Assistenza sessuale ai disabili: the show must go on

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Pensavamo che il movimento di assistenza sessuale ai disabili avesse registrato un’evidente flessione. Max Ulivieri e sodali s’erano forse seduti sugli allori, paghi del risalto mediatico mendicato attraverso la loro pruriginosa avanguardia sessuale d’accatto, che continua a solleticare assonnate platee pomeridiane di casalinghe al riposo dal lavoro domestico (non siamo riusciti a contare più le varie ospitate presso le trasmissioni televisive, come Lucignolo, Forum, Le Iene, ecc. ecc.)?

La fiacchezza dei recenti “colpi” sparati dai nostri paladini in tema di assistenza sessuale ai disabili era sensibile. Cartucce difettose, come quella dell’arsenale della De Angelis, inaugurante l’anno nuovo col trito e ritrito adagio psico-energetico-sessuale al retrogusto di zolfo, impregnato di sentimentalismo e con un occhio all’impegno sociale e politico (“Sì, guido i disabili alla scoperta del piacere”, settimanale TU STYLE del 28 gennaio 2014, Mondadori, pagine 46-47). Già: per andare a finire su un giornale da sala d’aspetto della parrucchiera a tiratura nazionale serve a poco essere “quasi laureate” in Scienze della Comunicazione. Bisogna invece rimboccarsi le maniche (è un modo di dire, se ci si riferisce ad una “modella di nudo” che, con lo pseudonimo “Morya”, ha partecipato al calendario Transavanguardie 2013), ed esibirsi nella solita tiritera che unisce la Teosofia spicciola più disagiata delle periferie esistenziali del Tufello con lo stilema morettiano insoddisfatto e noioso del faccio cose, vedo gente, vomitato dal retrobottega di qualche sacrestia di qualche circolo post-comunista:

[…] Leggevo molti libri sull’energia sessuale e su come la si può trasmettere, […] montagne di libri di filosofia e psicologia. Ero interessata, in particolare, alla crescita spirituale che passa attraverso il risveglio sessuale. Inoltre, facendo la modella di nudo per fotoamatori, stavo cercando di sperimentare un contatto più profondo anche con il mio corpo.

Io non offro un rapporto mercenario, aiuto volontariamente i disabili anche per quanto riguarda il delicato aspetto della loro sessualità, e non mi vergogno quando spiego che cosa faccio. […] Invece, fare l’assistente sessuale è un lavoro. […] Io l’ho scoperto quasi per caso dopo aver lasciato l’università. […] Io trasmetto energia, amore che cura […] Per me, questa è una specie di vocazione, per ora volontaria. Ma se fosse regolata legalmente, come succede negli altri Paesi europei, potrebbe diventare una professione perché è prevista una tariffa oraria. Del resto, ogni lavoro deve avere una retribuzione, anche per una questione di dignità.

Uhm, la nostra si produce nella solita solfa. In sostanza: povera Italietta, che non sta al passo di altre nazioni europee, dove la figura dell’assistente sessuale è presente! Un momento…eppure proprio Max Ulivieri smentisce. Scoop: ci dice che tale figura non esiste negli altri paesi. I nostri amici fan del sesso per tutti allora stavano bluffando! Leggete qui, il commento rivelatorio, della fine del Marzo 2014:

Caro Ivano, vorrei fare delle precisazioni utili anche a Voi. Intanto la Svizzera non ha regolamentato nulla a riguardo dell’assistenza sessuale. In Svizzera non esiste una definizione di questa figura. Ci sono associazioni, al momento una, che organizzano corsi (a pagamento) dove viene insegnato questa “professione”. La metto tra virgolette perché professione non è. Alla fine del corso se tutto è andato bene, la persona viene aiutata a mettersi in contatto con i disabili che la richiedono. Sapete però questa persona com’è inquadrata in Svizzera? Come prostituta, o prostituto. Lo so perché collaboro con loro da un paio di anni. Stessa cosa nella altre nazioni. A essere regolamentata in questi Paesi è solo la prostituzione. Quindi queste persone sono sì specializzate in disabilità e sessualità ma non hanno un inquadramento professionale. Non se ne preoccupano, visto che non rischiano nulla, pure se viste come prostituzione. In Spagna è la stessa cosa.

Occhio che le bugie fanno crescere il naso e null’altro! Nel 2013, quando Ulivieri già collaborava con gli svizzeri, come specificato nel suo intervento riportato sopra, rilasciava un’intervista a Repubblica, che riporta testualmente quanto segue:

In Svizzera, Danimarca, Olanda, Svezia e Germania […] ci sono associazioni che si occupano di questo tipo di assistenza. Addirittura in Olanda il servizio è a carico del servizio sanitario nazionale.

Invitiamo i lettori a fare ricerche su Google, e contare quante altre volte questa storia della figura istituzionalizzata è stata ripetuta.

Evidentemente Max Ulivieri mente in una delle due affermazioni. Oppure dobbiamo pensare che Repubblica e gli altri giornali (provare per credere!) abbiano riportato malamente il suo virgolettato. Questa cosa è stata ripetuta alla noia. Perché Ulivieri non ha smentito le dichiarazioni riportate a Repubblica (e Messaggero? e Huffington Post? e Unità? ecc. ecc.)? A pensar male si fa peccato, lo sappiamo. Possiamo azzardare che un anno fa fosse più “strumentale” alla causa sbattere sul muso dell’opinione pubblica la patetica storia del “tutti ce l’hanno tranne l’Italia”; adesso invece le condizioni sono mutate, e bisogna rivendicare il ruolo di spicco, l’avanguardia dura e pura. Prosegue Ulivieri:

L’unica nazione che ha presentato un ddl per rendere questa figura professionalmente riconosciuta, è la Francia. Purtroppo il loro ddl è stato bocciato 2 volte. E sapete chi è l’altra unica nazione che ci sta provando? L’Italia. Grazie al mio comitato e un parlamentare con cui stiamo depositando il ddl. Tanto per far chiarezza.

Ecco la notiziona! A dimostrarci che sotto la cenere ha covato per molto tempo molta brace incandescente, arriva come un fulmine a ciel sereno la presentazione del DDL sull’assistenza sessuale ai disabili.

Non si tratta, per i più distratti, della quasi omonima iniziativa del Sen. Antonio Razzi (FI), che pure riscuote la nostra simpatia, perché l’autore rilascia dichiarazioni adamantine, ripetendo con chiarezza che l’assistenza sessuale in ogni caso è prostituzione. Il DDL Razzi ha battuto al fotofinish quello della cordata che ha come primo firmatario Sergio Lo Giudice (PD).

Ed ecco le lamentele in merito, espresse da Max Ulivieri:

[…] Giorni fa mi arriva un messaggio […] con in allegato un articolo: “Il senatore Razzi propone gli ‘operatori di assistenza sessuale’”. Per mia fortuna non posso stare in piedi e quindi non sono caduto, ma ho sobbalzato quel tanto da rischiare pure da seduto. Concordo sul fatto che una battaglia sia importante vincerla con ogni mezzo e con ogni “soldato” che si allea.

Permettetemi, però, di esprimermi le mie perplessità. Non appena ho ritrovato un minimo di equilibrio psico-fisico rivado a leggere l’articolo e lo stupore si trasforma in un grande punto interrogativo: ma che ha scritto? L’assistenza sessuale come figura legata alla disabilità non c’entrava nulla. Il disegno di legge di Razzi […] riguarda la prostituzione.

In sostanza ha fatto un restyling del nome a chi opera come prostituta/o. Questo di certo non mi ha fatto piacere. Non perché non ritengo sia necessaria la regolamentazione della prostituzione che, anzi, mi auguro avvenga e sia fatta con serietà. Il fatto è che ha usato un termine che in tutta Europa ha ben altro significato e collocazione.

Ecco quindi che Ulivieri ci tiene ai termini! Avevamo visto, in passato, come si fosse arrabbiato contro chi aveva usato indebitamente il termine di assistente sessuale per i disabili™. Con le parole non si scherza. Quando invece si tratta di mandare avanti la battaglia, Ulivieri non guarda in faccia a nessuno. Non bisogna fare gli schizzinosi: va benissimo la collaborazione col mondo dello scambismo e dei club privée, con ex appartenenti al NAR riciclatisi nel mondo della prostituzione, e anche il fronte politico può e deve essere il più vario possibile. D’altronde lo dice lui stesso: “Concordo sul fatto che una battaglia sia importante vincerla con ogni mezzo e con ogni soldato che si allea”. E allora via con la giostra. Se i primi ammiccamenti erano stati con M5S e SEL, e non era stata rifiutata la mano tesa dall’ambiente radicale (FaiNotizia, Associazione Luca Coscioni, Certi Diritti) – mano “presa al volo” anche dal transfugo ex neofascista Flavio Serpieri Koea, il progetto politico di Ulivieri aveva bisogno di appoggi più solidi. E cosa c’è di più solido, per certe tematiche, dal punto di vista parlamentare, che il Partito Democratico? Ben 9 degli 11 firmatari del DDL al Senato sono in quota PD (ai quali si aggiungono Ichino, Scelta Civica, e Mastrangeli, cacciato dal M5S, ora nel Gruppo Misto). Tra i rimanenti 9, come detto, tutti del PD, figurano ben 7 donne. Di Lo Giudice possiamo leggere diffusamente del suo impegno nell’animato mondo LGBT (tra l’altro, è stato presidente nazionale di Arcigay, e ora ne è presidente onorario). Strano che il movimento per l’assistenza sessuale ai disabili non avesse ancora la sua sponda arcobaleno, non trovate? Aspettiamo i nostri cari parlamentari al varco di eventuali votazioni.

Il dominus Ulivieri rivendica in toto la paternità dell’iniziativa, e anzi mostra, dal suo account Facebook, un certo disappunto per come è stata trattata mediaticamente la faccenda:

Questa premessa per aggiornarvi sul ddl sull’assistenza sessuale. Come sapete dobbiamo una conferenza stampa a Roma per presentarlo, a fine mese. Bene. Abbiamo già diversi Senatori che lo hanno firmato. Notizia positiva. Notizia negativa, uno di loro ha avuto la brillante idea di pubblicarlo sul suo sito, bruciandoci la conferenza (che faremo lo stesso). Naturalmente l’agenzia di stampa si è già buttata sull’avvenimento e ha inviato la sua pubblicazione a tutti i giornali. Calma. Faccio un respiro profondo e mi concentro sulla bella notizia, ricordando che abbiamo iniziato il tutto solo poco più di 1 anno fa e siamo già in Senato.

Ulivieri mostra disappunto anche nei confronti dell’On. Ileana Argentin, per un’iniziativa analoga:

Lei scopiazza in qua e là, ma non è un ddl quello. Tra l’altro pure il convegno ha lo stesso nome di quello fatto da me a Udine.

Ma qual è il contenuto, in sostanza, di questo DDL? Sorvoliamo sul seguente scivolone del quale abbiamo già trattato: “La figura dell’assistente o accompagnatore sessuale è presente in Svizzera, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Austria”. Abbiamo visto che ciò probabilmente, secondo lo stesso Ulivieri, non corrisponde a verità.

Tra le altre cose, il preambolo della proposta di legge ci informa che:

Con la sentenza n.561 del 1987 la Corte Costituzionale ha precisato che essendo la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l’art. 2 Cost. impone di garantire. Ogni persona dovrebbe quindi avere la possibilità, indipendentemente dalla propria condizione di disabilità, di compiere scelte informate e responsabili riguardo alla propria salute sessuale e di disporre di opportunità e di mezzi adeguati a compiere tali scelte.

Si può contestare che cosa sia oggetto dell’espressione sessuale dell’individuo, perché teoricamente essa può abbracciare tutto, dal vestirsi secondo il proprio sesso, al “poter rimorchiare”, al potersi accoppiare con chicchessia. Di per sé è assoluto il diritto, cioè il diritto alla vita sessuale deve essere rispettato da tutti, ma non vi si può comprendere qualunque comportamento: i diritti dell’art. 2 sono quelli che devono valere verso tutti, per quello si chiamano soggettivi assoluti, ma non è una diretta conseguenza che siano anche arbitrari. Che poi, di fatto, spesso lo siano o cerchino di esserlo, siamo d’accordo, ma la legge sul loro contenuto è laconica. È tutto molto vago: di per sé è comprensibile che si possano fare scelte informate, ma che cosa è la salute sessuale? Che cosa significa scelta sessuale? Questo preambolo, a parer nostro, sembra fondarsi su degli espedienti lessicali poco felici.

A conferma che i guai non vengono mai da soli, dobbiamo registrare che l’avanzamento dal punto di vista normativo è stato accompagnato da una nuova primavera artistica tutta tesa a descrivere l’assistenza sessuale ai disabili con toni apologetici e quasi agiografici. Abbandoniamo quindi l’aspetto politico per tuffarci di nuovo nelle cronache un poco più mondane e culturali. Eh sì, ormai se non scrivi un libro o non dirigi un documentario sull’assistenza sessuale dei disabili non sei cool. I gloriosi tempi di “The Sessions” sembrano appartenere ad un’altra era geologica, ma qualcosa si muove.

Il cinema, innanzitutto. Non possiamo scrivere molto di un progetto della regista Roberta Torre, del quale ignoriamo lo stato di avanzamento. Il docu-film “The Special Need”, regia di Carlo Zoratti, invece, sta avendo una decente esposizione mediatica, e si è addirittura guadagnato un’ospitata da Fabio Fazio, nel suo contenitore “Che tempo che fa”. Sì, avete capito bene, Fabio Fazio, quello che, nella sua trasmissione, suole chiacchierare amabilmente con Calasso, Enzo Bianchi, Cacciari, Vito Mancuso, e altri personaggi dalla specchiata integrità e limpidezza di contenuti.

Il Signore indiscusso e incontrastato dell’assistenza sessuale in Italia, Max Ulivieri, poteva rimanere in silenzio, commentando l’evento? Non le ha mandate certo a dire, quando il suo invito di parlare in trasmissione di chi “porta avanti la battaglia” non è stato raccolto:

che senso ha presentare un libro o un film in TV se poi non dici nulla su cosa di concreto si sta facendo in Italia sull’argomento?

Parole sue.

Proviene dal cinema, e si è tuffata a pie’ pari nel mondo dell’assistenza sessuale. Parliamo di Giorgia Wurth. Era dal 2012 che continuava a rilasciare interviste in cui parlava del suo libro in cantiere, su sesso e disabilità: L’Accarezzatrice”. Chiaramente Max Ulivieri ha “fagocitato” anche lei, diventandone “personal social manager”. L’attrice non lesina complimenti per il suo dominus: “Massimiliano Ulivieri [è] una persona meravigliosa che ha anche un blog sul Fatto quotidiano. La mia missione è sostenerlo, al momento l’unica forza che ho è il libro”.

La Wurth è un’altra grande teorica del diritto al sesso:

la sessualità è un diritto, un’esigenza, come la fame e la sete!

In una delle tante interviste rilasciate, forse inconsapevolmente, scaglia però un fendente contro tutto il movimento dell’assistenza sessuale ai disabili:

In Svizzera nel 2009 lessi un articolo e decisi di indagare. Mi si è aperto un mondo. Il mio è un romanzo, ma il contesto è molto credibile, soprattutto per quel che riguarda i clienti”. Alla domanda “perché clienti e non pazienti?” risponde: “Intanto perché pagano. Anche se hanno un handicap, non vengono considerati malati da curare ma clienti cui fornire un servizio.

Già, parole sante! Il sesso non è una terapia. Se non fare sesso turba il disabile, allora turba parimenti il sano: chiunque potrebbe invocare lo stato di necessità. Visto che esso non è gratuito, quanto costerebbe in Italia questo “servizio”? Ciò è stato oggetto di dibattito anche sulla bacheca Facebook del nostro Max, che pubblica spesso le tante email che gli arrivano ogni giorno. Alcune sono esilaranti, e chiariscono benissimo qual è il potenziale “bacino d’utenza” dell’iniziativa dei nostri beneamati “paladini”:

io sono un uomo di 40 anni ed il mio desidero è affamato di relazionarmi con le donne in tutti i sensi con vari patologie infantili [sic].

Quella sul costo del servizio, o della terapia, o di come vogliate comunque chiamarla, era invece oggetto del seguente messaggio, il cui autore è ignoto:

[…] cioè volete legalizzare le prostitute per gli handicappati? Se avere sesso è un diritto, allora qualcuno deve esaurire questo diritto… E se non troviamo nessuno che voglia esaurire questo “diritto”? Ecco che si verrebbe a creare un dovere di qualcuno a fronte di un diritto di un altro… Questo non è un progetto di aiuto per gli handicappati. Ma un bel progetto commerciale per mercificare il sesso a vantaggio degli handicappati ricchi che potranno permettersi questo chiamandolo “diritto”, mentre, invece, di quelli poveri certo nessuno se ne occuperà. Di fronte a certe rivendicazioni c’è solo la sete di avidità, di denaro, di mercificazione di ogni cosa… e si ha il coraggio di venderlo come diritto, cura, problema sanitario ecc… Tutto è merce. Altro che scoperta del corpo, altro che etica. È solo l’etica del denaro e dell’interesse [nota redazionale: voto 4- per la forma, che è stata corretta dalla redazione, voto 8+ per il contenuto].

A commento del messaggio dell’ignoto pubblicato da Ulivieri, giunge il seguente:

[…] vorrei dire che anche io, quando ho appreso i costi che mediamente ha una prestazione di assistenza sessuale, sono rimasta molto sorpresa, e anche io, non ho potuto fare a meno di pensare, con disappunto, che solo chi è benestante se lo potrà permettere. Ho lavorato e lavoro ancora nel settore dell’assistenza alle persone non autosufficienti, e non posso fare a meno di chiedermi (e di chiedere a voi esperti, che state seguendo il progetto): come mai mediamente un’ora di assistenza (igiene personale, vestizione, pasto assistito che sia) costa dai 7 ai 12 euro (a seconda dell’agenzia o della cooperativa che eroghi il servizio); una doccia assistita costa dai 15 ai 20 euro (sempre a seconda dell’ente), mentre una seduta di assistenza sessuale dovrebbe avere un costo dell’ordine delle centinaia di euro?

Chiaramente l’Ulivieri ha completamente eluso la domanda, rispondendo in modo acido, utilizzando un classicissimo argomentum ad hominem:

vorrei intanto farti presente che in 30 anni che se ne parla nessuno aveva mai presentato un disegno di legge in Parlamento, noi invece ci siamo riusciti. Intanto dovresti ringraziare chi si è fatto il mazzo per questo.

Se questi sono gli argomenti, stiamo freschi.

di Severino Boezio

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Leggi le altre “puntate” dell’inchiesta di Radio Spada sull’assistenza sessuale ai disabili:
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