A contributo del dibattito sulla crisi nella Chiesa offriamo, nella traduzione dall’inglese [qui l’originale], la lettera scritta da don Michael Oswalt – prete statunitense formatosi a Mundelein, presso Chicago – e diretta ai confratelli diocesani quando, nel 2009, ha deciso di abbandonare definitivamente il Novus Ordo e la ‘chiesa’ conciliare. Attualmente don Oswalt collabora con la Congregazione di Maria Immacolata Regina (CMRI). [RS]

 

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Cari confratelli sacerdoti della Diocesi di Rockford,

ho deciso di abbandonare la Diocesi perché sono approdato alla conclusione che i mutamenti introdotti dal Concilio Vaticano II sono incompatibili con il Cattolicesimo Romano.

Non v’è chi neghi che il Vaticano II ha imposto cambiamenti ampi e profondi alla Chiesa Cattolica; ma i cambiamenti possono essere accidentali o sostanziali. Se i mutamenti causati dal Vaticano II sono meramente accidentali, allora non c’è ragione di opporvisi, anche qualora li si trovi disgustosi. Ma se questi mutamenti sono sostanziali, allora il Vaticano II rappresenta niente di meno che la fondazione di una nuova religione, che differisce in senso essenziale dal Cattolicesimo Romano, ed è dovere di ogni cattolico, specie se sacerdote, di resistere a tali cambiamenti e di cercare di scacciarli dalle chiese e dalle istituzioni cattoliche, come sono stati scacciati in passato l’Arianesimo, il Nestorianismo, il Protestantesimo e le innumerevoli altre eresie che senza riuscirvi hanno provato a ghermire la Chiesa Cattolica romana.

Per molti anni ho studiato le discrepanze tra il Cattolicesimo preconciliare e la religione uscita dal Vaticano II; e a me parvero profonde, ma tentai fino all’ultimo di dare il “beneficio del dubbio” a chi aveva promulgato simili riforme. In molti casi ero portato al rifiuto, a negare, nascondere a me stesso realtà che sapevo vere, ma che non mi sentivo in grado di accettare.

Peraltro, nessuno nega che la Fede che fu creduta e praticata fino al Concilio Vaticano II era indubitabilmente Cattolicesimo romano, ossia la religione e la Chiesa fondate da Nostro Signore, l’unica chiesa, fuori della quale non v’è salvezza. Tutti, pertanto, debbono riconoscere che se anche la religione postconciliare vuol qualificarsi come cattolica romana, deve avere una uniformità sostanziale con la fede e la prassi preconciliare. In altre parole, per potere dire a buon diritto e in verità che noi siamo preti cattolici romani, è necessario che una sostanziale continuità tra la fede preconciliare e i mutamenti conciliari esista. Ma se tale continuità è rotta, allora noi – come preti – perdiamo il nostro legame con Nostro Signore Gesù Cristo, con la Chiesa cattolica romana, con ogni autentico Pontefice seduto sul trono di Pietro, con tutti i Santi del Paradiso, con ogni cattolico che ci abbia preceduti nella Fede. Perdiamo insomma la nostra pretesa di apostolicità, di unità nella fede, di cattolicità, e di santità. Anzi, difficile pensare a qualcosa di più menzognero, assurdo, inutile, a qualcosa di più pericoloso, di un prete che afferma d’essere cattolico, ma che ha perso contatto e continuità con la santa Tradizione del Cattolicesimo romano.

Mi rimane, quindi, da dimostrare che tra presente e passato s’è introdotta una discontinuità. E’ questa una tesi che a molti sembra venire da un altro pianeta; ma per altri è una verità che giace sepolta in fondo alla loro mente, e grava pesantemente sul loro cuore. Ora, le prove per suffragare tale tesi abbondano e richiederebbero un libro in più tomi per essere presentate esaustivamente, ma io le esporrò in maniera “condensata”, invitando al tempo stesso tutti i possibili interessati a documentarsi più ampiamente su libri, periodici e portali internet.

Ecco lo schema che seguirò nella mia esposizione:

  1. le eresie contenute nel Vaticano II;
  2. le eresie insegnate dal Codice di Diritto Canonico del 1983, e le pratiche peccaminose da esso autorizzate;
  3. come mai la Nuova Messa del 1969 è falsa e acattolica, essendo coerente espressione liturgica delle eresie del Vaticano II;
  4. la eteroprassi della religione vaticansecondista, ossia la conferma della natura eretica del Vaticano II da parte delle comuni credenze e pratiche odierne, siano esse ufficialmente sancite dalla gerarchia, o silenziosamente approvate da questa su scala universale;
  5. le alterazioni sostanziali ai Sacramenti, la cui validità adesso è assente o perlomeno dubbia;
  6. le eresie pubblicamente professate da Benedetto XVI;
  7. come mai i quattro caratteri distintivi della Chiesa Cattolica non si ritrovano nella nuova religione uscita dal Vaticano II.

Infine, riassumendo, sottolineerò che nei tre elementi – dottrina, culto e disciplina, elementi essenziali di ogni religione – il Vaticano II e i cambiamenti da esso portati hanno operato un mutamento sostanziale della Fede cattolica, e ne trarrò le opportune conseguenze, sia pratiche sia teoretiche.

 

      1. Le eresie contenute nel Vaticano II. Quattro le principali:

La prima è l’ecumenismo, esposto nel documento Unitatis Redintegratio, che insegna che anche le religioni acattoliche sono mezzi di salvezza. Tale dottrina è stata successivamente ripresa nel documento Catechesi Tradendæ di Giovanni Paolo II. Simili asserzioni sono frontalmente contrarie alla dottrina che fuori della Chiesa non c’è salvezza, chiamata “dogmatica” da Pio IX. La nozione e la pratica dell’ecumenismo furono oggetto di condanna da parte di Pio XI nell’enciclica Mortalium Animos del 1928.

La seconda eresia riguarda l’unità della Chiesa: la Chiesa di Cristo non si identificherebbe in via esclusiva con la Chiesa Cattolica, ma semplicemente “sussisterebbe in essa”. Tale dottrina eretica è contenuta principalmente in Lumen Gentium, ed è confermata nel suo significato eretico dalle dichiarazioni di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, soprattutto nel CJC del 1983, nella dichiarazione del 1992 “su alcuni aspetti della Chiesa come comunione”, e nel Direttorio Ecumenico. E’ contraria agli insegnamenti della Chiesa Cattolica, segnatamente esposti nella Satis Cognitum di Leone XIII, nella Mortalium Animos di Pio XI, nella Mystici Corporis di Pio XII, e nelle condanne della “teoria dei rami” operate dal Sant’Uffizio sotto Pio IX.

La terza eresia è la libertà religiosa, contenuta in Dignitatis Humanæ, che riprende quasi parola per parola gli asserti dottrinali condannati da Pio VII nella Post Tam Diuturnas, da Gregorio XVI nella Mirari Vos, da Pio IX nella Quanta Cura e da Leone XIII nella Libertas Præstantissimum. Gli insegnamenti del Vaticano II sulla libertà religiosa contraddicono altresì la Regalità Sociale di Cristo espressa nella Quas Primas di Pio XI, e la Dottrina Sociale della Chiesa.

La quarta eresia è quella della collegialità, che altera la costituzione monarchica della Chiesa Cattolica, così come è stata concepita dal Divino Salvatore. La dottrina vaticansecondista, suffragata dal CJC del 1983, che afferma che il detentore della suprema autorità nella Chiesa è il collegio dei Vescovi insieme col Papa, è contraria alla dottrina definita nei Concilii di Firenze e nel Vaticano I.

2. Le eresie insegnate dal Codice di Diritto Canonico del 1983, e le pratiche peccaminose da esso autorizzate.

Il CJC del 1983 contiene infatti l’eresia vaticansecondista della “unità della Chiesa” contenuta in Lumen Gentium, e permette il sacrilegio al Santissimo Sacramento, approvandone la recezione da parte di non cattolici (il che è peccato mortale), e permette la communicatio in sacris con gli acattolici (anche questo è peccato mortale). In aggiunta, il Direttorio Ecumenico del 1993 permette pratiche ecumeniche che la Chiesa ha sempre insegnato essere mortalmente peccaminose.

3. Come mai la Nuova Messa del 1969 è falsa e acattolica.

L’Ordinamento Generale del nuovo Messale contiene una definizione eretica della Messa;

è stata composta con lo scopo dichiarato di realizzare una liturgia ecumenica “di gradimento” per i Protestanti, eliminando le verità cattoliche concernenti il sacerdozio, la dimensione sacrificale della Messa e la Presenza Reale di Cristo nella Santa Eucaristia;

è stata composta con l’aiuto e i suggerimenti di sei ministri protestanti, mostrando così lo spirito ereticale in cui è stata concepita e formulata;

i suoi autori hanno sistematicamente rimosso dalle orazioni e dalle letture le dottrine ritenute “offensive” per gli eretici;

sia tramite le sue omissioni, sia tramite i suoi simbolismi e gesti, insegna eresie ed errori concernenti il sacerdozio, il Santo Sacrificio e la Presenza Reale;

è molto probabilmente invalida a causa di un difetto d’intenzione che provoca in chi la celebra, considerando anche l’alterazione blasfema – perlomeno nella versione vernacolare – delle parole di Cristo nella formula consacratoria;

l’edizione originaria conteneva l’eresia ariana nella IV Preghiera Eucaristica, rivolgendosi così a Dio Padre: “Tu solo sei Dio”, senz’alcun riferimento alle altre Persone trinitarie.

4. L’eteroprassi della religione vaticansecondista.

Il Vaticano II si può dire che abbia “inoculato” una nuova, falsa religione nelle istituzioni della Chiesa cattolica, e lo si riscontra dai decenni di abominevoli pratiche cui abbiamo assistito. Esse includono:

peccati contro il primo comandamento, sotto forma di riti ecumenici di ogni tipo;

pratiche pastorali e liturgiche che implicano il condono dei peccati omosessuali;

abusi liturgici ridicoli, profanazioni, talora impiegando ragazze vestite in maniera indecente o riti mutuati dal paganesimo;

la distruzione del Sacramento del Matrimonio attraverso la concessione indiscriminata di nullità, per motivi pretestuosi;

l’implicito (talora esplicito) condono del controllo artificiale delle nascite;

il regno dell’eresia nei seminari cattolici, nelle università cattoliche, nelle scuole cattoliche;

l’alterazione sostanziale del Sacramento dell’Estrema Unzione, concesso anche a chi non si trova in pericolo prossimo di morte;

la pratica della Comunione nella mano, che conduce non di rado a gravi sacrilegi nei confronti delle Sacre Specie (o di ciò che è ritenuto tale).

5. Le alterazioni sostanziali ai Sacramenti.

La consacrazione episcopale nel rito latino è stata resa invalida dall’introduzione, nel 1968, del nuovo rito di ordinazione dei vescovi. Benché affermi di impiegare una forma mutuata dai riti orientali, da essi non proviene la forma essenziale della consacrazione, ma piuttosto la cerimonia d’insediamento dei patriarchi (già consacrati). Il rito del 1968 non fa menzione della grazia della dignità episcopale come pienezza del sacerdozio.

Non c’è bisogno di spiegazioni per comprendere l’enormità di un simile problema: dal 1968, la validità dei vescovi cattolici di rito latino si è gradualmente andata perdendo, e con essa la validità dei preti ordinati da tali “nuovi” vescovi. Al di là di ogni altra possibile considerazione sul Vaticano II e sui suoi effetti, questo è di gran lunga il peggiore di tutti, l’effetto che in pratica ha reso invalidi o rischia di rendere invalidi tutti gli altri Sacramenti, eccettuati Battesimo e Matrimonio.

Anche la validità della Messa è stata compromessa, lo abbiamo visto, dall’intenzione del rito espressa nell’Ordinamento Generale; in tale documento, le parole della consacrazione – prima separate dal resto del Canone, e sottolineate dal grassetto – sono indicate come “racconto dell’istituzione”. Ma se un prete – anche validamente ordinato – dice queste parole semplicemente come se leggesse una narrazione, non consacra affatto il Corpo e il Sangue di Cristo, mancando l’intenzione. Parlare di “racconto dell’istituzione” in relazione alle parole del prete “Questo è il Mio Corpo” che realizzano la transustaziazione, è prova positiva del carattere protestante del Novus Ordo. Tra l’altro, la consacrazione del vino è di dubbia validità, per colpa della falsa traduzione del pro multis come per tutti; chiunque abbia un’infarinatura di greco antico capisce che si tratta di una traduzione erronea delle parole più sacre, anzi una tendenziosa e blasfema manipolazione delle parole che Cristo pronunciò davvero. Essendo possibile che tali parole siano necessarie ai fini della validità, e che dunque l’alterazione delle parole sia essenziale, la consacrazione del vino nella Nuova Messa è dubbia.

Ma per la religione vaticansecondista l’idea della necessità di una materia e di una forma è stata abbandonata: Giovanni Paolo II approvò [1] come “Messe” valide quelle della chiesa assira, una setta scismatica discendente dai nestoriani, nei cui riti sono assenti le parole della consacrazione, e una simile approvazione comporta l’abbandono degli insegnamenti universali della Chiesa sulla validità dei Sacramenti, ed è pertanto eretica.

Altre modifiche sollevano dubbi sulla validità dei Sacramenti dell’Estrema Unzione, della Cresima e degli Ordini sacri.

6. Le eresie pubblicamente professate da Benedetto XVI e dagli altri membri della gerarchia conciliare. Tra le altre:

L’ecumenismo non cerca di convertire gli acattolici,

l’attesa messianica dei Giudei non è vana,

vi sono ottime ragioni per dire che l’Antico Testamento non si riferisca a Cristo,

il dogma del primato della giurisdizione del romano Pontefice è posto in dubbio,

i vescovi scismatici sono definiti “pastori della Chiesa”,

egli non spera che le sette protestanti si sciolgano, ma che vengano “rafforzate nella loro fede e nella loro realtà ecclesiali”,

la Chiesa Cattolica non ha il diritto di assorbire le altre chiese, anzi la conversione va rimpiazzata da una “unità fondamentale” tra chiese che rimangono tali, ma diventano una chiesa sola,

vi è “la presenza salvifica di Cristo” nella Cena del Signore protestante,

il Protestantesimo non è un’eresia,

la validità della liturgia dipende, più che dall’uso di specifiche parole, dalla comunità della Chiesa,

il Battesimo dei bambini è discutibile,

il racconto biblico della Creazione sarebbe basato su fonti pagane,

il Corano, che esplicitamente nega la divinità di Cristo e chiama le donne “bestiame”, è un libro “sacro” di una “grande” religione, per la quale egli mostra rispetto,

vi sono “santi pagani”,

le religioni acattoliche sono mezzi di salvezza,

il termine “peccato originale” è fuorviante e impreciso,

la Chiesa di Cristo esiste anche al di fuori delle frontiere della Catholica,

la Chiesa di Cristo è “divisa”,

l’unità di essa è ancora in fieri,

è importante che ciascuno possa appartenere alla comunità religiosa che preferisce,

non vi sarà resurrezione dei corpi,

nella Santissima Eucaristia, “Cristo è nel pane”, il che corrisponde alla dottrina luterana della consustanziazione.

E la lista potrebbe continuare.

7. Come mai i quattro caratteri distintivi della Chiesa Cattolica non si ritrovano nella nuova religione uscita dal Vaticano II.

Si tratta delle quattro caratteristiche essenziali della vera Chiesa di Cristo, così come esposte nel Credo niceno, che la distinguono dalle sette false e che però – unità, santità, cattolicità ed apostolicità – mancano nella religione conciliare. La nuova religione conciliare non è santa, perché

professa e promulga pubblicamente l’eresia in materia sia di fede, sia di morale;

contempla discipline erronee e perniciose;

condona e anzi promuove, in nome dell’ecumenismo, gravi peccati contro il primo Comandamento.

La nuova religione non è “una”, perché in essa l’unità della fede è stata completamente distrutta nel momento in cui si è deciso di rompere con le antiche dottrine e ogni aberrazione dottrinale è stata permessa. Dopo il Vaticano II, l’unico peccato in materia di dottrina è aderire alla Fede cattolica come all’unica, vera Fede.

La nuova religione non è nemmeno cattolica, “universale”, perché senza unità di dottrina, senza coerenza col passato, la cattolicità – che significa essere una cosa sola: una fede, una disciplina, un culto, creduti e applicati ovunque e in ogni tempo – è impossibile. Ma la rottura col passato è avvenuta sotto ogni versante: dottrina, disciplina, caos liturgico; non vi è più traccia di cattolicità.

Infine, non vi è apostolicità. La religione vaticasecondista ha sciolto i legami che tenevano uniti nella dottrina, nella disciplina e nel culto agli Apostoli, rompendo la linea di successione apostolica con la consacrazione invalida dei Vescovi. Ha altresì alterato la costituzione apostolica della Chiesa Cattolica, modificando la nozione e il ruolo del Romano Pontefice.

 

In breve, la nuova religione non è altro che l’ennesima setta acattolica, una delle molte che sono sorte negli ultimi due millenni nel tentativo di cambiare la Chiesa di Cristo.

Per tale ragione, e dopo molta preghiera e molta riflessione, ho deciso di lasciare questa religione che oramai non ha più nulla di cattolico, di quella Fede cattolica conosciuta, praticata e custodita dai miei avi. Desidero morire nella medesima fede in cui loro si addormentarono, non nel Modernismo; desidero essere un vero prete cattolico, dire una Messa valida, quella Messa che così efficacemente e per secoli ha santificato le anime e reso la Chiesa quella magnifica struttura che era giunta ad essere nel 1958, quando Pio XII morì.

Ecco, da quel giorno fatale la Chiesa Cattolica si è avvitata nel declino, nell’immoralità e nella disgrazia; è stata infelicemente ridotta ad un piccolo numero di fedeli che hanno deciso di resistere all’offensiva modernista, così veementemente condannata da San Pio X. Possa Dio concedermi la grazia di vivere nel vero e santo sacerdozio cattolico, e di perseverare fino alla morte nella santa Fede dei nostri antenati.

— Rev. Fr. Michael Oswalt

 


[1] http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/documents/rc_pc_chrstuni_doc_20011025_chiesa-caldea-assira_it.html