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Riportiamo senza necessità di ulteriori commenti questa notizia, riservandoci ulteriori approfondimenti ove dovessero emergere maggiori particolari. A quanto pare il “recinto di Pietro” dove si eserciterebbe una parte (sic!) del munus petrino non sembra essere molto ospitale  (Radio Spada)

 

Ma forse il momento più critico è rimasto fino ad ora nascosto. È stato quando alcuni dei cardinali conservatori che avevano letto e commentato con sorpresa le tesi di Kasper hanno raggiunto il Papa emerito proprio nel monastero Mater Ecclesiae. Interrompendo lo stile sempre riservato che Ratzinger si è imposto dal momento delle sue dimissioni. In quell’incontro i suoi interlocutori hanno tentato un’operazione senza precedenti: provare a sensibilizzarlo sulle tesi che sarebbero andate in discussione al Sinodo. Un’operazione potenzialmente in grado di spaccare verticalmente la Chiesa. Organizzando di fatto una fronda interna contro il Pontefice. E non in termini di “potere reale” o per le nomine. Ma sul terreno della dottrina.

La risposta di Benedetto XVI, però, è stata netta: “Il Papa non sono io, non rivolgetevi a me”. Anzi, poco dopo – come spesso gli è capitato in questi due anni – ha inviato al Pontefice riservatamente un biglietto. Il cui contenuto è ignoto ma la cui tempistica avvalora l’idea di una collaborativa informazione. Anche quando la polemica è diventata più accesa. Anche quando l’ala più conservatrice dell’episcopato non ha fatto nulla per nascondere le sue perplessità e le sue critiche rispetto al documento reso noto dal cardinal Kasper, il Papa emerito si è impegnato per evitare fratture o correnti. “Cum Petro e sub Petro”, è la sintesi che Ratzinger fa della sua presenza in Vaticano.

 

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