terza cara

di Cajetanus

 

Ban Ki-moon da Dublino lancia un messaggio che in verità sembrerebbe più un ordine:  “l’Europa invecchia, se vuole mantenere il suo dinamismo economico, ha bisogno di migranti.”

«I fattori di spinta includono guerre e sottosviluppo; quelli di attrazione includono il semplice miraggio di una fuga dalla povertà. L’Europa deve riconoscerne un altro: il suo deficit nella forza lavoro. Bassa crescita demografica e una transizione demografica ad un continente di vecchi. Se vuole mantenere il
suo dinamismo, l’Europa ha bisogno di migranti.» Parola del segretario della Nazioni Unite.

Eccoci, finalmente. La sostituzione etnica ormai è una direttiva ONU; dopo aver sradicato la Fede Cattolica dalle nazioni europee attraverso un conciliabolo, dopo aver promosso divorzio, aborto e dissoluzione a partire dai moti del ’68, dopo le politiche antinataliste, il controllo delle nascite e le bufale sulla “sovrappopolazione”, dopo l’inaudita oppressione fiscale, volta a scoraggiare la generazione della prole e le unioni matrimoniali, dopo le politiche “pro-gay” per sovvertire la natura e pervertire ulteriormente le nuove generazioni incitandole all’omosessualizzazione (quindi alla sterilizzazione), dopo tutto ciò, Ban Ki-moon dice che l’Europa invecchia. Ma l’Europa non ha bisogno di politiche che promuovano le unioni matrimoniali e che incentivino le nascite, non ha bisogno di una riduzione della pressione fiscale, non ha bisogno di ritrovare la propria identità e la propria Fede che le diede i natali, traendola dalle tenebre del paganesimo e strappandola ai demoni che prima del Cristo adorava e dai quali era consumata.

L’Europa non ha bisogno di essere risanata dai danni della dissoluzione dei costumi e della morale sessuale – dissoluzione ormai istituzionalizzata – la quale insegna alle nuove generazioni che sposarsi e avere dei figli non è altro che un peso, un giogo crudele che ci impedisce di “vivere la nostra vita” liberamente, un retaggio medievale che opprime la donna e la costringe ad essere madre (una cosa orribile, non c’è che dire!) se non addirittura “sottomessa” al proprio marito, impedendole di realizzarsi professionalmente e di essere sottomessa al proprio datore di lavoro.

L’Europa non ha bisogno che uomini e donne vengano educati all’amore coniugale e ai rapporti secondo natura, a combattere le proprie concupiscenze e gli istinti contrari alla natura.

L’Europa non ha bisogno di tutto questo, ma ha bisogno di immigrati (meglio se africani e musulmani) di venti o trent’anni.

L’Europa ne ha bisogno per estirpare una radice pericolosa: la radice dei popoli di quella che una volta era la Christianitas (che oggi chiamiamo ambiguamente “Europa”), radice che, agli occhi dei burattinai, come un tumore maligno potrebbe riemergere e risorgere come già altre volte fece nel corso dei secoli. In questo piano ormai noto c’è una ragione alchemica, un “Solve et Coagula” portato avanti, non solo a livello europeo, ma anche e soprattutto ad un livello geopolitico da potenze straniere provenienti da oltreoceano, che da decenni destabilizzano popoli e nazioni, costruiscono rivoluzioni colorate, rovesciano governi e promuovono interventi armati dove la dissoluzione dei costumi retrocede (“Solve”è la rottura degli elementi) per poi instaurare nuovi ordini sociali, innalzare nuovi tiranni e organizzare nuovi conflitti; ciò che resta del vecchio ordine viene lanciato su barconi fatiscenti affinché si sostituisca a noi, ormai “vecchi” (“Coagula” è la nuova sintesi degli elementi dispersi nella fase “Solve”).
Nella situazione attuale ai cattolici non resta che l’opposizione, un’ opposizione attiva che dovrà concretizzarsi non solo nella lotta agli errori dottrinali e all’immigrazione (strumento di sovversione in mano ai nemici della Chiesa) ma anche nella costruzione di famiglie numerose e veramente cattoliche, nella generazione di una prole sana e cioè educata cristianamente, alla quale trasmettere la Fede Cattolica Apostolica Romana. Una prole che dovremo accuratamente sottrarre agli ambienti ecclesiali conciliari e modernisti, complici (o forse mandanti) della catastrofe attuale. I cattolici, senza scendere a compromessi, dovranno organizzarsi in una rete di famiglie e unirsi per costruire scuole e chiese insieme a quei (pochissimi) santi sacerdoti e vescovi refrattari al “Concilio” e ai suoi errori.
A tutto questo sarà necessario abbinare un’opposizione politica e sociale all’immigrazionismo, opposizione in linea con la Dottrina della Chiesa sostituita dall’archetipo modernista della “Chiesa migrante” (funzionale alle dottrine eterodosse sulla libertà religiosa), un’opposizione di una Chiesa che si rivolgeva a Dio con espressioni come «Auferte gentem perfidiam credentium de finibus» [1] (Portate via il popolo infedele dai confini dei credenti) nei suoi inni e nella sua liturgia.

Per concludere, alla luce di tutto ciò, questo spetta a noi: “dare battaglia perché Dio conceda la vittoria”, per ridare l’Europa a Gesù Cristo e Gesù Cristo all’Europa.

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[1] (Die Primo Novembris: Placare Christe servulis, in festo Omnium Sanctorum, Duplex I Classis cum Vigilia et Octava)

 

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