Sabato 19 luglio alle 16.30 Danilo Quinto sarà presso il Santuario della Madonna di Campoè, a Caglio (Como), per la presentazione del suo libro L’EUROPA TRA SODOMA E GOMORRA.

 

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di Danilo Quinto

 

Dalla prima pagina di Repubblica di domenica 13 luglio, abbiamo appreso: Forse lei non sa che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore. La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò.

E’ il Papa che lo dice a Scalfari, alla fine della lunga intervista – l’ennesima, anche questa non smentita, come tutte le altre e come tutte le telefonate riportate dai giornali – concessa al fondatore di Repubblica, che poco prima aveva osservato Lei, Santità, sta lavorando assiduamente per integrare la cattolicità con gli ortodossi, con gli anglicani…, guadagnandosi un’interruzione del suo interlocutore, che afferma: Con i valdesi che trovo religiosi di prim’ordine, con i Pentecostali e naturalmente con i nostri fratelli ebrei.

Il Papa prima chiarisce che il celibato sacerdotale fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore – tanto per dire, che valore può avere una roba che ha quasi mille anni! – poi dice che il problema certamente esiste e lo definisce di non grande entità. Aggiunge che le soluzioni ci sono e le troverò.

E’ vero che il celibato sacerdotale deriva da una legge ecclesiastica, ma si può chiedere al Papa – sommessamente – che cosa sarebbe diventata la Chiesa, nel corso di questi secoli, se non vi fosse stata quella norma e, soprattutto, se proprio quella norma non ha forse reso più esplicite e gravide di conseguenze le parole di Gesù: in verità vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà (Lc 18,29-30)? Che cosa significano le parole di Gesù, se non la Sua volontà di dare consolazione ai Suoi discepoli per aver lasciato tutte – tutte – le cose di questa terra, in attesa e nella speranza del tempo che verrà? Per che cosa, allora, bisogna trovare soluzioni?

Il Papa conferma anche di stare lavorando assiduamente per integrare la cattolicità – sono parole di Scalfari – con le altre religioni. Qui il discorso da fare sarebbe molto lungo. Basta solo ribadire al Papa – che quando parla con Scalfari, non è infallibile, perché non parla ex cathedra – che il Dio dei cattolici, il nostro Dio, che si fa Uomo per salvare l’umanità dal peccato, vivendo la Sua passione, la Sua morte e la Sua resurrezione, è uno e trino e non ha nulla da condividere con il Dio professato dalle altre religioni o con coloro che sono fuoriusciti dalla Chiesa Cattolica.

Nell’intervista, poi, il Papa si intrattiene con Scalfari sui problemi della famiglia e della crisi educativa, sulla pedofilia all’interno della Chiesa e sulla mafia. Cose note.

La parte più interessante deriva da una constatazione di Scalfari, che dice: Lei, Santo Padre, ha tuttavia ricordato più volte che Dio ci ha dotato di libero arbitrio. Sa bene che se scegliamo il male la nostra religione non esercita misericordia nei nostri confronti. Ma c’è un punto che mi preme di sottolineare: la nostra coscienza è libera e autonoma. Può in perfetta buonafede fare del male convinta però che da quel male nascerà un bene. Qual è, di fronte a casi del genere, che sono molto frequenti, l’atteggiamento dei cristiani? Il Papa rafforza quanto aveva detto, sempre a Scalfari, nel settembre scorso: Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo. Ora, aggiunge: La coscienza è libera. Se sceglie il male perché è sicura che da esso deriverà un bene dall’alto dei cieli queste intenzioni e le loro conseguenze saranno valutate. Noi non possiamo dire di più perché non sappiamo di più. La legge del Signore è il Signore a stabilirla e non le creature. Noi sappiamo soltanto perché è Cristo ad avercelo detto che il Padre conosce le creature che ha creato e nulla per lui è misterioso. Del resto il libro di Giobbe esamina a fondo questo tema. Si ricorda che ne parlammo? Bisognerebbe esaminare a fondo i libri sapienzali della Bibbia e il Vangelo quando parla di Giuda Iscariota. Sono temi di fondo della nostra teologia. Scalfari, che è molto interessato, incalza: E anche della cultura moderna che voi volete comprendere a fondo e con la quale volete confrontarvi. Il Papa avverte: È vero, è un punto capitale del Vaticano II e dovremo al più presto affrontarlo.

Il piano è svelato: la cultura moderna, quella in base alla quale la figura dell’uomo – esaltata dal Concilio Vaticano II – è posta al centro dell’universo, sa quello che vuole: eliminare la categoria del Male come valore assoluto e porre il Bene sullo stesso piano, attribuendogli lo stesso valore. La chiave di tutto è in questa frase:  La legge del Signore è il Signore a stabilirla e non le creature. Come se il Signore non avesse fatto quella legge proprio per le Sue creature, perché la rispettassero sempre, nonostante la loro coscienza. E’ Gesù che ordina (Mt, 6-33): Cercate prima il regno di Dio e la Sua giustizia e il resto vi sarà dato in sovrappiù. Più chiaro di così?!

Postilla

L’articolo è stato scritto prima della “smentita” di Padre Lombardi, il quale – peraltro – e come ha fatto in passato, non smentisce nulla e lascia intatti i contenuti, gravissimi, di quello che dice il Papa, precisando solo quello che gli interessa precisare. Diceva Papa Felice III: “L’errore cui non si resiste, viene approvato; la verità che non viene difesa, viene oppressa”. E, ancora, diceva San Tommaso d’Aquino: “Quando ci fosse un pericolo per la Fede, i sudditi sarebbero tenuti a rimproverare i loro Prelati, anche pubblicamente!”.