Una beata – profetica e dimenticata – di cui la Chiesa di oggi ha tremendamente bisogno: Giovanna Scopelli (1428-1491)

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La Beata Giovanna, nata a Reggio Emilia nel 1428, dedicò la sua vita alla preghiera per la Chiesa Universale. Il bisogno di soccorrere la Chiesa – all’epoca ancora centralissima – non si comprende se non alla luce di ciò che poco tempo dopo la morte della Beata sarebbe successo: non passarono nemmeno trent’anni e la peste protestante invase l’Europa, insanguinandola con una guerra fratricida spintasi fino al Seicento, sarebbe seguito il Settecento della Rivoluzione Francese, l’Ottocento della Breccia di Porta Pia, il Novecento mortifero delle ideologie e del modernismo dilagante.

Appoggiata alla Fede, la Beata Giovanna dedicò la vita a questa particolare preghiera, prima che la storia ne testimoniasse la necessità. È notizia di questi giorni che un gruppo di fedeli reggiani, rimasti fedeli alla Santa Messa di sempre (celebrata in una soffitta, data l’occupazione modernista delle chiese e la non concessione di alcun luogo di culto. Qui la pagina) abbia deciso di mettersi sotto la protezione di questa Beata, nella speranza di veder fiorire la loro piccola iniziativa. Tra di loro vi sono alcuni collaboratori di questo sito.

Riportiamo di seguito un ritratto composto da Daniele Bolognini e reperibile su santiebeati.it:

Giovanna Scopelli nacque a Reggio Emilia nel 1439 (o 1428). La vocazione religiosa si manifestò presto nel suo cuore e i genitori le permisero di farsi mantellata carmelitana, vivendo in casa dove si dedicò a due sorelle e al fratello. Rimasta orfana, venne accolta da una donna di umili condizioni, ma ricca di pietà. Giovanna si mise quindi alla ricerca di un luogo da adattare a monastero. Una vedova le offrì collaborazione insieme alle due figlie e ad altre due giovani. Vissero in quella casa dal 1480 al 1484. Giovanna ottenne quindi, l’anno seguente, con il sostegno del Vescovo Filippo Zoboli, la chiesa di san Bernardo tenuta dai Frati Umiliati. La chiese al loro Generale, di passaggio per Reggio. Il nuovo monastero, intitolato a S. Maria del Popolo (poi detto “delle Bianche”), si prefisse lo scopo di pregare per la Chiesa universale. Le difficoltà finanziarie degli inizi vennero risolte con l’aiuto di un certo Cristoforo Zoboli.
La Beata, eletta priora dalle ventidue giovani monache che a lei si erano unite, ottenne l’aggregazione e la guida spirituale dei Carmelitani di Mantova. In Italia non c’era tradizione di monasteri femminili carmelitani, ma Giovanna seppe adattare il carisma del Carmelo alla nuova comunità. Simili esperienze si verificarono anche in Francia, Belgio e Spagna.
Madre Giovanna venerò la Vergine con una particolare devozione, detta “la camicia della Madonna”, che consisteva nella recita di 15.000 Ave Maria intercalate ogni 100 Ave con la Salve Regina. Alla fine veniva recitato sette volte l’Ave Maris Stella, oppure O gloriosa Domina. Le Carmelitane di Reggio recitarono la “camicia” fino al 1773. Possediamo di Giovanna pochi scritti, indicativi però della sua devozione profonda per l’Infanzia di Gesù. Ricevette grazie mistiche straordinarie, ma dovette soffrire un lungo periodo di purificazione interiore.
Morì il 9 luglio 1491, circondata da vasta fama di santità. Secondo una antica tradizione, il corpo sepolto nell’orto del monastero, riesumato l’anno successivo, fu trovato incorrotto. Nel 1500 si raccolsero le testimoninanze sulla vita, le virtù e i miracoli; negli anni 1767-1770 si tenne il processo diocesano per il riconoscimento del culto che fu approvato da Clemente XIV il 24 agosto 1771. Nel 1773 il suo nome fu inserito nel “Canone dei Beati”. La sua festa veniva celebrata solennemente con la benedizione degli infermi. Soppresso il monastero nel 1797, il corpo della Beata fu trasferito nel 1803 in cattedrale, nella Cappella Rangoni. Recentemente è stata eseguita una nuova ricognizione canonica delle reliquie. […] La Scopelli fu “una delle esponenti di spicco in Italia” della prima esperienza monastica carmelitana, una delle principali figure del Secondo Ordine. Un ritratto settecentesco della Beata Scopelli fu eseguito da Paolo de Majo per la chiesa napoletana del Carmine Maggiore.

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