Osserv. Rom.: Concilio mostra che contro guerre servono sviluppo economico e libertà religiosa

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Un imbarazzante ma illuminante editoriale apparso sulla edizione cartacea odierna de L’Osservatore Romano, a mo’ di commento al discorso di Bergoglio ai diplomatici presso la Santa Sede. Il quotidiano vaticano si conferma pulpito delle “migliori” eresie conciliari e più in generale di un avvilente antropocentrismo: nessuna pace è possibile se non fondata su Cristo, né quindi sullo “sviluppo” puramente materiale né sulla “libertà religiosa” (leggasi: indifferentismo ecumenista). Grassettature nostre [RS]

 

 

L’eredità di Montini

di Giovanni Maria Vian (direttore)

Dedicato al tema della sicurezza e della pace in un tempo dove si sta diffondendo «un senso generale di paura», il discorso del Pontefice ai diplomatici accreditati presso la Santa sede apre il centenario dello storico intervento di Benedetto xv che condannava l’«inutile strage» della prima guerra mondiale. A nulla di buono servì infatti quel sanguinoso massacro, che sparse in Europa semi avvelenati fino all’altro tremendo conflitto. Eppure le parole del Papa, espressione di un crescente impegno della Chiesa di Roma a favore della pace, non furono accolte.

Da allora la predicazione dei suoi successori è andata sviluppandosi sino agli interventi dei Pontefici che hanno fatto il concilio. A quella stagione fervida, e soprattutto all’eredità di Montini, si richiama oggi Bergoglio in un’azione complessiva a favore della pace condotta dalla Santa sede e sostenuta in particolare dalla Segreteria di Stato, la cui disponibilità è stata ribadita da Francesco a conclusione di un discorso che ha voluto richiamare la coerenza e l’ampiezza di un impegno globale, discreto e silenzioso ma altrettanto instancabile. Proprio mezzo secolo fa Paolo VI volle infatti la giornata mondiale di preghiera per la pace e firmò la Populorum progressio, di cui il Papa ha citato parole che restano valide in un mondo ancora troppo squilibrato: «il cammino della pace passa attraverso lo sviluppo».

Oggi la pace sembra «un bene scontato» in società che ne hanno beneficiato per lunghi periodi, mentre «per troppi essa è ancora soltanto un lontano miraggio» a causa di «conflitti insensati» e atroci. In questa situazione, altre volte descritta efficacemente come una terza guerra mondiale «a pezzi», Bergoglio ha iscritto i suoi incontri con esponenti di religioni diverse: ad Assisi, per il trentesimo anniversario dell’innovativo incontro voluto da Giovanni Paolo II, e prima ancora nel Tempio Maggiore di Roma e nella grande moschea di Baku. Gesti che sono in continuità con la strada indicata dal Vaticano II, alla ricerca continua di incontro e di dialogo con gli altri credenti e con i cristiani di altre confessioni, come a Lund, nel Caucaso e a Lesbo.

Non vi è dubbio che sia questa l’unica via per contrastare la violenza e la deformazione dell’esperienza religiosa di cui è responsabile il «terrorismo di matrice fondamentalista», di nuovo condannato con accenti inequivocabili: «Si tratta di una follia omicida che abusa del nome di Dio per disseminare morte, nel tentativo di affermare una volontà di dominio e di potere. Faccio perciò appello a tutte le autorità religiose perché siano unite nel ribadire con forza che non si può mai uccidere nel nome di Dio» ha ripetuto Papa Francesco.

Il terrorismo fondamentalista è infatti frutto di una «grave miseria spirituale» e s’incrocia con la povertà sociale, ha detto il Pontefice. Per questo, «potrà essere pienamente sconfitto solo con il comune contributo dei leader religiosi e di quelli politici». Perché ai primi spetta il compito di insegnare «il timore di Dio e l’amore per il prossimo», mentre i secondi devono garantire la libertà religiosa. 

 

 

 

6 Commenti a "Osserv. Rom.: Concilio mostra che contro guerre servono sviluppo economico e libertà religiosa"

  1. #bbruno   10 gennaio 2017 at 10:04 pm

    Mandiamoli a quel paese questi lestofanti addobbati da ecclesiastici! A quando una decisa presa di posizione di qualcuno, di qualche gruppo – quelli di Mons. Lefbvre, o parte di questi?- che smascheri questi Osceni Impostori, e che alla reazione isterica di costoro, rispondano che è un onore essere ‘scomunicati’ dagli adepti della sinagoga di satana! Che in comunione con satana ci resti pure gl’ Imbergogliati!

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  2. #Alessio   11 gennaio 2017 at 1:10 am

    1- Il TERRORISMO non è genericamente “fondamentalista”, ma E’ ISLAMICO.
    Ed i terroristi non UCCIDONO in nome di Dio, ma IN NOME DI ALLAH.
    Quel viscidissimo massone infiltrato si rifiuta categoricamente di puntare il dito contro i veri colpevoli, nascondendo le loro colpe dietro a generalizzazioni non solo non indicano alcun responsabile, ma possono essere facilmente rigirate contro i Cristiani che volessero reagire, che in quel caso diventerebbero i fondamentalisti da additare al pubblico disprezzo al contrario dei musulmani.

    2- Le guerre si prevengono con un esercito in grado di scoraggiare i nemici, e nel caso in grado di distruggerli. Si prevengono con una nazione forte, sia moralmente che materialmente.
    Questo patetico Occidente smidollatissimo si è autoconvinto di essere troppo “evoluto” per avere ancora la necessità di eserciti, e si sente stupidamente al riparo protetto dalla sua “grande evoluzione liberale progressista, che non ha più bisogno dell’uso della forza”. Peccato però che esistano altri popoli che sono assolutamente propensi all’uso della brutalità in ogni forma possibile, e che della famosa “evoluzione liberale progressista non violenta” si fanno un sol boccone insieme a tutti gl’imbecilli che la professano.
    Cosa ci vuole ancora perchè lo si capisca?
    “Si vis pacem para bellum”, ieri, oggi, sempre.

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  3. #Mah   11 gennaio 2017 at 10:03 am

    Io sono la Via, la Verita’, la Vita …

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    • #Alessio   11 gennaio 2017 at 4:31 pm

      Quindi?

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  4. #Maria   11 gennaio 2017 at 3:23 pm

    A capirlo signor Mha!

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    • #Alessio   11 gennaio 2017 at 4:30 pm

      A capirlo che questo NON è un sito per voi bergogliosi, apostati, rinnegati, immigrazionisti, nemici della Cristianità e lacchè della Massoneria.

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