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di Cinzia Palmacci

 

Siamo giunti al capovolgimento totale dei simboli, all’usurpazione dei ruoli, veri segni tangibili della venuta dell’Anticristo. Il Califfato vuole raggiungere la grandezza che ebbe con Maometto, e forse anche di più.. fino a Roma! Nel frattempo chiamano tutti a divenire “soggetti all’Islam”, convertirsi o pagare la “Tassa” in pace e serenità, tutti insieme nel Nuovo Ordine Mondiale di vera Pace & Sicurezza sotto l’autorità dell’Islam.

 

  • L’interesse del califfato per Roma ha radici storiche

Che Roma divenne terra islamica nell’846 quando una flotta musulmana risalì il Tevere e saccheggiò la città, basilica di San Pietro compresa, portandosi via le famose decorazioni d’oro e d’argento che risalivano al secolo precedente, è una tesi sostenuta solo da fondamentalisti radicali a partire dal secolo XX. Gli storici hanno dimostrato che di quel saccheggio, per quanto clamoroso, non giunse neppure notizia ai grandi centri medio-orientali dell’islam, così che non ne rimane nessuna traccia nei testi dell’epoca.

Ma allora perché il califfato da così tanta importanza alla città eterna? La risposta è da ricercare in un hadith di Ibn Hanbal, maestro dei sunniti; un Hadith è un detto leggendario attribuito a Maometto, questo Hadith è chiamato “Della conquista di Roma”, nel racconto viene chiesto a Maometto quale città tra Roma e Costantinopoli sarebbe stata islamizzata prima, e il profeta rispose la città di Eraclio, cioè l’imperatore di Bisanzio. I teologi musulmani vedono il parziale avveramento della profezia nella conquista di Costantinopoli da parte dei turchi nel 1453, la seconda parte della profezia, ovvero l’Islamizzazione della seconda città Roma, dovrà essere comunque realizzata, ma questo per la maggior parte dell’Islam dovrà avvenire non in un tempo storico come sostiene Al Baghdadi ma negli ultimi tempi dell’apocalisse. Roma nel Corano non è una città da poco, infatti insieme alle due città sante La Mecca e Medina, troviamo altre due città una Gerusalemme e l’altra è proprio Roma e se la prima è la città del passato dove hanno vissuto Abramo e Gesù, Roma è la città del futuro simbolo di ciò che deve essere ancora convertito.

 

  • La Turchia appoggia l’ISIS?

Un’inchiesta di Russia Today rivela che sono stati trovati alcuni documenti, abbandonati da miliziani dello Stato islamico (Isis) in ritirata nel nord della Siria, che proverebbero i legami fra Turchia e jihadisti nel commercio del petrolio. A trovarli sarebbero stati i combattenti curdi. Il canale satellitare russo ha inviato una propria troupe nell’area e ha raccolto testimonianze di prima mano. Le carte sono finite nelle mani delle Unità di protezione popolare nell’assalto alla città di Ash Shaddadi, durante la quale sono stati catturati diversi “foreign fighters” provenienti da Turchia e Arabia Saudita, i quali hanno confermato i rapporti fra Daesh e Ankara. Analisti ed esperti – scrive Asianews – sottolineano che, accanto a una organizzazione militare di primo livello, vi è al contempo una capacità di movimento e organizzazione impensabile senza l’appoggio logistico e finanziario dall’esterno. Fra i Paesi ritenuti in qualche modo fiancheggiatori dell’Isis – assieme ad Arabia Saudita e Qatar – vi sarebbe proprio la Turchia, che pur dichiarandosi nemica giurata dei jihadisti, nei fatti – e i documenti ne sarebbero la prova – si comporta in tutt’altro modo. Alcuni dei documenti finiti nelle mani dei combattenti curdi riportano voci dettagliate, compilate dai miliziani dell’Isis, relative ai proventi del petrolio dei pozzi e delle raffinerie, oltre che il volume totale delle estrazioni. Ciascun fascicolo contiene in cima alla pagina il simbolo dell’Isis. Ogni voce comprende il nome dell’autista, il veicolo utilizzato, peso del mezzo – vuoto e a pieno carico – oltre che il prezzo di vendita e il numero della fattura. Una di queste è datata 11 gennaio 2016 e rivela che l’Isis ha estratto circa 1.925 barili dal pozzo di Kabibah, vendendoli per 38.342 dollari. Gli autori dell’inchiesta hanno interrogato anche alcuni civili della zona, costretti a lavorare per l’industria petrolifera dell’Isis sotto minaccia. “Il greggio estratto – racconta una fonte – veniva portato in una raffineria, per essere trasformato in gasolio e altri prodotti petroliferi”. In previsione della vendita “venivano intermediari da Raqqa e Aleppo (Siria, ndr) i quali raccoglievano il petrolio e spesso parlavano della Turchia” come meta finale. Alla voce dei residenti si aggiunge quella di un jihadista, un prigioniero turco, il quale conferma che “il petrolio estratto da Daesh viene venduto in Turchia”. E le quantità sono “tali che le autorità” di Ankara “non possono non esserne al corrente”.

Un combattente curdo ha mostrato una collezione di passaporti prelevati dai cadaveri dei jihadisti uccisi in battaglia. Nelle immagini si vedono miliziani di varie nazionalità, fra cui Bahrain, Libia, Kazakistan, Russia, Tunisia e la stessa Turchia. La maggior parte è entrata nelle aree di guerra di Siria e Iraq passando proprio attraverso i confini turchi, che il più delle volte – a raccontarlo sono gli stessi jihadisti prigionieri – non sono pattugliati e consentono un facile attraversamento. Del resto – si legge nella notizia di Asianews – è risaputo che la leadership turca del presidente Recep Tayyip Erdogan ha fornito sostengo logistico ai miliziani in lotta contro il presidente Bashar al Assad, o comunque “non ha interferito” nei movimenti trans-frontalieri dei jihadisti. Inoltre, molto del materiale che alimenta la propaganda dello Stato islamico viene prodotto e stampato in aziende sparse sul territorio turco. “La Turchia è il vicino diretto dell’Isis» e se il governo di Ankara tagliasse i rifornimenti dei miliziani, “l’organizzazione terroristica non potrebbe certo sopravvivere”.

La Turchia non ha alcuna intenzione di ingaggiare un conflitto a fuoco contro lo Stato Islamico, né vuole concedere agli Stati Uniti la base di Incirlik perché gli americani possano aiutare i curdi a non far capitolare Kobane, al confine turco-siriano. L’obiettivo della Turchia è ormai esplicito: oltre a volere la cacciata di Bashar Assad dalla Siria, Ankara ha intenzione di estirpare definitivamente la minaccia curda dal territorio turco, la cui indipendenza ed eventuale creazione di uno stato autonomo, denominato Kurdistan, non rientrano nei programmi dell’AKP, il partito politico del presidente turco. I curdi sono dunque finiti nel bel mezzo della guerra e rappresentano ormai l’ultimo argine all’avanzata del Califfato, la cui resistenza è messa alla prova tanto in Iraq quanto in Siria: da una parte, le forze di difesa del popolo vengono attaccate dallo Stato Islamico in Siria, dall’altra i soldati Peshmerga sono sotto il fuoco di IS nel nordest dell’Iraq. Essendo la popolazione curda sparpagliata tra quattro Stati mediorientali – Turchia, Siria, Iraq e Iran – si può comprendere come l’accerchiamento trasversale di Paesi che sono divisi su tutto ma che si ritrovano a condividere l’obiettivo di “eliminare” il problema curdo dal proprio territorio, apra una finestra inedita sui reali motivi di questa grande guerra. La Turchia è accusata di aver favorito il Califfato, permettendo a migliaia di volontari jihadisti giunti anche dall’Europa, di entrare nei territori occupati di Siria e Iraq per dare man forte al Califfato. Non solo. Si ha contezza di almeno mille cittadini turchi confluiti nelle fila dell’IS e i media tedeschi (Die Welt e ARD TV) hanno rivelato come il reclutamento dei volontari jihadisti avvenga proprio all’interno del territorio turco, per di più alla luce del sole. Inoltre, Ankara è accusata di commerciare petrolio con Mosul e Raqqa, le due capitali del Califfato. Buona parte dei proventi dei giacimenti petroliferi controllati dallo Stato Islamico deriverebbe proprio dall’esportazione del petrolio in Turchia. La gran parte del carburante proveniente dalle raffinerie controllate da IS, infatti, raggiunge sia Damasco – dunque anche il regime di Assad traffica con lo Stato Islamico – sia soprattutto la Turchia, dove viene venduto al dettaglio a prezzi molto convenienti, circa un terzo inferiori a quelli del mercato ufficiale. Il carburante giunge in Turchia attraverso autocisterne che si fermano a Gaziantep, nel sudest del Paese, dove avviene lo smistamento al mercato nero. Ma a Gaziantep si commetterebbero crimini ben peggiori: sempre secondo i media tedeschi, qui si troverebbero centri di reclutamento e di addestramento per jihadisti, che una volta completato il training attraversano tranquillamente il confine e vanno a ingrossare le fila dello Stato Islamico. In effetti, il governatore della provincia di Gaziantep, Erdal Ata, ha segnalato una situazione difficile in città e l’arresto a settembre di 19 soldati dello Stato Islamico sembra avvalorare i timori, sebbene il governatore non confermi tali indiscrezioni. Dunque, Ankara favorisce l’infiltrazione di jihadisti in Siria e Iraq, finanzia e commercia con lo Stato Islamico, attacca i curdi che combattono IS e, pur essendo un Paese NATO, è indisponibile ad assoggettarsi alle regole degli Stati Uniti. Anche i servizi di intelligence turchi rivelano la presenza di una rete dell’Isis a Istanbul.

Insomma la Turchia sta conducendo una pericolosa partita a scacchi la cui mossa finale sarà l’entrata nell’Unione Europea alle sue condizioni, quando detterà le sue regole del gioco a tutto il continente europeo e sotto ogni punto di  vista: geopolitico, militare, economico-finanziario e religioso. Tattica che, probabilmente, comprenderà anche la conquista di Roma da parte del califfato.

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  • Al-Baghdadi venne curato in Turchia

Nel dicembre 2015 è stata diffusa la notizia che il leader dell’Isis Abu Bakr al Baghdadi gravemente ferito in un raid dell’aviazione irachena, sarebbe stato curato in una località sconosciuta della Turchia, in seguito ad un trasferimento fatto dalla Cia in coordinamento con i servizi di intelligence turca e poi riportato a Sirte, capoluogo del Califfato in Libia. La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa iraniana Fars e ha gettato sulla Turchia l’ombra del sospetto di complicità con l’ISIS, dopo le accuse della Russia, secondo cui farebbe affari acquistando con il traffico illegale di petrolio dai territori controllati dagli islamisti sunniti. Un’altra accusa ricorrente ad Ankara è quella di accogliere i combattenti Isis feriti nei propri ospedali. Intanto le forze dell’Isis sono in rapida espansione nel territorio libico dove una colonna è stata bloccata da raid aerei del governo di Tobruk alla periferia di Bengasi. Nel paese di Erdogan si muore di morte violenta ogni giorno; i giornali dell’opposizione al governo di Ankara vengono requisiti e “ripuliti”, gli avversari politici del regime di Ankara vengono messi in galera, le elezioni politiche per formare il parlamento di Ankara si sono celebrate sotto un agguerrito controllo poliziesco, Öcalan, vecchio leader del PKK, è rinchiuso in una galera oscura da diciassette anni, la regione kurda è assediata e minacciata dall’esercito di Ankara, il processo di islamizzazione forzata della società procede a passi veloci e violenti, ogni giorno.

 

  • Il ruolo della Turchia e del califfato nell’Apocalisse

Nel 2014, in un’intervista a TV Turkia il leader spirituale più importante per i Fratelli Musulmani, lo sceicco Yusuf al-Qaradawi ha dichiarato che la Turchia è dove il Califfato sarà stabilito:

“Siamo venuti in Turchia per valutare la Quarta Assemblea dell’Unione degli Ulema a Istanbul, capitale del Califfato Islamico!” Qaradawi ha aggiunto che:

“La Turchia è lo Stato del Califfato, e Istanbul è la sua capitale … la Turchia unisce la religione e il mondo, arabo (wahabita sunniti) e persiano (sciiti), Asia e Africa, e il (Califfato) deve essere basato su questa nazione (Turchia) “.

Rivolgendosi al popolo turco per quanto riguarda l’elezione di Recep Tayyip Erdogan, il capo dello Stato, Qaradawi ha detto:

“Erdogan è l’uomo dello Stato, un leader che conosce il suo Signore.” E poi ha aggiunto un commento molto importante:

“Erdogan riuscirà perché Allah, Gabriele, Salih Al-Muminin (i Giusti dei fedeli) sono con lui e dopo di che l’Angelo delle Schiere apparirà“.

Prima di tutto, questo “Gabriele” di cui Qaradawi sta parlando, non è lo stesso angelo Gabriele biblico. Il Gabriele islamico è il più bello di tutti gli angeli ed è stato lui che ha visitato Maometto nel deserto maledetto Ghar Hira d’Arabia. Questo è Lucifero. Ciò di cui Qaradawi sta parlando è anche“Salih Al-Mumin,” che è il Vicario di Maometto che lo rappresenterà sulla terra e “l’Angelo delle Schiere“, che proclama, “apparirà”. Nell’Islam, questo è un segno della fine del mondo, quando l’Angelo delle Schiere scenderà sulla terra. E pure, dalla prospettiva cristiana questo è il momento nel quale gli angeli caduti verranno gettati sulla terra come ha descritto il profeta Daniele.

Gli Angeli dell’Islam sembrano essere identici agli adoratori dell’Uno Luminoso (Lucifero). Nella notte della visione Coranica (visita di Maometto):

“Le schiere angeliche scendono [sulla terra] col comando dello spirito del loro Dio. Pace sarà fino al sorgere dell’alba (Stella del mattino). “(Q 97)

Chi è questo ‘spirito’ e come è Allah il signore degli angeli e degli spiriti? Secondo i musulmani questo ‘spirito’ o ‘lo spirito santo’ è un Arcangelo. Alla fine dei giorni, gli angeli (caduti) discenderanno anche sulla terra:

”E ci fu una battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo. l gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo, che diceva: «Ora è venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio.” (Apocalisse 12:7-10) E’ la Turchia che utilizzerà i Fratelli Musulmani egiziani (Muslim Brotherhood) e alla fine invaderà l’Egitto:

“Egli estenderà il suo potere su molti paesi; e l’Egitto non scamperà. si impadronirà dei tesori d’oro e d’argento e di tutte le ricchezze d’Egitto, con i libici e i Cushiti (Sudan settentrionale) in sottomissione. “(Daniele 11:42)

Ezechiele nel capitolo 30 ci dice anche di quel giorno “Poiché il giorno è vicino, anche il giorno del Signore è vicino” sarà un giorno di nuvole, il tempo delle nazioni. (Ezechiele 30:3). Quali nazioni sono trattate in quel giorno? Il giorno del Signore in cui Cush e Put, Lidia [Turchia] e di tutta l’Arabia, la Libia e il popolo del paese dell’alleanza cadranno di spada insieme con l’Egitto (Ezechiele 30:5). Altre profezie bibliche mostrano queste nazioni che sono gettate all’nferno accanto a Lucifero l’angelo caduto, tra cui Assur – “L’Iraq e Siria”, (Ezechiele 32: 22-23) Elam – “Iran” (Ezechiele 32: 24-25) Mesec e Tubal “Asia-Turchia minore”(Ezechiele 32:26) – Edom -“Arabia”(Ezechiele 32:29, vedere anche Ezechiele 25). Questi sono colpiti per punire il terrore impressionante contro Israele e i cristiani (Ezechiele 32: 22-24 e 27).

Come scritto in un paio di testi molto interessanti di una decina di anni fa dal titolo Why I Left Jihad e God’s War on Terror, la nuova superpotenza emergente è la “testa ferita,” la risultante “malata d’Europa”, la “bestia ferita” che sta tornando alla vita sotto il revival neo-ottomano turco. L’Impero che la Turchia sta resuscitando deve avere un’alleanza iraniana ed è per questo che Qaradawi sta parlando di unire sciiti con sunniti. Questa nuova bestia derivante che sorge sarà simile a un agnello con due corna, e parlerà come un dragone, l’islamico drago Turco-Iraniano, con le sue due corna creerà una tenaglia contro Israele con il corno dell’Iran dall’Est e un corno turco-siriano dal Nord. Questo è uno scenario molto più pericoloso per Israele e il cristianesimo che il nazionalismo arabo, o anche il califfato islamico in Siria e in Iraq (ISIS), dal momento che la Turchia (con oltre 2 milioni di soldati) detiene il secondo esercito più forte nella NATO dopo gli Stati Uniti e l’Islam può aggiungere nazioni musulmane non arabe al mix di nuovi nemici. Erdogan con l’inganno, vuole essere un tipo onnipresente di leader e sta attirando l’intero mondo musulmano. La Turchia adescherà Israele con un patto di morte di 7 anni (Isaia 28:14-22) e un trattato sarà firmato in Egitto pensando di preservare l’accordo tra Egitto e Israele di Camp David (2). Con questa “pace” la Turchia “ne sedurrà molti” e “l’Islam” apparirà come “una religione pacifica”, così tramite la pace l’antiCristo ingannerà molti. È la Turchia e non Roma che utilizzerà la Fratellanza Musulmana egiziana e alla fine invaderà l’Egitto:

”Egli stenderà la mano anche su diversi paesi e il paese d’Egitto non scamperà. S’impadronirà dei tesori d’oro e d’argento e di tutte le cose preziose dell’Egitto; i Libici e gli Etiopi (Cushiti-Sudan) saranno al suo seguito.“(Daniele 11:42-43)
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  • Il lato “spirituale” dell’ISIS

“Il Califfato è Satana”. Parola di esorcista. Gabriele Amorth in un’intervista al quotidiano Il Giorno di alcuni mesi fa, aveva parlato dell’Isis e dell’accanimento dei jihadisti contro i cristiani.

Oggi queste parole ritornano forte nella mente ed anche nel cuore, dopo le recenti situazioni vissute in tutto il mondo, in particolar modo a Bruxelles, m anche di recente a Parigi ed in Mali.

“Le cose accadono prima nelle sfere spirituali, poi diventano concrete su questa terra. I regni spirituali sono solo due. Lo Spirito Santo e lo spirito demoniaco. C’entra quindi l’Isis con satana perché il male mascherato in vari modi, politiche, religiose, culturali, ha un’unica fomte ispiratrice, il demonio. Da cristiano sono chiamato a combattere la bestia spiritualmente, con la preghiera”.

E l’esorcista vivente più famoso aveva aggiunto ancora: “Anche la politica mondiale che oggi pare priva di risposte di fronte al massacro dei cristiani dovrà combattere l’Isis e lo farà in modo differente”. Poi l’esorcista parla dell’islam: “Se avanza come pare chiediamo cosa ha fatto l’Occidente nel corso degli ultimi decenni. Ha mandato Dio al diavolo. Via le benedizioni dalle scuole, via le croci, via tutto, largo allo squallore”. Infine parla di Satana: “Mi risponde solo quando lo interpello. Ripete che il mondo è in suo potere, e qui dice il vero. Biblicamente parlando, siamo negli ultimi tempi e la bestia è al lavoro freneticamente”. (Mario Valenza – Il Giornale)

 

 

 

Fonti: bastabugie.it, repubblica.it, asianews, ilgiornale.it, rt.com