bergoglio

“Ti chiami Jorge Mario e vinci un viaggio in Terra Santa: tra la visita alla Grotta dell’Annunciazione di Nazareth e il Museo dell’olocausto cosa scegli? Ogni riferimento a Bergoglio che non andrà a Nazareth ma troverà il tempo per il Museo dell’olocausto non è puramente casuale”. (citato da C. S. Giuseppe Federici)

Questa notizia segue la precedente:  Bergoglio deporrà una corona sulla tomba di Theodor Herzl, fondatore del sionismo

Su questa nuova religione citiamo un passaggio ripubblicato recentemente sul libro Anche se non sembra:

[…] È quasi superfluo ribadire che una singola vita soppressa ingiustamente ha in sé un valore infinito. Se però, come accade puntualmente, le cifre vengono ripetute come fossero mantra, se chi osa discostarsi da esse viene ciclicamente trattato alla stregua di un criminale comune ed infine, se questa generica parola viene usata come un’arma tagliente, allora sì, può diventare anche una questione di numeri. Un’analisi storica che sia degna di questo nome deve parametrarsi anche con una possibile revisione di quanto affermato in precedenza, tanto nello studio dei rapporti internazionali quanto in quello delle persecuzioni. Chi pregiudizialmente non riconosce, nemmeno sul piano dialogico, gli avanzamenti e gli aggiornamenti effettuati in questi campi, decide liberamente di uscire dall’ambito storico per entrare in quello teologico, fatto di quei precetti, dogmi, canoni e liturgie che abbiamo brevemente descritto nelle righe precedenti. Non pare quindi fuori luogo la posizione di chi fa notare come questa progressiva mutazione porti indirettamente ed inevitabilmente a una “teologia della sostituzione”, in cui il “never ending Holocaust” citato dal quotidiano Haaretz sembra soppiantare l’Olocausto di cui si è parlato negli ultimi duemila anni, quello completo e volontario di Dio sulla Croce.