Il Rev. Paul Kramer considera pubblicamente la Sede vacante

Si legge: Il giorno 28 novembre 2013, festa di santa Caterina Labouré (Fain-lès-Moutiers, 2 maggio 1806 – Parigi, 31 dicembre 1876), il Rev. Paul Leonard Kramer ha annunciato sulla sua pagina Facebook che egli respinge l’elezione al papato di Bergoglio a causa di manifesta e notoria eresia presente nel recente documento di Magistero, l’Esortazione Apostolica «Evangelii Gaudium».

DICHIARAZIONE SU TWITTER

1457640_188051591386410_956524603_n

La dichiarazione è stata da poco rilanciata dal sito «Novus Ordo Watch», quale «Bombshell Announcement…». Padre Kramer è uno dei più importanti studiosi di Fatima e concluse la sua ricerca pubblicando il testo «La battaglia finale del Diavolo».

DICHIARAZIONE IN LINGUA INGLESE

“Pope” Francis in Evangelii Gaudium n. 247: “We hold the Jewish people in special regard because their covenant with God has never been revoked”. This text is an explicit profession of heresy, directly opposed to the solemn dogmatic definition of Pope Eugenius III and the Ecumenical Council of Florence, and the doctrine taught by the supreme magisterium of Pope Benedict XIV in Ex Quo Primum, set forth repeatedly and explicitly citing the definition of Florence, to wit, that the Mosaic covenant has been “revoked” and “abrogated”. I have been saying for years that when a “pope” will officially teach explicit and clear heresy flatly contradicting the infallibly defined dogma of the Catholic faith, then you will know that he is the false pope prophecied in many Church approved prophecies and Marian apparitions. St. Robert Bellarmine, St. Alohonsus Liguori, St. Antoninus and Pope Innocent III all teach that when the pope demonstrates himself to be a manifest heretic, i.e. a plainly manifested public heretic, he ceases to be pope (or, if already was a public heretic he was invalidly elected) because he is not a Catholic — not a member of the Catholic Church. Bellarmine explains that the Roman Pontiff is the visible head of the Church, and the head is a member. One who is not a member cannot be the head, and therefore the election to the supreme pontificate of a public heretic is canonically null & void. The heresy of Bergoglio in no. 247 is such a clear cut case of manifest, public heresy, expressed in stark, unequivocal terms, that it can be said without doubt that if this proposition of no. 247 is not manifestly heretical, then nothing else can be said to be so. It is morally impossible that one who manifestly displays such clearly expressed contempt for a defined dogma of faith by plainly denying it, can be believed to validly hold the office of Roman Pontiff. St. Francis of Assisi foretold of the uncanonically elected pope who would not be “a true pastor but a destroyer”. Bergoglio plainly fits the description.

529190_188051571386412_189520837_n

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

“Papa” Francesco in Evengelii Gaudium n. 247: “Uno sguardo molto speciale si rivolge al popolo ebreo, la cui Alleanza con Dio non è mai stata revocata”. Questo testo è una esplicita professione di eresia [cf. Nostra Aetate, n° 4, N.d.A.], direttamente opposta alla solenne definizione dogmatica di Papa Eugenio III e del Concilio Ecumenico di Firenze, e la dottrina detta dal supremo magistero di Papa Benedetto XIV in «Ex Quo Primum», che ripetutamente ed esplicitamente cita la definizione di Firenze, in cui l’alleanza Mosaica è stata “revocata” ed “abrogata”. Ho detto per anni che quando un “papa” ufficialmente insegnerà in modo esplicito e chiaro una eresia che chiaramente contraddice il dogma definito infallibilmente dalla fede Cattolica, allora tu saprai che egli è il falso papa profetizzato in molte profezie approvate dalla Chiesa ed apparizioni mariane [C.J.C. ’17, 188, N.d.A.]. San Roberto Bellarmino, Sant’Alfonso Liguori, Sant’Antonio e Papa Innocenzo III tutti insegnano che quando un papa dimostra di essere un eretico manifesto, per esempio quando si mostra manifestamente e pubblicamente eretico, cessa di essere papa (o, se già era pubblico eretico era stato invalidamente eletto) perché egli non è Cattolico, non è un membro della Chiesa Cattolica. Bellarmino spiega che il Romano Pontefica è il capo visibile della Chiesa, e il capo è un membro. Uno che non è membro non può essere capo, e quindi l’elezione al supremo pontificato di un pubblico eretico è canonicamente nulla ed invalida. L’eresia di Bergoglio nel n. 247 è un così chiaro caso di manifesta, pubblica eresia, espressa in termini inequivocabili, che può essere detto senza dubbio che se tale proposizione n. 247 non è manifestamente eretica, allora nessun’altra cosa può essere detta tale. E’ moralmente impossibile che uno che manifestamente mostra un tale disprezzo per un dogma di fede definito, chiaramente negandolo, può essere creduto come possedente validamente l’ufficio di Romano Pontefice. San Francesco d’Assisi previde che un papa non eletto canonicamente non sarebbe stato “un vero pastore ma un distruttore”. Bergoglio perfettamente corrisponde alla descrizione.

CONSIDERAZIONI IN SINTESI

Proprio ieri Radio Spada, quasi «presagendo guai», aveva pubblicato con allarme e preoccupazione la denuncia: LE VERE ORAZIONI DI SANTA BRIGIDA E QUELLE MUTILATE!» dove si faceva esplicito riferimento ai n° 247 e 249 della «Evangelli Gaudium», esprimendo seri dubbi. Esempio di ragionamento ipotetico: Per bontà e prudenza, voglio pensare che quanto al tema specifico (Chiesa e Giudaismo), qui trattato brevemente, abbia ragione la «CHIESA CONCILIARE»: se così fosse, la CHIESA CATTOLICA sbaglierebbe e loro avrebbero quindi ragione, poiché le due dottrine sono palesemente in contrasto, e non lo dico certo io ma lo insegna la Chiesa docente. Il motivo per cui essi, la «CHIESA CONCILIARE», abbisognano di dichiarare queste novità, è certamente per CORREGGERE gli errori della Fede che invece la CHIESA CATTOLICA ha annunciato per circa 2000 anni. Avessero per assurda ipotesi ragione loro, ovvero la «CHIESA CONCILIARE», … proprio per questo, nell’uno e nell’altro caso, la loro fede è diversa da quella Cattolica, e quindi la dottrina ci insegna che non possono essere ritenuti CATTOLICI! E se non si è Cattolici, come abbiamo visto, non può esserci alcuna appartenenza al «Corpo mistico» (Catechismo Maggiore ai n° 115 ss.).

Ad un primo sguardo, la «Evangelii Gaudium» risulta esporre concetti probabilmente secondo uno stile condannato dalla «Auctorem Fidei» di papa Pio VI, al n° 94 si avvicina pericolosamente a varie proposizioni condannate dal «Lamentabili Sane Exitu» (58,62,63,64) e dalla «Pascendi Dominici Gregis» di papa s. Pio X, ai n° 246 e 254 sembra incentivare il pancristianesimo condannato dalla «Mortalium Animos» di papa Pio XI, inoltre pare che alcune interpretazioni date alla Scrittura siano in violazione al dogma cattolico definito dalla «Provvidentissimus Deus» di papa Leone XIII, contro le promesse del  «Giuramento Antimodernista» di papa s. Pio X, contro la «Professio Fidei Tridentina» e contro la Costituzione dogmatica «Dei Filius» di papa Pio IX. 

Come insegna il concilio Vaticano I, «ai successori di Pietro non fu promesso lo Spirito Santo perché, per sua rivelazione, manifestassero una nuova dottrina, ma perché, per la sua assistenza, custodissero inviolabilmente ed esponessero con fedeltà la rivelazione trasmessa dagli apostoli, ossia il deposito della Fede» [Concilio Vaticano I, De Eccl. Christi. cap. 4]. Pertanto dal consenso universale del Magistero ordinario della Chiesa si trae un argomento certo e sicuro. Nella «Evangelii Gaudium» sembra che non si ravvisi il soddisfacimento di tale promessa, pertanto non si dovrebbe accludere agli atti Magistero della Chiesa ma di anti-chiesa, come insegna la Chiesa (Cf. 1Cor 12,3; 1Cor 16,22 Gl 1,8-9).

Va ricordato che il Magistero ordinario si esercita attraverso atti come le Encicliche, le Costituzioni e le Esortazioni apostoliche, i Motu proprio, i Discorsi. L’infallibilità spetta pure al Concilio ecumenico, se d’accordo col Papa che ne approva le decisioni…, e al Magistero universale-ordinario quando —sempre in materia di Fede e morale— si svolge sotto la tacita approvazione del Vicario di Cristo. L’infallibilità pontificia è dogma di fede, solennemente definito da Pio IX nel Concilio Vaticano I, il 18 luglio 1870 [Denzinger, 3074]. Per chi rigetta per principio le dichiarazioni dogmatiche della Chiesa preconciliare, come spesso accade, è possibile ricordare ad esempio anche la  DICHIARAZIONE CIRCA LA DOTTRINA CATTOLICA SULLA CHIESA PER DIFENDERLA DA ALCUNI ERRORI D’OGGI, Prefetto Francesco Card. Seper, 24.06.1973, ratifica e conferma Paolo VI, 11.05.1973: «Fondandosi appunto su questa verità, il Concilio Vaticano I definí qual è l’oggetto della Fede cattolica: “Si devono credere con fede divina e cattolica tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o trasmessa, e che dalla Chiesa, con solenne giudizio o nel Magistero ordinario e universale, sono proposte a credere come divinamente rivelate”. Di conseguenza, l’oggetto della fede cattolica —che specificamente va sotto il nome di dogmi— come necessariamente è ed è sempre stato la norma immutabile per la fede, altrettanto lo è per la scienza teologica».

Come insegna dogmaticamente Leone XIII in Satis Cognitum«Per questo i padri del concilio Vaticano (Primo) nulla hanno decretato di nuovo, ma solo ebbero in vista l’istituzione divina, l’antica e costante dottrina della Chiesa e la stessa natura della Fede, quando decretarono: “Per Fede divina e cattolica si deve credere tutto ciò che si contiene nella parola di Dio scritta o tramandata, e viene proposto dalla Chiesa o con solenne definizione o con ordinario e universale magistero come verità da Dio rivelata”».

Ora, se il cattolico DEVE CREDERE «tutto ciò che si contiene nella parola di Dio scritta o tramandata, e viene proposto dalla Chiesa […] con ordinario e universale magistero come verità da Dio rivelata», perché lo insegna la Chiesa docente, il cattolico DEVE CREDERE anche: “… si rivolge al popolo ebreo, la cui Alleanza con Dio non è mai stata revocata, perché «i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11,29). La Chiesa, che condivide con l’Ebraismo una parte importante delle Sacre Scritture, considera il popolo dell’Alleanza e la sua fede come una radice sacra della propria identità cristiana (cfr Rm 11,16-18). Come cristiani non possiamo considerare l’Ebraismo come una religione estranea, né includiamo gli ebrei tra quanti sono chiamati ad abbandonare gli idoli per convertirsi al vero Dio (cfr 1 Ts 1,9). Crediamo insieme con loro nell’unico Dio che agisce nella storia, e accogliamo con loro la comune Parola rivelata” (Evangelii Gaudium, n° 247).

Attenzione, anche nella Evangelii Gaudium, come nella Nostra Aetate, sembra esserci la solita ambiguità detestabile (cf. Auctorem Fidei, Pio VI): quando si parla di “alleanza con Dio mai revocata” l’autore usa precisamente; “popolo ebreo“; solo successivamente viene  usato il termine “Ebraismo” e riferendolo ad altro, tuttavia in questo caso, dal contesto esplicito  precedente e successivo, si capisce esattamente che per “popolo ebreo“, l’autore intende “Ebraismo contemporaneo“, ovvero i negatori di Cristo Messia.

Due considerazioni di fede cattolica: 1) Come può il cattolico credere nel n° 247 della «Evangelii Gaudium» e nello stesso tempo rimanere cattolico? 2) Come può la «Evangelii Gaudium» usare la Scrittura per insegnare quella che anche da padre Kramer, ma da tutta la Chiesa docente prima di lui, è ritenuta ERESIA? Padre Kramer sostiene, così come il Diritto canonico prevede: SEDE VACANTE.

***

Giuramento anti modernista di San Pio X: Condanno parimenti quel sistema di giudicare e di interpretare la sacra Scrittura che, disdegnando la tradizione della Chiesa, l’analogia della fede e le norme della Sede apostolica …
Professio fidei tridentina: Io N. con fede sicura credo e professo tutto e singolarmente quanto è contenuto nel simbolo di fede di cui fa uso la santa romana Chiesa, cioè…. Fermissimamente ammetto ed accetto le tradizioni ecclesiastiche e le altre osservanze e costituzioni della stessa Chiesa. Ammetto pure la sacra Scrittura secondo l’interpretazione che ne ha dato e ne dà la santa madre Chiesa, alla quale compete giudicare del senso genuino e dell’interpretazione delle sacre Scritture, né mai l’intenderò e l’interpreterò se non secondo l’unanime consenso dei padri.
Papa Pio IX – Concilio Vaticano Primo – Cost. Dei Filius: Quindi deve essere approvato in perpetuo quel significato dei sacri dogmi che la Santa Madre Chiesa ha dichiarato, né mai si deve recedere da quel significato con il pretesto o con le apparenze di una più completa intelligenza. Crescano dunque e gagliardamente progrediscano, lungo il corso delle età e dei secoli, l’intelligenza e la sapienza, sia dei secoli, sia degli uomini, come di tutta la Chiesa, ma nel proprio settore soltanto, cioè nel medesimo dogma, nel medesimo significato, nella medesima affermazione. 
***
Ebrei 8,13: “Dicendo però alleanza nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima; ora, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a sparire”. (Cf. Mt 26,28; Mc 14,24; 2Cor 3,10; Eb 7,22; Eb 8). Concilio di Firenze: “La sacrosanta Chiesa Romana… crede, professa ed insegna fermamente che la materia riguardante l’Antico Testamento, la Legge Mosaica, che si divide in cerimonie, riti sacri, sacrifici e sacramenti, poiché essi vennero stabiliti per significare qualcosa di non ancora avvenuto, anche se furono propri del culto divino di quel tempo, dopo la venuta di Nostro Signore, essi hanno CESSATO la loro funzione, e hanno avuto inizio i sacramenti del Nuovo Testamento”(D.S. 1348). “In senso biblico l’Alleanza è il patto di reciproca fedeltà tra Dio e il popolo ebraico. Esso è stato celebrato più volte da Dio con Noè (Gen. IX,1-17), con Abramo (Gen. XVII,1-14), con Giosuè (Gs. XXIV,25-26), con tutto il popolo sotto il re Giosia (Ne, X,1). Più interessante quella con Mosè sul Sinai: è la più solenne perché per essa Israele diventa speciale proprietà di Jahvè; è la più chiara anticipazione di quella definitiva stipulata da Dio con l’umanità intera nel sangue di Gesù (Mt. XXVI,27-8;  ICor. XI,25), per la quale diventiamo figli di Dio (Rm. VIII,14), riceviamo lo Spirito (IICor. III,6), non siamo più schiavi, ma liberi (Gal. IV, 22-23, 31). San Paolo sottolinea la superiorità della nuova rispetto all’antica a. (Ebr. IX,11-14): la nuova, essendo unica e definitiva, valida solo dopo e per la morte di Cristo, propriamente è detta «testamento»” [Dizionario del cristianesimo, E. Zoffoli, Sinopsis, 1992]. Il Catechismo Tridentino, difatti, al Can. 216: “Nella consacrazione del vino […] si deve ritenere per fede che essa è costituita dalle parole (Conc. Florent., sess XI, Decr. pro Iacobitis): “Questo è il calice del sangue mio, della nuova ed eterna Alleanza [mistero della fede] che per voi e per molti sarà sparso a remissione dei peccati”. […]nessuno potrà dubitare di questa forma […]  seguono le parole “della nuova Alleanza”, per farci intendere che il sangue del Signore viene offerto agli uomini nella nuova Alleanza, ma in realtà non in figura, come nella vecchia Alleanza, di cui san Paolo scrivendo agli Ebrei ha detto che non fu stipulata senza sangue (Eb 9,18). Perciò l’Apostolo ha scritto: “Gesù Cristo è mediatore della nuova Alleanza affinché, avvenuta la sua morte per riscattare le trasgressioni commesse sotto la prima Alleanza, i chiamati ricevano l’eterna eredità, loro promessa” (Eb 9,15).”. Abramo è venerato ugualmente da ebrei, cristiani e mussulmani come “padre nella fede”; Gesù, in Giov. VIII, 33 e succ., ai Giudei che vantano la loro discendenza da Abramo oppone che non va intesa la “stirpe” carnale bensì quella spirituale nell’imitazione di Abramo, il proseguirne le opere; in Mat. III,9 e Lc. III,8 si legge di un Giovanni Battista che predica così ai Giudei “Non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre”; in Gal. III, 28 e succ. l’Apostolo Paolo dice “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.”. In Rm IV, 9 e succ. si legge che la beatitudine non è concessa ai circoncisi in quanto tali, per presunta “stirpe”, ed quindi “Noi diciamo infatti che la fede fu accreditata ad Abramo come giustizia. Come dunque gli fu accreditata? Quando era circonciso o quando non lo era? Non certo dopo la circoncisione, ma prima. Infatti egli ricevette il segno della circoncisione quale sigillo della giustizia derivante dalla fede che aveva già ottenuta quando non era ancora circonciso; questo perché fosse padre di tutti i non circoncisi che credono e perché anche a loro venisse accreditata la giustizia e fosse padre anche dei circoncisi, di quelli che non solo hanno la circoncisione, ma camminano anche sulle orme della fede del nostro padre Abramo prima della sua circoncisione.”. Nella lettera di Giacomo II,20 e succ. si legge “Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza valore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull’altare? Vedi che la fede cooperava con le opere di lui, e che per le opere quella fede divenne perfetta e si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio.” . Sono i Giudei che sembrano vantarsi di essere “stirpe di Abramo” ma è assolutamente fuori luogo, a parer mio, che si avalli questa credenza poiché, come abbiamo visto, “non c’è stirpe di sangue e non c’è razza”; Abramo fu il più grande patriarca, uomo santo e di provata fede, e Cristo confermò la discendenza di Abramo in coloro i quali seguono la Verità, la Parola, scacciano il peccato e la menzogna e credono in Lui, si battezzano. Leggiamo il Battista: “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile” (Lc. III,16-17). Sappiamo dalla Rivelazione che “in Gesù Cristo la benedizione di Abramo passa alle Genti” (Gal III,14), Gesù nel Vangelo dice ai farisei: “non dite: Abbiamo Abramo per padre” (Mt III,9; Lc III,8), “la discendenza, deriva dalla fede di Abramo” (Rm IV,16), “quelli che hanno fede, son benedetti con Abramo che credette” (Gal III,9).Si può dire, senza paura di sbagliare, che la “stirpe di Abramo” è in chi accetta la Parola di Cristo, nel battezzato (Sacramento, di sangue, in voto), in colui che è in comunione con Abramo ed i santi; come ci insegna San Pio X, infatti, “Non appartengono alla comunione dei santi nell’altra vita i dannati ed in questa coloro che si trovano fuori della vera Chiesa (Giudei, apostati, scismatici, eretici, infedeli, scomunicati)”.

APPROFONDIMENTO PER PUNTI

1426749_458392580948771_959120464_n

La dichiarazione di padre Kramer poggia CHIARAMENTE sul Diritto canonico, ovvero il Rev. Padre, agendo secondo fede cattolica e consapevolmente, per conservare la fede medesima, quindi per evitare di essere scismatico, necessariamente ha reso nota la constatazione di Sede vacante. Radio Spada (Copyright 2013) ha analiticamente affrontato la vicenda nei seguenti studi ed in tanti altri:

La Chiesa romana non si è scostata mai da norme così savie… Ai tempi di Donato, S. Agostino abbatteva Gaudenzio con questo terribile dilemma:

Ditemi in grazia, è morta la Chiesa, o no? Se è morta, qual è la Chiesa che ha dato alla luce Donato? Se non è morta, che pazzia è questa mai di Donato di volerne stabilire una? (Contra Gaud. lib. II, c. 8). Lo stesso ragionamento può ripetersi contro tutte le sedicenti Chiese, questo è quanto il Barbier sostiene ne I Tesori di Cornelio ALapide.

Cosa ci dice l’Abbé Barbier?

La vera fede e la vera Chiesa sono talmente inseparabili, che se intorno ad un solo punto, quello p. es. dell’invocazione dei Santi, la Chiesa si allontanasse dalla vera fede, sarebbe necessariamente ere­tica, cesserebbe sul fatto di essere la Chiesa di Dio e diventerebbe la Chiesa di Satana; a quel modo che una persona, la quale erra su di un articolo qualunque di fede, non è più ortodossa, ma eretica, benché intorno a tutti gli altri punti senta con gli ortodossi.

Difatti anche Sant’Alfonso conferma questo principio di Diritto divino, ma visto che c’è qualcuno che dicesi cattolico ma ancora nega queste verità elementari di fede, è bene rinfrescare le memorie. Fosse anche un Papa ad allontanarsi – nel governo – con pertinacia da una verità di fede rivelata, a questi un concilio detto imperfetto (o un conclave) può solo ratificare (o dichiarare) che egli è stato privato di ogni giurisdizione. Nella versione del testo Verità della Fede [Volume primo, Giacinto Marietti, Torino, 1826, alla pagina 142] si leggono le parole del santo Dottore:

La seconda cosa certa si è, che quando in tempo di scisma si dubita, chi fosse il vero papa, in tal caso il concilio può esser convocato da’cardinali, e da’ vescovi; ed allora ciascuno degli eletti è tenuto di stare alla definizione del concilio, perchè allora si tiene come vacante la sede apostolica. E lo stesso sarebbe nel caso, che il papa cadesse notoriamente e pertinacemente in qualche eresia. Benché allora, come meglio dicono altri, non sarebbe il papa privato del pontificato dal concilio come suo superiore, ma ne sarebbe spogliato immediatamente da Cristo, divenendo allora soggetto affatto inabile, e caduto dal suo officio. 

Io dunque così ragiono, dice il Barbier: Quando comparve Calvino, o la Chiesa era mancata (sostiene lui), ovvero no … posto che fosse mancata, e fin dai tempi di S. Gregorio Magno, secondo che vogliono i novatori, ne viene di conseguenza essere il mondo stato privo per novecent’anni di religione, di sacramenti, di Chiesa, di mezzi di salute: in quest’ipotesi Gesù Cristo ha abbandonato la sua Sposa, cessò il suo regno eterno, per conseguenza le porte dell’inferno hanno prevalso contro la Chiesa nonostante la solenne ed esplicita parola del Redentore; dunque Gesù Cristo ha mentito. Allora Calvino nacque fuori della Chiesa, non è mai stato uno de’ suoi membri, ma un infedele, un pagano; non avrebbe dovuto dunque essere ricevuto e ascoltato come fedele dal popolo e dal mondo, ma essere piuttosto disprezzato e ri­gettato come non appartenente alla Chiesa. Se al contrario la Chiesa non era mancata, se Calvino nacque, fu battezzato, allevato ed istruito nella sincera fede e nella vera Chiesa, egli è divenuto apostata. Per conseguenza, istituendo una Chiesa riformata, non ha stabilito la vera Chiesa, la Chiesa apostolica, ma una Chiesa d’apostasia, di scisma, d’eresia…

« In Dio, dice S. Giacomonon vi può essere cangiamento, nè al­ternativa di adombramento » — Apud quem non est transmutatio, nec vicissitudinis obumbratio (Iac. I, 17).

Tale è anche la Chiesa, alla quale convengono quelle magnifiche parole d’Isaia:

« Guardate Sionne, la città delle nostre feste: gli occhi vostri vedranno Gerusa­lemme, il soggiorno dell’abbondanza, la tenda inamovibile; i piuoli che la tengono infitta al suolo non saranno mai strappati, nè si lo­goreranno le funi che insieme la legano » — Respice Sion, civitatém solemnitatis nostrae: oculi tui videbunt Ierusalem, habitationem opulentam, tabernaculum quod nequaquam transferri poterit; nec auferentur davi eius in sempiternum, et omnes funiculi eius non rumpentur (Is. XXXIII, 20).

« Sì, il Signore del Cielo susciterà un regno che non sarà mai distrutto, ma durerà eterno » —Suscitabit Deus coeli regnum, quod in aeternum non dissipabitur, ipsum stabit in aeternum (Ib. II, 44). « Ed egli medesimo (il Signore Iddio), soggiunge Michea, regnerà su la sua Chiesa per tutti i secoli » — Et regnabit Deus super eos in monte Sion, ex hoc nunc et usque in saeculum (Mich. IV, 7).

Ancora il Barbier:

… ci dicano, i protestanti, quando ebbe principio la Chiesa romana, ci accennino l’autore della religione cattolica, c’indichino’ l’epoca ed il luogo in cui diede i suoi primi passi. Dov’erano trecent’anni fa le Chiese dei luterani, dei calvinisti? In nessun luogo; ma la Chiesa ro­mana già esisteva.

Essa esisteva prima che avessero vita Ario, Nestorio, Cerinto, Ebione, Simon Mago, e noi sfidiamo gli avversari a segnare il principio della Chiesa romana in un tempo posteriore a quello degli Apostoli… […]  Le sette riboccano di mutamenti a tal segno da fare una confusione, un orribile caos. Oggi è una formula di fede, domani un’altra, e se ne videro anche pullulare parecchie nello stesso tempo:

quasi che quello che era ieri verità di fede non dovesse più esserlo oggi, perchè sono mutati i tempi e gli interessi. E donde questa infi­nità di variazioni, se non da ciò che appena sottrattisi all’autorità della Chiesa e impugnatene le decisioni, gli eretici, non ebbero più regola sicura da seguire? Essi si dànno in balìa à tutti i traviamenti del loro spirito individuale e diventano guide a se medesimi. Tutti i settari, antichi e recenti, hanno volto la Scrittura a differenti interpretazioni, secondo il particolare disegno di religione foggiatosi in mente, e tutti hanno vicendevolmente condannato queste spiegazioni.

Aggiunge il Barbier:

La Chiesa cattolica, apostolica, romana rimase invariabile da Gesù Cristo in qua per la sua unità nella fede, nei sacramenti, nelle sue leggi, nel’ suo capo. Ella ha veduto succedersi alla sua testa una non interrotta genealogia di sommi Pontefici e di vescovi; noi ne siamo certi per le storie e per i monumenti autentici che ci notano la succes­sione dei primi pastori non solamente di secolo in secolo, ma di anno in anno.

E non importa se si è talvolta protratta per mesi ed anche per anni l’elezione di un nuovo Papa, o se sorsero antipapi; l’inter­vallo non distrugge la successione, perchè allora il clero ed il corpo dei vescovi sussiste tuttavia nella Chiesa, con intenzione di dare un successore al defunto Pontefice non appena le circostanze lo permettano.

Il concilio di Costanza – ricorda il Barbier – dichiara eretico colui che intorno agli articoli di fede pensa diversamente da quello che insegna la Chiesa di Roma. Il Liguori dice essere pienamente convinto, che coloro i quali sostengono che qualunque romano Pontefice può sbagliare ne’ suoi decreti su la fede, recano nella Chiesa la peste e la rovina; e la storia prova che quelli i quali resistettero superbi ai decreti della santa Sede, cominciarono con lo scisma, finirono nell’eresia.

Appoggiati a tutte queste ragioni, il Suarez (Lib. Ili, de Fid. defen.), il Bannez ed il Bellarmino (lib. IV, de Pontif. rom. c, II) dichiarano l’infallibilità del Papa quasi dogma di fede, e dicono erroneo e prossimo all’eresia il sentimento contrario. Eccetto i gallicani, che sono pochissimi, tutti i vescovi in generale riconoscono l’infallibilità del Papa.

San Pio X riassume questa verità di fede nel Catechismo Maggiore:

115. La Chiesa docente può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio? 
La Chiesa docente non può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio: essa è infallibile, perchè, come promise Gesù Cristo, “lo Spirito di verità” * l’assiste continuamente. * Giov., XV, 26

116. Il Papa, da solo, può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio? 
Il Papa, da solo, non può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio, ossia è infallibile come la Chiesa, quando da Pastore e Maestro di tutti i cristiani, definisce dottrine circa la fede e i costumi.

117. Può altra Chiesa, fuori della Cattolica-Romana, essere la Chiesa di Gesù Cristo, o almeno parte di essa? 
Nessuna Chiesa, fuori della Cattolica-Romana, può essere la Chiesa di Gesù Cristo o parte di essa, perchè non può averne insieme con quella le singolari distintive qualità, una, santa, cattolica e apostolica; come difatti non le ha nessuna delle altre Chiese che si dicono cristiane.

122. Che significa ” comunione dei santi ” ? 
Comunione dei santi significa che tutti i fedeli, formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che è e si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale, purché non ne siano impediti dall’affetto al peccato.

124. Chi è fuori della comunione dei santi? 
E’ fuori della comunione dei santi chi é fuori della Chiesa, ossia i dannati, gl’infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati.

127. Chi sono gli eretici? 
Gli eretici sono i battezzati che si ostinano a non credere qualche verità rivelata dà Dio e insegnata dalla Chiesa, per esempio, i protestanti.

128. Chi sono gli apostati? 
Gli apostati sono i battezzati che rinnegano, con atto esterno, la fede cattolica già professata.

Nel Codice di Diritto Canonico del 1917 si legge:

“ Tutti gli apostati dalla fede Cristiana, e tutti gli eretici e scismatici: sono ipso facto scomunicati … Il Delitto di Eresia: procura una scomunica ipso facto. Questa basilare scomunica è la pena incorsa da tutti gli eretici… Un eretico… è in tal modo incorso nella scomunica ed ha perso la appartenenza alla comunione generale di quella società (la Chiesa)“.

1390540_183810465143856_902197214_n

Nella Mystici Corporis Pio XII dice chiaramente “secondo l’ordine di Dio”, si parla di Diritto Divino:

In realtà, tra i membri della Chiesa bisogna annoverare esclusivamente quelli che ricevettero il lavacro della rigenerazione, e professando la vera Fede, né da se stessi disgraziatamente si separarono dalla compagine di questo Corpo, né per gravissime colpe commesse ne furono separati dalla legittima autorità. “Poiché — dice l’Apostolo — in un solo spirito tutti noi siamo stati battezzati per essere un solo corpo, o giudei o gentili, o servi, o liberi” (I Cor. XII, 13). Come dunque nel vero ceto dei fedeli si ha un sol Corpo, un solo Spirito, un solo Signore e un solo Battesimo, così non si può avere che una sola Fede (cfr. Eph. IV, 5), sicché chi abbia ricusato di ascoltare la Chiesa, deve, secondo l’ordine di Dio, ritenersi come etnico e pubblicano (cfr. Matth. XVIII, 17). Perciò quelli che son tra loro divisi per ragioni di fede o di governo, non possono vivere nell’unita di tale Corpo e per conseguenza neppure nel suo divino Spirito.

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

N.B. immagini tratte dal web