Dalla Presidente della Lega antipredazione riceviamo un ulteriore contributo al dibattito sull’espianto e trapianto degli organi umani (qui e qui le precedenti “puntate”). Rinnoviamo l’invito a chiunque sia interessato a replicare o a farci pervenire le sue osservazioni sul tema. [RS]

 

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Gentile Team di Radio Spada,

Innanzitutto grazie per aver pubblicato il nostro comunicato n.9 che individua una sequela di leggi e decreti che in pochi anni hanno portano la società al disprezzo della vita dei più deboli e alla mercificazione dei loro corpi. Forse dovuto alla concezione utilitaristica dello Stato che dichiarando “morti cerebrali” quelli che un incidente o una malattia  faranno cadere in coma, ottiene un risparmio e utilizzando quei corpi promuove enormi guadagni.

Dal vostro scritto capiamo che avete perfettamente percepito che il nostro obiettivo è di dare informazioni, quelle che vengono taciute dalla stampa ufficiale e dagli esponenti delle centrali trapiantistiche della Sanità pubblica, affinché ciascuna persona  elabori nella propria mente la propria direzione di vita su basi veritiere.
Se il cittadino non ha ancora capito cosa deve fare è solo perché gli inganni si susseguono e la legalità è manipolata.

La manipolazione dell’informazione in ambito sanitario, soprattutto trapiantistico, imperversa  sulla stampa e nelle scuole dei minori  nonché nelle sale di cosiddetta rianimazione per bocca dei coordinatori dei trapianti, pilastri della gestione di questo farneticante mondo della violenza. Infatti l’inganno della malainformazione  non seziona  solo il corpo degli espiantati, ferisce a morte anche  l’anima di chi resta e si accorge a posteriori della truffa subita. Il cosiddetto morto cerebrale non è un morto ma un “dichiarato morto” sulla base di protocolli variabili e differenti nei vari Stati.

La prova che la “morte cerebrale” dichiarata dai medici è solo una morte convenzionale imposta per obiettivi trapiantistici  è data dalle donne gravide che dichiarate assurdamente “morte cerebrali” d’autorità  portano  avanti la complessa funzione biologica del generare la vita. C’è ancora chi crede che una donna veramente morta porti avanti una gravidanza?

Il cervello è un grande sconosciuto di cui non si conosce neppure il 10% della sua biochimica a detta della stessa scienza.
 
Pertanto la sicumera degli ideologi dell’espianto/trapianto, che enunciano cos’è la morte e la impongono a cuore battente a pazienti che la rifiutano, è l’elemento che più preoccupa coloro che avversano sia il concetto, sia la dichiarazione di cosiddetta “morte cerebrale” sulla quale è costruita l’ideologia della donazione degli organi. Infatti sarebbe più generoso cercare i segni della vita per curare, piuttosto che quelli della morte per espiantare.
 
È  incontestabile che: 
1)  La scienza non conosce “tutte” le funzioni dell’encefalo e nemmeno conosce “tutto” delle funzioni, poche, che ritiene di conoscere.
2)  Nel cosiddetto “morto cerebrale” molte delle poche funzioni conosciute dell’encefalo permangono: ad esempio la funzione endocrino ipotalamica (Dr. R. Truog e J. Fackler, Harvard School, “Rethinking Brain Death” , Critical Care Medicine, 92).
3)  Il cosiddetto “elettroencefalogramma piatto” non è piatto, ma per legge di ampiezza inferiore a due microvolt (D.M. 582/94 allegato 1) che corrispondono a circa il 5% del valore normale.
4)  “Un tracciato elettroencefalografico può essere normale anche se piatto, cioè privo di ritmo visibile: ad esempio soggetti adulti ansiosi o soggetti neonati possono avere un tracciato piatto che di per sé non è assolutamente definibile patologico” (Prof. Bergamini, Università Torino, “Manuale di neurologia clinica”).
5)  “Neuroni cerebrali umani sopravvivono fino ad 8 ore … le prove sono state ottenute mediante lo studio di più di 30 cervelli umani post mortem” (Japei Dai et al., Graduate School Neurosciences, Amsterdam, “Recovery of axonal transport”, The Lancet, 1998).
6)  Contrariamente a quanto finora creduto “… nel cervello umano si ha genesi cellulare e per tutta la vita il cervello umano mantiene la potenzialità di auto-rinnovamento” (Erikson PS, Gage FH, e al., “Neurogenesis in the adult human hippocampus”, Nature Medicine 1998).
7)  “A seguito del trattamento dell’ipotermia cerebrale controllata praticata da neurochirurghi della Nihon University, 14 pazienti dei 20 con ematoma subdurale acuto, associato a danno cerebrale diffuso e 6 pazienti dei 12 con ischemia cerebrale globale provocata da arresto cardiaco della durata da 30 a 47 minuti… sono tornati alla normale vita quotidiana” (Yoshio Watanabe, MD Prof. Emeritus Fuyta University, Jpn, Heart Sept 1997, vol. 38).
8)  “… durante l’intervento chirurgico di espianto… si manifesta tachicardia, ipertensione, sudorazione e movimenti (degli arti e del tronco)… rendendo necessaria la somministrazione di farmaci curarizzanti (cioè paralizzanti)” (Marino et al., “Il donatore multiorgano”, Leadership Medica n.8, 1995).
9)  “Il dannoso test dell’apnea (sospensione della ventilazione), usato per il cosiddetto accertamento di “morte cerebrale”, può indurre piuttosto che diagnosticare il coma irreversibile”. (Cicero Galli Coimbra, MD, Ph.D., Federal University Sao Paolo, July 2001)
10) Un rovente dibattito scientifico internazionale -censurato in Italia- culmina in una chiara denuncia dei ricercatori della Harvard School, Dr. R.Truog e J. Fackler, “Rethinking Brain 
Death” -Ripensamento sulla morte cerebrale-, che rendono noto che “molti pazienti oggi diagnosticati in ‘morte cerebrale’ non soddisfano il requisito base della ‘cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo'”. Definizione ascientifica adottata anche in Italia (L.578/93 art.1).
11)  Per certo il criterio di “morte cerebrale” non potrà mai essere dimostrato errato se la persona viene espiantata oppure se il rianimatore d’autorità “stacca la spina” al non donatore o d’autorità lo priva dei trattamenti e della sufficiente idratazione e nutrizione per vivere.Ringrazio vivamente il Dott. Enrico De Dominicis per il suo intervento.
 

Cordiali saluti.

Nerina Negrello
Presidente 
www.antipredazione.org
tel. 035 29255
Bergamo

 

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