Sproloqui vaticani/veltroniani sulla ‘interpretazione autentica’ di Amoris Laetitia: in peccato, ma anche in grazia!

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Da Vatican Insider (a firma Andrea Tornielli), grassettature e sottolineature nostre:

 

 

«Il Papa usa il condizionale, dunque non dice che bisogna ammettere ai sacramenti, sebbene non lo escluda in alcuni casi e ad alcune condizioni». C’è un intervento poco citato nel dibattito suscitato dall’esortazione apostolica post-sinodale «Amoris laetitia» circa la possibilità per i divorziati risposati, in alcuni casi e a certe condizioni, di accostarsi ai sacramenti. È questo l’oggetto dei cinque «dubia», le domande rese pubbliche da quattro cardinali i quali contestano la possibilità di qualsiasi apertura al riguardo. Il testo in questione, reso noto prima della presentazione dei «dubia», è del cardinale Agostino Vallini, il Vicario del Papa per la diocesi di Roma. Le sue parole sono particolarmente significative perché dicono come «Amoris laetitia» viene applicata nella diocesi di Francesco. La via di Vallini, come si vedrà, non cede al lassismo del «liberi tutti», non presenta mai i sacramenti come un diritto da poter rivendicare, e al tempo stesso fa propria l’apertura indicata dal Pontefice il quale – com’è noto – ha invitato al discernimento e a valutare caso per caso l’esistenza di circostanze attenuanti.

Il cardinale ha offerto queste indicazioni pastorali nella relazione tenuta nel settembre 2016 al convegno su Amoris laetitia della diocesi di Roma. «Mentre ci è chiesto di essere fedeli alla dottrina della Chiesa – ha detto – che rimane quella di sempre, ci è chiesto anche di non fermarci all’osservanza della norma morale ma di prenderci cura delle persone segnate – dice il Papa – “dall’amore ferito e smarrito” e “si trovano in mezzo alla tempesta”». Bisogna dunque «cominciare ad occuparci di queste persone, andandole anche a cercare. Le occasioni non mancano».

«È necessario – spiega Vallini – distinguere le varie situazioni. I casi più delicati sono quelli dei divorziati risposati legati da un precedente vincolo sacramentale. Il primo aiuto da offrire è di prodigarci per mettere a loro disposizione un servizio d’informazione e di consiglio in vista di una verifica della validità del matrimonio.
Come muoverci in concreto? Il parroco (gli operatori pastorali o chiunque) prenda l’iniziativa di parlarne con gli interessati, li incoraggi a far esaminare il loro caso e proponga un colloquio con gli addetti del Tribunale del Vicariato per accertare l’esistenza o meno del fondamento per una causa di nullità». La recente riforma del processo di nullità con le norme più rapide e snelle varate da Francesco hanno lo scopo di favorire questa verifica.

Quando la via processuale non è percorribile, «perché il matrimonio è stato celebrato validamente ed è naufragato per altre ragioni, dunque la nullità matrimoniale non può essere né dimostrata, né dichiarata, è necessario – aggiunge il cardinale Vicario – sviluppare un’azione pastorale, che preveda un lungo “accompagnamento”, nella linea del principio morale del “primato della persona sulla legge».

«Queste persone – osserva Vallini – sono in difficoltà con la vita cristiana, hanno bisogno di essere accolte, di sentirsi ripetere spesso che il Signore non è lontano da loro, particolarmente quando “hanno subito ingiustamente la separazione, il divorzio o l’abbandono, oppure sono stati costretti dai maltrattamenti del coniuge a rompere la convivenza” (AL, 242), ma anche, all’opposto, quando vivono situazioni di cui sono stati essi i responsabili. Sono casi difficili, uno diverso dall’altro, a cui avvicinarsi con carità e rispetto, evitando il rischio sia della rigidità che dell’arbitrarietà».

Il Vicario di Roma tocca poi il caso specifico dei divorziati risposati: «Bisogna distinguere: una cosa è “una unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa… e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe. La Chiesa riconosce situazioni in cui l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione. C’è anche il caso di quanti hanno fatto grandi sforzi per salvare il primo matrimonio e hanno subito un abbandono ingiusto, o quello di coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido. Altra cosa è un nuova unione che viene da un recente divorzio, con tutte le conseguenze di sofferenza e di confusione che colpiscono i figli e le famiglie intere”. In questi casi il Sinodo ha chiesto un cammino lungo di riconciliazione con se stessi, di discernimento da parte dei pastori, perché “non esistono ricette semplici” (AL, 298)».

Il passo successivo, indica Vallini seguendo il percorso di «Amoris laetitia», è un «responsabile discernimento personale e pastorale». «Per esemplificare: accompagnare con colloqui periodici, verificare se matura la coscienza di “riflessione e di pentimento”, l’apertura sincera del cuore nel riconoscere le proprie responsabilità personali, il desiderio di ricerca della volontà di Dio e di maturare in essa. Qui ogni sacerdote ha un compito importantissimo e assai delicato da svolgere, evitando il “rischio di messaggi sbagliati”, di rigidità o di lassismo, per concorrere alla formazione di una coscienza di vera conversione e “senza mai rinunciare a proporre l’ideale pieno del matrimonio” (AL, 307), secondo il criterio del bene possibile».

Questo discernimento pastorale delle singole persone, afferma il cardinale, «è un aspetto molto delicato e deve tener conto del “grado di responsabilità” che non è uguale in tutti i casi, del peso dei “condizionamenti o dei fattori attenuanti”, per cui è possibile che, dentro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o non lo sia in modo pieno – si possa trovare un percorso per crescere nella vita cristiana, “ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa”».

Vallini sottolinea come il testo dell’esortazione apostolica non vada oltre, ma ricorda anche che nella nota 351 si legge: «In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei sacramenti». Il Papa, fa notare il porporato, «usa il condizionale, dunque non dice che bisogna ammettere ai sacramenti, sebbene non lo escluda in alcuni casi e ad alcune condizioni. Papa Francesco sviluppa il magistero precedente nella linea dell’ermeneutica della continuità e dell’approfondimento, e non della discontinuità e della rottura. Egli afferma che dobbiamo percorrere la “via caritatis” di accogliere i penitenti, ascoltarli attentamente, mostrare loro il volto materno della Chiesa, invitarli a seguire il cammino di Gesù, far maturare la retta intenzione di aprirsi al Vangelo, e ciò dobbiamo fare avendo attenzione alle circostanze delle singole persone, alla loro coscienza, senza compromettere la verità e la prudenza che aiuteranno a trovare la giusta via. È importantissimo stabilire con tutte queste persone e coppie una buona relazione pastorale».

Non si tratta di arrivare, precisa ancora Vallini «necessariamente ai sacramenti, ma di orientarle a vivere forme di integrazione alla vita ecclesiale». Il cardinale però aggiunge subito dopo: «Ma quando le circostanze concrete di una coppia lo rendono fattibile, vale a dire quando il loro cammino di fede è stato lungo, sincero e progressivo, si proponga di vivere in continenza; se poi questa scelta è difficile da praticare per la stabilità della coppia, Amoris laetitia non esclude la possibilità di accedere alla Penitenza e all’Eucarestia. Ciò significa una qualche apertura, come nel caso in cui vi è la certezza morale che il primo matrimonio era nullo, ma non ci sono le prove per dimostrarlo in sede giudiziaria; ma non invece nel caso in cui, ad esempio, viene ostentata la propria condizione come se facesse parte dell’ideale cristiano, ecc».

Un’apertura che va intesa «certamente non nel senso di un accesso indiscriminato ai sacramenti, come talvolta avviene, ma di un discernimento che distingua adeguatamente caso per caso». E chi può decidere? «Dal tenore del testo e dalla mens del suo autore non mi pare che vi sia altra soluzione che quella del foro interno. Infatti il foro interno è la via favorevole per aprire il cuore alle confidenze più intime, e se si è stabilito nel tempo un rapporto di fiducia con un confessore o con una guida spirituale, è possibile iniziare e sviluppare con lui un itinerario di conversione lungo, paziente, fatto di piccoli passi e di verifiche progressive. Dunque, non può essere altri che il confessore, ad un certo punto, nella sua coscienza, dopo tanta riflessione e preghiera, a doversi assumere la responsabilità davanti a Dio e al penitente e a chiedere che l’accesso ai sacramenti avvenga in maniera riservata. In questi casi non termina il cammino di discernimento al fine di raggiungere nuove tappe verso l’ideale cristiano pieno».

La via indicata da Vallini è certamente quella più faticosa specialmente per i sacerdoti, che non sono chiamati a decidere in base a qualche semplice prontuario, ma a coinvolgersi nel lungo accompagnamento dei penitenti. Anche a questi ultimi è indicato un percorso lungo, che non prevede automatismi né rivendicazioni e non può avere esiti scontati circa la possibilità di accostarsi ai sacramenti.

 


Radio Spada segue la questione “Amoris Laetitia” e “dubia”/monizioni canoniche con attenzione. Ecco i nostri articoli sul tema:

Monizioni canoniche: alcuni cardinali stanno per compiere un ‘atto di correzione formale’ verso Bergoglio?

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20 Commenti a "Sproloqui vaticani/veltroniani sulla ‘interpretazione autentica’ di Amoris Laetitia: in peccato, ma anche in grazia!"

  1. #bbruno   8 gennaio 2017 at 7:41 pm

    peccato che i ‘dubia’ siano rimasti. i nostri Quattro allora si rivolgano al confratello loro in cardinalato e vicario del papa per avere lume e farsi sciogliere i dubia loro… Che trovata: ci devono pensare i confessori,che dopo ponderata riflessione, dopo tanta riflessione e preghiera…… bella eh, coi preti d’oggi poi…

    Bravo Tornielli ci hai provato… i sacri palazzi ringraziano!

  2. #efisiobova   8 gennaio 2017 at 7:54 pm

    Quella di Vallini (come anche quella di Don Piero Cantoni) è una interpretazione sensata, logica e in pieno accordo con la tradizione.

    Affinchè ci sia il peccato, oltre alla materia grave occorrono piena avvertenza e deliberato consenso.

    AL non introduce niente di nuovo e ricorda in ottica pastorale che In certi casi, dopo attento discernimento, il principio puo’ valere anche per i divorziati.

    E’ la strada della porta stretta del discernimento (faticoso) contrapposto alla via larga del legalismo un po’ ottuso dei tanti “caca dubia”.

    • #Alessio   8 gennaio 2017 at 8:21 pm

      Ciò che non è in “dubia” è con chi collabori il Ber-goglione.
      Sarebbe stato un ottimo deputato del PD, “cattolico” esattamente come Renzi.

    • #bbruno   8 gennaio 2017 at 9:44 pm

      non l’hanno capita quei Quattro: testoni sono; anzi, ha ragione il Bergoglio delle Pampas a chiamarli DEMENTI!
      (efisiobova, non siamo nati questa mattina…il Furbone papale gioca facile con gli allocchi o con i complici suoi). E Vallini che genio!

    • #Diego   9 gennaio 2017 at 12:28 am

      Nessun discernimento in una trasgressione VOLUTA, CONSAPEVOLE e RIPETUTA, il peccato mortale è ovvio, a meno che la persona non sia cognitivamente compromessa!

      Se aveste ragione tu, Bergoglio (che si inventa pure i peccati contro l’ecumenismo (su di quelli non bisogna discernere caso per caso?)) e il papolatra Cantoni, allora bisogna discernere caso per caso anche per quel che riguarda i politici corrotti impenitenti, i mafiosi impenitenti, gli stupratori impenitenti, gli usurai impenitenti, i trafficanti di armi impenitenti, ecc., ecc.

      O tutto o niente, la misericordina selettiva è una solenne sciocchezza!
      Che mi dici?
      Mafia libera (caso per caso) dicendo che è una interpretazione sensata, logica e in pieno accordo con la Tradizione?

      Anche perché i mafiosi, gli stupratori e gli usurai pecchino in modo mortale, oltre alla materia grave occorrono la piena avvertenza e il deliberato consenso (o forse quelli occorrono solo per i peccati condannati anche dai politici di sinistra)?

      Quindi ammettiamo TUTTI loro (caso per caso) alla Comunione?
      O tutti o nessuno, a meno che non ci si voglia mettere al posto di Dio e dire quale Comandamento è meno importante degli altri al punto da prevedere delle trasgressioni!

      Tutti? Nessuno? Decidi pure con calma!

      Ti ho risposto senza usare il Magistero (che Ti da torto marcio e che dimostra che Bergoglio è un eresiarca): ho usato argomentazioni che anche un bambino di 9 anni (se non è in cattiva fede) può riuscire a capire!

      E’ proprio vero che il modernismo è la cloaca delle eresie, comunque confutare i modernisti è non solo facile ma pure divertente!

    • #lister   9 gennaio 2017 at 9:48 am

      Qui, oltre ai “caca dubia” c’è anche un ottuso “caca ca…te”.

      “Affinchè ci sia il peccato, oltre alla materia grave occorrono piena avvertenza e deliberato consenso.”
      li concubinato ha piena avvertenza e deliberato consenso? Sì, quindi è peccato!!! Certo, se non ti accorgi che stai sc….do o lo fai senza volerlo, allora…

      ” In certi casi, dopo attento discernimento, il principio puo’ valere anche per i divorziati”
      L’unico caso, in cui può valere la possibilità di accedere ai Sacramenti, consiste nell’aver ricevuto la remissione del peccato con il fermo proposito di non commetterlo mai più.

      “E’ la strada della porta stretta del discernimento (faticoso) contrapposto alla via larga del legalismo un po’ ottuso dei tanti “caca dubia””
      Casomai è vero il contrario: la via larga del “volemose bbene” contrapposta alla via stretta della Dottrina Cristiana (ma quale “legalismo”?!).

    • #mah   9 gennaio 2017 at 10:08 am

      Quando hai lasciato la prima moglie con figli e ti sei fatto l’amante con cui convivi e hai altri figli quale discernimento e “porta stretta” vuoi fare?
      Quando un prete ti dice “non posso obbligare nessuno alla castità!” cosa sta dicendo?
      Ma davvero volete prenderci per i fondelli?
      Quando morirete andrete davanti al Signore che giudicherà dicendo “Signore AGGIORNATEVI!! I tempi dei dieci comandamenti sono alla preistoria!!”

    • #Alberto   9 gennaio 2017 at 10:33 am

      Talmente in accordo con la tradizione che 4 cardinali, tra cui uno dei massimi esperti in materia, si sono sentiti in dovere di chiedere se sia da ritenere valida la tradizione o l’esortazione.
      Se AL non introduce nulla di nuovo, allora basta attenersi a quanto a suo tempo specificato dall’allora cardinale Ratzinger, prefetto della CDF, sull’impossibilità dell’ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati.
      Per favore, non prendeteci per i fondelli: se volete cambiare 2000 anni di dottrina e tradizione, abbiate almeno il coraggio di dirlo a chiare lettere.

    • #efisiobova   9 gennaio 2017 at 9:52 pm

      Per brevità rispondo in blocco.

      L’errore che tutti fate è quello di banalizzare e semplificare i concetti di “piena avvertenza” e “deliberato consenso”. Il solo fatto di conoscere, in una qualche forma, la norma non rende il soggetto automaticamente dotato di “piena avvertenza”. L’avvertenza deve essere sia intellettuale che morale. Qui inizia il delicato discernimento e giudizio del confessore che in certi casi puo’ portare a riconoscere una non piena colpevolezza.

      E’ corretta l’osservazione di Diego: il principio si applica a qualunque situazione (con eguale prudenza e attenzione).

      L’altro errore è quello di considerare il discernimento applicato all’uomo “medio”: applicando i principi alle astrazioni diventa tutto chiaro, semplice, ovvio. Invece l’unico tipo di uomo che realmente non esiste è proprio quello medio.
      Il discernimento esiste nella Chiesa proprio perche’ l’uomo medio non esiste e con l’uomo concreto non sempre le cose sono ovvie e di scontate come sembra.

      Comprendo la preoccupazione di possibili (e probabili) “abusi”, tuttavia la differenza fra un approccio legalista (facile e rassicurante) e un approccio nella Carità (sempre faticoso) lo esprime bene San Giacomo quando scrive: «Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non ha avuto misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio sul giudizio» (Gc 2, 12-13).

      Che anche Giacomo fosse un buonista, sedeplenista papolatra e conciliarista?

      • #Diego   10 gennaio 2017 at 12:15 am

        Efisio, qui non incanti nessuno con i Tuoi paralogismi, pertanto non sei di nessuna utilità al tuo capo Bergoglio l’apostata.
        Se vuoi compiere un gesto che apprezzerebbe davvero tanto, vai a sbaciucchiare i piedi a qualche immigrato clandestino.
        Poi facci sapere come è stata quell’esperienza!

      • #Alessandro   10 gennaio 2017 at 12:19 am

        @ Efisio Bova
        Infatti fu misericordiosa la legge che introduceva il divorzio e ancora più misericordiosa quella odierna che ne accelera i tempi. Fu infatti misericordiosa lo sdoganamento dell’aborto e ancora di più la 194 che regolava misericordiosamente i casi nei quali la cosiddetta interruzione di gravidanza era possibile! Quanta misericordia! Prima si fa in modo che degli “sprovveduti” versino il latte poi in lacrime li si finge di aiutare a raccoglierlo da terra, quando ormai è troppo tardi ma con misericordia e infinita compassione! Ma per favore! Misericordia è proprio mettere in guardia prima di essere costretti a punire e, se punizione deve essere, riconoscere al colpevole il sacrosanto diritto di potersi, con l’aiuto della Grazia, emendare, non invece lasciare che ognuno faccia a modo proprio e poi cercare di trovare giustificazioni tese a diminuire i sensi di colpa, nel crudele tentativo di anestetizzare le coscienze! Lasci alla Chiesa l’interpretazione della Sacra Scrittura e non se ne avvalga empiamente, al modo protestante, per piegarla ai suoi interessi e alle sue strambe opinioni decontestualizzando tre versetti che parlano d’altro! Essere disposti a favorire il rimorso ed eccitare il pentimento è necessario per aprire uno spiraglio alla Grazia che, come e quando vorrà, agirà! Quelli misericordiosi come lei lo sono a tal punto da preferire sollevare, illusoriamente, da rimorsi e pianti i colpevoli fintato che sono qui su terra, quando un cuore contrito è sacrificio accetto a Dio, preferendo che il verme li divori poi in eterno all’Inferno laddove intuiranno chiaramente la loro reale condizione di colpevolezza ma la loro volontà sarà già fissata eternamente nel male! Forse, caro Efisio, il suo di problema è purtroppo di non essere cattolico al pari di quanti oggi cianciano di misericordia, pretendendo di essere più misericordiosi di Dio. Avete scelto di non entrare per la via stretta e cercate di convincere altri a fare altrettanto, impedendo loro di trovare vera misericordia presso Dio! Quando ci fu il Referendum il Irlanda, andai a sbirciare sulla bacheca di un sedicente cattolico omosessuale che aveva modificato l’immagine del proprio profilo facebook con i colori “arcobaleno”: ebbene tra gli interessi di costui, tra siti veramente scabrosi e chiaramente inneggianti il peccato contro natura, oltre che altre varie parafilie da BRIVIDO, vi era pure il link a pagine facebook che indicativamente erano intitolate “Io sostengo Papa Francesco”, “La Misericordia di Gesù”, “Papa Francesco: uno di noi(???????????), “Francesco il volto della Misericordia di Dio” e altre simili. Ha mai sentito parlare, sig. Efisio, del peccato di scandalo rientrante in quegli atti contri il V Comandamento “Non uccidere”? Non credo di dover aggiungere altro!

      • #Alberto   10 gennaio 2017 at 8:15 am

        Questo vale anche per gli omosessuali?
        Questo vale anche per i pedofili?
        Questo vale anche per i mafiosi?
        Questo vale anche per i terroristi?
        Questo vale solo per i peccati che “piacciono” a Bergoglio?

        • #Alessio   10 gennaio 2017 at 12:20 pm

          Non so se a Bergoglio piacciano i sodomiti e i terroristi, quel che so è che non muove un dito nè spreca una parola contro nessuna di queste due categorie.
          Anzi, di fatto le avantaggia parecchio, soprattutto i terroristi con quel suo immigrazionismo da puro PD.

      • #lister   10 gennaio 2017 at 9:30 am

        “L’avvertenza deve essere sia intellettuale che morale.”
        Evidentemente, quando tu s…i, sei “intellettualmente” portato a pensare al gol subito o segnato dalla tua squadra del cuore e “moralmente” distratto dal piatto di lasagne mangiato a pranzo, e non “avverti” l’atto stesso.

        “l’uomo medio non esiste”
        Esiste, eccome! E’ quello sempre impegnato a preoccuparsi dei soldi, del successo. Del sesso con la concubina.

        ” la misericordia invece ha sempre la meglio sul giudizio» (Gc 2, 12-13).”
        San Giacomo (Giacomo chi è, tuo fratello?), si riferisce alla misericordia in terra: la Misericordia di Dio è secondaria al Pentimento. Iddio rimetterà i nostri debiti solo se noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori, mentre il tuo “papa” sta convincendo il popolo bue (e tu con quelli) che la Misericordia è per tutti, come diceva il suo idolo Lutero: pecca quanto ti pare, tanto c’è la Misericordia…

        E piantala con queste tue affermazioni apodittiche, che sono talmente risibili che ricordano gli interventi del “prete” Maria!

  3. #jb Mirabile-caruso   8 gennaio 2017 at 10:01 pm

    Cardinale Vallini: “Mentre ci è chiesto di essere fedeli alla dottrina della Chiesa che
    ………………………..rimane quella di sempre, ci è chiesto anche di non fermarci alla
    ………………………..osservanza della norma morale ma di prenderci cura delle persone”.

    Come dire: la Chiesa – la cui Dottrina, sia ben chiaro!, rimane quella di sempre – DEVE tuttavia adattare la norma morale alla specificità delle singole persone, esattamente come fa una sartoria su misura!

    E siccome ogni persona ha una sua unica specificità, allora sarà necessario che la norma morale – affinché rimanga quella di sempre – si faccia FLUIDA come avviene con l’identità di genere omosessualista.

    Mi viene alla mente un tal massone di nome Berlusconi che, per un interminabile ventennio, predicò, esercitandolo, il principio della fluidità della Legge acché questa si conformasse alle sue personali specificità.

    Che il cardinale Vallini, pure Lui, non ne sia rimasto fortemente influenzato?

    • #Diego   9 gennaio 2017 at 12:43 am

      Quello che dovrebbero spiegarci questi modernisti è il perché il non fermarci all’osservanza della norma morale dovrebbe valere solo per i peccati reclamati a gran voce dalle sinistre.
      Perchè Bergoglio non dimostra un po’ di misericordina verso i politici corrotti impenitenti e non li ammette alla Comunione (caso per caso) invece di attaccarli senza pietà?
      Anche solo da questo si può vedere la malafede (in tutti i sensi) dei novatori che vogliono prostrare la Chiesa ai desiderata del mondo.
      “Chi sono io per giudicare un gay?” Disse l’apostata.
      Se quell’apostata fosse stato un po’ più coerente o un po’ più in buona fede, avrebbe trovato anche l’occasione per dire “Chi sono io per giudicare un pedofilo?”.
      Ma il mondo ancora non reclama a gran voce la pedofilia e quindi coloro che ne cercano gli applausi, per ora, la condannano: quando il mondo la reclamerà a gran voce ci sarà Francesco III che dirà: “Chi sono io per giudicare un pedofilo?” Ma potrebbe anche dire “Chi sono io per giudicare un necrofilo uxoricida?”
      Tutto dipende da quello che richiederà il mondo, visto che i modernisti si nutrono del suo letame e cercano di far credere agli altri che sia cosa lecita, buona e magari anche doverosa.

  4. #Supercirneco   9 gennaio 2017 at 12:00 pm

    Bla bla bla
    Se non ricordo male
    Un Certo Gesù 2000 anni fa
    Disse e spiego ai vari Pietro Giovanni e Giacomo
    Che il vostro parlare sia si ,si no,no
    Il più viene dal maligno.

    Ormai la Chiesa e una cospicua parte dei cristiani
    e Piena di pensatori alla Voltaire Freud
    È filosofi alla Enzo Bianchi

    Quand’è che ritorni Nostro Signore Gesù
    Fai presto ti prego!!!!

  5. #Alberto   10 gennaio 2017 at 4:16 pm

    Vorrei riportare la splendida frase di Sant’Alfonso, recentemente citata da Aldo Maria Valli (che potremmo definire un bergogliano pentito) nella sua intervista a La Croce: “Dio usa misericordia con chi lo teme, non con chi si serve di essa per non temerlo”.
    Sembra quasi una profezia su Bergoglio & Co.

    • #Alessio   10 gennaio 2017 at 7:28 pm

      Molto azzeccato!