Liberi o liberali? (Parte I: Quid est liberalismus?)

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Trascriviamo di seguito il testo della conferenza “Liberi o liberali? Note sulle libertà incatenate dalla modernità” tenuta da A. Giacobazzi a Rimini il 29 ottobre 2016, presso il XXIV° Convegno di Studi Cattolici della Fraternità Sacerdotale San Pio X [RS]:

                            Che cosa è il liberalismo? Nell’ordine delle idee, è un impasto di idee false, nell’ordine dei fatti è un’accozzaglia di fatti criminali, conseguenza precisa di quelle idee.

                            (F. Sardá y Salvany, Il liberalismo è peccato, Edizioni Radio Spada, 2016, p. 29)

                            Il liberalismo pratico è un regno completo con massime, mode, arti, letteratura, diplomazia, leggi, macchinazioni e conventicole tutte sue. É il regno di Lucifero, camuffatosi oggigiorno con quel nome, che sta in opposizione radicale colla società dei figliuoli di Dio, ossia colla Chiesa di Gesù Cristo, e la perseguita in guerra infida.

Eccoti ritratto il liberalismo, e come teoria e come pratica.

                                   (F. Sardá y Salvany, Il liberalismo è peccato, Edizioni Radio Spada, 2016, p. 30)

Quid est liberalismus?

Dare una definizione troppo precisa di liberalismo non è un’operazione semplice[1]. L’Enciclopedia Cattolica ne offre un ottimo inquadramento descrivendolo in senso generale:

Movimento ispirato al principio della libertà in ogni campo, spirituale e politico, che prevalse in Europa dopo la rivoluzione francese del 1789 e caratterizzò l’epoca contemporanea sino alla prima guerra mondiale. Non ben definito rimase quel principio di libertà, ma si può dire che più comunemente s’intese per esso un affrancamento dalla tutela altrui, un’affermazione di attività propria indipendente e l’esclusione di ogni autorità che non derivi da consensi umani. Inoltre la libertà fu generalmente pensata come libertà della natura, intesa al modo di Rousseau, senza distinguere nella vera natura umana i valori personali come supremi e tali da imporre ordine e unità a tutte le attività dell’uomo, e da costituire un vestigio nell’uomo della stessa Divinità[2].

Qui va detto che come quasi tutte le religioni – intendendo questa parola nel senso più etimologico del termine[3] – quella liberale ammette un certo dibattito al suo interno sulle questioni disputate – in dubiis libertas – mantenendo, a fianco di queste, una serie di credenze immutabili – in necessariis unitas – che difficilmente possono essere scalfite.

Liberal-comunismo e altri mostri

Un liberale può essere conservatore, progressista, monarchico, repubblicano, sociale, anarchico o altro ancora. Un fusto comune unisce i frutti e i rami liberali: per arrivare a parlare del presente è necessario partire da questa constatazione, ancor più se si pensa che da alcune parti si è addirittura tentato di realizzare l’ircocervo del «cattolicesimo liberale», con gran sconforto della Dottrina ma con gran successo di pubblico e critica. Il disastro che è ne è seguito è noto.

Di queste complessità si occupò già nel XIX secolo Padre Sardá y Salvany nel suo celebre volume Il liberalismo è peccato (ripubblicato dalle Edizioni Radio Spada, 2016). Se all’epoca del sacerdote spagnolo le realizzazioni del marxismo di governo erano ancora in un mondo di lontani sogni, oggi il comunismo novecentesco è ormai archiviato nel casellario dei vecchi incubi. Incubi tuttavia coerenti con la realtà liberale: più volte abbiamo sottolineato come da parti opposte questa relazione sia stata ampiamente provata. Si pensi alla dichiarazione di Pio XI contenuta nella Quadragesimo Anno (1931): «Di cotesto socialismo educatore è padre bensì il liberalismo, ma l’erede è e sarà il bolscevismo».

Sempre Pio XI, passando dall’aspetto filosofico ad un ambito più economico, nella Divini Redemptoris (1937) sottolineava:

Per spiegare poi come il comunismo sia riuscito a farsi accettare senza esame da tante masse di operai, conviene ricordarsi che questi vi erano già preparati dall’abbandono religioso e morale nel quale erano stati lasciati dall’economia liberale.

Non deve quindi stupire come sul fronte dei seguaci di Marx vi siano opinioni sovrapponibili a quanto scritto.

«Liberal-comunismo sembra una contradictio in adiecto, sostantivo e aggettivo fanno a pugni tra loro: ma solo perché si è praticata e si pratica ancora la consueta identificazione tra le idee affermate prima e le azioni venute dopo: Marx, marxismo, socialismo, comunismo, Unione Sovietica, stalinismo, un post hoc, ergo propter hoc, dal quale Marx deve essere liberato per essere letto per se stesso»[4].

Così il marxista Manacorda inquadra la vexata questio che qui ci accingiamo a riproporre, non mancando di annotare:

Marx «non era né cristiano, né cattolico; anzi, ebreo di origine, era francamente ateo, attivo come sappiamo tra gli innovatori della critica biblica: insomma, anche in questo un vero laico liberale, figlio dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese»[5].

Per certi versi, «un autore appartenente alla moderna tradizione liberale»[6].

Risulta ragionevole dunque l’ammirazione che ebbe Marx per il borghese Darwin: «apprezzò grandemente» i suoi scritti sull’origine della specie: «gli sembravano una conferma della sua convinzione delle forze produttive dell’uomo e uno stimolo ad approfondirla»[7].

Evoluzionismo illuminista: dalla ghigliottina all’eutanasia

Il fallimento politico del marxismo è per alcuni aspetti affiancabile al fallimento scientifico del darwinismo. Né l’uno, né l’altro esistono più nella forma in cui furono originariamente strutturati ma con l’attenuante per Marx di essere morto in anticipo rispetto alla presa del potere dei suoi seguaci. Entrambe le teorie hanno lasciato un’ampia scia di crimini (sociali) e di frodi (intellettuali), nel caso darwinista caratterizzate a volte da tinte di rara comicità, altre da goffaggine magistrale.

Il fusto progressista del darwinismo sociale – filosoficamente incompatibile con la Fede cattolica – non mancò tuttavia di ramificare ben oltre le contorte frasche del liberalismo rosso. Il «cammino del progresso», in cui la selezione naturale deve salvare i più adatti, non poteva non diventate un velato invito all’azione per i razzismi di ogni sorta.

Da più parti ci si è legittimamente chiesto quanto Darwin ci fosse in Mengele, seppur indirettamente. Ciò che è sicuro è che molto darwinismo si trovava nelle menti degli aguzzini di Ota Benga: esposto a New York a fianco di un orango e ridicolizzato come «l’anello di congiunzione» tra l’uomo e la scimmia. In realtà Ota Benga – inutile dirlo – era un essere umano africano della tribù dei Pigmei, catturato da un mercante di schiavi. Dopo questo bagno di scientismo, arrivò al suicidio.

Passando oltre la metafora arborea e giungendo a quella fluviale si può notare come il grande fiume che trova nel cosiddetto Illuminismo una delle sue più abbondanti fonti abbia determinato qua e là tanti ristagni, tra cui quello razzista (già altrove abbiamo approfondito questo aspetto[8]), quello della prevaricazione e della vessazione praticata dal più forte sul più debole e quello che in nome della classe dei più poveri ha prevaricato tutto il resto. Contraddizioni reciproche, intrinseche ma «naturali», basate su un sistema che fa della contraddizione un elemento accettabile, in gran sfregio del senso comune e della logica.

C’è chi dice, sbagliando, che l’hitlerismo, il comunismo e il globalismo liberale siano eredi illegittimi dei «Lumi»: al contrario, ne sono distinti avanzamenti riferibili a distinti errori. Se «eresia» significa «scelta» di una singola verità (frammista a falsità) a scapito della Verità presa in se stessa, non si può che constatare come l’elemento eretico sia connaturato a questa dinamica. Risulta dunque semplice intravedere un’unione di natura per le diverse degenerazioni post-illuminisitiche, seppur singolarmente caratterizzate da diversi aspetti. Volendo ardire, è possibile intravedere una falsa Trimūrti delle ideologie figlie dei «Lumi» ben contrapposta alla, vera, Santissima Trinità[9].

In base a quanto detto si comprende come, pur in situazioni diverse, alcune prassi risultino evidentemente comuni. La manipolazione e l’omologazione del pubblico sono elementi sintomatici condivisi da queste ideologie. Una massa umana innervata da una «informazione deformante» non può che accettarne i necessari sviluppi. Nota con accuratezza il de Corte qualcosa che approfondiremo meglio in seguito:

Le sterminate manifestazioni di Pechino in favore dell’aiuto ai Vietcong, rispondono a quelle di Berlino che «forzarono» Hitler ad invadere la Cecoslovacchia per liberare i Sudeti oppressi. Non sembra qui, secondo noi, che sia stata costrizione per paura. Le elezioni a 99,95% a favore del partito unico sono tanto autentiche quanto quelle che si svolgono nelle democrazie liberali. Nei due casi tutto è deciso dal popolo, vale a dire, da alcuni, in una apparenza democratica che l’informazione fornisce della dose di realtà indispensabile ad accendere nello spirito l’immaginazione mitica. Alcuni tecnici del cinema inglese dichiaravano recentemente «che per loro era facile, con un oculato montaggio ed un’abile utilizzazione degli angoli di visione, far apparire pazzo chiunque». Un’informazione penetrata di propaganda e padrona delle tecniche può invertire il senso di qualsiasi fatto. Si può volere dall’uomo posto su questo piano qualunque cosa, anche la sua propria schiavitù[10].

[continua: Quali sono le «libertà» liberali?]

***

[1] cfr: RadioSpada.org, A. Giacobazzi, Gorbachev del liberalismo? Quanto il trumpismo internazionale può incrinare il dogmatismo liberale?, 25 agosto 2016.

[2] Enciclopedia Cattolica, vol. VII, col. 1253, Città del Vaticano, 1951.

[3] dal lat. religiōne(m), deriv. di relegĕre ‘raccogliere’; propr. ‘raccolta (di ciò che attiene al culto)’. (www.garzantilinguistica.it)

[4] M. A. Manacorda, Quel vecchio liberale del comunista Karl Marx, Aliberti Editore, 2012, p. 8

[5] Ivi, p. 145

[6] Ivi, p. 10

[7] Ivi, p. 164

[8] cfr: A. Giacobazzi, Anche se non sembra, 2014, Edizioni Radio Spada.

[9] SS. Trintà, la cui coerenza fu descritta dal Garrigou-Lagrange con parole semplici e profonde: «Dio è trino e uno, non lo è sotto lo stesso aspetto, poiché è uno per natura e trino in quanto l’unica natura è posseduta da tre Persone distinte, come i tre angoli di un triangolo hanno la stessa superficie». Cfr. R. Garrigou-Lagrange, La sintesi tomistica, Fede&Cultura.

[10] M. de Corte, L’intelligenza in pericolo di morte, Effediffe, 2015, Proceno, Viterbo, p. 200-201.

4 Commenti a "Liberi o liberali? (Parte I: Quid est liberalismus?)"

  1. #jb Mirabile-caruso   13 gennaio 2017 at 10:45 pm

    Anonimo: “La libertà – da cui deriva liberalismo, liberismo, libertarismo, e tutte le altre
    ……………..accezioni ideologiche partorite dalla mente umana – sembra essere, in
    ……………..apparenza, una legittima e sacrosanta aspirazione umana, solo ad essere,
    ……………..in realtà, una inconscia aspirazione dell’uomo peccaminoso al suicidio
    ……………..quando, andando a ritroso nel tempo, si scopre la vera e primordiale sua
    ……………..aspirazione: lo svincolarsi dalla Legge di Dio su cui si regge l’intera Sua
    ……………..creazione, e a cui lui stesso, creatura umana, appartiene”………………………

    • #lister   14 gennaio 2017 at 10:34 am

      Senti, perdonami,
      io apprezzo i tuoi interventi che, trovo, siano sempre precisi, coerenti e condivisibili… ma, puoi spiegarmi, per cortesia, checcacchio significano tutti quei puntini che metti, anche quando ti riferisci ad una frase dell’articolista o di qualche commentatore?
      Quassù, perché ci sono tutti quei puntini?

      • #jb Mirabile-caruso   14 gennaio 2017 at 3:37 pm

        Salve signor lister,

        i puntini non hanno alcun significato, solo una funzione a cui io ricorro onde ottenere una maggiore chiarezza visiva per il lettore. Grazie per la Sua domanda. Un cordiale saluto.

        • #lister   14 gennaio 2017 at 4:17 pm

          Ora mi è tutto chiaro, grazie.