Premessa: le battute di Dieudonné non ci piacciono, così come non ci piacevano quelle di Charlie Hebdo… Però alcune domande sorgono spontanee: non si era detto che bisognava difendere la “libertà di espressione” a tutti i costi? Non si sosteneva che si poteva scherzare su tutto? Che l’ironia ci avrebbe salvato? 

Allora perché è appena stato censurato, nel plauso generale, l’umorista Dieudonné? Già nei giorni scorsi avevamo messo alla  berlina le contraddizioni dei “liberali militanti” (e militOnti, siano essi di sfumatura rossa, bianca o di qualsiasi colore) su alcune vicende tra cui l’intolleranza verso certi “reati d’opinione”, verso le Sentinelle in Piedi oppure citando il caso clamoroso di Sine Hebdo: Quando la satira non piace a chi fa satira: l’affaire Sinet.

A quanto pare ci risiamo: La procura di Parigi pare aver aperto un’inchiesta per “apologia di terrorismo” a carico di Dieudonné,. Domenica sera, dopo la marcia di Parigi, cui ha preso parte, Dieudonné ha scritto su Facebook di sentirsi «Charlie Coulibaly». L’umorista ha definito la marcia «leggendaria», «un istante magico paragonabile al big-bang» ma, ha aggiunto, «io rientro infine in me: sapete che stasera, per quel che mi concerne, mi sento Charlie Coulibaly».

Il post risulta  rimosso ma qualcuno è riuscito a salvarlo e pubblicarlo su Twitter. Cliccare per ingrandire:

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