La moneta locale. Perché no?

 

di Pietro Ferrari

 

Crisi economica, fallimenti e suicidi, disagio sociale e violenza diffusa, frutti della consapevolezza di un futuro visto come minaccia e non come una aspettativa. Eppure ogni crisi è anche un’opportunità, un’occasione per fare chiarezza e gettare la zavorra.

Cosa può fare un Comune davanti alla necessità di rilanciare l’economìa locale, di ridare un luogo all’arte, alla cultura ed un sollievo ai cittadini? Come si potrà investire di più in infrastrutture e sicurezza? Può indebitarsi con folli prodotti finanziari che pagheranno i cittadini fra venti anni, può svendere con i project financing pezzi di territorio, storie ed ambiente o magari vivacchiare con una coperta cortissima scontentando tutti, eccetto i soliti fruitori del galoppinismo clientelare.

No. Ma come è possibile allora dare sollievo a chi versa nel disagio economico, concepire strutture idonee alla cultura ed opere pubbliche necessarie, ristrutturare i beni fatiscenti? Un destino diverso e NUOVO, forse rivoluzionario è possibile. Un Comune può anche dotarsi di uno strumento monetario locale, emesso ed accreditato ai cittadini più bisognosi, una moneta comunale che potrebbe rievocare col nome ed il logo sia la storia che l’ identità del luogo, mettendo assieme giovani artisti, tecnici e storici in un progetto comunitario che fa ritrovare il NOI. Una comunità in movimento per riprendersi il suo destino.

 

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