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Cade oggi il 417° anniversario della morte del frate domenicano apostata Giordano Bruno da Nola, giustiziato attraverso arsione il 17 febbraio 1600. Radio Spada avrebbe potuto commemorare l’evento in molti modi: mostrando le ampie connessioni tra l’allucinatorio pensiero del Nolano e le aberrazioni del panteismo e dell’irrazionalismo moderno oppure le strette aderenze tra l’immoralismo de “Il Candelaio” e la morale delle pozzanghere e degli acquitrini dove tanta umanità odierna trascina spesso la sua stanca vita. Abbiamo preferito dare invece  la nostra ribalta alla parola del Divin Maestro, in questo caso incarnato da Papa Leone XIII. Riportiamo quindi uno stralcio della Sua Allocuzione “Quod nuper” al Concistoro del 30 giugno 1889 dove Sua Santità commentava l’inaugurazione della statua in Campo dei Fiori, eretta in onore del ex-frate dalle autorità della “Roma legale”. Parole non aggiungiamo perchè stonerebbero. (Edizione a cura di Piergiorgio Seveso)

[…] Dopo i pubblici rivolgimenti d’Italia e la violenta occupazione di Roma, vedemmo succedersi una lunga serie d’ingiurie contro la santissima religione e la Sede Apostolica. Ma le empie sette mirano accanitamente ad obiettivi peggiori, non ancora raggiunti. Esse intendono decisamente fare di Roma, capitale del mondo cattolico, il centro d’ogni profano costume e d’empietà. Qui concentrano da ogni parte le ardenti fiamme dell’odio, perché, assalita questa fortezza della Chiesa cattolica, torni loro più agevole rovesciare, se fosse possibile, la stessa pietra angolare sulla quale essa è fondata. Infatti, come se in tanti anni non avessero causato abbastanza rovine, hanno cercato di superare se stessi nell’audacia scegliendo uno dei più solenni giorni dell’anno cristiano per innalzare in pubblico un monumento che serva a glorificare, presso i posteri, lo spirito di rivolta contro la Chiesa, e sia segno ad un tempo della lotta ad oltranza che si vuole condurre contro la religione cattolica.

La cosa dice chiaramente di per sé gl’intendimenti di coloro che hanno promosso e favorito l’iniziativa. Si profondono onoranze ad un uomo doppiamente apostata, convinto eretico, la cui caparbietà contro la Chiesa si è trascinata fino alla morte. E per questi titoli si è voluto onorarlo, nonostante non risulti che in lui esistessero doti veramente pregevoli. Non di alto valore scientifico, perché le sue opere lo mostrano fautore del panteismo e del turpe materialismo, e in contraddizione spesso con se stesso. Non dotato di pregevoli virtù, perché anzi i suoi costumi sono rimasti ai posteri quali esempi dell’estrema malvagità e della corruzione in cui le sfrenate passioni possono spingere un uomo. Non autore di grandi opere né di apprezzabili servizi a favore del pubblico bene, in quanto le sue qualità abituali consistettero nel fingere e nel mentire, preoccupato unicamente di se stesso, intollerante con chi non fosse delle sue idee, adulatore, abietto e perverso. Pertanto, le straordinarie onoranze tributate a tale personaggio dicono alto e chiaro che è ormai giunto il tempo di rompere con la rivelazione e con la fede cristiana: la ragione umana vuole emanciparsi dall’autorità di Gesù Cristo. Tali appunto sono l’ideale e l’aspirazione delle malvagie sette, le quali vogliono ad ogni costo allontanare da Dio tutti i corpi sociali, e con odio infinito, fino all’estremo limite, combattono contro la Chiesa e il Pontificato romano. E perché più solenne tornasse l’oltraggio e più evidente il significato, si volle fare l’inaugurazione in mezzo a grandi pompe e con notevole concorso di persone. Roma vide in quei giorni, entro le sue mura, una rilevante moltitudine di gente fatta venire qui da ogni parte; vessilli oltraggiosi per la religione erano portati in giro sfacciatamente per le strade e, ciò che è più orribile, non mancarono insegne con l’immagine del perfido che, capo dei sediziosi e istigatore d’ogni ribellione, negò l’obbedienza in cielo all’Altissimo.

Al sacrilego misfatto si aggiunse l’arroganza di discorsi e di scritti nei quali, senza pudore e senza misura, s’insultano le cose più sante, e s’inneggia con forza a quella libertà di pensiero che è la prolifica madre delle perverse opinioni e che, insieme con i costumi cristiani, scuote i fondamenti dell’ordine e della convivenza civile.

Un’impresa tanto sciagurata è stata curata con lunga preparazione, ed è stata eseguita non solo con la consapevolezza delle pubbliche autorità, ma anche con il favore e l’aperto incoraggiamento delle stesse. È ben doloroso e quasi mostruoso che da questa alma Città, nella quale Dio collocò la sede del suo Vicario, si oda il banditore della ragione umana che si ribella a Dio, e nel luogo da dove il mondo è solito ricevere l’incorrotto insegnamento del Vangelo e i consigli della salvezza, rovesciate iniquamente le cose, si inaugurino impunemente monumenti dedicati a nefasti errori e alla stessa eresia. A questo Ci hanno portato i tempi: di vedere l’abominio della rovina nel luogo santo.

Di fronte a tante indegnità, poiché Ci è stato affidato il compito di governare la Cristianità e di custodire e tutelare la Religione, protestiamo per l’offesa inferta a Roma e per l’ignominioso oltraggio recato alla santità della Fede cristiana: denunciamo con sdegno e indignazione a tutto il mondo cattolico il sacrilego misfatto. […]