Monsignor Krysztof Charamsa, 43 , with his partner at the end of a press conference in Rome, Italy, 3 october 2015. ANSA/ LUCIANO DEL CASTILLO

di Massimo Micaletti

Mi ero ripromesso di non commentare la vicenda Charamsa, sia perché vicenda di infimo profilo, sia perché per il soggetto provo una sincera pena, per la sua radicale incapacità di discernimento, figlia di inganni da lui subiti e da lui a propria volta inflitti.

Tuttavia, due righe vorrei condividerle.

Charamsa è come Don Gallo, Monsignor Paglia, il Cardinal Marx ed assimilati, ma non solo perché fa pubblico proclama di tesi (e prassi) del tutto incompatibili col magistero cattolico. E’ come loro perché sa di poter giocare su due tavoli: l’impunità e la persecuzione.

Tutti questi soggetti, infatti, dimostrano colle loro azioni di essere ben consapevoli di poter mettere la Chiesa in un apparente impasse: se vengono lasciati impuniti, possono continuare indisturbati a produrre guasti; se sanzionati, possono fare le vittime e dare la massima eco al loro magistero anticattolico.

Allora? Come si esce da questa morsa?

Può forse risponderci San Paolo, rivelandoci che l’impasse è solo apparente. Nella Seconda Lettera a Timoteo, l’Apostolo scrive “[1]Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: [2]annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. [3]Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, [4]rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. [5]Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero”. Non è più il tempo della prudenza, dei calcoli, degli equilibri: i lupi assaltano il gregge da ogni parte, e dinanzi a questo il pastore li affronta e li scaccia, senza esitazione.  E se i lupi giocano alle vittime, pazienza: avrebbero fatto molto più danno continuando a giocare alle pecore. 

 


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