"Credi in Dio o in Allah?". Dall’apostasia del “vaticanosecondo” ai fatti di Vignola (MO)

estratto da un precedente articolo di CdP Ricciotti.

Giovanni Paolo II disse: “È con grande gioia che vi rivolgo il mio saluto, a voi Mussulmani, nostri fratelli nella fede in un unico Dio“, dal discorso con i rappresentanti della comunità maomettana in Francia (Parigi, 31 maggio 1980).

Ancora: “Dio benedica tutti voi! Dio benedica la Giordania! San Giovanni Battista protegga l’Islam” (21 marzo 2000, sito Vaticano).

Prima della teologia suicida e necrofila del vaticanosecondo, cosa diceva la Chiesa? Cosa ha sempre comandato da san Pietro in avanti, fino alla fatidica svolta conciliare? Alcuni esempi:

MIRARI VOS

Mirari Vos di Papa Gregorio XVI (15 agosto 1832): «Veniamo ora ad un’altra causa, ahimé! fin troppo fruttuosa delle deplorevoli infermità che oggi affliggono la Chiesa. Intendiamo l’indifferentismo, ovvero quella diffusa e pericolosa opinione seminata dalla perfidia dei malvagi, secondo la quale è possibile, mediante la professione di qualche sorta di fede, procurare la salvezza dell’anima, posto che la morale di una persona si conformi alle norme di giustizia e probità. Da questa sorgente avvelenata dell’indifferentismo sgorga quella falsa e assurda massima, meglio definita il folle delirio (deliramentum), secondo il quale si deve ottenere la libertà di coscienza e garantirla a chiunque. Questo è il più contagioso degli errori, che prepara la via per quella assoluta e totalmente sfrenata libertà di opinioni che, per la rovina della Chiesa e dello Stato, si diffonde ovunque e che certuni, per eccesso di impudenza, non temono di propugnare come vantaggiosa per la religione. Ah, ‘qual morte più disastrosa per le anime della libertà di errore?’, disse S. Agostino».

QUANTA CURA

Papa Pio IX, l’8 dicembre del 1964, nella Quanta cura, parlava di “libertà religiosa” come di “libertà di perdizione”, incompatibile con gli insegnamenti della Chiesa di Cristo. Ricorda e comanda: «Contro la dottrina delle sacre Lettere della Chiesa e dei Santi Padri, [alcuni] non dubitano di affermare “essere ottima la condizione della società nella quale non si riconosce nell’Impero il dovere di reprimere con pene stabilite i violatori della Religione cattolica, se non in quanto lo chieda la pubblica pace”. Con tale idea di governo sociale, assolutamente falsa, non temono di caldeggiare l’opinione sommamente dannosa per la Chiesa cattolica e per la salute delle anime, dal Nostro Predecessore Gregorio XVI di venerata memoria chiamata delirio , cioè “la libertà di coscienza e dei culti essere un diritto proprio di ciascun uomo che si deve proclamare e stabilire per legge in ogni ben ordinata società ed i cittadini avere diritto ad una totale libertà che non deve essere ristretta da nessuna autorità ecclesiastica o civile, in forza della quale possano palesemente e pubblicamente manifestare e dichiarare i loro concetti, quali che siano, sia con la parola, sia con la stampa, sia in altra maniera”. E mentre affermano ciò temerariamente, non pensano e non considerano che essi predicano “la libertà della perdizione” , e che “se in nome delle umane convinzioni sia sempre libero il diritto di disputare, non potranno mai mancare coloro che osano resistere alla verità e confidano nella loquacità della sapienza umana, mentre la fede e la sapienza cristiane debbono evitare questa nociva vanità, in linea con la stessa istituzione del Signor Nostro Gesù Cristo».

SILLABO

Sempre Pio IX nel Sillabo ai n° 77 e 78 condanna le seguenti proposizioni, che sono eretiche: «In questa nostra età non conviene più che la religione cattolica si ritenga come l’unica religione dello Stato, escluse tutte le altre quali che si vogliano»; condanna la proposizione: «E però lodevolmente in alcuni paesi cattolici si è stabilito per legge che a quelli, i quali vi si recano, sia lecito di aver pubblico esercizio del culto proprio di ciascuno».

LIBERTAS

Papa Leone XIII nell’Enciclica Libertas del 20 giugno 1888, esprime così l’insegnamento di Magistero sull’argomento: «Nell’ordine sociale dunque la civile libertà, degna di questo nome, non consiste già in far quel che talenta a ciascuno, ciò che anzi partorirebbe confusione e disordine, che riuscirebbe in ultimo ad oppressione comune; ma in questo unicamente, che con la tutela e l’aiuto delle leggi civili si possa più agevolmente vivere secondo le norme della legge eterna […]. Posto pertanto che una religione debba professarsi dallo Stato, quella va professata che è unicamente vera, e che per le note di verità, che evidentemente la suggellano, non è difficile a riconoscersi, massime in paesi cattolici […]. Potestà morale è il diritto, e, come si disse e converrà spesso ridire, è assurdo che la natura ne dia indistintamente e indifferentemente alla verità e alla menzogna, al bene e al male. Le cose vere ed oneste hanno diritto, salve le regole della prudenza, di essere liberamente propagate, e divenire il più che possibile comune retaggio; ma gli errori, peste della mente, i vizi, contagio dei cuori e dei costumi, è giusto che dalla pubblica autorità siano diligentemente repressi per impedire che non si dilatino a danno comune. L’abuso della forza dell’ingegno, che torna ad oppressione morale degl’ignoranti, va legalmente represso con non minore fermezza, che l’abuso della forza materiale a danno dei deboli. Tanto più che guardarsi dai sofismi dell’errore, specialmente se accarezzanti le passioni, la massima parte dei cittadini […]».

CI RIESCE

Papa Pio XII, nella allocuzione Ci riesce: «[… ecco] la risposta alla gravissima questione circa l’atteggiamento del giurista, dell’uomo politico e dello Stato sovrano cattolico riguardo ad una formula di tolleranza religiosa e morale […], da prendersi in considerazione per la Comunità degli Stati. Primo: ciò che non risponde alla verità ed alla norma morale, non ha oggettivamente alcun diritto né all’esistenza né alla propaganda, né all’azione […]».