Una ‘guerra civile’ in atto nella Chiesa?

bergoglio muro del pianto

 

Non possiamo – ovviamente – condividere l’impostazione che Marco Politi adotta in questo articolo e che è riflessa, in maniera neppure implicita, in alcuni passaggi, ma proponiamo ai nostri lettori questo scritto per il sicuro grande interesse delle analisi che contiene e su cui tutti sono invitati alla riflessione. [RS]

 

Papa Francesco ha chiuso la Porta Santa, ma il suo messaggio è accompagnato dal brontolio di una crisi sotterranea. Una guerra civile è in corso nella Chiesa. Uno scontro che tocca l’autorità del pontefice e il suo programma riformatore. Sono in gioco visioni opposte sul ruolo della Chiesa, il “peccato”, la salvezza delle anime. E come in tutte le guerre civili il conflitto non contempla compromessi.

Quattro cardinali hanno scelto questi giorni per mettere direttamente sotto accusa la teologia di Francesco e il suo documento postsinodale Amoris Laetitia (che apre la strada alla comunione dei divorziati risposati). I porporati imputano a Bergoglio di avere seminato tra i fedeli “incertezza, confusione e smarrimento” e chiedono di “fare chiarezza” sul documento. Alla lettera sono allegati, nello stile delle contestazioni teologiche, i cosiddetti Dubia: cioè “domande su questioni controverse”. Con un gesto, che ha il sapore di una sfida, la lettera è stata inviata “per conoscenza” anche al guardiano ufficiale dell’ortodossia, il cardinale Gerhard Mueller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede.

E’ un evento assolutamente inedito nella storia moderna del papato. E la prima cosa che colpisce è il silenzio imbarazzato delle alte gerarchie ecclesiastiche. Non un cardinale ha controbattuto pubblicamente le loro tesi, non un presidente di conferenza episcopale, non il dirigente di qualche grande associazione cattolica. E dire che, prendendo di petto il ruolo della coscienza, di cui parla Francesco, i quattro porporati affermano che in tal caso si rischia di arrivare al punto in cui diventano ipotizzabili “casi adulterio virtuoso, omicidio legale e spergiuro obbligatorio”.

Due dei porporati sono esponenti di Curia: il tedesco Walter Brandmueller, già presidente del pontificio Comitato di scienze storiche, e l’americano Raymond L. Burke, già presidente del tribunale della Segnatura apostolica. E due sono arcivescovi emeriti di grandi diocesi: Carlo Caffarra, caro a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e fino al 2015 alla guida di Bologna, e Joachim Meisner, un intimo di papa Ratzinger, fino al 2014 a capo della diocesi di Colonia.

 Liquidare la loro lettera – a cui Francesco ha risposto indirettamente in un’intervista ad Avvenire , denunciando un “certo legalismo che può essere ideologico” – come il sussulto di quattro “ultraconservatori” significa non comprendere lo scontro sotterraneo, che si è andato sviluppando nella Chiesa cattolica nell’ultimo biennio. I quattro sono la punta di un iceberg, che si va allargando e diffondendo. Parlano anche per molti che non si espongono.

Per anni i media non hanno compreso la profondità del movimento anti-Obama, che ha portato l’8 novembre alla sconfitta della sua politica. Oggi rischiano di ripetere lo stesso errore con Francesco. Abbacinati dal suo carisma e dal consenso planetario di cui gode anche tra agnostici e non credenti, molti rimuovono la sistematica escalation di quanti tra il clero, gli episcopati, il collegio cardinalizio contestano la teologia di misericordia del pontefice.

Tra i due Sinodi c’è stato uno spostamento di accento fondamentale. Se nei passati decenni, nello scontro tra riformatori e conservatori, il pontefice rimaneva “arbitro” per la maggioranza della gerarchia ecclesiastica, oggi, invece, il Papa è diventato parte in causa. Basta leggere l’ultima intervista del cardinale Burke: l’Amoris Laetitia, afferma, “non è Magistero perché contiene serie ambiguità che confondono i fedeli e li possono indurre all’errore e al peccato grave. Un documento che presenti questi difetti non può far parte dell’insegnamento perenne della Chiesa”.

In due anni c’è stato un crescendo di azioni di dissenso. Prima del Sinodo 2014 cinque cardinali scrissero un libro in difesa della dottrina tradizionale del matrimonio. Poi intervennero con un altro libro 11 porporati di ogni parte del mondo, fra cui personalità importanti, riconosciute tra il clero e l’episcopato. Intanto quasi 800mila cattolici, fra cui 100 vescovi, firmavano una petizione al Papa per bloccare le innovazioni. A Sinodo 2015 iniziato, 13 cardinali scrissero a Bergoglio mettendo in questione la regolarità della direzione dell’assemblea.

Un movimento sistematico di contestazione a cui il fronte riformatore ha opposto solo timidezza. E infatti – benché molti vogliano dimenticarlo – nelle votazioni al Sinodo sulla Famiglia del 2015 sono state rigettate le tesi di una via penitenziale, che riconoscesse apertamente la possibilità della comunione ai divorziati risposati. La maggioranza tradizionalista [termine naturalmente improprio, ndr] di questo parlamento mondiale dei vescovi ha detto “no”. Nel frattempo è sorta una rete di cardinali, vescovi, preti, teologi e laici impegnati, firmatari di una “Dichiarazione di fedeltà al magistero immutabile della Chiesa sul matrimonio”. Successivamente 45 teologi hanno scritto (in forma anonima) al collegio cardinalizio, insinuando che certe interpretazioni di Amoris Laetitia potrebbero essere “eretiche”.

Il movimento anti-Bergoglio lavora sul tempo. Negli Stati Uniti l’escalation sottovalutata contro Obama ha portato alla sconfitta dei Democratici. Nella Chiesa cattolica la posta in gioco è il futuro conclave. Oggi lo storico della Chiesa Alberto Melloni parla di “isolamento” del pontefice. E Andrea Riccardi, storico anche lui, spiega che mai nel Novecento un pontefice ha trovato tanta opposizione tra gli episcopati e il clero.

Nella guerra civile in corso nella Chiesa l’obiettivo è il dopo-Francesco: non dovrà arrivare sul trono papale un uomo che porti a sviluppo le riforme iniziate.

 

Fonte

 

 

9 Commenti a "Una ‘guerra civile’ in atto nella Chiesa?"

  1. #Dan   22 novembre 2016 at 8:54 pm

    La cosa più sorprendente è che il cardinale Burke dica questo in merito all’Amoris Laetitia: “non è Magistero perché contiene serie ambiguità che confondono i fedeli e li possono indurre all’errore e al peccato grave. Un documento che presenti questi difetti non può far parte dell’insegnamento perenne della Chiesa”, e allo stesso tempo non si ponga particolari problemi per gli altrettanto ambigui ed erronei documenti del conciliabolo Vaticano II (misteri dell’ambiguo conservatorismo modernista).

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  2. #bbruno   22 novembre 2016 at 8:56 pm

    una guerra civile tra le diverse fazioni, di destra di centro e di sinistra, che compongono il corpacciute assurdo della Nova Chiesa…Lasciamo che si scannino tra di loro…Che sia partito l’inizio della fine fine???

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  3. #bbruno   22 novembre 2016 at 8:57 pm

    “…il corpaccione assurdo…”

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  4. #Alessio   23 novembre 2016 at 12:45 am

    Ben venga! Costoro che si stanno opponendo a nuovo Lutero non saranno ‘sti grandi cattolici ma poco importa, sono comunque il male minore e da qualche parte bisogna pur cominciare.

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  5. #jb Mirabile-caruso   23 novembre 2016 at 5:09 am

    Marco Politi: “Una guerra civile è in corso nella Chiesa. Uno scontro che tocca l’autorità
    ………………….del pontefice e il suo programma riformatore”………………

    Così appare, dottor Politi, a causa della generale confusione esistente.

    Ma, in realtà, NON esiste alcuna guerra civile, non esistendo alcuna autorità del pontefice essendo questa da tempo decaduta a causa della sua plateale e persistente ERESIA che lo rende, consequenzialmente, anche SCISMATICO.

    Ciò che in realtà esiste è una chiesa post-conciliare anticristica FUORI, di fatto, dalla Chiesa Cattolica – nonostante la sua abusiva e fuorviante occupazione “fisica” della Sede Vaticana – e la Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana che, “spiritualmente”, continua a detenere l’Autorita Divina in quanto FEDELE sposa di Cristo Re.

    Non una guerra civile, quindi, ma una SEPARAZIONE ad opera di un fu-pontefice eresiarca fuoriuscito, unitamente al suo codazzo di eretici.

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  6. #Massimo Micaletti   23 novembre 2016 at 6:46 am

    Io non vedo affatto “timidezza” o “imbarazzo” nel fronte progressista: io vedo l’arroganza di chi se ne infischia perché tanto ha il coltello dalla parte del manico.

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  7. #a   23 novembre 2016 at 5:50 pm

    Condivido quant detto da Massimo Micletti

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  8. #bbruno   29 novembre 2016 at 10:45 am

    Dov’ è la risposta dell’interrogato sui ‘dubia’ in questione? ( e sai su quanti ‘dubia’ avrebbero potuto/dovuto chiedere chiarimenti, e da gran tempo! ).

    E se i nostri Quattro hanno il diritto di chiedere chiarimenti al loro ‘Capo’, e questi non risponde, almeno per educazione, che conseguenze ne traggono i nostri famosi Quattro? Aspettiamo cum fiducia una prova di dignità, e non il solito e comodo acquattamento!

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    • #lister   29 novembre 2016 at 11:15 am

      “Aspettiamo cum fiducia una prova di dignità…”

      Uhmm, qui sorge il mio “dubium” 🙁

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