13 dicembre, Santa Lucia. La chiesa a Treviso.

Continua, a gran richiesta, la rubrica sull’architettura ecclesiastica a cura di dell’architetto Sterlicchio, che ringraziamo. [RS]

di Livio Sterlicchio

Treviso 1389

Passeggiando per Treviso in Via S. Vito, subito dopo il Portico della omonima Chiesa, ti imbatti in una elegante porta ad arco ogivale, posta tra due paraste con architrave in pietra ed incorniciata con mattoni faccia vista, aperta in un edificio pubblico dalla facciata anonima. Entri e ti appare l’incredibile, bellissima Chiesa di Santa Lucia: un piccolo grande gioiello dell’Arte Romanica.

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La Storia

Questa Chiesa è parte di un complesso di edifici sia civili che religiosi, sviluppatosi nei secoli. In origine, era solo la Chiesa di S. Vito; nel 1300, a ridosso della parete absidale di questa e della contigua Chiesa di S. Maria delle Carceri, fu costruito il Palazzo Pubblico del Governo dei Carraresi. Più tardi, la piccola Chiesa di S. Maria delle Carceri, costruita sui resti delle antiche carceri distrutte da un incendio nel 1354, fu ridotta a Sacrestia della Chiesa di S. Vito.

Al primo piano del Palazzo Pubblico era sistemata la Sala del Consiglio e, in corrispondenza, al piano terreno rimase un vano, delle stesse dimensioni, lasciato inutilizzato.

Il 13 dicembre 1389, la Serenissima Repubblica di Venezia insediò il proprio Governo anche nella Città di Treviso sostituendosi ai Carraresi. A perenne ricordo di quel giorno, Festa di Santa Lucia, per volere del Doge Marco Zen, quel vano fu adattato a Chiesa e consacrato in onore della Santa e Martire siracusana protettrice della vista, venerata e festeggiata in tutta Europa, dalla Sicilia alla Scandinavia.

Nel 1496, nel Palazzo Pubblico, furono sistemati gli Uffici del Monte di Pietà su istanza del Vescovo Nicolò Franco e nel 1561, in cambio di una concessione all’ampliamento dell’edificio, si ottenne una generale ristrutturazione dell’intero complesso che prese, così, la conformazione attuale.

Gli Artisti che vi hanno operato, fin dall’inizio sono riusciti, coi loro interventi, a conferire la dignità di Chiesa a quell’ambiente in origine così disarmonico, realizzando un gioiello architettonico che risulta un vero e proprio scrigno contenente notevoli opere d’Arte per cui il visitatore ne rimane incantato.

In Santa Lucia, infatti, sono le tre Belle Arti che concorrono a regalare al visitatore quell’atmosfera mistica propria dello Stile Romanico.

 

L’Architettura

L’ambiente, di dimensioni e di altezza contenute è irregolare: due file di colonne, non perfettamente allineate, lo suddividono in 3 navate di cui, quella centrale, è più piccola di quelle laterali.

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Nel 1895, con la sistemazione della nuova pavimentazione, si è cercato di dare un ordine geometrico alle navate riquadrandole con delle fasce in marmo Rosa di Asiago mentre, nei campi risultanti, è stato posato il marmo Rosso di Verona, alternato al marmo Bianco Perlino di Asiago a grandi rombi le cui diagonali misurano cm. 68 x 77.

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La navata centrale presenta archi ogivali poggianti su 6 colonne in pietra, i cui capitelli sono decorati con foglie, e disegnano un soffitto con volte a crociera. Gli archi traversi della navata di destra sono anch’essi ogivali con volte a crociera, mentre gli archi traversi della navata di sinistra che disegnano anche qui volte a crociera, sono a tutto sesto.

L’insieme così discontinuo, potrebbe risultare sgradevole ma lo sguardo è attirato dai bellissimi affreschi con cui sono state decorate crociere ed archi, e così succede che la Pittura riesce a far dimenticare tutte le incongruenze dell’Architettura lì presenti.

 

La Pittura

A destra dell’ingresso è situata la Cappella del Crocifisso. Nel 1919, volendo eliminare superfetazioni seicentesche, si eliminò l’altare di quell’epoca e, non prima di aver staccato gli affreschi lì esistenti e trasportati nel Museo di Treviso, si decise di abbattere il muro di fondo. Si scoprirono, così, sulla parete risultante, degli affreschi trecenteschi ed il restauro venne affidato a Mario Botter. Lì si può ammirare un frammento dell’affresco della Madonna del Pavegio (1), inquadrato nell’affresco degli Angeli che è opera di Tommaso da Modena, pittore e miniatore del XIV secolo. Questo particolare, staccato dalla parete per preservarlo dall’umidità e steso su tavola,  è stato posizionato sull’affresco della Crocifissione e lo copre in parte.

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A terra si può apprezzare uno squarcio della primitiva pavimentazione.

 

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Una serie di affreschi, suddivisi in riquadri posti asimmetricamente, decora le pareti laterali che non sono intonacate ma lasciate con mattoni a faccia vista. Nella parete di destra è praticata una piccola porta da cui si accede all’adiacente Chiesa di San Vito, di epoca antecedente a Santa Lucia, non meno gradevole e non meno interessante.

 

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Nel 1926, dovendo intervenire con opere di risanamento dell’intonaco delle volte, venne alla luce il ciclo pittorico originale datato nel XIV secolo. Il sapiente restauro portato a compimento da Mario Botter ne restituì l’antico splendore completandolo con la decorazione delle volte prive di affreschi.

 

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Altri interventi di manutenzione e di risanamento si sono resi necessari nel tempo, fino al 2002 quando si dovette eliminare un’infiltrazione sulla facciata della Chiesa che, trasferendosi all’interno, ne comprometteva l’integrità dell’intonaco.

 

(1) Pavegio, in dialetto veneto, è la farfalla

 

La Scultura

L’Altare, posizionato sulla parete di fondo, è circondato da una balaustra in Pietra d’Istria databile intorno al XV secolo; all’interno è custodita una Reliquia della Santa.

 

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Delle colonnine scandiscono archetti lobati che sorreggono un passamano su cui sono posizionate alcune piccole sculture a mezzobusto raffiguranti dei Santi tra cui si può riconoscere Santa Lucia recante un vassoio su cui sono appoggiati, simbolicamente, due occhi.

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Sull’Altare è posizionata la Pala della Santa. E’ un altorilievo in Pietra d’Istria raffigurante Santa Lucia in piedi tra due colonne con capitelli corinzi che sorreggono un arco trilobato gotico veneziano. Ella reca nella mano sinistra un vaso contenente, verosimilmente, gli occhi che la tradizione vuole le fossero stati strappati e, nella destra, una palma, simbolo del martirio.

 

A sinistra dell’Altare è murato un bassorilievo, datato 1437, in cui, in una bifora racchiusa in un arco a tutto sesto, vi sono San Cristoforo e San Giacomo; in alto, nel campo tra l’arco e la bifora, è la Crocifissione.

 

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Alla destra dell’Altare, entro una nicchia poco profonda ad arco a tutto sesto, è posizionato un altorilievo in pietra raffigurante, anche qui, la Madonna del Pavegio con il Bambino che, seduto sul ginocchio destro della Madre cerca di prendere la farfalla. Tale scultura fu trasferita qui dalla Chiesa di Santa Maria della Carceri quando questa fu ridotta a Sacrestia della Chiesa di San Vito.

 

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Il visitatore

La gestione delle visite, consentite quando non sono in atto Funzioni religiose, è affidata ad alcuni volontari laici che, con grande gentilezza, sono disponibili per ogni delucidazione.

Le piccole finestrature, presenti sulla facciata sinistra, non sono sufficienti ad assicurare una adeguata illuminazione sicché, per ammirare gli interni, bisognerà inserire alcune monete nell’apposita gettoniera per accendere, a tempo, una serie di luci correttamente disposte. Quel denaro, oltre ad eventuali libere offerte, servirà a finanziare la periodica, necessaria manutenzione del Sito.

Così il visitatore, dopo aver inserito qualche moneta, potrà bearsi della bellezza dell’insieme e dei particolari affrescati e scolpiti. Allo scadere del credito, quando l’Aula ricade nella penombra, l’atmosfera mistica si moltiplica ed allora si è portati a sedersi su di un banco, in raccoglimento.

Si è portati ad inginocchiarsi per ringraziare il Signore di averci, tra l’altro, donato la Vista per godere di simili bellezze, e per recitare una preghiera a Santa Lucia perché quella Vista ce la protegga.

5 Commenti a "13 dicembre, Santa Lucia. La chiesa a Treviso."

  1. #Alessio   13 dicembre 2016 at 3:34 pm

    Interessantissimo, esauriente e molto ben strutturato. Il contributo dell’amico Lister a RS si conferma prezioso così come si era annunciato.

    • #lister   14 dicembre 2016 at 3:54 pm

      Sei un amico, Alessio 😀

      • #Alessio   14 dicembre 2016 at 5:49 pm

        Di nulla, pura verità.
        Occhio a non dare troppa corda a certi soggetti, anche quando esprimono concetti accettabili ricorda sempre chi sono e cosa vogliono…

  2. #Maria   13 dicembre 2016 at 4:06 pm

    Bello l’articolo signor Lister.Sembra,non sempre,in contrapposizione la sua sensibilità artistica, a una sua lessicale….Disciplina e creatività ne fanno dell’artista, una figura completa. Ne aspettiamo altri.

    ” Pavegio -farfalla” forse a Treviso; io invece di Padova,farfalla si dice ” Pavejo”. Una cosa in più da sapere.

    • #lister   14 dicembre 2016 at 4:10 pm

      Grazie. Ad RS piacendo, ci saranno altri articoli… 🙂

      Ho vissuto nove anni della mia fanciullezza nella bellissima Padova e ci sono tornato ultimamente per in giro nell’incantevole Veneto. Non ricordavo l’esatta dizione di “farfalla” in Padovano: grazie della precisazione. Peraltro, su trevisoinfo.it, leggo “pavegio”. Boh…