[LEGGENDE NERE] La verità sulle “Case Magdalene”

Magdalen-asylum

 

di Massimo Micaletti

In questi giorni si è diffusa in rete l’ennesima atroce bufala ai danni della Chiesa cattolica: accanto ad un edificio un tempo destinato a casa di accoglienza per ragazze madri gestita dalle Suore – le cosiddette “Case Magdalene” sarebbe stata ritrovata una fossa comune contenente i corpi di ottocento bimbi, alcuni di pochi giorni. Anche in Italia, solerti bloggaioli hanno rimbalzato questa gratuita menzogna: un esempio è il pezzo che si può leggere qui.

Ora, la diffamazione verso le Case Magdalene è refrain che periodicamente i massmedia offrono, basti ricordare i film Magdeleine e Philomena; esistono persino pagine Facebook dedicate a quste vicende e ne parlano come “l’olocausto irlandese”. Stavolta, però, la bufala ha avuto vita breve e, sono arrivate puntuali le smentite e le precisazioni[1] che hanno riportato le cose al vero. L’idea delle Suore crudeli che fanno morire di fame i bambini e li gettano in fosse comuni a centinaia può dunque trovar credito giusto in qualche fan di Augias o in qualche nostalgico delle Feste dell’Unità dei primi anni Settanta.

La realtà storica è infatti ben diversa da quello che viene sovente raccontato e che si può leggere anche nell’articolo poco sopra riportato. Erano strutture assistenziali, del tutto in linea ed anzi sovente ben al di sopra rispetto agli standard del tempo, non certo dunque un campo di concentramento per peccatrici, come certa vulgata vuole indurre a credere. Moltissimi irlandesi (mamme e bimbi) devono la vita alle Case Magdalene, che li avviavano all’istruzione o al lavoro. L’occupazione che veniva solitamente affidata alle donne assistite era quella di lavandaie, tanto ciò è vero che questi luoghi erano pure indicate come “Magdalene Laundries”, Lavanderie della Maddalena. Le ospiti e gli ospiti delle Case Magdalene vivevano dignitosamente, relativamente alle condizioni dell’epoca, come si può apprendere dal più ampio studio finora pubblicato sul tema, il McAlesee Report, un’indagine condotta dal Senatore indipendente Martin McAlesee per ordine del Dipartimento della Giustizia irlandese[2] e pubblicata il 5 febbraio 2013[3], propriamente nota come “Report of the Inter-Developmental Committee to establish the facts of State involvement with the Magdalene Laundries”.

La prima Casa Magdalene fu aperta in Inghilterra nel 1756; nove anni più tardi ne aprì una in Irlanda, peraltro condotta da Suore protestanti e non cattoliche. Peraltro, non si trattava di un fenomeno esclusivamente irlandese o britannico: c’erano Laundries in altri stati europei, in Nordamerica ed in Australia, gestite da cattolici, protestanti o personale laico[4].

Allora perché l’Irlanda è associata da sempre a queste realtà? Perché l’Irlanda è un Paese cattolico e fa buon gioco alla propaganda anticattolica costruire un’immagine distorta e violenta di queste opere di carità per attaccare la Chiesa. Vi operavano le Suore della Carità, le Sorelle della Misericordia, le Suore del Buon Pastore e le Sorelle di Nostra Signora della Carità. Le Case Magdalene erano sì gestite dalle Suore, ma finanziate dai Governi irlandese ed inglese che spesso restavano sordi alle richieste di fondi – peraltro, erogati in entità e frequenza discontinue – pur continuando ad inviarvi madri bisognose. Le Congregazioni sopperivano di tasca loro come potevano ma le spoliazioni anticattoliche degli ultimi decenni dell’Ottocento, soprattutto in Italia dove tutte le Congregazioni avevano la maggior parte dei beni, le avevano ridotte allo stremo e le religiose – che vi prestavano servizio gratuitamente – si reggevano solo sui proventi derivanti dalle attività di lavanderia e sartoria e sulle donazioni dei benefattori. Ciò non impediva di realizzare anche grandi migliorie a sole spese delle Suore: ad esempio, alla struttura St. Mary di Dublino fu aggiunto un intero nuovo edificio, con macchinari moderni ed ampi spazi, con le sole risorse delle religiose. Salvo l’intervento economico delle Congregazioni.

Stando al rapporto, davvero sterminato e che supera di gran lunga per dettaglio e metodo il precedente del 2009[5] cui fa riferimento Tempi.it nel suo pezzo[6], in Irlanda dal 1922 al 1996 (anno della chiusura dell’ultima Laundry operavano dieci Case: a Dublino, ma anche a Galway, Cork, New Ross, Waterford, Limerich, Dun Laoghaire. In totale, esse hanno gestito quasi 15.000 “ammissioni”, intendendo come tali le sole donne che vi venivano accolte; se comprendiamo i bambini, il numero va di molto aumentato quanto alle presenze; la cifra va però sceverata delle “doppie ammissioni”, ossia i casi in cui una donna usciva dalla Casa per poi rientravi nuovamente. Al netto delle doppie ammissioni e delle inevitabili lacune nei registri, il rapporto McAlesee stima in oltre 11.000 le madri ospitate dalle strutture tra il 1922 ed il 1996.

Va considerato che oltre il 17% delle donne vi entrava spontaneamente, senza nessuna indicazione o pressione; vi erano poi i trasferimenti da altre Case o da altre strutture delle Suore o dalle Parrocchie (in totale, circa il 25%) e gli ingressi su raccomandazione della famiglia di origine (11%). Per venire all’accusa di “prigioni per peccatrici” che viene mossa a questi istituti, va rilevato che solo il 9% subiva un ricovero coattivo e proveniva da strutture detentive (8%, molte delle quali in regime di probation) o psichiatriche (1%, il che demolisce pure l’immagine angosciante di “case delle mamme folli” che pure certa cinematografia e certa letteratura hanno contribuito a costruire).

Il periodo di permanenza nelle Laundries era di qualche settimana (il 35,6% restava da meno di una a dodici settimane) mentre un altro 25% circa vi rimaneva fino ad un anno; vi erano però casi di ospiti alloggiate anche per oltre dieci anni (7,7%). Un dato molto indicativo è che solo l’1,9% delle ospiti scappava via dalle Case, mentre il 23% decideva di propria volontà quando andare via ed oltre il 18% sceglieva addirittura di non lasciare più la Laundry ma di restarvi a lavorare o come volontaria: questi numeri provano che non si trattava certo di luoghi disumani, poiché chi voleva andar via era libero di farlo ed oltre una su sei preferiva restarvi anche alla fine del momento di bisogno. Rarissime le espulsioni: solo l’1%. Aggiungiamo che color che sceglievano di andare via liberamente lo facevano (mediamente) dopo 85 settimane, mentre quelle che facevano perdere le proprie tracce fuggivano dopo 44 settimane: anche tali cifre dimostrano che le Laundries non erano posti orrendi, altrimenti non si spiegherebbe come mai chi decideva di andar via lo facesse dopo quasi due anni di permanenza. Certamente molte delle ospiti erano liete di lasciarle perché volevano tornare ad avere una vita “libera”, ma sovente erano anche preoccupate del loro futuro e del fatto che in molti contesti l’essere stata in una Casa Magdalene era un’onta che andava taciuta.

Le donne che entravano nelle Magdalene avevano età media di 24 anni, ma c’erano casi anche di donne molto anziane: non si trattava quindi di case esclusivamente per madri reiette dalla società, ma più genericamente per donne bisognose, certamente con logica priorità per le donne incinte o con figli piccoli. Numericamente, le ospiti tra i 15 ed i 30 anni erano oltre l’82% del totale. Va però precisato che l’età media in entrata si è abbassata dai 27 anni degli Anni 20 ai 20 degli Anni 70, per poi risalire ai 40 degli Anni 90. Si trattava perlopiù di orfane di uno od i entrambi i genitori, il che pure lascia comprendere come le Laundries non fossero lager dove venivano rinchiuse forzatamente giovani donne incinte di cui la società bigotta provava vergogna, quanto case di accoglienza per orfane disagiate, tanto di provenienza rurale che urbana.

Premesso che le condizioni di vita nei pubblici istituti dell’epoca, soprattutto nei Paesi poveri quale era l’Irlanda, erano ben peggiori di quelle delle Case Magdalene, come riferito peraltro dalle stesse ospiti, scorriamo brevemente il Capitolo 19 del McAlesee Report, che parla appunto di come si vivesse in queste strutture.

Esordisce, in proposito, il Rapporto “There has been very little direct information in the public domain on this issue, principally because the women concerned have generally either had no opportunity to share their experiences, or have felt unable to do so due to a continuing fear of stigma or judgement. Additionally, the Religious Orders which operated the Magdalen Laundries have not made any public comment on the matter.

Consequently, this absence of direct information about the living and working conditions within the Magdalen Laundries has been largely replaced by historical (pre-State) experience and fictional writings or representations. It is also likely that assumptions have been made regarding these institutions based on the evidence of the grievous abuse suffered by male and female children in Industrial and Reformatory Schools in Ireland throughout the twentieth century.

The Committee, in the course of its work, met with a number of people who had direct experience of the Magdalen Laundries – that is, some of the women who lived and worked there, the Sisters of the Religious Orders who operated the Laundries, and others closely associated or holding direct experience of the operation of the Laundries”. Si tratta quindi di informazioni di prima mano, assunte direttamente da persone che vivevano e lavoravano nelle Case: segnatamente, sono state ascoltate 118 donne, oltre ad ausiliari, operatori, medici e personale di servizio.

Una sola delle donne ha dichiarato di essere stata soggetta ad abuso sessuale, da parte di una ausiliaria: le ausiliarie, si badi bene, non erano Suore, ma volontarie o ospiti delle Laundries che sceglievano di restarvi a lavorare anche oltre il proprio periodo di bisogno. Peraltro, sottolinea il dossier, molte di quelle donne hanno riferito di aver subito abusi sessuali nelle famiglie di origine o in altre istituzioni con cui erano venute a contatto, incluse le scuole ed i riformatori dai quali provenivano per essere poi inviate alle Lavanderie.

Pure, la gran parte delle donne ha riferito di non aver mai subito violenze fisiche nel loro soggiorno nelle Case ed anche quelle che ne hanno fatto cenno hanno precisato che si trattava di punizioni ben più lievi rispetto alle passate esperienze in riformatorio o nelle scuole industriali, ove venivano picchiate anche con armi: hanno parlato di strattoni, colpetti con la bacchetta, schiaffi non forti, per la maggior parte dei casi inflitti dalle ausiliarie e non dalle Suore. Alcune hanno riferito che se non avevano voglia di lavorare venivano obbligate a star sedute sulle scale in silenzio e nulla più. Persino due rappresentanti di trentadue donne costituitesi in associazione quali “vittime” delle Laundries hanno ammesso: “it is our understanding that the severe physical brutality, including beatings and sexual assault which was common place in other institutions, did not take place in the Magdelene Laundries. We have in fact never been told of sexual assault or brutal physical assault”.Va detto che tutti i Medici intervistati, che avevano operato nelle diverse Case per periodi più o meno lunghi, parlano di ragazze e bambini in buone condizioni di salute, ben nutrite, senza segni di maltrattamenti e serene, nonché di ambulatori puliti e ben attrezzati. Le buone condizioni fisiche e psicologiche delle donne e dei piccoli vengono confermate anche dai diversi collaboratori intervistati.

Ora, giusto per riallacciarci alla menzogna che ha dato spunto per questo breve studio, ossia alla fola della fossa comune con 800 corpi, possiamo focalizzarci un momento sui dati ufficiali relativi alle morti verificatesi nelle Magdalene e censite dal McAlesee Report. Orbene, dall’inchiesta, precisamente dal capitolo 16 del dossier, emerge che dal 1922 al 1996 si sono verificati 879 decessi: 879 su oltre 11.000 ospiti in dieci Case. Già questo dato dovrebbe essere sufficiente a chiarire le proporzioni della bufala che corre indisturbata in rete e pure su quotidiani nazionali[7], che ritiene che in una sola struttura, per giunta operativa solo fino a metà Anni 60, siano morti 800 tra donne e bambini. Peraltro, neppure la circostanza della fossa comune è plausibile, in quanto le procedure per censire gli ingressi, le morti e le sepolture erano minuziose e regolate dalla legge onde era impossibile che una ospite o un bambino “sparissero”.

Su un piano di violenza psicologica, invece, sebbene la maggioranza delle donne escluda tale profilo, alcune riferiscono di abusi e comportamenti dominanti, anche in questo caso soprattutto da parte delle ausiliarie ma talvolta anche delle Suore che facevano pesare loro la cattiva condotta o i trascorsi immorali. C’erano poi le punizioni non corporali che potevano essere il divieto di scrivere a casa per un certo tempo, oppure l’isolamento per due o tre giorni, più raramente la privazione di un pasto ed altri episodi più avvilenti. Molte donne hanno parlato di disagio psicologico non per maltrattamenti, ma perché non sapevano per quale ragione le istituzioni (scuola, pubbliche assistenze, Parrocchie) le avessero inviate alle Laundries e temevano che non ne sarebbero uscite più.

Si osservi che pure il Rapporto Ryan, del 2009, con un campione decisamente ristretto, meno approfondito e dagli esiti più duri verso le Case Magdalene, conclude che non ha avuto luogo alcun serio abuso sulle ragazze ospitate. Il Ryan Report, segnatamente esamina il tema della violenza sotto quattro profili: fisico, sessuale, di abbandono ed emotivo. Ebbene, esso segnala isolati casi di “calci” quanto alla violenza fisica; “baci rubati” o “parole volgari” quanto all’abuso sessuale; “scarso riscaldamento” quando all’abbandono; “mancanza di affettività” quanto alla violenza emotiva. Si tratta certo di comportamenti censurabili, ma solo con riferimento all’attuale sensibilità; ai tempi erano condotte accettabili e molto meno gravi di quelle che si verificavano negli istituti di correzione pubblici e nelle scuole industriali. Quei documenti che hanno fatto riferimento al dossier Ryan per condannare le Magdalene[8], quindi, ne danno una interpretazione distorta tendenziosa, che non rende onore al vero e calunnia la Chiesa e le religiose che hanno dato la vita alle ragazze ospitate.

Tornando al tema della violenza, pure il mito del taglio dei capelli crolla: solo una delle 118 donne ha dichiarato che le fu rasata a zero la chioma, e non per punizione ma per le cimici; altre tre hanno riferito di taglio di capelli per punizione, ma non a zero.

Le ragazze potevano scrivere a casa – sebbene tutte dichiarino che la corrispondenza inviata e ricevuta veniva aperta – e potevano ricevere visite, sotto la sorveglianza delle Suore o delle ausiliarie, anche se la visita era di un familiare (non dimentichiamo che spesso i loro problemi derivavano proprio dalle famiglie di origine).

Le condizioni di lavoro erano improntate alla più rigida disciplina: le lavandaie non potevano parlare tra loro mentre pulivano i panni e dovevano chiedere permesso per andare in bagno. Avevano tuttavia delle pause giornaliere e potevano anche essere lasciate a riposo per giorni se si mostravano particolarmente affaticate. Mentre lavoravano, alcune religiose o ausiliarie si occupavano dei bambini. Le ragazze non si limitavano a lavare i panni, ma li rammendavano o realizzavano nuovi capi, specie per bambini: questo dava loro l’opportunità di imparare un mestiere che gli tornava poi utile una volta lasciata la Casa. In molti casi le donne hanno riferito che le Suore lavoravano assieme a loro, negli stessi ambienti caldi ed umidi, e non si limitavano a sorvegliarle. Gli orari erano dalle 9 alle 12 e dalle 13 alle 17, dal Lunedì al Sabato. Già dal 1907, le Lavanderie erano regolarmente ispezionate dai pubblici ufficiali esattamente come quelle gestite da privati ed enti non religiosi, anche prima che in Irlanda fosse adottato il Factories Act: nessuna delle numerose ispezioni effettuate nelle dieci Case ha rilevato gravi irregolarità ed è riportato il caso di un solo incidente sul lavoro (si trattava, del resto, di mansioni certamente non pericolose).

Nelle Case c’erano anche momenti di svago: si poteva ascoltare la radio, anche durante il lavoro, in certi istituti, e le ragazze erano libere nelle pause di lavorare a maglia, leggere, cantare, dipingere, disegnare; insomma, tutti i passatempi tipici delle donne dell’epoca. Fuori dagli orari di lavoro, le donne non indossavano un uniforme ma vestiti diversi tra loro e di colori allegri che venivano forniti dalla struttura.

Come abbiamo potuto constatare, lo studio più vasto, metodico ed approfondito sul tema delle Magdalene Laundries ha del tutto demolito la leggenda nera creata attorno a queste comunità di recupero ante litteram dalla solita e becera propaganda anticattolica. Film come “Magdalen” sono quindi concentrati di falsità, girati da registi come Peter Mullan – autore e regista, appunto, di “Magdalen” – che dichiara tranquillamente ed apertis verbis di odiare la Chiesa cattolica; così come concentrati di falsità sono articoli della risma e dei toni di quello che ho riportato all’inizio.

Questa violenza, questa sfrontata violenza al vero al solo fine di colpire al Chiesa non ci deve meravigliare. Cristo stesso ci ha detto “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”[9]: non ha detto “se”, ma “quando”. Dunque come cattolici non dobbiamo sorprenderci della calunnia ma star pronti a smentirla.


 

[1]    Cfr. http://www.tempi.it/gli-800-orfani-fossa-comune-irlanda-orrore-bufale-in-chiave-anticattolica-giornali#.U5djrfl_srk oppure http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2014/6/10/IRLANDA-Bambini-sepolti-in-una-fossa-comune-dalle-suore-una-invenzione/506420/

[2]    http://www.justice.ie/en/JELR/Pages/MagdalenRpt2013

[3]    http://www.justice.ie/en/JELR/2013Magdalen-Introduction%20by%20the%20Independent%20Chair%20(PDF%20-%2082KB).pdf/Files/2013Magdalen-Introduction%20by%20the%20Independent%20Chair%20(PDF%20-%2082KB).pdf

[4]    Cfr. http://www.catholicleague.org/myths-of-the-Magdalen-laundries/

[5]    Si tratta del Ryan Report, http://www.dcya.gov.ie/documents/publications/implementation_plan_from_ryan_commission_report.pdf

[6]    http://www.tempi.it/gli-800-orfani-fossa-comune-irlanda-orrore-bufale-in-chiave-anticattolica-giornali#.U5djrfl_srk

[7]    Ad esempio, http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/irlanda_fossa_comune_bambini_suore/notizie/724427.shtml

[[8]    Ad esempio il documento 2012 dell’associazione “Justice for Magdalenes” il cui testo è reperibile all’URL http://www.magdalenelaundries.com/Magdalene_Laundries_state_interaction_section_Final.pdf Basti considerare che esso esordisce dicendo: “The Irish State has accepted that there was abuse in the Magdalene Laundries. The abuse is documented in the report published in 2009 by the Commission established by the State to inquire into child abuse (“the Ryan Report”) – and the abuse is also fully borne out by the survivor testimonies which JFM has collected. Both the Ryan Report and the testimonies recount that the women’s labour in the Magdalene Laundries was forced and wholly unpaid, working conditions were harsh and the women were completely deprived of their liberty and suffered both physical and emotional abuse”, con una palese forzatura della lettera e del senso del Ryan Report.

[9]    Mt 5, 11

14 Commenti a "[LEGGENDE NERE] La verità sulle “Case Magdalene”"

  1. #Lello   13 giugno 2014 at 11:32 am

    Qualcuno, di fronte a questa bella confutazione della leggenda nera, ne ha tirato fuori un’altra :Campi di sterminio CROATI, gestiti da preti cattolici. Cosa ne sapete? Io giuro nulla.

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  2. #Tommaso Pellegrino   15 giugno 2014 at 3:55 pm

    Lello, non so nulla neppure io sullo specifico episodio da te citato, ma è purtroppo vero e doloroso che, aldilà delle tante esagerazioni contenute nelle varie “leggende nere” diffuse a regola d’arte da chi, nelle varie epoche, ebbe interesse a gettare fango sulla storia della Chiesa, le “pecore nere” tra i protagonisti di tale lunghissima storia sono state tantissime. Se questi campi di sterminio croati di cui parli sono relativi al periodo della Seconda Guerra Mondiale e dei famigerati Ustascia, che si definivano cattolicissimi e si avvalevano della complicità di parecchi membri deviati del clero (soprattutto, mi pare, certi francescani) per compiere nefandezze impensabili, temo che dietro alla cosa ci sia anche più di un fondo di verità.
    Tommaso Pellegrino – Torino

    Rispondi
    • #lello   15 giugno 2014 at 4:25 pm

      Ecco come ho risposto:

      > Dici? Tanto per restare in argomento, mai sentito parlare dei campi di
      sterminio croati gestiti da preti cattolici?
      a) ti sembra in argomento? A me non tanto. Più o meno come il teorema di
      Pitagora è in argomento con con un corso di cucina. Le teglie sono quadrate.
      In altri termini mi sembra un’emulazione del “Miles GLORIOUS”, cambiata di
      segno. “A Rodi ne facevo di salti in alto”.OVVERO: “Sì, magari
      quell’istituzione IRLANDESE è stata diffamata e criticata a torto, ed è
      vittima di una leggenda costruita ad arte, mischiando esagerazioni e mere
      bugie. Però, a Rodi, emh.pardon. IN CROAZIA i preti gestivano campi” ;
      b) nei termini in cui ti esprimi, confesso, no. Chiederò lumi al cappellano
      di UNA VOCE Croazia. Al contrario, ho letto spesso, anche in questo NG,
      degli attacchi (anch’essi costruiti mischiando esagerazioni e mere bugie)
      alla nobile figura di Mons. Stepinac. Anch’Egli, come József Mindszenty
      martirizzato due volte: dai comunisti e dal Vaticano.

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  3. #francesca   16 luglio 2015 at 5:19 pm

    anche il papa ha chiesto scusa per ciò che avveniva in queste case e se lo ha fatto credo che tutto ciò che è uscito in questi anni sia la verità…trovo assurdo questo articolo di difesa i…mi sembra un atteggiamento integralista…chi segue Gesù segue la verità…non difende abusi compiuti nel suo nome…ma difende le vittime…qui si lodano i carnefici…i dati menzionati non trovano riscontro da nessuna parte..siamo cristiani…cerchiamo di ricordarcelo…

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    • #jeannedarc   16 luglio 2015 at 8:12 pm

      quali sono le prove che si siano compiuti abusi? e quando il Papa avrebbe “chiesto scusa”? ci accusa di scrivere cose non provate, ma poi non prova affatto ciò che afferma.

      Rispondi
  4. #francesca   17 luglio 2015 at 8:30 am

    Il 12 marzo 2000, nel corso di una spettacolare celebrazione in Vaticano, papa Giovanni Paolo II ha chiesto «scusa» in mondovisione per le colpe passate della Chiesa.
    Il 5 febbraio 2013 il primo ministro Enda Kenny ha detto: «Mi dispiace per quelle persone che hanno vissuto in un ambiente simile»riferendosi alle case Magdalene…
    se tutto ciò che voi dite essere falso lo fosse veramente..le scuse non sarebbero arrivate

    Rispondi
    • #jeannedarc   17 luglio 2015 at 3:44 pm

      ammesso e non concesso che “la Chiesa” – sposa di Cristo, indefettibile e perfetta – abbia “colpe” di cui “scusarsi”, e quindi ammesso e non concesso che il discutibilissimo atto di GP2 abbia un valore, nessuno ha associato univocamente simili “scuse” alle case Magdalene se non tramite supposizioni, come tali opinabili.

      Rispondi
  5. #Martina   4 marzo 2017 at 7:11 am

    Venitemi a dire che è una bufala anche oggi, con la conferma delle autorità irlandesi ed 800 corpicini occultati.

    Rispondi
    • #Alberto   4 marzo 2017 at 2:39 pm

      Nell’articolo, peraltro deplorevole e fazioso de “il fatto quotidiano”, che porta come ulteriore fondamentale prova i film Magdalene e Philomena, alla fine è riportato il testo ufficiale inglese della commissione, da cui risulta (o non risulta) che:
      1) Si parla di “significant quantities of human remains”: da dove salta fuori il numero di 800?
      2) Solo “a small number of remains” sono stati analizzati e risulterebbero appartenere a feti a partire da 35 settimane o a bambini fino ai 2-3 anni.
      3) Gli esami al radiocarbonio “suggest” (cioè suggeriscono, non c’è certezza) che i corpi risalgano al periodo in cui era in funzione la casa.
      4) Ulteriori test scientifci sono in corso.
      Segue poi un parere poco tecnico della commissione stessa (“scioccata dalla scoperta”).
      Io, prima di emettere giudizi di colpevolezza, aspetterei l’esito di ricerche complete.
      Anche perché, così come la cosa è stata presentata, sembra contraddire totalmente un’indagine accurata come quella del McAlesee Report. Bisognerebbe inoltre capire perché nessuna delle donne abbia mai denunciato orridi misfatti di tal genere, se davvero avvenuti.

      Rispondi
    • #Alberto   4 marzo 2017 at 2:50 pm

      Mi ero dimenticato di fornire il link a “il fatto quotidiano”: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/03/irlanda-confermata-la-presenza-di-800-bambini-sepolti-nellistituto-delle-suore-di-tuam/3429242/
      Il comunicato originale della commissione si può visionare anche qui: http://www.thejournal.ie/human-remains-found-baby-home-tuam-3268465-Mar2017/
      Da dove salti fuori il numero di 800 (o, secondo altri siti, di esattamente 796) bambini sepolti non è proprio chiaro.
      Oltretutto, se si tratta di resti sparsi in una specie di fossa comune, determinarne il numero con siffatta precisione è quanto meno dubbio.

      Rispondi
    • #Alberto   5 marzo 2017 at 9:21 am

      La realtà che si cela dietro queste accuse pretestuose (e quelli di UCCR non sono propriamente dei “biechi tradizionalisti”): http://www.uccronline.it/2017/03/04/la-fossa-comune-nellorfanotrofio-cattolico-occhio-alla-bufala/
      Adesso perché non pronuncia lei, Martina, un cattolicissimo mea culpa?

      Rispondi
  6. #Massimo Micaletti   4 marzo 2017 at 2:42 pm

    Allora, andiamo con ordine.

    Non ci sono ottocento corpi, la notizia che gira in Italia è assolutamente imprecisa. 800, per l’esattezza 796, sono i bambini il cui decesso figura registrato negli albi dell’ orfanotrofio vicino al campo ma questo non significa affatto che tutti quegli 800 bambini siano sepolti in lì, anzi non ce n’è nessuna prova.

    Se leggiamo il rapporto della commissione di inchiesta, vediamo che i resti trovati sotto quel campo sono contenuti in 17 fosse e non sono solo di bambini, ma di persone di ogni età e comprendono anche bambini che vanno dalle 35 settimane ai 3 anni di età.

    Non esiste peraltro a tutt’oggi un nesso chiaro ed evidente tra quei corpi e l’orfanotrofio, e questo viene riconosciuto anche dallo stesso governo irlandese e dall’apposita commissione di inchiesta.

    Insomma, la realtà dei fatti è che sono state trovate delle Fosse con i corpi di diverse persone di ogni età, tra cui corpi di bambini, nelle vicinanze di un orfanotrofio in cui, nell’arco di oltre 40 anni, sono deceduti 800 bambini: la “notizia” invece è che sono stati trovati i corpi di 800 bambini vicino ad un orfanotrofio.

    E questo solo per fare alcune precisazioni, delle innumerevoli che possono essere fatte se solo si attinge alla fonte diretta, ossia al rapporto della Commissione.

    Un discreto sunto del documento si può trovare a questo link

    https://www.google.it/amp/www.rte.ie/amp/856914/

    Ne riparlerò.

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  7. #bbruno   4 marzo 2017 at 9:18 pm

    quell’infame di Travaglio perchè non va in Svizzera a farsi accompagnare dove dicono sia gran bel posto di pace (eterna)? Staremmo bene anche noi…

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