Venite, adoremus! Un augurio natalizio

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di Cristiano Lugli

 

Il tempo di attesa e di Avvento è giunto al suo termine, in questa notte la Luce che dissipa le tenebre si manifesta, con atto di infinita Misericordia, voluta nel trono della SS. Trinità per redimere l’uomo dalla sua misera condizione.
Due domeniche fa San Paolo ci esortava a gioire nel Signore – “Gaudete in Domino, gaudete semper” – e, soffermandoci su questa frase possiamo comprendere come quel “nel” Signore faccia intendere che questa gioia non può essere cercata ed esercitata al di fuori di Lui nella conoscenza e nel piacere.
Infatti, il triste affanno del mondo verso il Natale consumistico è una rimostranza di chi, inutilmente, ricerca gioia al di fuori di Dio. Le luci artificiali, il “chiasso”, l’ostinata corsa ai regali è un triste incremento del non sensum natalizio, motivato ed alimentato da una civiltà livellata in un’unica direzione prettamente infernale.
I cristiani però, i cattolici di salda fede, sanno che decentralizzando la presenza del Verbo Incarnato nulla ha senso, nulla sussiste, poiché per Lui e in vista di Lui ogni minima cosa è stata creata; il fine del pellegrinaggio terreno dell’uomo altro non è che il servire a Lui solo, Via, Veritas et Vita.
Il Figlio soltanto può essere Verità (attributo della seconda Persona della SS. Trinità), non il Padre e non lo  Spirito Santo, se non solo per essere Verità nella loro essenza. 
Vi è principio di verità quando rivelo sempre quello che ho nel cuore, esprimendolo con la bocca, allo stesso modo in cui l’ho nell’interno: per questo la Rivelazione è Verità, il Padre offendo nel Figlio tutto ciò che può offrire, esprimendolo completamente in Lui.
La Verità del Figlio non può che essere ricevuta da chi è già morto al mondo, da chi per l’appunto gioisce nel Signore; alcuni maestri – tra cui Sant’Agostino – ci dicono che Nostra Signora concepì l’Unigenito Figlio di Dio prima spiritualmente e poi corporalmente, senza che potesse diversamente avvenire, per la sovrabbondanza della nascita con cui il Padre Celeste generò il Figlio Suo Unigenito nell’anima della Vergine Maria: il Verbo Eterno ricevette in Lei la natura umana, ed Ella rimase incinta corporalmente.
In Luca 11,27-28 Nostro Signore ribadisce quanto per Dio è di maggior importanza volere essere generato spiritualmente da ogni vergine (= anima pura) , piuttosto che nascere da Maria Santissima. Questo non crea nessun paradosso, anzi, è per l’appunto ciò che è avvenuto  alla Madre di Dio, Ella concependo eternamente il Logos nell’Anima sua.
 
Aristotele ne “L’anima”, adopera l’esempio della scure, la quale deve avere in sé tre cose: la prima è una forma appropriata ed una buona affilatura, così come l’anima, per ricevere la grazia deve essere purificata dai peccati, in modo da non compierne più alcuno.
La seconda è che deve essere tagliente, così come deve esserlo l’anima in ogni opera virtuosa e divina .
La terza è che la scure opera secondo l’intenzione dell’artefice di giungere al fine, così come la grazia conduce l’anima a Dio e la porta al di sopra di se stessa, togliendola a se stessa e a tutto quel che è “creaturabile”, unendola solamente a Dio.
Per ricevere degnamente il mistero dell’Incarnazione di Nostro Signore è dunque necessario disporsi in costante atteggiamento di purificatorio distacco, lasciando che la Luce illumini noi tutti, che stiamo nelle tenebre e nell’ombra di morte, “in tenebris et in umbra mortis sedent”.
Non per caso il Re dei re nacque in mezzo ad un bue ed un asino, non a caso morì in Croce tra il buono ed  il malvagio ladrone: Egli era, è e sarà l’equilibrio perfetto, il centro di tutto, il connubio ipostatico fra Cristo divino e Cristo umano, ben rappresentato dal Sigillo di Salomone.
Riflettiamo su questo enorme Mistero, non per forza cercando risposte logiche, ma ascoltando piuttosto l’Occhio del cuore. 
Il trasporto deve essere quello che ebbero i pastori e tutti coloro che nella Santa Notte seguirono la Cometa, come mirabilmente ci dice Sant’Eferm il Siro, nel sublime Inno per la nascita di Cristo:
“Un grande stupore si impossessa dell’uomo quando considera il miracolo che Dio scese prendendo dimora in un seno materno, quel seno di carne fu in grado di portare il fuoco, che la fiamma abitò nel corpo delicato senza bruciarlo. Proprio come il Roveto sull’Oreb portava Dio nella fiamma, così Maria portò Cristo nel suo seno verginale. Egli che misura il cielo con la spanna, giace in una mangiatoia d’una spanna; egli che contiene il mare nel cavo della mano conobbe la propria nascita in un antro. Il cielo è pieno della sua gloria e la mangiatoia è piena del suo splendore. Mosè desiderò contemplare la gloria di Dio, ma non gli fu possibile vederla come aveva desiderato. Potrebbe oggi venire a vederla, perché giace nella cuna in una grotta. Allora nessun uomo sperava di vedere Dio e restare in vita; oggi tutti coloro che l’hanno visto sono sorti dalla seconda morte alla vita. E’ grande il prodigio che si è compiuto sulla nostra terra: il Signore di tutto è disceso su di essa, Dio si è fatto uomo, l’Antico è diventato fanciullo; il Signore si è fatto uguale al servo, il figlio del re si è reso come un povero errabondo. L’essenza eccelsa si è abbassata ed è nata nella nostra natura, e ciò che era estraneo alla sua natura lo ha assunto per il nostro bene. Chi non contemplerà con gioia il miracolo che Dio si è abbassato assoggettandosi alla nascita? Chi non si meraviglierà vedendo che il Signore degli angeli è stato partorito? Credilo senza dubitarne e sii convinto che tutto in verità si è svolto proprio così!”
In questa Santa Notte camminiamo insieme ai buoni pastori, apriamo i nostri cuori al Verbo incarnato che nasce per farci rinascere, come asserisce Sant’Agostino: “Il Verbo è nato. Se Egli non avesse avuto una generazione umana, noi non saremmo mai pervenuti alla rigenerazione divina. Egli è nato perché noi rinascessimo.”
Il nostro animo si preponga di cullare la Luce che viene nel mondo, non come gli albergatori che dissero “non abbiamo più posto“, ma con umiltà e commozione disponiamoci a genuflettere le nostre ginocchia e le nostre miserie insieme a tutto il creato che riceva il Creatore.
Oremus, oremus et adoremus, affinché Dio ci aiuti a distruggere quel Re Erode che domina i bassifondi della nostra natura e faccia ergere in noi, nella potenza operata dal Padre nel Verbo, la Vera Regalità del Divin Pargolo.

 

10 Commenti a "Venite, adoremus! Un augurio natalizio"

  1. #Alessandro   25 dicembre 2016 at 1:17 am

    Carissimi auguri di un Santo Natale a tutti, in particolare alla Redazione ed a quanti, a vario titolo, collaborano amDg con Radio Spada! Gloria, onore e benedizione alla Trinità Santissima, Viva Cristo Re!

    • #jeannedarc   26 dicembre 2016 at 6:20 pm

      grazie di cuore!

  2. #Maria   25 dicembre 2016 at 2:41 pm

    ” Riflettiamo su questo enorme Mistero, non per forza cercando risposte logiche, ma ascoltando piuttosto l’Occhio del cuore”.

    Grazie signor Lugli ! Santo Natale a tutti.

  3. #Maria   26 dicembre 2016 at 3:13 pm

    Alessandro
    il signor Lugli e’ stato preciso dicendo: ………non per forza cercando risposte logiche…….” Il suo: po’ di logica ” e’ incluso nel contesto.
    Credo che,se cuore e cervello lavorassero bene assieme darebbero, ottimi risultati.Il problema puo’ nascere quando la nostra logica va secondo interesse.

    Provi ad immaginare Maria,quando l’ Angelo del Signore le annuncio’ che sarebbe stata la madre del suo Signore, che logica umana potrebbe aver usato per comprendere quello che le se stava annunciando? Invece fu un sentire profondo e silenzioso, nessuno può immaginare cosa in lei si avvenuto; ma il suo Si’ è stato consapevole e deciso.
    Il cuore non è mai ingannevole.Potrebbe sorprendere anche noi stessi, se ci credessimo.

  4. #Alessio   26 dicembre 2016 at 7:03 pm

    Alessandro,

    come sempre non ho letto il commento del tizio/a che si firma “Maria”, e t’invito a non dare a ‘sto/a qua alcuna considerazione. La ragione non serve che te la dica.

    • #Alessandro   26 dicembre 2016 at 9:05 pm

      Tranquillo, era solo una pietosa eccezione natalizia!

      • #Alessio   27 dicembre 2016 at 1:56 am

        Ah, ecco! Mi pareva.

  5. #Maria   26 dicembre 2016 at 10:48 pm

    Alessio
    ho capito la tua tattica.Tu,da ” gentil cavaliere ” quale sei…non sarebbe onorevole prendertela con una donna anziana, e per lo più ortolana.Hai ben pensato di immaginare attorno alle quattro sempiagini che dice,un ” tizio “, che potrebbe diventare un prete,un massone,uno di sinistra,fra non molto vescovo,per ultimo magari lo farai anche papa.Beh,lo sai che questo tuo personaggio inventato,( lo spero ) potrebbe essere l’idea per un bel cartone animato per bambini, e perché no,anche per adulti?

    Alessio, ma quante croci sei costretto a portare….Quanto mi piacerebbe conoscerti; aspettando nel fratempo, qualche altra tua fantasia.

    • #Alessio   27 dicembre 2016 at 1:55 am

      Il panettone al cous-cous l’hai preparato o no? Non vorrai deludere i tuoi burattinai sincretisti!