Altri simbolismi

Spesso i Maestri costruttori affiancavano due campanili alle loro Chiese per ricordare le antiche colonne solari. Erano due “testimoni” che segnavano i punti del Nord e del Sud, a sinistra ed a destra dell’asse equinoziale su cui, al centro, era posizionato il “betilo”, una pietra considerata sacra (1): qui, il betilo, tra le “colonne solari” dei Campanili, è la Chiesa stessa, la Cattedrale.

Il Portico che precede il Portale, rappresenta il Nartece, il luogo dove sostavano i catecumeni ed i penitenti poiché non potevano entrare in Chiesa.

Le 12 colonne quadrilobate che scandiscono 14 arcate, nel progetto simboleggiano i 12 Apostoli e le 14 stazioni della Via Crucis. In chiave agli archi sono posizionate le rappresentazioni delle varie stazioni.

La cupola emisferica, che sovrasta l’Altare Maggiore, è sorretta da 4 piloni compositi: sono i quattro Evangelisti; a ridosso dei primi due piloni ce ne sono altri due: sono i Santi Pietro e Paolo, i due primi Maestri della Fede.

Sull’Arco Trionfale è stato posizionato un bassorilievo raffigurante la neonata Repubblica del Kosovo: due piccoli angeli che reggono uno stemma con impressa l’Aquila bicefala e la scritta Dardania Sacra.

  • Jean Hani, Le Symbolisme du Temple chrétien

 

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In conclusione

Questa è la Cattedrale di Pristina che è punto di riferimento di una comunità cattolica in un Paese musulmano -i cui maggiorenti si sono dichiarati fieri che Pristina possa fregiarsi di un simile Monumento- ma che diventa anche punto di riferimento di quanti vogliano abbracciare il Cattolicesimo grazie all’instancabile Apostolato del Vescovo Dode Gjergji, del Vicario Mons. Lush Gjergji, di tutti i Sacerdoti e delle  Suore che vivono, come disse S.Paolo, il dovere di diffondere la Buona Novella insegnando il Catechismo e la Dottrina Cristiana.

Lì il proselitismo non è una solenne sciocchezza.

 

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13 Commenti a "Quando il proselitismo non è una solenne sciocchezza: la Cattedrale di Pristina, Kosovo."

  1. #Isidoro   26 novembre 2016 at 11:36 am

    Complimenti al nostro lister per l’ottimo articolo 🙂

    Rispondi
    • #Alessio   26 novembre 2016 at 2:28 pm

      Mi associo ai sentiti complimenti! Oltre ad essere un eccellente commentatore è anche un ottimo articolista!

      Rispondi
  2. #Diego   26 novembre 2016 at 12:22 pm

    Splendido articolo, ricchissimo di informazioni interessanti che non conoscevo!

    Rispondi
  3. #bbruno   26 novembre 2016 at 2:01 pm

    Peccato per quella tavola della “refezione eucaristica” al posto dell’ ALTARE. Proprio non ci si può liberare, non ci si vuole liberare dalla correttezza imposta dalla Nouvelle Eglise conciliare, che è l’altra faccia dell’imperante poltically correct’! O forse non si èvoluto, di proposito, l’ ALTARE, perché esso sarebbe una sconfessione di ogni possibile schema ecumenico, e quindi la riaffermazione di una volontà di proselitismo???

    Rispondi
  4. #lycopodium57   26 novembre 2016 at 9:10 pm

    Bellissima notizia, dispiace però che tutto il presbiterio replichi i moduli postconciliari più stantii e problematici.
    A parte l’Altare versus populum (impossibile oggi fare diversamente, almeno per la Forma ordinaria del Rito romano), la disposizione della Cattedra del Vescovo è tale da deprimere l’Altare stesso.
    L’ipertrofia della Cattedra e, nelle parrocchie, della Sede presidenziale è l’ennesimo vulnus contemporaneo alla teologia liturgica cattolica.
    [Vulnus, cui si danno motivazioni pragmatiche – la “necessità” di guidare (?) la celebrazione – ma anche pseudoteologiche (il discorso – captato da un articolo su una rivista di argomento – sarebbe questo: dato che in origine il Padre Nostro era la vera preghiera eucaristica (?) e veniva proclamato dalla Cattedra (?), allora etc. etc.(delirio, certo, ma che viene insegnato e pubblicato…].
    Un esempio di pessima ristrutturazione di un presbiterio (cui purtroppo si adegua la Cattedrale di Pristina) è la attuale Sagrada Familia, come dimostrato a suo tempo dall’Autore del Blog di Fides et Forma (purtroppo la pagina web, che avrei voluto linkare, non è più disponibile).

    Rispondi
  5. #Vincenzo   27 novembre 2016 at 5:50 am

    Un articolo davvero molto interessante.

    Un solo appunto: nella vera Chiesa cattolica si è sempre parlato di «Apostolato», riservando agli eretici, alle false religioni ed alle sette il termine ed il concetto di «proselitismo»; la differenza tra i due concetti è abissale, e la loro netta distinzione non riguarda la mera proprietà di linguaggio, ma un fondamentale principio: l’Apostolato cattolico (così come la Chiesa cattolica apostolica una e santa) è infatti opera di Dio, mentre il «proselitismo» è opera dell’uomo.

    Rispondi
    • #bbruno   27 novembre 2016 at 2:26 pm

      io, #Vincenzo, non me la sentirei di sottilizzare con questa distinzione tra proselitismo e apostolato, e mettere addirittura in contrasto le due operazioni. Infatti la predicazione apostolica ha come scopo di portare nella Chiesa di Dio i dispersi nell’errore (cfr At.2)], che in tal modo divengono i “ nuovi arrivati” – appunto, ‘proseliti’- nella comunità dei credenti in Cristo.

      Che oggi dal papa delle pampas s’intenda attraverso la demonizzazione del proselitismo volere cassare la predicazione apostolica, la missionarietà del Vangelo, lo si capisce bene dalla sua predicazione ( questa sì perseguita con ostinazione, forma di proselitismo negativo) – che è poi la stessa della nuova chiesa del concilio- sulla bontà di ogni religione, di ogni confessione, di ogni professione, perché Dio ognuno ce l’ ha come gli pare, e nessuno deve essere disturbato nel suo modo di credere in Dio ( o nella sua libertà di rifiutarlo…)

      Rispondi
      • #bbruno   28 novembre 2016 at 9:47 am

        ….mi permetto di aggiungere che sì è vero, c’è un falso proselitismo , quello per esempio che denuncia Cristo quando parla dei farisei che camminano il mondo per fare un proselito per renderlo peggiore di loro, ma c’è anche un falso ‘apostolato’, una falsa predicazione evangelica, quella di chi predica un vangelo diverso da quello che ci è stato trasmesso, per esempio, ora, il ‘vangelo della liberazione’, e che piangono e “si rammaricano”, quando muoiono i suoi campioni- quando invece si è pianto a non finire per il loro essere stati in vita!

        Rispondi
  6. #lister   27 novembre 2016 at 11:21 am

    Grazie mille, amici.
    bbruno,
    ho tentato in tutte le maniere di parlare di “Altare” ma non c’è stato verso. Più che il Vescovo, quello che si è imposto è stato il “Liturgista”: questa strana figura ecclesiastica cui il postconcilio dà la massima importanza “pro domo sua”, ormai detta legge. Il mio Altare era composto da due Angeli inginocchiati adoranti il Santissimo, sulle cui ali era poggiato il piano di pietra: la pietra di Giacobbe con incisi i 5 solchi e su cui era sistemato il Tabernacolo.
    Ne avevo persino disegnato il Ciborio… ma figurarsi!

    lycopodium,
    quanto meno, son riuscito a realizzare la pedana dell’ Altare (continuo a chiamarlo così) abbastanza grande da poter celebrare anche versus Deum. Visto mai che un giorno si tolga la “mensa” attuale…
    Il Presbiterio: beh, anche con gli adeguamenti voluti dal Liturgista, non si discosta affatto da esempi classici di Presbiteri come nel Duomo di Monreale, Duomo di Padova, Duomo di Teramo, Cattedrale di Reggio Calabria, ecc.
    La Cattedra, qui, non è poi così ipertrofica: vedi la Cattedra del Duomo di Teramo…

    Rispondi
  7. #Maria   27 novembre 2016 at 3:13 pm

    lister
    Bravo! In questo caso, elevo lei come architetto e appassionato d’Arte.Bella la descrizione del progetto,e la sua realizzazione poi, nella Cattedrale di Pristina nel Kosovo.
    Sono anch’io una appassionata d’Arte; non ho potuto realizzare quello che avrei voluto, ma almeno,uno dei miei figli pure lui architetto,ha coperto in parte quelli che sono stati un tempo i miei sogni.

    Complimenti per l’articolo!

    Rispondi
    • #lister   27 novembre 2016 at 3:45 pm

      Grazie.
      .Auguri al giovane Collega.

      Rispondi
  8. #lycopodium57   7 dicembre 2016 at 11:28 pm

    #lister

    Le hanno cassato il ciborio/baldacchino? Crassa ignoranza, non conoscono nemmeno le tesi del (pure progressistissimo) Crispino Valenziano…

    Rispondi
    • #lister   8 dicembre 2016 at 9:49 am

      Ma se, con il conciliabolo, hanno cassato il Magistero Perenne, se i relativi “papi” si sono impossessati del Verbo a loro uso e consumo, se l’ultimo disconosce i Comandamenti, se, infine, consacrano a Chiesa ambienti che, per la loro conformazione, sarebbero verosimilmente più fruibili come teatri o supermercati, figurarsi se possono aver mai letto Valenziano e le sue tesi sull’Arte Liturgica.
      Oggi l’Architetto cui è stato affidato l’incarico di progettare una Chiesa, si pone la classica domanda “alla Verdone”:
      “La famo strana?”.

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