Riflessioni circa la piena reintroduzione del velo cattolico

donnavelo

Da molte parti, in particolare in ambito cattolico integrista, pare allargarsi e consolidarsi l’abitudine a portare il velo all’interno delle chiese.

Una moda? Una scelta di eleganza? E’ un atto opportuno?

Se sulle prime due domande la risposta può non essere del tutto univoca (il velo – in ogni caso – conferisce un alto senso di raffinatezza), sull’aspetto dell’opportunità i dubbi sono pochi.

In effetti va notato che:

1) la pratica cattolica del velo per le donne nei luoghi di culto non è mai stata formalmente abolita.

2) Se nel nuovo Codice di diritto canonico non se ne fa esplicita menzione, va sottolineato che  quello del 1917 prescriveva alle donne di tenere il capo coperto in Chiesa, soprattutto al momento della Santa Comunione.

3) San Paolo nella prima lettera ai Corinzi scriveva: Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.

In tempi recenti il quotidiano cattolico anglofono Catholic Herald ha chiesto a gran voce il rispetto della regola paolina.

Segnaliamo infine questo articolo sul tema: La donna deve portare sul capo il segno dell’autorità di Cristo sulla natura umana

2 Commenti a "Riflessioni circa la piena reintroduzione del velo cattolico"

  1. Pingback: Il velo delle donne in Chiesa. Motivi e un invito | Radio Spada

  2. #Maria Medde   31 luglio 2016 at 1:23 am

    Premesso che il velo mi piace, non condivido che venga citato san paolo a questo proposito. La donna rasata quindi è esentata dal velo? E allora le monache? E l Tone deve pregare a capo scoperto, e allora il vescovo? Se qualcuno può illuminarmi,grazie.