Giorgia Meloni durante il Family Day al Circo Massimo, Roma, 30 gennaio 2016. ANSA/ ANGELO CARCONI

ANSA/ ANGELO CARCONI

 

di Pietro Ferrari

 

Il circo mediatico è un tritacarne perché la regola dello show è il suo ‘must go on’. La gravidanza è per le donne un evento dolce quanto delicato, un periodo in cui la vita cambia radicalmente perché è la natura stessa delle cose che lo impone. Se una donna incinta può condurre una massacrante campagna elettorale, ci si chiede come mai una lavoratrice incinta debba andare in maternità. È più rischioso forse essere sedute davanti ad un pc di un ufficio o stressarsi per 10 ore al giorno, tra decine di eventi, pasti veloci, scontri dialettici e bagni di folla? È un beffardo contrappasso quello che oggi rende la donna talmente libera da essere schiava di un dovere che neanche nella schiavitù le sarebbe preteso. Se l’economia induce una donna incinta a ritmi lavorativi normali è barbarie; se fosse il marito ad indurre sua moglie incinta a lavorare sarebbe una mostruosità sessista. Quando invece è la politica che induce una donna incinta ad una fatica estenuante anche per uomini in forze, come candidarsi a sindaco di una città come Roma, si chiama modernità.
Con buona pace dei valori della Destra, dei ruoli tradizionali e del buon senso, sono guai se qualcuno si permette ancora di osare l’inosabile: considerare una donna incinta come una dama da proteggere. Sono guai se a quella donna si ricorda, che su questa terra non c’è nulla che può essere più importante del prendersi cura di quella vita ospitata in grembo. Sono questioni personali? No, non è più un fatto privato se prima viene annunciato da quella donna incinta, proprio in una manifestazione in favore della famiglia. È un fatto politico voler annunciare dal palco che, fuori dal matrimonio, si aspetta un bambino. È un ulteriore fatto politico mettere la propria gravidanza in campagna elettorale. Se poi il discorso si riduce alla “gravidanza è mia e me la gestisco io” allora di femministe sessantottine sessantottenni ne avevamo già troppe. È più probabile che sia andata così: l’agenda politica decide che le gravidanze altrui le gestisce lei.