Diritti delle donne

di CdP Ricciotti, da La Nuova del Sud del 16 Gennaio 2016, pag. 12.

Veri diritti delle donne: che fine hanno fatto le donne?

Gentile Direttore,

sono certo che vorrà rendere pubblica questa mia lettera di opinione.

Opinione che è certamente personale, tuttavia non credo che sia singolare. Una lettera dove non si vuol giudicare, ma solo esortare alla pubblica e democratica riflessione.

Una lettera che non vuol fare di tutta l’erba un fascio, ma che vorrebbe tanto “falciare l’erba cattiva”.

Le porrò alcune domande e le farò seguire da mie brevi meditazioni, nell’intento di stimolare un onesto dibattito sulle donne; dibattito che, oramai, appare davvero spossato se non addirittura paludoso; ancorato piuttosto a logiche di consorteria che ripugnano finanche i soggetti più pazienti.

Che fine hanno fatto le donne? Perché non gridano più? Attenzione, non intendo affatto fare un’apologia del vaneggiante femminismo alla Simone de Beauvoir (peraltro madrina del gender). Da quanti anni non si vede più il battipanni della massaia contrariata?

Perché le donne non alzano la voce, oggigiorno, contro l’oppressione di quelle associazioni di rapace carboneria che si autoproclamano paladine dei diritti delle donne, rivendicando però tutt’altro?

Perché si lasciano asfissiare da chi sembra non rappresentare più il vero mondo delle donne, neanche minimamente, da chi dimostra di fare soprattutto passerella? Perché non dicono: non ci rappresentate! Chi vi ha designato?

Si, sto parlando delle donne di un tempo. Perché tacciono?

Delle donne del silenzio e della parola. Delle donne del pianto e del sorriso. Delle donne del sacrificio e del conforto. Delle donne che hanno sempre saputo cosa fare, facendolo bene. Delle donne che hanno contribuito al vero benessere della società. Delle donne che io ho imparato a conoscere sull’esempio delle nonne, della madre, delle zie, delle amiche sincere.

Delle donne che cucinano, e non di quelle che solo organizzano corsi di cucina.

Delle donne che lavorano, e non di quelle che semplicemente “speculano” per far “sgobbare” le altre.

Delle donne che costruiscono, e non di quelle che annaspano in un conservatorismo sessantottino tanto demodé quanto deleterio: le catastrofi sono evidenti!

Delle donne esperte in economia domestica, non di quelle che l’economia semplicemente la ostentano, nel disperato tentativo di elevarsi socialmente: di farsi accettare. Ma da chi? Che senso ha?

Delle donne che a fatica crescono i figli, aiutano il marito e, a causa di “governi” sempre più insensibili ed aggressivi, sono costrette a svolgere anche altri due o tre lavori.

Che fine hanno fatto le donne (anche associate) attente ai bisogni della famiglia e pronte ad aiutare, economicamente e moralmente, le amiche decise ad abortire, per evitare il ripetersi di questa orribile pratica?

E le donne della politica dove sono?

Non sto parlando delle femministe radicali, quelle ormai puzzano di naftalina. Non mi riferisco alle disperate “facce note”, tanto estremiste quanto pittoresche, impegnate piuttosto a fare proseliti e tessere di partito nelle loro sponsorizzate associazioni.

Intendo le vere intellettuali, quelle che non seguono le mode e non si lasciano piegare le ginocchia dalla insensibile ed aggressiva cultura della scarna élite, che vuol vendersi come “dominante”, che tutto divora e “violenta” fuorché i poteri forti.

Le vere, vecchie, associazioni di donne impegnate per il bene comune, perché tacciono davanti alle losche intenzioni del “governo” di voler approvare la turpe pratica dell’utero in affitto? Perché sono mute di fronte all’ondata di stupri e molestie provocata in tutta Europa da “culture” retrograde e già sepolte dal buon senso? Perchè non drizzano la schiena e non rivendicano il loro posto nella storia e nella vita, contro la dittatura dei pochi, dei pochissimi, dei ristretti circoli di autoreferenzialismo del gender?

Mi permetto di esortare le lettrici ad una riflessione, mi rivolgo a tutte quelle donne che non si sentono affatto rappresentate da quelle associazioni che dietro maschera di “diritti civili”, non fanno altro che stringere accordi politici per finalità tutt’altro che inerenti i diritti della donna: quelli veri.

Non vedo più quelle forme associative oneste e veraci, ma solo gruppi di soggetti ideologizzati e radical chic di una sinistra al caviale cinese.

Vetrine del “politicamente corretto”, piuttosto che contesti in cui si tutela il bene delle famiglie, delle mamme, delle figlie, delle donne in generale.

Dove sono quei movimenti di onestà intellettuale che nell’uomo non vedono solamente un nemico o un piacere estemporaneo, ma un soggetto con cui costruirsi un futuro con gioie e dolori, nella condivisione e nel giusto compromesso?

Lo ribadisco: non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ognuno interroghi se stesso. Che fine hanno fatto le donne?

di CdP Ricciotti, da La Nuova del Sud del 16 Gennaio 2016, pag. 12.

Preciso a scanso di equivoci: gender, aborto e simili aberrazioni sono argomenti di femminismo (più o meno radicale). Dove dico “che fine hanno fatto le femministe?”, intendo dire: come mai sono mute davanti agli stupri di massa, al burqa ed a tutte le aberranti pratiche delle sette tribali e religioni dell’odio tanto care a Boldrini, Kyenge e simili? Tutti già sappiamo perché tacciono. Il vero problema è: perché anche le donne, che non sono “le femministe”, tacciono?