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di Isacco Tacconi

 

 

Ormai tutta la blogsfera ne parla, il NO della Congregazione della dottrina della Fede sui fenomeni di Medjugorie ha suscitato un polverone più che prevedibile. Chi si schiera dalla parte dei veggenti contro la gerarchia ecclesiastica, chi si dichiara fedele alla Regina della Pace e non alla Chiesa. Si sentono dichiarazioni del tipo: “credo più ai veggenti che al Papa”. Insomma, già si avanza l’ipotesi di uno scisma medjugoriano. Le posizioni si radicalizzano e la moltitudine di uomini e donne che hanno fatto di Medjugorje un caposaldo della loro vita spirituale cristiana, si vedono investiti da una bufera demolitrice. Nulla di ufficiale, in realtà, per il momento dal Vaticano, solo notizie trapelate dalle maglie larghe di qualche vaticanista. Ma le ripetute battute taglienti di Papa Bergoglio non lasciano intravedere un giudizio positivo, previsto per la fine dell’estate. D’altra parte, il Santo Padre, non ha mai nascosto il suo scetticismo per i presunti fenomeni che si verificherebbero da 34 anni nella piccola cittadina bosniaca.

Ma al di là delle voci di corridoio e dei banali partitismi, proponiamo una semplice analisi di ciò che si dice avvenga da quasi quarant’anni a Medjugorie.

Secondo i veggenti la Madonna apparirebbe loro ogni giorno. Sei in principio, ora solo tre (Marija, Vicka e Ivan) riceverebbero le apparizioni quotidiane alle 17:40 durante l’ora legale, e alle 18:40 il resto dell’anno. Gli altri tre, Mirjana, Jakov e Ivanka, dicono di avere ricevuto tutti e dieci i segreti, e la Madonna apparirebbe loro una volta l’anno, e lo farà, dicono, per il resto della loro vita.

La Vergine Immacolata darebbe loro un messaggio giornaliero, potremmo definirlo un “sms” o un “twit”, data la lunghezza del testo. Si sarebbe instaurata, dunque, una continua comunicazione “terra-cielo” da circa 34 anni, mai interrotta, una sorta di linea privata tra i veggenti e la Madonna Santissima la quale dal Cielo, ogni giorno, comunicherebbe loro “qualcosa”. Non sono mancati teologi e semplici cristiani che alla considerazione del contenuto della montagna di messaggi inviati dalla Madonna ai “veggenti” ne hanno mostrato l’effettiva inconsistenza teologica. I messaggi ad un conteggio sommario sarebbero nientemeno che 12.410 (365 per 34 anni), senza contare gli extra che riceverebbe Mirjana il 2 di ogni mese.

Parrebbe quasi che ci siano più cose dette per la nostra salvezza nei messaggi di Medjugorje che nei Vangeli stessi. A ben vedere, la maggior parte dei messaggi contengono parti di quello che è il catechismo cattolico, nulla di straordinario insomma. Un libricino che la Chiesa Cattolica ha sempre comandato che venisse insegnato e appreso dai fedeli cattolici. E tuttavia c’è da chiedersi: chi andrebbe a vedere cosa ha detto la madonna di Medjugorie il 7 gennaio 1997? O il 15 giugno 1988?

Eppure, l’immagine della Madonna che le Sacre Scritture, unica fonte della Rivelazione insieme alla Sacra Tradizione, ci hanno trasmesso appare così diversa dalla Gospa di Medjugorje. Nei Vangeli la Vergine Maria ha parlato così poco, ed ogni sua parola era misurata, prudente, dimessa e circonfusa di una gravità soprannaturale avulsa da ogni tipo di umanitario e sdolcinato pietismo. Le poche parole che i santi evangelisti hanno riportato della Theotokos la Chiesa le soppesa, le medita, le contempla come un mistero di sapienza e scienza divina impenetrabile e incomprensibile ad ogni mente umana priva della Grazia. La stessa Vergine Maria di fronte agli avvenimenti straordinari che circondavano il Figlio Suo, il Verbo Incarnato, taceva e meditava. Dice il Vangelo: “Maria serbava queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19).

Ma anche se volessimo guardare alle numerose apparizioni mariane nella storia della Chiesa, (quelle ufficialmente riconosciute dalla Chiesa ovviamente, e canonizzate dall’esempio dei santi) anche in quei casi, la Madonna ha parlato poco e bene. Poche parole, ben chiare. Profezie manifeste e richieste concrete. Potremmo tranquillamente e senza sforzo consultare il messaggio di Guadalupe, di La Salette, di Lourdes, o di Fatima.

Il catechismo e la teologia cattolica ci insegnano che le “apparizioni private”, i fenomeni di ordine soprannaturale sono un qualcosa di straordinario e non di ordinario, sono, cioè, fuori dal comune. Ora questo principio basilare è contraddetto dalle vicende legate a Medjugorie, secondo cui l’apparizione dell’Immacolata Regina del Paradiso diviene un evento quotidiano, ordinario, quindi, banalizzato.

Un altro problema che destano i fenomeni medjugoriani, è il fatto che la Madonna non si sia legata stabilmente ad un luogo, chiedendo la costruzione di una cappella laddove non c’era, come è successo, per esempio, in tutte le altre apparizioni mariane. A Medjugorie, al contrario, c’è si la chiesa parrocchiale di San Giacomo, come punto aggregativo centrale, ma il vero fenomeno medjugoriano sono proprio i veggenti. In questo caso la Madonna è legata alle “persone” dei veggenti, dietro ai quali folle di persone si recano come a dei profeti. Se vediamo i fatti di Lourdes e Fatima invece, la Madonna ha scelto dei luoghi e dei tempi precisi dando degli appuntamenti ai veggenti. Ma se questi venivano impediti ad andare all’appuntamento con la Madonna, come avvenne sia a Santa Bernadette che ai tre pastorelli di Fatima, l’apparizione non avveniva. Questo testimonia come la Madonna non abbia voluto creare una sorta di fenomeno “carismatico” attorno ai suoi prediletti, per la totalità uomini, donne e bambini umili e ignoranti che non sapevano né leggere né scrivere, ma ha voluto riportare tutta l’attenzione su di sé, sulla Verità, sulla Chiesa. Oltre tutto, i veggenti delle apparizioni approvate sono stati disprezzati e perseguitati in vita, hanno sofferto terribilmente nell’anima e nel corpo. Sono scomparsi agli occhi del mondo. La piccola Giacinta Marto, ad esempio, è morta sola come un cane in un ospedale di Lisbona senza neanche la consolazione della sua mamma. E chi ci pensa? Come è possibile che una veggente di 7 anni, oggetto di speciali predilezioni, che era stata vista da quelle 70.000 persone, testimoni oculari del miracolo del Sole in quel piovoso 13 ottobre 1917 alla Cova di Irìa, sia caduta in un oblio così profondo e terribile? Nessuna di quelle persone fu al suo fianco sul letto di morte.

Diverso appare lo scenario medjugoriano, in cui al centro non c’è l’Immacolata, la Madre del Verbo Incarnato, l’Assunta in Cielo, la Corredentrice, Colei che è contraddistinta dal silenzio, dalla discretio.

Al centro sono i veggenti, senza i quali il fenomeno medjugorie non avrebbe avuto vita così lunga. Sullo sfondo c’è si una tinta mariana ma che è contraddistinta da una continua verbosità inconciliabile con il silenzio di Maria che ci trasmettono i Vangeli. La valanga di sms quotidiani stravolgono il ruolo della Madonna e rendono banale il contenuto stesso di questi (presunti) “messaggi”.

Nostro Signore dichiara che neanche uno iota o un apice cadrà della Parola di Dio (cfr. Mt 5,18), né una sola parola uscita dalla bocca del Verbo di Dio andrà perduto “cieli e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24,35). Come è possibile, dunque, che tutte le parole che si attribuiscono alla madonna di medjugorie vadano così in oblio dopo pochi giorni? A mio avviso, questa verbosità riflette la banalità e la vacuità del conversare contemporaneo, nel quale si parla troppo e spesso senza riflettere. Non esiste in questa corrispondenza quotidiana neanche lo spazio necessario del silenzio e della meditazione per fare tesoro di ciò che viene detto. Ci fu un santo, Giovanni “Crisostomo”, investito di questo santo epiteto che in greco significa «bocca d’oro», per la preziosità e la sapienza del suo predicare. Allo stesso modo Sant’Antonio da Padova ribattezzato l’«usignolo di Dio» per la soavità e la santità del suo parlare. Ma come si potrebbero applicare tali attributi ai messaggi di medjugorie?

Come conciliare le massime dei padri del deserto sul silenzio, (“Melius est silere quam loqui”), con questo continuo parlare?

Forse che questo quotidiano “twittare” medjugoriano manifesti il bisogno insopprimibile di soprannaturale che i fedeli cattolici hanno smarrito e non trovano più?

Infine, per saper discernere dove si può trovare l’autenticità di un intervento del Cielo in un’anima prediletta, vi proponiamo la lettura di un estratto del testamento di Santa Bernadette Soubirous alla quale l’Immacolata Concezione disse: “Non ti prometto la felicità in questo mondo, ma nell’altro”.

«Per la miseria di mamma e papà, per la rovina del mulino, per quel tavolone della sventura, per il vino versato, per le pecore rognose, grazie, mio Dio. Per la bocca di troppo che ero da sfamare, per i bambini che ho accudito, per le pecore che ho pascolato, Grazie. Grazie, mio Dio, per il procuratore, per i gendarmi, per le parole rudi di Padre Peyramale. Per i giorni in cui siete venuta, per quelli in cui non siete venuta, non potrò mai ringraziarvi abbastanza che in Paradiso…Grazie perché se ci fosse stata una giovane più insignificante di me, non avreste scelto me…Grazie per aver colmato di amarezze il cuore troppo tenero che mi avete dato. Per Madre Josephine, che mi ha definito buona a nulla, grazie… Per i sarcasmi della Madre Superiora, la sua voce dura, le sue ingiustizie, le sue ironie e per le umiliazioni, grazie. Grazie di essere stato l’oggetto privilegiato dei rimproveri, per cui le Sorelle dicevano: “Che fortuna non essere Bernardetta”. Grazie di essere stata Bernardetta, minacciata di prigione perché vi aveva vista, Vergine Santa, di essere stata guardata dalla gente come una bestia rara: questa Bernardetta talmente insignificante, che quando la si vedeva, si diceva: “Non è che questa?”. Per questo corpo mingherlino che mi avete dato, per questa malattia di inferno, per le mie carni incancrenite, per le mie ossa cariate, per i miei sudori, per la mia febbre, per i miei dolori sordi e acuti, grazie, mio Dio. E per questa anima che mi avete dato, per il deserto dell’aridità interiore, per la vostra oscurità e le vostre rivelazioni, per i vostri silenzi e i vostri lampi, per tutto, per Voi, assente o presente, grazie Gesù».

Santa Bernadette si ritirò presso il convento delle Suore della Carità di Nevers all’età di 22 anni. Trascorse lì gli ultimi anni della sua breve vita, “per nascondersi”. Morì a 35 anni tra sofferenze indicibili e umiliazioni ignominiose: il salario degli autentici amici di Gesù e Maria.