Triplete di Bergoglio: Migranti islamici valori preziosi. Gesù non condanna. Giudei unica famiglia dello stesso Dio

di CdP Ricciotti.

Gesù non condanna. 17 Gennaio 2016. Bergoglio all’Angelus afferma: “[…] Il racconto delle nozze di Cana ci invita a riscoprire che Gesù non si presenta a noi come un giudice pronto a condannare le nostre colpe, né come un comandante che ci impone di seguire ciecamente i suoi ordini; si manifesta come Salvatore dell’umanità, come fratello, come il nostro fratello maggiore, Figlio del Padre […]” (da News.va).

Invece Gesù (Giusto Giudice) ci dice: “Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti” (Mt. 19,17); “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv. 14,15); “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore” (Gv. 15,10); l’Apostolo ci esorta: “Chi dice: «Lo conosco» e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui” (1Gv. 2,4). Gesù afferma: “[…] anche se giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato” (Gv. 8,16); ancora: “[…] giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv. 5,30). Qui “vera e falsa misericordia“.

Migranti sono risorse. Dopo l’Angelus, egli dedica la sua attenzione ai presunti rifugiati. Leggiamo: “[…] oggi ricorre la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che, nel contesto dell’Anno Santo della Misericordia, è celebrata anche come Giubileo dei Migranti. […] Cari migranti e rifugiati, ognuno di voi porta in sé una storia, una cultura, dei valori preziosi; e spesso purtroppo anche esperienze di miseria, di oppressione, di paura. La vostra presenza in questa Piazza è segno di speranza in Dio […]”(da News.va).

Ebrei del Talmud fratelli maggiori. A seguire, Bergoglio si reca ad ossequiare i seguaci del Talmud presso la Sinagoga di Roma: “[…]sono felice di trovarmi oggi con voi in questo Tempio Maggiore […] Già a Buenos Aires ero solito andare nelle sinagoghe e incontrare le comunità là riunite, seguire da vicino le feste e le commemorazioni ebraiche e rendere grazie al Signore […] E nel dialogo ebraico-cristiano c’è un legame unico e peculiare, in virtù delle radici ebraiche del cristianesimo: ebrei e cristiani devono dunque sentirsi fratelli, uniti dallo stesso Dio e da un ricco patrimonio spirituale comune (cfr Dich. Nostra aetate, 4) […] Con questa mia visita seguo le orme dei miei Predecessori. Papa Giovanni Paolo II venne qui trent’anni fa, il 13 aprile 1986; e Papa Benedetto XVI è stato tra voi sei anni or sono. Giovanni Paolo II, in quella occasione, coniò la bella espressione “fratelli maggiori”, e infatti voi siete i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori nella fede. Tutti quanti apparteniamo ad un’unica famiglia, la famiglia di Dio […]”.

Apologia di Nostra Aetate. “Abbiamo da poco commemorato il 50º anniversario della Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II, che ha reso possibile il dialogo sistematico tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo […] Una speciale gratitudine a Dio merita la vera e propria trasformazione che ha avuto in questi cinquant’anni il rapporto tra cristiani ed ebrei […] Il Concilio, con la Dichiarazione Nostra aetate, ha tracciato la via: ‘sì’ alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo […] I cristiani, per comprendere sé stessi, non possono non fare riferimento alle radici ebraiche, e la Chiesa, pur professando la salvezza attraverso la fede in Cristo, riconosce l’irrevocabilità dell’Antica Alleanza e l’amore costante e fedele di Dio per Israele […]”

Memoria del “nuovo olocausto”. “[…] Il popolo ebraico, nella sua storia, ha dovuto sperimentare la violenza e la persecuzione, fino allo sterminio degli ebrei europei durante la Shoah. Sei milioni di persone, solo perché appartenenti al popolo ebraico, sono state vittime della più disumana barbarie […] Cari fratelli maggiori, dobbiamo davvero essere grati per tutto ciò che è stato possibile realizzare negli ultimi cinquant’anni, perché tra noi sono cresciute e si sono approfondite la comprensione reciproca, la mutua fiducia e l’amicizia” (da News.va).

Cosa impariamo da Bergoglio?

Impariamo da Bergoglio che Gesù e gli Ebrei ai quali Bergoglio fa visita, ovvero i seguaci del Talmud, sarebbero “fratelli maggiori”. Gesù: “nostro fratello maggiore” come gli Ebrei del Talmud: “nostri fratelli maggiori”. Tutti insieme, secondo Bergoglio, credono “nell’unico Dio […] unica famiglia di Dio […]”. Inoltre saremmo, sempre a sentir lui, “tutti fratelli”. Gesù non venne affatto “per giudicare […] imporre […] comandare”. I presunti rifugiati sarebbero “portatori di cultura e valori preziosi” e scapperebbero da situazioni “di miseria, oppressione e paura”.

Cosa ci dice invece la Chiesa?

Presento alcune Definizioni ed una semplice esegesi secondo il principio dogmatico di “Convergenza dei Padri”.

Ebrei 8,13: “Dicendo però alleanza nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima; ora, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a sparire”. (Cf. Mt 26,28; Mc 14,24; 2Cor 3,10; Eb 7,22; Eb 8).

Concilio di Firenze: “La sacrosanta Chiesa Romana […] crede, professa ed insegna fermamente che la materia riguardante l’Antico Testamento, la Legge Mosaica, che si divide in cerimonie, riti sacri, sacrifici e sacramenti, poiché essi vennero stabiliti per significare qualcosa di non ancora avvenuto, anche se furono propri del culto divino di quel tempo, dopo la venuta di Nostro Signore, essi hanno CESSATO la loro funzione, e hanno avuto inizio i sacramenti del Nuovo Testamento” (D.S. 1348).

“In senso biblico l’Alleanza è il patto di reciproca fedeltà tra Dio e il popolo ebraico. Esso è stato celebrato più volte da Dio con Noè (Gen. 9,1-17), con Abramo (Gen. 17,1-14), con Giosuè (Gs. 24,25-26), con tutto il popolo sotto il re Giosia (Ne 10,1). Più interessante quella con Mosè sul Sinai: è la più solenne perché per essa Israele diventa speciale proprietà di Jahvè; è la più chiara anticipazione di quella definitiva stipulata da Dio con l’umanità intera nel sangue di Gesù (Mt. 26,27-8;  1Cor. 11,25), per la quale diventiamo figli di Dio (Rm. 8,14), riceviamo lo Spirito (2Cor. 3,6), non siamo più schiavi, ma liberi (Gal. 4, 22-23, 31).

San Paolo sottolinea la superiorità della nuova rispetto all’antica (Ebr. 9,11-14): la nuova, essendo unica e definitiva, valida solo dopo e per la morte di Cristo, propriamente è detta «testamento»” [Dizionario del cristianesimo, E. Zoffoli, Sinopsis, 1992].

Il Catechismo Tridentino, difatti, al Can. 216: “Nella consacrazione del vino […] si deve ritenere per fede che essa è costituita dalle parole (Conc. Florent., sess XI, Decr. pro Iacobitis): “Questo è il calice del sangue mio, della nuova ed eterna Alleanza [mistero della fede] che per voi e per molti sarà sparso a remissione dei peccati  […]nessuno potrà dubitare di questa forma […]  seguono le parole della nuova Alleanza, per farci intendere che il sangue del Signore viene offerto agli uomini nella nuova Alleanza, ma in realtà non in figura, come nella vecchia Alleanza, di cui san Paolo scrivendo agli Ebrei ha detto che non fu stipulata senza sangue (Eb 9,18). Perciò l’Apostolo ha scritto: Gesù Cristo è mediatore della nuova Alleanza affinché, avvenuta la sua morte per riscattare le trasgressioni commesse sotto la prima Alleanza, i chiamati ricevano l’eterna eredità, loro promessa (Eb 9,15)”.

Abramo padre nella fede. Abramo è venerato ugualmente da ebrei, cristiani e mussulmani come “padre nella fede”. Cosa insegna la Chiesa? Gesù, in Giov. 8, 33 e succ., ai Giudei che vantano la loro discendenza da Abramo, oppone che non va intesa la “stirpe” carnale bensì quella spirituale nell’imitazione di Abramo, il proseguirne le opere; in Mat. 3,9 e Lc. 3,8 si legge di un Giovanni Battista che predica così ai Giudei “Non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre”; in Gal. 3,28 e succ. l’Apostolo Paolo dice “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.”.

In Rm. 4,9 e succ. si legge che la beatitudine non è concessa ai circoncisi in quanto tali, per presunta “stirpe”, ed quindi “Noi diciamo infatti che la fede fu accreditata ad Abramo come giustizia. Come dunque gli fu accreditata? Quando era circonciso o quando non lo era? Non certo dopo la circoncisione, ma prima. Infatti egli ricevette il segno della circoncisione quale sigillo della giustizia derivante dalla fede che aveva già ottenuta quando non era ancora circonciso; questo perché fosse padre di tutti i non circoncisi che credono e perché anche a loro venisse accreditata la giustizia e fosse padre anche dei circoncisi, di quelli che non solo hanno la circoncisione, ma camminano anche sulle orme della fede del nostro padre Abramo prima della sua circoncisione”.

Nella Lettera di Giacomo 2,20 e succ. si legge “Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza valore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull’altare? Vedi che la fede cooperava con le opere di lui, e che per le opere quella fede divenne perfetta e si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio”.

Stirpe di Abramo. Sono i Giudei che si vantano di essere “stirpe di Abramo” (con la connivenza del vaticanosecondo), ma è assolutamente fuori luogo, come insegna la Chiesa, che si avalli questa credenza poiché, come abbiamo visto, “non c’è stirpe di sangue e non c’è razza”; Abramo fu il più grande Patriarca, uomo santo e di provata fede, e Cristo confermò la discendenza di Abramo in coloro i quali seguono la Verità, la Parola, scacciano il peccato e la menzogna e credono in Lui, si battezzano. Leggiamo il Battista: “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile” (Lc. 3,16-17). Sappiamo dalla Rivelazione che “in Gesù Cristo la benedizione di Abramo passa alle Genti” (Gal . 3,14), Gesù nel Vangelo dice ai farisei: “non dite: Abbiamo Abramo per padre” (Mt. 3,9; Lc. 3,8), “la discendenza, deriva dalla fede di Abramo” (Rm. 4,16), “quelli che hanno fede, son benedetti con Abramo che credette” (Gal. 3,9) – (Qui approfondimenti).

Si deve dire, senza paura di sbagliare, che “stirpe di Abramo” è chi accetta la Parola di Cristo, è il battezzato (Sacramento, di sangue, in voto), colui che è in comunione di fede con Abramo ed i Profeti; come ci insegna San Pio X, infatti, “Non appartengono alla comunione dei santi nell’altra vita i dannati ed in questa coloro che si trovano fuori della vera Chiesa (Giudei, apostati, scismatici, eretici, infedeli, scomunicati)”.

Abramo, come i Profeti, era “cristiano in voto”. Difatti Gesù dice: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò” (Gv. 8,56).

“Stirpe di Caifa”. Dunque Gesù e gli Ebrei del Talmud NON sono “fratelli nella fede”. Gli Ebrei del Talmud NON sono nostri “fratelli maggiori” e Gesù NON è “fratello maggiore” insieme a loro; essi NON “credono nell’unico Dio”. Noi crediamo nel Dio unico e vero, Uno e Trino, nella vera divinità di Cristo, come Abramo ed i Profeti; mentre i Giudei del Talmud, ovvero coloro i quali hanno seguito Caifa e non Cristo; essi credono che Gesù sia un impostore, difatti la loro fede è un “messianismo temporale”.

Ancora: “I Vangeli riecheggiano questa errata concezione (temporale, come se la arrogavano i Giudei, NdA), che porterà i Giudei ad opporsi violentemente al Cristo. Non senza riferimento ad essa, Gesù Nostro Signore scelse per sé l’appellativo messianico di Figliuol de l’uomo, che è proprio di Daniele, per combatterla ed inculcare la vera natura della sua missione. Egli ritorna spesso a Daniele 7,13 ss. intendendo la Chiesa formata e distinta dalla Sinagoga […] e la sua manifestazione gloriosa nella fine del Giudaismo e del Tempio, e in favore della Sua Chiesa perseguitata” (clicca qui).

Sant’Ilario dice: “Osservate: Caifa si stracciò le vesti al momento nel quale Gesù si dichiarò Figlio di Dio, il vero Messia alla presenza di tutta la nazione ebraica, riunita nella persona dei suoi capi. Ciò significa, che, appena il divino Redentore – legalmente e solennemente – scoprì la vera sua natura e la sua vera missione, cessarono tutte le ombre, che erano state destinate a figurarlo. Cessò il sacerdozio di Aronne; scomparve la legge, dinanzi al Vangelo; si squarciarono i veli delle sacre scritture, figurati nelle vesti sacerdotali” (da Apologia del Papato, EffediEffe 2014, Caifa vaca la sede).

Quale Israele? Per chiudere il discorso, teniamo bene a mente questa riflessione: “Rifiutando Gesù, Israele si è diviso in due; la parte che ha accettato Cristo è divenuta Chiesa, il vero Israele, compimento del Vecchio Testamento. L’altra parte, che ha rifiutato Cristo, con un peccato ‘collettivo’, è Israele infedele, che ha perduto la sua elezione, i suoi privilegi, come gruppo è al di fuori della salvezza, come gruppo si intende, perché ci è ignota la responsabilità di ciascun’anima individuale” (cf. Recensione del P. Pierre Benoit in Revue Biblique 68 (1961), 458-462; D. Judant, Les deux Israel. Essai sur le mystere du salut d’Israel selon l’economie des deux Testaments, ed. Du Chef, Paris 1960, p. 249; mons. Francesco Spadafora, Cristianesimo e Giudaismo, p. 22).

Presunti rifugiati e presunti profughi. Infine due parole sui “portatori di valori preziosi e di cultura”, come Bergoglio definisce i presunti “rifugiati e profughi”: I dati dell’Economist sono allarmanti. In Italia il 90% degli 82mila immigrati, che nel corso del 2015 hanno richiesto asilo, sono uomini, per la maggior parte di età compresa tra i 18 e i 34 anni.

Generalmente non scappano da nessuna guerra, come dimostra anche il Ministero. “Secondo uno studio della scienziata politica Valerie Hudson, l’Unione europea sta accogliendo un numero sempre più alto di giovani maschi. Il 73% degli 1,2 milioni di richiedenti asilo è composto da uomini. Nel 2012 erano il 66%. E in Italia non va certo meglio. A ottobre del 2015, secondo Andrea Den Boer dell’Università di New York, ‘il 90% delle 82mila richieste erano di uomini, per la maggior parte giovani tra i 18 e i 34 anni’. Ed è l’età ad attirare maggiormente l’attenzione dell’Economist secondo cui sta aumentando il numero di persone propense a commettere reati. Secondo l’Eurostat, infatti, l’80-90% dei crimini è commesso da giovani maschi” (clicca qui).

Una vera invasione islamista ben pianificata (qui viene dimostrato in numerosi articoli e studi). Altro che “portatori di valori preziosi e di cultura”. Sarebbero gli stessi “valori preziosi” e la stessa “cultura” che la Chiesa ha sempre santamente condannato e combattuti, poiché disumani e criminali (v. Lepanto con san Pio V, v. Vienna con Marco di Aviano, v. San Francesco con Saladino, v. Crociate etc…).

Rimando gli interessati anche alla lettura di “Islam: un promemoria da San Giovanni Bosco”; e di: “Cosmopolitismo, crisi economica e distruzione delle identità nazionali”.

Globalizzazione e pseudo-cosmopolitismo. Proseguono senza tregua; a) l’islamizzazione/“ateizzazione” dell’Occidente; b) l’occidentalizzazione/“ateizzazione” dell’Islam. Il mantra è “eliminare tutti i fondamentalismi“, senza distinzione di religione. Tutto nei piani di chi vuol distruggere le due principali identità rivali: la cristiana (corrompendo i pastori, le pecorelle e quindi gli agnelli… opprimendo… ipertassando… esasperando il popolo con misure legislative inique… pansessualizzando… obbligando i popoli ad emigrare…); e l’identità islamica (strumentalizzando… fomentando guerre… occidentalizzando…). Abbattere le due principali identità, per creare un mondo NOACHITA al servizio di quell’unica  identità che è, al contrario, coccolata, preservata e protetta dal “nuovo olocausto”. Questo sembra essere, ancora una volta, il vero fine di Bergoglio e sodali.

di CdP Ricciotti.