11051162_621585044639046_1810000229_n

di Cajetanus

Euripide ed Eschilo raccontano come Oreste – dopo aver ucciso sua madre – perseguitato dalle Erinni divenne pazzo e si rifugiò sull’isola di Patmos nel disperato intento di sfuggire ai tormenti di quelle creature così terribili.
Nella mitica vicenda di Oreste ci sono delle analogie con la situazione che vivono alcuni cattolici del nostro tempo. Dopo la tragedia conciliare, molti, per sfuggire alle proprie “erinni”, alla consapevolezza repressa di un’apostasia terribile quanto subdola, vanno alla ricerca di “isole felici” dove poter sfuggire alla realtà dei fatti per rifugiarsi nell’illusione ratzingeriana della continuità e del conservatorismo. Nel nostro caso l’Isola di Patmos di cui si parla è uno spazio virtuale, un blog, gestito da due sacerdoti, che da qualche giorno si dilettano nell’accusare la Fraternità Sacerdotale San Pio X di “eresia”, “scisma” e di mangiare qualche neonato ogni tanto. Le accuse mosse alla Fraternità sono le stesse da decenni ormai e i modernisti (con o senza orpelli) non sembrerebbero in grado di proporre delle argomentazioni migliori, delle obiezioni sensate o, quantomeno, delle critiche più precise piuttosto che le banalità che i gestori del blog hanno deciso di pubblicare. Tuttavia, il sottoscritto non ha intenzione di soffermarsi sulle solite accuse della destra vaticanosecondista alla Fraternità (mi limito a rimandare i due padri all’ampia letteratura esistente su presunte “scomuniche” e/o “sospensioni a divinis” alla FSSPX come alla santità della sua missione), perché c’è chi ha già da tempo confutato le trite e ritrite accuse che i gestori del blog hanno esposto.
Piuttosto, ciò che a tutti noi della redazione è saltato all’occhio è stato un misterioso commento apparso in un post di risposta firmato da Ariel S. Levi di Gualdo e da Giovanni Calvacoli, OP ad un articolo di Maria Guarini sul blog “Chiesa e post-concilio”:

Senza titolo
Il commento è assai sospetto e da subito ci ha lasciati molto perplessi, infatti nel Priorato di Albano Laziale ci conosciamo tutti e i nomi di questi due fedeli ci sono sembrati assolutamente nuovi, mai sentiti da nessuno. La cosa comunque ci ha colpito (forse anche per la già citata banalità delle accuse che avrebbero convinto questi due presunti fedeli) ed è così che abbiamo deciso di informarci presso il nostro Priorato e abbiamo scoperto che questa emblematica coppia – folgorata sulla via di Patmos – non esiste, come ci hanno confermato i sacerdoti di Albano, inoltre nel nostro Priorato non ci sono fedeli provenienti dal comune di Grottaferrata, comune che, tra l’altro, è – guarda caso – gemellato proprio con il comune greco di Patmos… una coincidenza interessante.
La vicenda naturalmente non ci ha sorpresi, Don Ariel infatti non è nuovo ad episodi simili, a fittizi colloqui avuti con i sacerdoti della Fraternità (che, per inciso, non lo hanno mai visto) e ad altre uscite del genere.
Personalmente non mi sento di girare troppo il coltello nella piaga di Don Ariel (per carità cristiana, forse) quindi eviterò di approfondire e commentare oltre la cosa, tuttavia, non riesco a credere che non ci sia il suo zampino (visti i precedenti).

Per concludere: la mitomania difficilmente porta acqua al proprio mulino (specialmente quando si dice di difendere la Verità) e anche se ci verrà rimproverato di “pensare male” riguardo alla probabile origine “levita” del commento risponderemo che siamo peccatori, come chi cucina falsità di questo tipo (o forse, ci auguriamo, un po’ meno), le quali non fanno onore a chi le pubblica come non fanno onore a chi le ospita nei propri spazi.