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di Vic

 

“Un gruppo di soldati israeliani fermò un ragazzo palestinese di 12-13 anni. I soldati si ripararono sotto una tettoia e gli dissero di togliersi la kufyah e di rimanere sotto la pioggia(…). Il ragazzo rimase lì a rispondere alle loro domande. Che scelta aveva?
Ma cosa pensava? Pensava un giorno ci sarà un mondo migliore e questi soldati ed io ci saluteremo come vicini? O pensava soltanto un giorno… UN GIORNO!”
Joe Sacco, Palestina

La Palestina non è la mia terra, né ci sono mai stata. Eppure è come se fosse la mia terra, sin da quando avevo sette anni. È entrata nella mia vita attraverso le storie  che mio padre mi raccontava con gli occhi accesi da una rabbia che avrei imparato a conoscere son troppo bene.
E adesso provo rabbia ,una rabbia impotente, contro i filosionisti, i cattolici che non prendono posizione (perché si tratta di uno stato islamico o per altre ragioni) o che sperano che i due popoli si annientino a vicenda (come se i palestinesi fossero colpevoli di qualcosa…), rabbia contro gli indifferenti o contro coloro che dicono “beh sì, Israele non va giustificato però gli arabi sono tutti terroristi(!!)”.

Non vi parlerò della storia del conflitto… aprite un qualsiasi manuale di storia… anzi,aprite un bignami che è senz’altro più oggettivo e troverete tutto quello che cercate. Ma spero che un mucchio di date non offuschino il vostro senso critico.
Perché a me sembra tutto molto limpido: in quelle pagine si parla di un popolo che è stato privato della sua terra, delle sue case e dei suoi alberi d’ulivo, è costretto a vivere al di là di un muro, è stato trattato in maniera atroce per più di cinquant’anni.
Credo che si possa diventare “terroristi” per molto meno.

Un’ingiustizia immensa si perpetra sotto i nostri occhi e il mondo la sta a guardare con indifferenza, questo mondo che si riempie sempre la bocca di paroloni riguardanti i diritti umani e altre brillanti illusioni.

Eppure ci fu un giorno in cui un uomo fu assalito dai briganti sulla strada per Gerico e lasciato mezzo morto lungo la via. Passarono un levita e un sacerdote e non si fermarono. Solo un uomo si fermò a soccorrere il ferito. Non gli chiese a quale religione appartenesse, né da dove venisse, né l’età né il nome: in quel momento non importava, tutto scompariva di fronte al fatto che abbandonato lungo il ciglio di quella strada c’era un uomo in fin di vita che doveva essere salvato.
L’uomo che compì il gesto era un samaritano: e anche se gli ebrei disprezzavano  i samaritani, li consideravano eretici e li tenevano a distanza, il buon samaritano non pensò di lasciare quell’uomo lì a morire solo perché forse era ebreo.

Non si può rimanere indifferenti di fronte al male che colpisce il nostro prossimo. 

E’ vero che la questione mediorientale va avanti da anni, che schierarsi da un lato o dall’altro non avrà un effettivo riscontro perché noi non ci chiamiamo Obama o Putin.

Ma in fondo secondo questo ragionamento non si dovrebbe neanche manifestare contro l’aborto, dal momento che esiste la legge 194.

Scegliere il nostro stendardo è un dovere morale. Prendere una posizione chiara al fianco degli oppressi lo è ancora di più. 
Non significa dire “io sto con Maometto o io sto con Hamas” ma semplicemente ” io sto con la Giustizia”.

Ogni popolo ha diritto alla sua terra e alla sua libertà, soprattutto se questa terra gli è stata rubata. 
Giovanna d’Arco guidò un esercito contro gli Inglesi per un motivo simile, o sbaglio?

E’ vero, forse prendersela è inutile. Forse questa rabbia non ha senso. Non siamo noi a decidere il destino del mondo, non facciamo noi la storia.

Eppure… ricordate il sacrificio dei 300 spartani alle Termopili?

Fu il sacrificio più inutile della storia. Rallentò l’esercito di Dario al massimo di un giorno e non gli inflisse nessuna grave perdita.
Eppure gli spartani combatterono sino alla morte, tutti quanti loro.
Sapevano di morire inutilmente ma si sacrificarono lo stesso perché la guerra era il loro destino, perché vivevano per combattere e perché fuggire davanti alla morte era un disonore.
Mentalità arcaica, poco utilitaristica,eppure così vera.

Anche per noi cattolici combattere è un dovere, sebbene la causa per la quale dovremmo combattere ci sembri persa in partenza: nessuna causa è persa se è la causa della Giustizia.

Se crediamo che sia un gesto vano, ricordiamo che furono dodici uomini a cambiare il mondo. Solo dodici, armati della parola di Dio e del fuoco dello Spirito Santo.

Sono cristiana, ma voglio la Palestina Libera. E sono al fianco dei palestinesi e prego per loro. Anche se la mia è solo la voce di un uomo che grida nel deserto, anche se il mio gridare è vano, so che è giusto che io gridi, anche se sarà solo  il vento ad ascoltarmi, che io gridi per  questa terra ferita e calpestata, che io gridi perché torni libera insieme alla sua bandiera.